Anno Domini MMXXVI

La Gloriosa Confraternita dei Cacciatori di Capitelli di Sant’Antonio
La terra, come è stato ampiamente dimostrato nel corso dei secoli, è una grande “mejoara” (la tipica tavola di legno dove si impastano e s’insaccano i salami). Una grande tavola con i bordi rialzati, insomma, con sponde per non far trasbordare le acque degli oceani. Il sole che, com’è notorio, gira attorno alla grande “mejoara” posta al centro dell’universo, sorge anche stamattina su Padova, oltrepassando il piatto orizzonte da est e illuminando a giorno la Basilica del Santo. Quest’ultima è già gremita di fedeli provenienti da ogni angolo della terra, e d’altronde ecco perché si dice angolo della terra: se il mondo fosse sferico, non ci sarebbero angoli, o no!

In questo giorno solenne, a Padova e in tutto il mondo, centinaia di migliaia di pellegrini ricordano il Santo con cerimonie e riti.







La Gloriosa Confraternita dei Cacciatori di Capitelli di Sant’Antonio ha ricevuto oggi il gravoso compito di verificare lo stato di conservazione delle tante edicole votive sparse nel territorio. La missione, tuttavia, nasconde uno scopo mai dichiarato: ritrovare la mappa che conduce al misterioso tesoro dei Templari, che la leggenda vuole nascosto dai fondatori della Confraternita proprio tra i Colli Euganei. Chi non conoscesse la vera storia della Confraternita può cliccare qui.
Lo Schieramento dei Cavalieri
La spedizione sotto il comando del Gran Maestro parte puntualmente alle ore 08:00 da Abano Terme. Ecco alcuni dei partecipanti che hanno completato il percorso:
- Il Gran Maestro Flavio (Duca Marchese dei Salmistraro): Guida Suprema e custode del diario
- Il Gran Coppiere Carlo dei Garbi: Custode delle sacre miscele e dispensatore ufficiale di elisir rigeneranti.
- Fra Pasquale da Pietraferrazzana, lo Scopino del Santo: Giunto dalle lontane e rocciose terre abruzzesi, ha l’onorevole compito di sollevare il morale del gruppo nei momenti di crisi con la sua andatura regolare.
- Il Sommelier di Corte Paolo dei Maragotto: Nobile assaggiatore ufficiale. A lui spetterà l’arduo compito di verificare, a crociata conclusa, se la spumeggiante birra dei Templari sia all’altezza dei palati esigenti dei Cacciatori.
- Sir Valter Sandwich: Cavaliere del Furgon e principe degli Scattini, sempre pronto a buttarla in tarallucci e vino (o birra!).
- Il Conte Paolo dai Maroni Maron: Nobile d’alto rango e colonna portante del gruppo, immune alla fatica e alle tentazioni del rientro anticipato. Proveniente da una nobile stirpe di maniscalchi, si cura delle nostre cavalcature a due ruote con amorevole dedizione e sopraffina competenza tecnica.
- Sir Fabio dei Velicogna, il Giannizzero di Bassan: Valoroso cavaliere d’avanguardia, proveniente dalle temibili e veloci schiere del gruppo Bassan.
- Il Gran Capitano Agostino della Rinio: Alto dignitario della tanto celebrata CCE (Cacciatori Capitelli Euganei).
La Via delle 16 Salite infernali
La mappa antica indica la posizione di 20 capitelli registrati, ma lo scopo della missione è anche scovarne di nuovi per accatastarli. Il percorso si preannuncia lungo e tortuoso, disseminato di insidie capaci di minare l’esito della missione. Sappiamo fin dall’inizio che alcuni confratelli non riusciranno a completare l’intero tracciato, ma la loro presenza ci conforta almeno nella prima parte del viaggio.
Il primo colpo di scena arriva da Fra Pasquale da Pietraferrazzana, il quale, grazie al suo occhio clinico (anche l’orecchio sarebbe da clinica), ci indica un nuovo capitello in località Bresseo. L’edicola viene controllata a fondo per individuare pergamene nascoste, ma niente. E’ solo l’antipasto, subito dopo Bresseo cominciano le impegnative 16 salite che testeranno la fede e i muscoli dei Gloriosi Cacciatori:
- Cereo
- Albettone
- Via Roveri da Valbona
- Via Lozzo alta
- Valnogaredo
- Via Sale
- Villa Beatrice
- Sassonero
- Arquà Petrarca (Val Pomaro)
- Cingolina da Faedo
- Via Gobetti e Regazzoni Alta da Galzignano
- Castelnuovo da Torreglia
- Passo del Vento da Teolo
- Bagnara alta da Zovon
- Via Bettone da Rovolon
- Quota 101 da Luvigliano














I capitelli si susseguono uno dopo l’altro, concedendo ai Gloriosi Cacciatori brevi momenti di sosta. La temperatura, gradevole al mattino, nelle prime ore del pomeriggio si fa pesante e fastidiosa; fortunatamente, le tante fontanelle d’acqua lungo la strada donano un piacevole refrigerio. Ogni stazione viene meticolosamente ispezionata e fotografata per l’archivio monumentale. L’occhio attento del Gran Maestro Salmistraro scruta ogni fessura: il tesoro deve essere vicino.





















Il Miracolo di Quota 101 e il Sacrificio del Gran Maestro
Dopo sette lunghissime ore di sella, sono ormai le nostre biciclette a lamentarsi per il pesante carico del “soprassella”. Registrati gli abbandoni di alcuni nobili cavalieri, dei quali non faremo il nome per pura carità cristiana, il manipolo dei superstiti si fa forza a vicenda. Nonostante la tentazione di tagliare il percorso sia forte, i nuovi Templari stringono i denti e affrontano l’ardua fatica: la salita di Quota 101.
Nella successiva discesa, un tripudio di bandierine festose ci conduce davanti a un capitello ligneo mai censito prima, che sarà benedetto proprio in serata. I documenti in possesso del Gran Maestro testimoniano che in quel preciso punto sorgeva, nei secoli passati, un’antica edicola distrutta durante una guerra locale. Proprio lì sotto, celato da una pietra anonima, l’occhio del Gran Maestro Salmistraro scorge un prezioso manoscritto.



Non si tratta della mappa dell’oro, bensì di qualcosa di molto più prezioso: la fantomatica e sempre immaginata formula magica dei Templari capace di trasformare qualsiasi povero e insignificante liquido in fresca e schiumosa birra!
L’esultanza dei Cacciatori è incontenibile. Per ringraziare della grazia ricevuta, il gruppo fa tappa al Santuario di Monteortone. Davanti all’altare del fraticello portoghese (ma padovano d’adozione), i cavalieri accendono candele e si prostrano in devota adorazione.

Ma la sete di conoscenza (e non solo quella) è tanta, e la formula va testata. Entrati nel giardino esterno di un bar, i Cacciatori ordinano della semplice acqua. Stringendosi tutti per mano, recitano le parole della pergamena. Al primo tentativo l’acqua resta immobile, complice un evidente difetto di pronuncia del latino ecclesiastico.

La traduzione dal latino per gli annali della Confraternita:
Nel nome di Sant’Antonio e della gloriosa Confraternita, noi pellegrini amanti dei capitelli ti ordiniamo:
Via, o acqua pura e fonte insipida! Sorga ora il mistero del luppolo e dell’orzo benedetto, muta questo sterile liquido in succo dei templari! Si fermenti in questo vetro una schiuma bianca e abbondante, come neve sulla cima dei monti, e diventi birra fresca, generosa e spumeggiante! Per il potere della pergamena e il sudore della nostra sella, ora e nei secoli dei secoli… Bevi!
Ma la Confraternita non si arrende al primo insuccesso. Concentrati, scandiscono nuovamente la formula con somma attenzione…
MI RA CO LO
Un sordo boato, una nuvoletta di fumo bianco scaturisce dai bicchieri e l’incantesimo si compie! L’acqua e i calici si tramutano all’istante in enormi boccali di birra fresca e spumeggiante.

A quel punto, temendo che un simile potere potesse cadere in mani sbagliate, il Gran Maestro Flavio compie l’estremo atto di protezione: afferra la pergamena, la appallottola e la inghiotte anzitempo, mandandola giù con un abbondante e glorioso sorso di birra. La formula è ora al sicuro, custodita nel corpo del Gran Maestro. Da oggi in poi, il miracolo della birra potrà ripetersi soltanto in sua presenza.





L’Immortalità della Confraternita: Il Sigillo del Silenzio
Fu un gesto repentino, d’un eroismo cieco e assoluto, che ammutolì persino gli uccelli e il vento tra le fronde di Monteortone. Con gli occhi dei Confratelli sgranati dal terrore e dallo stupore, il Gran Maestro Flavio inghiottì il segreto dei secoli.
Quel manoscritto, strappato alle macerie del tempo sotto l’ultimo capitello ligneo, non apparteneva più alla carta, ma alla carne e al sangue della stessa Confraternita. La formula divina del luppolo eterno era ormai al sicuro, blindata nello scrigno d’acciaio dell’onore del suo leader. Nessun profano, né anima viva al di fuori del sacro cerchio dei Cacciatori avrebbe mai potuto carpire il segreto della spumeggiante trasmutazione.
Le biciclette, stanche e cigolanti dopo 113 chilometri di polvere, sudore e 16 diaboliche ascese, riposavano finalmente come destrieri a fine battaglia. Le gambe, pur provate dalla fatica, non dolevano più. Lo spirito dei Templari era alle stelle: la disfatta del 2025 era stata lavata col fuoco della determinazione, e il destino di ogni futura uscita era stato riscritto per sempre.
Da oggi, ovunque i Gloriosi Cacciatori poseranno le loro ruote, finché il Gran Maestro guiderà la colonna, l’acqua non sarà più soltanto acqua. Sarà promessa, sarà magia, sarà l’oro liquido e fresco che corona la leggenda.
Levate in alto i boccali, Gloriosi Cacciatori dei Capitelli di Sant’Antonio! Custodite il silenzio, proteggete la guida. La via dei capitelli prosegue, e la nostra sete di gloria (e di birra) è immortale.
Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam… e come dice il Conte Paolo dai Maroni Maron, che sia fresca ed abbondante!





