
Domenica 31 maggio 2026
Paolo Maron, il nostro uomo di colore, ci aveva promesso che stanotte avremmo dormito di più perché i netturbini di domenica non lavorano. Auto e motociclette hanno sfrecciato rumorosamente sotto le nostre finestre fino alle 04:00.
Puntuali come un cucù svizzero alle 04:30 comincia l’orchestra dei netturbini di Cattolica mettendo in scena una tale varietà di rumori da sembrare la sezione percussioni di una band heavy metal che ha scambiato i cassonetti per la batteria durante un concerto. Sveglia anticipata per tutti, solita colazione da “grande abbuffata” e ci raduniamo per il briefing.
Oggi i componenti della squadra cambiano nuovamente: salutiamo Mario e la sua signora he rientrano a casa, si aggiungono alla spedizione i nuovi arrivati Simone e William, pronti a portare una ventata di freschezza, rientrano in gruppo Ivano e Valter rimasti a riposo ieri, mentre Amedeo, Dino ed Ermanno decidono di rispettare a loro volta un turno di riposo tattico. Una mossa da veri strateghi, studiata per tenersi freschi e carichi in vista della durissima scalata del Carpegna prevista per il giorno successivo.











Ci mettiamo in marcia e puntiamo dritti verso la splendida Urbino. Il Presidente Flavio, che la sera prima a cena sembrava aver miracolosamente riconquistato le forze grazie alla birra, si rende conto ben presto che l’effetto è svanito: si ritrova ad annaspare nuovamente in salita con grandissima difficoltà.
A quel punto, attorno al Capo in crisi si forma una scorta molto particolare. Oltre al fedelissimo Wolfgang, si aggiunge alla pattuglia di salvataggio anche Stefano della CCE. Il problema è che Stefano, per diversificare lo stile rispetto al teutonico, decide che le pacche di incoraggiamento non vanno date sulle spalle, ma direttamente sul fondoschiena (un tentativo ignobile e palese di toccare il culo al Presidente!). Come se non bastasse questa minaccia ravvicinata, a completare il quadro drammatico ci pensa l’ombra dell’abruzzese Pasquale: sempre fisso a un paio di metri di distanza a pedalata assistita, Pasquale osserva la scena pronto a subentrare ufficialmente alla Presidenza in caso di decesso del titolare sul campo.
Prima di arrivare a Urbino, il percorso passa per Tavoleto, un bellissimo borgo medievale, naturalmente in cima a una collina, con una fontana che rinfresca tutti i ciclisti della zona. Per noi del Gruppo LE TERME l’impatto è familiare: possiamo dire che Tavoleto è esattamente quello che per noi, sui Colli Euganei, è la piazza di Teolo. Un crocevia sacro di fatiche, borracce riempite e sguardi di intesa tra ciclisti.



Entriamo vittoriosi ad Urbino arrivando rimanendo ammirati dalla sua bellezza. Ma la cultura riserva sempre grandi sorprese: in mezzo ai fasti architettonici di Urbino, la scena più memorabile in cui si imbatte è un signore a passeggio che tiene tranquillamente un furetto al guinzaglio, trascinato con nonchalance manco fosse una nutria del basso polesine. Individuiamo un bar da saccheggiare il Bar Centrale di Urbino (paragonabile al nostro Pedrocchi). Il Presidente in evidente difficoltà incarica il professionista Carletto (ex Barman) per le ordinazioni. Il gruppo di ciclisti e biciclette viene fatto spostare nel magnifico cortile interno (forse per nasconderci alla vista degli altri avventori) dove abbiamo potuto riprendere fiato in un ombreggiato, prezioso e antichissimo porticato su comodissimi salottini in vimini.














Lasciamo a malincuore Urbino e, manco a dirlo, al primo bivio scatta il consueto fuori programma: qualcuno prende la strada sbagliata. Ci tocca fermare il convoglio per attendere i distratti Valter, Simone e William. Una volta ricompattati, la strada scorre in discesa verso Acqualagna per poi risalire con un paio di strappetti velenosi, decisamente mal digeriti dal gruppo. Ad Acqualagna, come se non bastasse, ci si mette di mezzo una non meglio identificata manifestazione motoristica che ci blocca la strada, obbligandoci a una breve e improvvisata deviazione tra buche e asfalto dissestato.
Arrivati finalmente all’Abbazia di San Vincenzo, proprio all’inizio della Gola del Furlo. Lì troviamo il chiosco di Nathan, che ci aspettava a braccia aperte. La location è un prato adibito ad area picnic, sosta usuale di ciclisti e motociclisti, attrezzato con panchine e tavoli in legno. Qui non è previsto il servizio al tavolo: ci si siede e si aspetta che un altoparlante gracchi l’ordine. Dopo un po’, la voce metallica rompe il silenzio del prato: “Flavio dei ciclisti!”. È il nostro turno: scatta l’assalto alle leggendarie e meritate cresce sfogliate marchigiane, che rimettono al mondo la truppa ma non il povero Presidente ora in avanzato stato di decomposizione.





Dopo la sosta, il Presidente, sempre previdente e saggio, decide che i tre compagni in giornata di riposo non possono certo girare da soli in macchina. Con un grandioso “sacrificio politico” (e per sfuggire alle mani di Stefano e alla gufata di Pasquale), Flavio decide di salire in auto con loro per accompagnarli senza ulteriori sorprese direttamente in albergo.
Rimasto senza il Capo, il Vicepresidente Pasquale non perde l’occasione della vita: prende immediatamente le redini del gruppo, autoproclamandosi leader e iniziando a dettare ordini, compiti e tabelle di marcia. Peccato che la sua leadership duri meno di un gatto in autostrada: i suoi ordini vengono regolarmente, sistematicamente e democraticamente disattesi e ignorati da tutti i componenti del gruppo.
La spettacolare e unica al mondo Gola del Furlo viene attraversata quasi senza accorgersene, senza le soste necessarie per fotografare come si deve il nostro passaggio. E chi si attarda per le foto viene lasciato indietro con poche possibilità di rientrare in gruppo.












È l’anarchia più totale e selvaggia. Durante il viaggio di ritorno verso la Romagna, la truppa si trasforma in una banda di ragazzini indisciplinati. Arrivati a Fano, complice il caldo e la totale assenza di freni inibitori, i ciclisti decidono di fare un clamoroso bagno collettivo, rigorosamente vestiti con la divisa ufficiale da ciclismo, dentro le fontane pubbliche della città, tra gli sguardi allibiti dei passanti.

Rientriamo tutti alla base nel tardo pomeriggio: il Presidente rilassato nell’ammiraglia, i ragazzi bagnati fradici ma con le lacrime agli occhi per il divertimento. Ci si rilassa in piscina, chi in una breve passeggiata, chi steso in camera aspettando la campagna delle 19:30.




La sera a cena, mentre i bicchieri tornano a riempirsi, l’atmosfera si fa strategica: a tavola, sottovoce, si consuma il processo alla giornata, commentando con ironia la debacle del Presidente che ha dovuto abdicare a favore dell’ammiraglia. Flavio incassa con la consueta regalità, mentre il gruppo ride di gusto, conscio che anche questo fa parte del mito del Team.





Ma tra una risata e l’altra, gli sguardi iniziano a farsi seri e gli smartphone si accendono all’unisono: si controlla il meteo. Le notizie che arrivano dagli schermi non sono buone, le previsioni promettono temporali sparsi per l’indomani e mettono seriamente a rischio la mitica, attesissima salita sul Carpegna. Da veri strateghi del pedale, decidiamo di non rischiare il disastro: per il lunedì si opta per un cambio di programma radicale, anticipando il percorso breve inizialmente previsto per martedì 2 giugno. L’obiettivo è rimanere in zona, a ridosso della costa, per avere la possibilità di girare le bici e rientrare di corsa in albergo in caso di pioggia battente.
Con questa saggia decisione tattica è l’ora di archiviare un’altra giornata da incorniciare.
Buonanotte… ma continua…


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