Marostica, Laverda, Monte Corno, Rubbio

Doveva essere solo una carrellata di immagini, un post muto affidato alla forza degli scatti. Ma una giornata così, diciamocelo, voi che mi conoscete, non poteva proprio non essere raccontata.
Siamo partiti giovedì 11 giugno, lasciandoci alle spalle la preoccupazione per un terrificante temporale. Una tempesta devastante, con chicchi di grandine enormi, che la sera prima aveva messo in ginocchio Marostica e tutto il Bassanese.
Alla nostra partenza il cielo era ancora velato e la temperatura era ferma su un brivido a 14 gradi. Giusto il tempo di un caffè rigenerante nella splendida e deserta Piazza degli Scacchi a Marostica, e abbiamo puntato le ruote subito verso l’alto. In salita verso San Luca.


L’aria era fredda. Di quella che ti entra nei polmoni a bocche spalancate e, anziché rinfrescarti, sembra quasi infuocarti il petto per lo sforzo. Ma chilometro dopo chilometro, ecco la magia: lentamente, ma inesorabilmente, il vento ha iniziato a fare pulizia. Il cielo si è ripulito da ogni singola nuvola, mostrandosi in tutta la sua sfolgorante bellezza. Un blu cobalto pazzesco, accecante, che contrastava con il verde intenso e brillante della vegetazione lavata dalla pioggia.
Lungo il percorso, i segni del cataclisma della notte erano evidenti: la carreggiata era letteralmente ricoperta di foglie, ramaglie e detriti, come se un gigantesco e folle decespugliatore fosse passato a setacciare la montagna.





Ma lo spettacolo che ci circondava era troppo forte. Era impossibile resistere alla tentazione di fermarsi continuamente, scendere dalla sella e scattare foto. Da lassù il paesaggio era semplicemente spettacolare. Da rimanere… senza parole, appunto.





Ma lo spettacolo vero ci attendeva più in alto. Una volta arrivati al rifugio di Monte Corno, che malauguratamente abbiamo trovato chiuso, lo scenario che si è aperto davanti ai nostri occhi era semplicemente incredibile. La pianura padana si allungava a perdita d’occhio fino a baciare la Laguna Veneta; i Colli Euganei sembravano così nitidi da poterli toccare con un dito, affiancati dai Monti Berici e dalle Prealpi Vicentine. E per i più attenti, o semplicemente per chi aveva le diottrie giuste, proprio sul confine sottile tra la terra e il cielo si potevano scorgere le sinuose colline bolognesi. Tra tanta immensità, non è mancata la scommessa della giornata: qualcuno del gruppo ha giurato di aver visto, dritta sotto un ombrellone rosso a Sottomarina, persino una ragazza in topless!












Siamo rimasti lì, immobili, imbambolati da tanta bellezza. Con la bocca aperta e senza parole, esattamente come dei bambini estasiati davanti alla vetrina di un negozio di giocattoli.


Sapevamo fin dall’inizio che sarebbe stato un giro duro e impegnativo, non ci siamo fatti sconti. Ma la soddisfazione stampata sui nostri volti una volta arrivati in cima ha ripagato ogni singola goccia di sudore.
Senza dubbio, questo percorso entra di diritto nella top five dei nostri giri più belli di sempre… anche se, a essere del tutto sincero, non saprei proprio quale degli altri scartare per fargli posto!




E come potevamo festeggiare un’impresa del genere? Naturalmente scendendo in picchiata a Marostica concludendo la giornata con un “terzo tempo” memorabile, rigorosamente alla nostra maniera, da rimanere senza parole!




P.S. In questa giornata così dura, si è compiuto anche un vero e proprio miracolo: il nostro Presidente è letteralmente risorto! Ha affrontato le rampe più aspre senza alcuna necessità di “mani celesti” che lo spingessero da dietro. E per questo, sentitamente, ringrazia il Buon Dio (Dio Bono…) con una solenne funzione… celebrata direttamente sul campo!






