DIARIO DI VIAGGIO – CATTOLICA (Ep.5)

Lunedì 1 giugno 2026

Stanotte non ho nemmeno sentito i rumori della strada. La sveglia delle 06:00, stavolta, viene quasi accolta con sollievo: girarsi dall’altra parte nel letto sapendo che non ci sarà l’inferno del Carpegna ad attenderci è una mezza vittoria. Se dal punto di vista ciclistico c’è un briciolo di rammarico per aver saltato la mitica salita di Pantani, dal punto di vista politico il cielo ha appena salvato la dignità del Presidente Flavio, risparmiandogli un’altra sfilata di “pacche terapeutiche” sul fondoschiena da parte di Stefano e Wolfgang oltre ai comizi elettorali di Pasquale in alta quota. Il Carpegna è rimasto inviolato, ma la leadership è salva.

Dopo il consueto saccheggio selvaggio al buffet della colazione da parte dei nostri 25 famelici ciclisti, scatta il piano B preventivato la sera prima: si parte per il percorso breve, direzione Gradara, Colline Romagnole, Tavullia, Pesaro e Parco del Monte San Bartolo (Panoramica), per rimanere vicini alla base e pronti a fuggire in caso di pioggia.

Ed è qui che si compie il miracolo: il Presidente Flavio, proprio come un suo ben più noto predecessore, risorge gloriosamente al terzo giorno e, smentendo i gufi e le trame da corridoio della sera prima, tiene “brillantemente” le ruote del gruppo anche quando la strada sale. A Gradara ci concediamo la prima pausa foto davanti alle antiche mura medievali che proteggono la Rocca. Ripartiamo in discesa per poi deviare e proseguire su strade secondarie così nascoste e particolari che qualcuno nel gruppo si chiede ad alta voce come diavolo abbia fatto il Presidente a individuarle in fase di pianificazione.

Il panorama tutt’attorno, d’altronde, è semplicemente meraviglioso: dolci colline coltivate sapientemente, che creano un collage di colori difficili da raccontare ma che rimarranno a lungo nella nostra memoria, impressi assieme al profumo d’erba appena tagliata che ci accompagna lungo la strada. In questo idillio naturalistico non manca una nota di colore goliardica: c’è infatti anche chi trova incredibilmente affascinanti persino i tetti dei capannoni di una zona artigianale attraversata lungo il percorso!

La strada scorre e per la necessaria pausa caffè decidiamo di fermarci in una pasticceria a Montecchio, lungo la via che ci conduce dritti verso Tavullia. Entriamo ufficialmente nella patria di Valentino Rossi e il paesaggio si trasforma: salendo, possiamo ammirare direttamente dall’alto il celeberrimo “Ranch” motociclistico del campione. In questo paese il mito è ovunque e i numeri “46” gialli si sprecano a ogni angolo di strada, così come le scritte The Doctor… e non credo proprio siano tutti ambulatori medici!

Lasciata la terra delle moto, proseguiamo il nostro viaggio arrivando a Pesaro per rifare la splendida panoramica del Monte San Bartolo, questa volta affrontandola al contrario. È qui che l’atmosfera si fa quasi irreale: il cielo grigio si fonde completamente con il mare all’orizzonte, il vento comincia a soffiare forte sbattendo le onde sugli scogli sottostanti, e i gabbiani volano alti, ondeggiando nel vuoto senza nemmeno sbattere le ali.

La tempesta è in arrivo con tutto il suo fascino e la sua violenza, e noi acceleriamo il passo. Con un tempismo che ha del miracoloso, arriviamo alla piadineria del Campeggio Panorama e decidiamo di barricarci dentro un attimo prima che la furia degli elementi si scateni del tutto. La zona tutt’attorno è una distesa spettacolare di ginestre gialle, piegate dal vento forte. Al sicuro, sotto il riparo della tettoia, consumiamo in totale relax la nostra piadina, accompagnata da birra fresca e dagli immancabili caffè, mentre fuori va in scena il diluvio universale con un vento sferzante che trasforma la strada in un torrente.

Aspettiamo con calma che il fronte peggiore della perturbazione passi e, non appena la furia si placa leggermente, riprendiamo con cautela la via del rientro verso Cattolica. La strada è bagnata e viscida e bisogna usare la massima attenzione. Incontriamo un ciclista scivolato in un fosso ma già soccorso ed in attesa dell’ambulanza. Questo ci consiglia a una maggiore cautela.

Ma la sfortuna è appostata dietro l’angolo e decide di colpire con precisione chirurgica: proprio durante la discesa bagnata, Marco Molini fora la gomma. Il gruppo si stringe solidale attorno a Marco, bisticciando con la pompa e il copertone viscido. Marco risolve il problema autonomamente e lentamente riprendiamo il nostro cammino verso Cattolica, arrivando in albergo quasi asciutti e pronti per una doccia e con tutto il pomeriggio a disposizione.

Rientrati alla base e fatta una doccia calda, alle ore 15:00 scatta un fuori programma d’autore. Valter, che oggi in onore del Pirata e del Carpegna saltato si era completamente vestito alla Pantani, sfoggiando con orgoglio la mitica divisa rosa della Mercatone Uno, bandana d’ordinanza e persino l’orecchino d’oro (taroccato), lancia la proposta: “Andiamo alla vicina Cesenatico a onorare il mai dimenticato campione”.

L’inizio della missione automobilistica è però un mezzo disastro logistico: l’auto di Maron, parcheggiata nei meandri del seminterrato dell’hotel, pattina sulla rampa umida e non riesce assolutamente a risalire in superficie, costringendolo alla resa. Riorganizziamo i ranghi al volo: si parte a bordo del furgone. Saliamo io (il Presidente), Valter e Paolo Maragotto, mentre Wolfgang saluta la compagnia e opta per una deviazione decisamente più culturale e solitaria verso Urbino.

Arrivati al cimitero di Cesenatico, veniamo accolti da una scena surreale: un allarme antifurto suona incessantemente e a tutto volume da una cappella vicina. L’atmosfera solenne viene subito spezzata dalla goliardia del gruppo: “O hanno rubato dei fiori, o un defunto è uscito di corsa senza digitare il codice di disattivazione!”. Al netto del sottofondo acustico, la cappella della Famiglia Pantani si rivela un luogo toccante, splendidamente tenuta e colma di foto evocative che ripercorrono le imprese di Marco; all’esterno, il flusso di appassionati è continuo, con gente che si mette ordinatamente in fila per entrare a tributare un pensiero. Prima di riprendere la via del ritorno, facciamo anche una capatina allo Spazio Pantani, il museo ufficiale adiacente alla stazione, colmo di biciclette, maglie gialle e rosa, trofei e cimeli che raccontano la vita tormentata e le storiche vittorie del Pirata. Un pellegrinaggio doveroso.

Rientrati a Cattolica, nel tardo pomeriggio arriva il momento delle dolenti note: i conti finali dell’albergo. La direzione si presenta con il classico trappolone del conto unico globale, un guazzabuglio intricato di extra, stanze singole, doppie e parcheggi, studiato per far girare la testa a chiunque.

Ma non al Presidente. Flavio, sfoderando la sua implacabile deformazione professionale e il suo collaudatissimo “File di Gestione LE TERME”, si siede alla scrivania e prende in mano la situazione. Con una dimostrazione di forza amministrativa senza precedenti, smonta il conto della reception pezzo per pezzo, scova gli errori e salda la struttura. Poi, rivolgendosi alla truppa, compie il vero miracolo informatico: in un batter d’occhio chiude definitivamente i conti di tutta la vacanza, incassando le quote e restituendo le piccole differenze al centesimo ai singoli ospiti. Un’efficienza millimetrica che rimette in riga la contabilità e ristabilisce l’autorità del Capo, tra gli applausi entusiasti dei ragazzi che assistono alla scena nella hall.

La sera a cena, l’ultima della trasferta, i piatti sembravano ancora più colmi del solito e i calici sempre più alti. Abbiamo superato il traffico dell’Adriatica, i bar senza latte, i complotti dei vicepresidenti, le fontane di Fano, il diluvio del San Bartolo, il mistero del cimitero di Cesenatico e abbiamo assistito alla debacle del Presidente.

Sembrava tutto finito ed invece ecco il colpo di scena che non ti aspetti. Rompendo il clima di smobilitazione, i due più insospettabili tra i nostri ciclisti prendono la parola e dichiarano solennemente di non voler assolutamente rinunciare al Carpegna. La loro decisione è presa: l’indomani, martedì 2 giugno, dopo aver liberato le camere con il resto del gruppo, loro sarebbero rimasti lì, da soli, per affrontare la grande sfida con la mitica salita del Pirata. Una prova di grande e inaspettata determinazione che gela i gufi e accende l’entusiasmo della sala: i due vengono immediatamente applauditi, acclamati e ammirati da tutti i presenti. Il mito del Carpegna avrà la sua appendice, e il Gruppo LE TERME non molla mai e sa ancora come stupire.

Ora sì che si può andare a dormire. Domani si torna a casa… o almeno, quasi tutti.


Buonanotte…Continua….

Clicca sulla foto qui sotto per vedere tutte le foto della vacanza a Cattolica.

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