CORTINA D’AMPEZZO – 2 LUGLIO 2026

Prefazione

Chi legge queste pagine sa che la cronaca del Team LE TERME è da sempre un racconto corale, fatto di fatiche e imprese condivise a volte anche molto fantasiose. Questa volta, però, le cose sono andate diversamente. Non è per protagonismo, ma gli eventi di questa giornata hanno fatto sì che lo scrivente non fosse sempre col gruppo per poterne raccontare le gesta. Se avrete la pazienza di leggere questa storia, capirete il perché… e scoprirete come, alla fine, una vecchia volpe riesce sempre a trovare la sua via di fuga.



L’INFERNO DI CRISTALLO

La sveglia squilla puntuale alle ore 04:00, nel pieno della notte. Come ampiamente previsto, sta piovendo a dirotto e tutto fa presagire a una imminente sciagura. Le previsioni dicono che dovrebbe smettere a breve; sì, subito dopo esserci bagnati caricando biciclette e bagagli nelle auto. Alle 5:00 infatti smette di piovere e la nutrita carovana dei 17 fradici ciclisti si muove finalmente compatta. La direzione è una sola: Cortina d’Ampezzo, la “perla” delle Dolomiti.

Man mano che ci avviciniamo alle montagne il cielo si scopre, si illumina, e ad attenderci troviamo una freschissima giornata di sole. Siamo passati dai 39/40° di ieri in pianura ai 13° alle nove a Cortina. Qualcuno ha esagerato vestendosi “a cipolla” con maglie a maniche lunghe, gambali, manicotti, guanti termici e passamontagna. Scommetto che neppure il Gen. Umberto Nobile sul suo dirigibile Italia al Polo Nord era così ben vestito.

Aspettiamo gli immancabili ritardatari all’appuntamento e alle 09:15 siamo pronti per la foto di gruppo. Ci siamo tutti? Purtroppo no: manca, sullo sfondo, l’oramai tradizionale sagoma bianca del furgone di Valter che oggi ha dovuto dare forfait. Siamo pronti comunque per saltare in sella alle nostre biciclette, con l’entusiasmo e le comprensibili apprensioni che sempre accompagnano le nostre impegnative trasferte.

Sulla carta, sembrava l’inizio del solito, perfetto capolavoro. Ma le montagne, si sa, hanno sempre altri piani…

Dopo il passaggio nel bosco sulla ciclabile ‘La lunga via delle Dolomiti‘, che ci permette di evitare il traffico del centro di Cortina, imbocchiamo la salita che porta a Passo Tre Croci.

Sono bastate le primissime pedalate in salita per capire che si stava per consumare una tragedia. Il Presidente che, come spesso succede, aveva preso la testa del gruppo, viene superato inesorabilmente da tutti. È una scena che si ripete sempre più spesso nell’ultimo periodo, ma oggi c’è qualcosa in quello sguardo che non promette nulla di buono. Qualcuno tra i più fedeli lo affianca per fargli coraggio e fargli compagnia, ma viene invitato ad andare avanti e, soprattutto, a non aspettarlo.

Quell’uomo in difficoltà rimane solo con i suoi pensieri, con l’evidente incapacità di far girare le pedivelle. È vero, in montagna bisogna andare con i piedi di piombo, ma oggi di piombo sembravano essere piedi, gambe, ginocchia e tutto il resto.

Quei sette chilometri che portano al passo sono stati interminabili; la prospettiva di scendere dalla bici e di rientrare al parcheggio si scontrava con la forza di volontà che lo incitava a non mollare. Solo l’idea che questo momento potesse diventare l’inizio della fine di un sogno, di una passione che non potrà mai essere sostituita da altro, ha fatto salire letteralmente un nodo alla gola all’impotente ciclista, nel pieno della sua tragedia.


Arrivato al Passo Tre Croci, e solo Dio solo sa come, ad aspettarlo c’erano i suoi compagni che intonavano un incoraggiante coro calcistico: ‘Un Presidente, c’è solo un Presidente, un Presidente… c’è solo un Presidente!’ E lui, quasi a rimproverarli, risponde a testa bassa e con un filo di voce dicendo: ‘Vi avevo detto di non aspettarmi e di continuare il giro previsto!‘



Si scende assieme a Misurina per qualche foto sulle sponde dell’omonimo Lago che riflette le cime delle magnifiche vette dolomitiche che lo circondano.



Ad aspettare il gruppo ci sono ora le mitiche Tre Cime di Lavaredo, e soprattutto la proibitiva salita che porta al Rifugio Auronzo. Ad aspettare il gruppo, ma non il Presidente che, facendo un veloce inventario delle poche risorse energetiche ancora a sua disposizione, decide “saggiamente” di proseguire in solitaria verso Carbonin e Cimabanche, per rientrare a Cortina, chiudendo il periplo del “Monte Cristallo” (da cui il titolo dell’articolo) dove avrebbe aspettato il loro rientro.

A questo punto le nostre strade si dividono, e per me la cronaca del resto della giornata diventa impossibile. Dovremo accontentarci delle tante belle foto che sono state scattate e che mostrano i bei momenti di soddisfazione per l’impresa.

LE TRE CIME DI LAVAREDO

AL LAGO DI BRAIES

Rientrato al parcheggio alle 12:25, mi sono messo comodo sapendo di dover aspettare per un bel po’. La salita alle Tre Cime, le foto per suggellare questo importante momento, la discesa fino a Dobbiaco e la nuova dura salita che porta al Lago di Braies (notoriamente a un Passo dal Cielo) necessitano di tempo. Io potevo monitorare la posizione del gruppo dal cellulare, dove era stata condivisa la posizione che consultavo quasi morbosamente ogni 5 minuti. Il tempo passava lentamente e alle 17:00 ero ancora da solo nel parcheggio.

Alle 17:30, finalmente, eccoli arrivare. Spuntano alla spicciolata, a piccoli gruppetti: sono stremati, inzuppati di sudore, affamati fino al midollo, ma tutti hanno un grande e identico sorriso di soddisfazione stampato sul volto.

Ora che l’attesa è finita, posso guardare le cose con più distacco, da spettatore, e comprendere a fondo i sentimenti di questo fine giro. Vedo occhi che cercano subito quelli del compagno, a caccia di quella complicità e di quella reciproca approvazione che servono a fissare per sempre questi momenti nella mente. Ce l’abbiamo fatta anche oggi, sembra dire ogni sguardo.

Subito dopo, però, quegli stessi occhi cercano istintivamente nel vuoto del parcheggio… e si scontrano con la dura realtà. Manca la sagoma bianca del furgone di Valter. Niente birra ghiacciata, niente panino corroborante, niente prosecco, niente fetta di crostata scaduta. Un miraggio a cui oggi, purtroppo, tocca rinunciare. Il ‘Nostro Terzo Tempo’ è rimasto a casa, ma lo spirito del gruppo non è mai stato così vivo.

Quasi tutti si informano sulle mie condizioni e io cerco di rassicurarli. Ma c’è un’ultima cosa che ci tengo a far notare: alla fine della fiera, la vecchia volpe del Presidente è arrivata al parcheggio per prima, rifilando a tutti un distacco siderale di ben cinque ore! Una vittoria tattica schiacciante.

Certo è che, se non sono più che svelto a scappare, inizia una caccia alla volpe che non mi lascerebbe alcuno scampo… Me la cavo invece con qualche minaccia e un fraterno “ma vaffanc…”.

Vi lascio alle tante foto che descrivono la bellissima giornata in bicicletta (per loro) e spero di poter tornare presto a raccontarvi delle nostre uscite, se il medico, dopo i controlli a cui ho deciso di sottopormi, me lo concederà. Altrimenti, come dice il buon Pasquale, godetevi questa che…. potrebbe essere l’ultima volta…

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One thought on “CORTINA D’AMPEZZO – 2 LUGLIO 2026”

  1. Grazie Flavio, per il tuo sempre gradito racconto. Spero tanto che il medico trovi una pronta ed efficace soluzione ai tuoi problemi perché non è la stessa cosa arrivare in cima e non vederti

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