La Dieci Colli con Caccia al Tasso e alla Volpe

PREMESSA

Questo racconto è un’opera di pura fantasia, così come i luoghi, i personaggi e le strambe dinamiche descritte. Trattandosi di una narrazione ad alto tasso di immaginazione, la lettura è riservata esclusivamente a persone dotate di spiccata intelligenza e, soprattutto, di autoironia. Si sconsiglia vivamente il testo ai troppo precisi, ai pignoli della logica e agli acculturati severi: qui le regole della realtà sono state temporaneamente sospese per fare spazio al divertimento.


La Dieci Colli Euganei

Il silenzio che avvolgeva i Colli Euganei in quel giovedì 25 giugno 2026 aveva una consistenza quasi irreale. L’aria, già densa e pesante alle prime luci dell’alba, anticipava i morsi di una giornata che si preannunciava torrida. In quel sottobosco in ombra, la vita si risvegliava a piccoli passi, quasi con timore: il fruscio impercettibile dei primi volatili tra le fronde, il pigro stiracchiarsi della fauna locale.

Il percorso che attendeva il gruppo era di quelli che fanno tremare i polsi: la “Dieci Colli Euganei”, un labirinto di asfalto e pendenze spietate, dove le salite sono brevi ma brutali, capaci di spezzare le gambe anche ai più preparati.

Proprio per sfuggire alla morsa soffocante della canicola, la partenza ufficiale del gruppo era stata anticipata alle ore 07:00. Ma il Presidente, custode di un piano segreto e tenendo l’intero gruppo all’oscuro di tutto, aveva deciso di sparigliare le carte. Avrebbe fatto da lepre. Anzi, no: avrebbe interpretato la volpe. Sapeva perfettamente che un’ora di vantaggio non sarebbe bastata a salvargli la pelle e che prima o poi lo avrebbero ripreso, ma la sfida era troppo ghiotta per non essere vissuta.

Alle 6:00 in punto, la volpe lasciò la sicurezza della sua tana. Era un esemplare maschio adulto, robusto fin dalla nascita e con i fianchi che il passare degli anni aveva ulteriormente arrotondato; un deficit di pura velocità che però veniva ampiamente compensato da un’esperienza infinita e da una furbizia proverbiale. Prima di varcare la soglia, un cenno silenzioso alla compagna, destinata a rimanere al fresco del rifugio in attesa del suo trionfale ritorno.

Fuori, il sole era sorto da appena quindici minuti, alle 5:45, e i suoi primi raggi cominciavano a infilarsi come lame dorate tra i rami fitti degli alberi. Non si muoveva una foglia. La natura stessa sembrava trattenere il respiro, stupita dall’assenza totale di quella consueta brezza mattutina che, accarezzando le chiome tese verso il cielo, di solito orchestrava una lieve sinfonia. Quella quiete assoluta non era pace: era il presagio di un’imminente tempesta di fatica.

La volpe cominciò a muoversi guardinga, scivolando lungo quei sentieri che conosceva a memoria, centimetro dopo centimetro, badando a non produrre il minimo rumore che potesse tradire la sua presenza o allertare le sue prede. Ma la solitudine durò poco. Ben presto, un’ombra familiare si palesò al suo fianco: un tasso (ex bancario chiamato così perché in passato era solito proporre tassi di interessi altissimi). Solitario e silenzioso, quasi un tasso fisso, si era accodato alla volpe, sfruttando la sua scia e muovendosi come un fantasma sugli stessi identici percorsi, grato per quella traccia studiata nei minimi dettagli. I due avanzavano nel cuore della foresta all’unisono, in una sincronia perfetta: le zampe toccavano terra nello stesso istante, le code protese all’indietro (anche perché in avanti ormai…) a bilanciare ogni minimo scarto del corpo, le orecchie tese, vibranti, pronte a captare il benché minimo scricchiolio.

Poi, scoccarono le 07:00 ⏰🎺🥁

In quel preciso millesimo di secondo, un boato acustico lacerò il silenzio assordante del bosco, frantumando l’incantesimo. Fu un’esplosione di panico: stormi di uccelli abbandonarono i rami sollevandosi in volo teso verso il cielo, scoiattoli terrorizzati schizzarono verticali lungo i tronchi rugosi, e le bisce, colte di sorpresa, strisciarono via repentine con il loro incredibile e frenetico moto ondulatorio.

La volpe e il tasso si inchiodarono sul posto, i muscoli tesi, i cuori a mille, cercando di decifrare la direzione e la natura di quel suono dirompente. La volpe, grazie al suo istinto affinato dal tempo, comprese per prima. Quello era il suono inconfondibile di un corno da caccia, lo stesso di cui le aveva parlato tempo prima una vecchia zia inglese.

La tragedia si stava materializzando: mai, a memoria d’animale, sui Colli Euganei si era vista una vera caccia alla volpe. E a confermare l’incubo, mescolati all’eco del corno, iniziarono a risuonare in lontananza i primi latrati dei segugi che, avendo fiutato la pista fresca, stavano serrando i ranghi. A giudicare dal baccano, i cacciatori dovevano essere almeno una dozzina. Eppure, mancava qualcosa: nessun rumore di zoccoli batteva sul terreno, segno che non c’erano cavalli a dare manforte. Al loro posto, un sinistro, ritmico sferragliamento metallico avanzava rapido. Un rumore metallico che assomigliava terribilmente a una catena che sale e scende febbrilmente sui rapporti di una bicicletta.

Non c’erano dubbi. Erano cacciatori, sì, ma viaggiavano su due ruote.

La volpe tese i muscoli. Il “tasso” rimasto tassativamente in silenzio al suo fianco strinse i denti, capendo che l’ora dei convenevoli era finita. Quei cacciatori non erano normali predatori: erano la muta del Team LE TERME, affamata di asfalto e pendenze a doppia cifra, lanciata all’inseguimento a testa bassa.

Le salite della Dieci Colli si pararono davanti alla volpe e al fido tasso (anche qui due termini bancari) come muri delle leggendarie classiche del Nord. Il caldo, già asfissiante alle sette del mattino, faceva evaporare l’elevato tasso d’umidità del sottobosco trasformando l’aria in una cappa pesante. Ma qui entrò in gioco la proverbiale furbizia del vecchio maschio alfa. Conoscendo ogni centimetro di quelle pendenze infernali, la volpe non commise l’errore dei giovani impulsivi: non scattò. Trovò invece il passo perfetto, quel ritmo regolare che risparmia il fiato e salva le gambe, mentre dietro, lo sferragliare dei rapporti corti della muta si faceva sempre più nitido.

“Ci prenderanno,” sussurrò il tasso, mentre le prime gocce di sudore gli rigavano la fronte. “Taci tasso, che tasso dici, forse ci prederanno ma non prima di aver sputato l’anima su queste rampe,” rispose l’orgoglio della volpe.

Il sole, ormai alto nel cielo, picchiava senza sosta sulla schiena dei due fuggiaschi. In quell’inferno di fuoco, l’idratazione divenne l’unica linea di demarcazione tra la sopravvivenza e la resa. La volpe e il tasso si vedevano costretti a fermarsi a ogni singola fontanella incontrata sul percorso: una manciata di secondi d’oro per tracannare acqua gelida, bagnarsi il muso e far scorrere quel filo di frescura sulle nuca surriscaldata, prima di riprendere la fuga a testa bassa. Ogni sosta era un calcolo millimetrico: la speranza, nel cuore della volpe, era che anche la muta degli inseguitori fosse costretta a rallentare la sua corsa assassina per quelle stesse, vitali soste idriche.

Proprio mentre si godevano una pausa rinfrescante, si consumò il brivido: il più veloce scalatore tra gli inseguitori, il Mauro (l’Alpino Del Colle), arrivò a un soffio dalla volpe. Fu solo per un colpo di fortuna che la vecchia volpe e l’amico tasso riuscirono a dileguarsi dietro un cespuglio, guardandolo sfilare via mentre inseguiva chissà quale altra scia.



Ma i cacciatori dovevano essere vicini, l’eco del bosco cominciava a restituire i loro suoni: si sentivano chiaramente le grida d’incitamento del leader del branco, il Maron (l’uomo di colore), e i suoi comandi secchi per far seguire la traccia a quelli in testa e il respiro corto, profondo e ritmico di chi stava sputando l’anima per ricucire lo strappo di quell’ora di svantaggio. La volpe riconosce anche la voce di Claudio (Masterchef), di Mauro (Il Signore degli Anelli) e di Carletto (il garbato barista). La distanza tra cacciatori e prede si accorciava inesorabilmente sulle rampe più dure ma ora le voci dei cacciatori erano molte meno, segno che la maggior parte di loro aveva dovuto abbandonare la caccia.

Sette, otto, nove colli passarono sotto le ruote ed il peso “importante” della vecchia volpe si faceva sentire come un’ancora di piombo a rallentarne la marcia. La caccia e la fuga si era trasformata in una sfida di pura resistenza.

L’epilogo sul traguardo

Fu sull’ultima, micidiale ascesa della Valpomaro, che l’ombra della muta si stagliò nitida alle spalle dei due fuggitivi. I cacciatori, con le maglie aperte e i volti segnati dalla fatica, avevano quasi agganciato la preda. Mancavano poche centinaia di metri allo scollinamento finale.

La volpe, sfinita ma con un briciolo di lucido brio ancora in corpo, si voltò per un attimo, incrociando gli sguardi stremati ma divertiti dei suoi inseguitori. Non c’era sconfitta nella cattura, solo la consapevolezza di aver orchestrato una caccia memorabile.

Quando le ruote dei primi cacciatori affiancarono finalmente la volpe, non ci furono frecce, fucili o reti da cattura. Il bosco fu testimone solo di sguardi di profonda intesa, sorrisi complici e sonore pacche sulle spalle che cancellarono in un secondo i chilometri di sofferenza. La volpe era stata presa, sì, ma aveva venduto cara la pelle, orchestrando una fuga magistrale e regalando al branco una mattinata di epica e caldissima fatica sui loro amati Colli Euganei.

Conclusa la caccia, la natura tornò alla sua quiete, mentre per prede e cacciatori scattò l’ora del rito più sacro. Riuniti all’ombra della tana, l’unico obiettivo rimasto era quello di brindare in compagnia per celebrare l’impresa, facendo tintinnare i bicchieri colmi di una bella birra ghiacciata, capace di rigenerare corpo e spirito dopo tanto calore.

Tutti si lasciarono andare ai festeggiamenti, tranne uno. Il tasso, fedele alla sua natura rigorosa e prudente, ha voluto fare il saggio fino in fondo: pur di non superare il tasso alcolico, ha preteso categoricamente che nel suo bicchiere venisse versata una biondissima e italianissima Tassoni.

E tra le risate del branco e le bollicine della cedrata, anche questa epica avventura del Team LE TERME si è trasformata in leggenda.

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2 thoughts on “La Dieci Colli con Caccia al Tasso e alla Volpe”

  1. ehi vecchia volpe, sono fragile, devo stare attenta a non ribaltarmi dalla sedia quando leggo… Come dicono in Romagna: “T’um fet murì”

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