DIARIO DI VIAGGIO – CATTOLICA (Ep.3)

Sabato 30 maggio 2026

La sveglia scatta implacabile alle 4:30, sempre al ritmo sferragliante dell’orchestra dei netturbini di via Fiume. Dopo la consueta colazione da scappati di casa, in cui facciamo tabula rasa sul buffet dell’hotel. Oggi le fila del gruppo presentano delle defezioni strategiche: Ivano Zaghetto e Valter Gambarato decidono di rimanere in albergo a riposare, una mossa studiata a tavolino per preservare le forze e ricaricare le batterie in vista delle tappe successive. Chi invece risponde “presente” all’appello e sale in sella con una grinta invidiabile è Mario Parente: arrivato il giorno prima con la sua signora, Mario mette tutta la sua energia in questa che sarà la sua unica, tostissima uscita ufficiale della trasferta.

Prima della partenza, arriva il momento più solenne della mattina: l’attesa del briefing. È un rituale sacro, un momento di raccoglimento importante in cui tutta la truppa, con il naso all’insù sul marciapiede di via Fiume, aspetta con trepidazione che il Presidente Flavio appaia solennemente dal balcone della sua stanza. L’atmosfera è mistica: manca solo il drappo rosso. Flavio si affaccia e, con la benevolenza dei giusti, dispensa le indicazioni altimetriche della giornata, i nodi critici del percorso e le raccomandazioni di rito. Una vera e propria benedizione papale Urbi et Orbi (o meglio, Orbi et Turbi) senza la quale nessuno si azzarderebbe mai ad agganciare i pedali.

Oggi l’obiettivo è spingerci più a sud, lungo la costa, per poi piegare verso l’interno. Dobbiamo prima pedalare sulla “Panoramica” che si presenta subito in salita a Gabicce Monte. Ci fermiamo quasi a ogni punto panoramico ad ammirare la bellezza del mare Adriatico illuminato da una bella giornata di sole.

Scendiamo a Pesaro e, dopo averla attraversata tutta, imbocchiamo la SS16 Adriatica. Per noi del Gruppo Le Terme non è una statale qualsiasi, ma proprio quella che a Padova, partendo dal Bassanello, chiamiamo comunemente Strada Battaglia. È incredibile pensare che qui ci troviamo esattamente al chilometro 233 di una via infinita che proseguirà la sua corsa fino a Otranto, per un totale di oltre 1000 km! In questo tratto la statale è ampia, ma l’avanzata del Team è resa psicologicamente ed esteticamente pesante da una serie interminabile di macchine in sosta selvaggia su entrambi i lati della carreggiata, lasciate lì dai bagnanti del weekend accorsi in spiaggia.

Arrivati a Fano, decidiamo che è il momento di una sosta per un buon caffè rigenerante. Scegliamo un bar del posto, convinti di sbrigare la pratica in pochi minuti. Il cameriere ci informa che non hanno latte e quindi niente macchiati, macchiatoni o cappuccini. L’ordinazione simultanea di 22 caffè manda comunque in tilt il personale del bar, totalmente impreparato a gestire un’ondata d’urto di simili proporzioni. Decidiamo che probabilmente non ci torneremo più.

Da Fano a Senigallia, sempre lungo la SS16, l’andatura costante viene dettata da Ermanno. A Senigallia, una deviazione sulla destra ci porterà sulle colline marchigiane e alla prima pausa pranzo al chioschetto sotto le mura di Corinaldo. Arriviamo, come da cronotabella, attorno all’una. Anche qui tutto era stato predisposto dal presidente, che aveva annunciato con giorni di anticipo il nostro passaggio. Un avventore del bar riconosce la nostra gloriosa maglia e lo sponsor MG-Sport, ci avvicina chiedendoci notizie di Maurizio e Aurelio. Com’è piccolo il mondo: lui era in vacanza con la moglie e veniva da Montegalda.

Lasciata la bella Corinaldo, la strada comincia a guardare all’insù verso Mondavio e le pendenze iniziano a picchiare duro. Il termometro sale rapidamente, il caldo diventa soffocante e l’asfalto non regala un centimetro. Davanti a questa accoppiata micidiale, il gruppo va letteralmente in pezzi e si sgrana lungo la salita “come na pannoccia di formenton”. Ognuno sale con il suo passo, la fila si allunga per chilometri e la logistica di squadra va ufficialmente a farsi benedire.

A Piagge tocchiamo l’apice del dramma comico della giornata. Simonetta (unica donna del gruppo), stremata dal caldo torrido e alla disperata ricerca di un po’ d’acqua fresca per bagnarsi la testa e riempire la borraccia, imbocca un cancello aperto del cimitero. Non trova l’acqua e uscendo non trova nessuno dei compagni. Con un po’ di comprensibile preoccupazione chiama il Presidente che prontamente organizza una squadra di soccorso. Qualcuno ha ipotizzato anche di lasciarla al suo infausto destino e proseguire ma il buonsenso ha prevalso e fortunatamente, dopo qualche momento di apprensione e molte risate, viene intercettata e recuperata sana e salva dal resto della compagnia.

Ma le fatiche non sono finite, perché la strada continua a salire implacabile verso Mombaroccio e il Santuario del Beato Sante. È qui che il Presidente Flavio va incontro a una crisi nera, profonda e drammatica. Le gambe si rifiutano di girare, le energie sono azzerate e il traguardo sembra un miraggio lontano. In località Sacramento qualcuno giura di aver sentito il Presidente recitare sottovoce il Santo Rosario supplicando una spintarella celeste. Pasquale è stato visto accendere un cero alla Madonna pregando per la sopravvivenza del Presidente. Ma in questi momenti di puro sconforto politico e fisico, emerge lo spirito di solidarietà del Team: il fido teutonico Wolfgang non lo abbandona, si piazza al suo fianco come un angelo custode (avrei potuto scrivere pastore tedesco ma non vorrei si offendesse) e lo scorta fino alla vetta, rianimandolo a suon di sonore e vigorose pacche sulle spalle (da non confondere con delle spintarelle).

A rendere la scalata un vero e proprio calvario, ci si è messo pure il Vicepresidente Pasquale: l’ombra abruzzese ha tormentato per tutto il giorno il Presidente con le sue altisonanti promesse elettorali su come migliorerà il gruppo non appena sarà eletto numero uno. In pieno deficit di ossigeno e senza più la forza di reagire o ribattere, il povero Flavio aveva un unico, disperato obiettivo: cercare di mettere più metri possibili tra la sua ruota (uguale se anteriore o posteriore) e i proclami della sua ombra a pedalata assistita.

Dalla foto potete notare come Pasquale abbia attrezzato al rientro la sua preziosa bicicletta Pinarello con un seggiolino per poter trasportare la “grande scimmia” del Presidente nei prossimi giorni.

Rientriamo in albergo distrutti attorno alle 19:00, dopo 8 ore di sella e una giornata che definire infinita è un eufemismo. La stanchezza è tanta, ma la vera terapia d’urto va in scena a cena: una miracolosa, “flebo” di birra fresca rigenera magicamente il Presidente, restituendogli il sorriso e la parola, pronto per le storie (e le battaglie con Pasquale) del giorno dopo. Dopo cena, rinvigoriti dall’idratazione luppolata, abbiamo persino abbozzato una timida passeggiata verso il centro di Cattolica. L’iniziativa è stata però presto abortita a causa di una folla oceanica: una quantità impressionante di persone si era riversata in strada, accorsa in massa per vedere il Team LE TERME in azione o, più probabilmente, per godersi un weekend magico in riviera romagnola. Battuti dalla calca, abbiamo preferito battere in ritirata e andare a dormire.


Ma mettetevi comodi anche voi….continua..




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