Alla ricerca del Santo Graal: la Confraternita sbarca sulle Colline del Prosecco

Un’antica pergamena non mente mai, soprattutto se riaffiora dai faldoni impolverati della millenaria biblioteca dell’Abbazia di Praglia grazie all’acume del nostro Supremo Custode e Guida. È stato proprio il Gran Maestro Salmistraro in persona a decifrare gli oscuri indizi che collegano il mitico Tesoro dei Templari, e con esso la possibilità, tutt’altro che remota, di rinvenire persino il Santo Graal, il sacro calice dell’Ultima Cena e tra le reliquie più famose della cristianità, a una precisa coordinata geografica: le terre benedette delle Colline del Prosecco.
Una rivelazione di tale portata non poteva certo rimanere chiusa in un cassetto. Partire per questa impresa era un dovere morale: in fondo, eravamo “in missione per conto di Dio”, proprio come the Blues Brothers!

È scattata così la chiamata alle armi per una spedizione d’alto bordo, che ha visto schierati i migliori elementi della Gloriosa Confraternita dei Cacciatori di Capitelli di Sant’Antonio. In prima linea, un ritorno a lungo atteso: il Gran Maestro Salmistraro, di nuovo in sella e pronto a domare la bicicletta dopo un periodo di forzato riposo, affiancato dall’inestimabile emerito Confratello Scopino da Pietraferrazzana e da una pattuglia di sceltissimi Confratelli Esploratori, decisi a non lasciare inesplorato neppure il più remoto capitello della zona.

Le primissime luci dell’alba vedono la pattuglia convergere su Pieve di Soligo, eletta a quartiere generale e base di partenza per questa sacra crociata su due ruote. Uno alla volta, i Confratelli fanno il loro ingresso nel punto di ritrovo, preparando le biciclette e ripassando mentalmente gli antichi codici della caccia. Alle 8:30 l’armata è quasi al completo, ma il destino decide di mettere subito alla prova la nostra tempra: il Confratello Andrea invia un dispaccio di resa forzata. La sua auto ha deciso di alzare bandiera bianca e, a nulla servendo le invocate benedizioni e i tentativi di rianimazione meccanica, è costretto ad alzare le mani e rinunciare alla spedizione.
Non c’è tempo per piangere i caduti prima ancora del via. Il Gran Maestro dà l’ordine di muovere le fila e la spedizione parte in rigorosa fila indiana. La prima manovra tattica si consuma dopo pochissimi chilometri: l’individuazione del primo bar sul percorso, un avamposto immediatamente censito, ispezionato e approvato a pieni voti anche in ottica del fondamentale “terzo tempo” previsto per il rientro. Ci manca moltissimo il furgone delle meraviglie di Valter (e Valter!!!) .
E poi, finalmente, la caccia vera ha inizio. Sotto un cielo terso e baciati da una temperatura semplicemente perfetta, i Confratelli si addentrano nel cuore delle colline. Se quello è il momento che le bollicine del Prosecco stanno per nascere, noi ci trovavamo esattamente nella sala travaglio. Pedalare nel mezzo di quel mare sconfinato di vigneti, con il fermento dei contadini che dalle rive ci salutavano caldamente, invitandoci a scendere di sella per unirci alla vendemmia, faceva vibrare l’aria di una solennità quasi pagana.






Che la giornata promettesse grandi gesta era un presagio chiarissimo, ma la prima conferma tangibile non si è fatta attendere: l’impatto con il primo capitello della giornata. A scovarlo tra le fronde, con la prontezza di chi ha la caccia nel sangue, è stato l’esploratore Don Nicola degli Affamati (già noto nei registri secolari come Nicola Doni). Un appellativo, il suo, guadagnato sul campo non certo per difetto di forze, bensì per un appetito leggendario e insaziabile che lo attanaglia a qualsiasi ora e a qualsiasi altitudine, rendendolo un radar infallibile sia per i luoghi di culto che per le osterie di passaggio. L’illustre Confratello, che già in passate spedizioni aveva dato prova di cieca abnegazione e di un fenomenale, quasi sovrannaturale colpo d’occhio, ha frenato bruscamente rischiando un maxi tamponamento di biciclette e sollevato il braccio: di fronte a noi, custode di pietre e segreti secolari, si ergeva il primo Capitello del Santo del nostro misterioso itinerario.



Rincuorati e rigenerati dallo spirito del primo inaspettato ritrovamento, abbiamo ripreso la via verso il cuore pulsante delle colline: Valdobbiadene. L’ingresso della nostra gloriosa pattuglia nella culla del Prosecco non è certo passato inosservato. La solennità delle nostre divise e l’inconfondibile portamento cavalleresco hanno attirato l’attenzione di passanti e turisti, che non hanno esitato a sfoderare i loro telefonini per immortalare la nostra spedizione. Immancabile la sosta d’ordinanza davanti al celebre laghetto al centro della grande piazza, dove ci siamo concessi agli scatti della folla festante con la solennità che si conviene agli eroi di una caccia secolare.










Ripreso il cammino, la spedizione ha riordinato le file per seguire con devozione il percorso tracciato con millimetrica precisione sulla mappa del Gran Maestro Salmistraro. Lungo il percorso si affacciano molti capitelli dedicati a Maria, a Cristo e ad altri Santi che speriamo non si offendano sentendosi scartati dalle nostre attenzioni: noi ce ne scusiamo umilmente, ma la nostra Confraternita è dedicata esclusivamente al Santo di Padova!
L’incontenibile Doni, lanciato in avanscoperta con l’acume e la foga di un vero segugio di razza, ha guidato la selezione portando a casa un bottino personale impressionante. Ma non è stato il solo: anche la Dama Simonetta Bernardi ha dimostrato una vista straordinaria scovando ben 2 capitelli, mentre il Confratello Paolo Maron (l’uomo di colore), tra un’incursione nei filari e l’altro, è riuscito a mettere il suo sigillo firmando il ritrovamento di 1 capitello. Con il morale alle stelle e la mappa ormai satura di annotazioni, la nostra marcia è proseguita senza sosta toccando in sequenza Guia, Combai e Campea, fino ad affrontare la salita che conduce al borgo da fiaba di Rolle.












Proprio mentre la strada prendeva a salire con decisione, la nostra avanzata si è incrociata con una solenne e lunghissima processione di pellegrini teutonici, giunti dal nord a bordo di fiammanti biciclette a pedalata assistita. Con la cavalleria e la magnanimità che contraddistinguono la nostra Confraternita, abbiamo ceduto loro il passo in salita, scambiando cenni di intesa e benedizioni ciclistiche. Giunti a Rolle, attirati dal fascino incontaminato dei luoghi, abbiamo rispettato il tracciato della mappa verso le meravigliose contrade di Zol de Quà e Zol de Là. Completamente immersi in un trionfo di verde e avvolti dagli odori inebrianti del mosto in fermentazione, la tentazione è diventata irresistibile per qualcuno: il Confratello Paolo Maron, ogni volta che adocchiava un filare momentaneamente sguarnito di contadini, non resisteva al richiamo e compiva veloci incursioni di frodo, impossessandosi impropriamente di succosi acini d’uva direttamente dalla pianta per ricaricare le proprie energie.








Dopo la conquista di Rolle e le scorribande tra i filari, la tappa alla spettacolare Molinetto della Croda si è imposta come un vero e proprio obbligo morale e cavalleresco. Tra lo scroscio dell’acqua e la magia dell’antico mulino incastonato nella roccia, la tentazione di una breve sosta è diventata irresistibile. Trovato prontamente un piccolo bar a presidio del luogo, la spedizione ha dichiarato una tregua strategica. Tra uno scatto fotografico e un commento sulle mappe, ci si è divisi tra chi cercava refrigerio con una bibita e chi preferiva benedire la gola con una birretta fresca. Nel frattempo, le nostre dame al seguito, Monica e Simonetta (citate rigorosamente in ordine alfabetico per evitare contenziosi di corte), hanno saggiamente approfittato della sosta per un’ispezione tattica e approfondita dei servizi igienici del locale.






Lasciata la magia del Molinetto, la pattuglia ha fatto rotta verso Refrontolo per poi tuffarsi in una veloce discesa verso la pianura, consapevole che il momento più duro e glorioso della giornata era ormai alle porte: la temibile ascesa al famigerato Muro di Ca’ del Poggio. Di fronte a pendenze capaci di far vacillare anche i pellegrini più devoti, la Confraternita ha messo in atto una precisa strategia bellica: mentre gli scalatori puri spingevano sulle pedivelle per sfidare la gravità, una delegazione di saggi si è portata direttamente in quota con mossa tattica. Posizionatisi con cura sulla linea d’arrivo, i Confratelli in vetta hanno assunto il solenne incarico di giudici di gara, pronti a verificare l’ordine d’arrivo e a registrare i volti segnati dalla fatica (e dalla gloria) di chi ha domato il Muro.











Proprio sulla sommità del Muro, con il panorama mozzafiato delle colline a far da cornice e i battiti ancora alti per l’impresa, si è svolto il momento più solenne e toccante dell’intera spedizione. Il Gran Maestro Salmistraro, sfilata la pompa dal telaio a mo’ di espada d’ordinanza, ha ordinato all’Esploratore Don Nicola degli Affamati di inginocchiarsi sul sacrato asfalto. Con l’incredibile cifra di ben 8 capitelli scovati e censiti nell’arco di una sola giornata, record assoluto della spedizione, è scattata l’immediata investitura ufficiale sul campo: Nicola Doni è stato proclamato a pieni voti Gran Cavaliere dell’Ordine. Tra gli applausi commossi dei Confratelli, i complimenti per gli ottimi ritrovamenti degli altri Cacciatori, e le congratulazioni delle dame Monica e Simonetta, il neocavaliere ha giurato fedeltà eterna alla causa dei capitelli.

Domato anche il temuto Muro, con i battiti ancora a mille e il petto gonfio d’orgoglio, la spedizione si è riorganizzata per la parte finale del percorso che prevede ancora la salita a Collalto prima del finale verso Pieve di Soligo, chiudendo così il cerchio del nostro sacro pellegrinaggio.













Raggiunte le nostre auto nel parcheggio a Pieve di Soligo, la stanchezza ha lasciato immediatamente il posto al momento più sacro ed esoterico dell’intera giornata: l’ingresso al bar censito all’alba per il solenne “terzo tempo“. Qualcuno nella fretta di fare la borsa ha dimenticato le brache ed ha partecipato in mutande sotto l’imbarazzante sguardo della barista. È stato proprio lì, tra la schiuma di una birra d’ordinanza e il perlage dorato dei calici di Prosecco, alzati in alacre brindisi, che il Gran Maestro Salmistraro ha pronunciato la vertenza finale.











Il vero Tesoro dei Templari e il famigerato Santo Graal, in fondo, non erano nascosti in qualche polveroso scrigno di pietra, ma risiedevano proprio in quella magica alchimia di pedalate, gli 11 capitelli totali riportati alla luce dalla squadra (8 dal neocavaliere Doni, 2 da Simonetta Bernardi e 1 da Paolo Maron), i grappoli d’uva rubati dal Maron, le risate e l’amicizia condivisa attorno a un tavolo a fine giro.
Con le borracce vuote, le gambe pesanti e lo spirito alle stelle, la Gloriosa Confraternita dei Cacciatori di Capitelli di Sant’Antonio ha sigillato un’altra pagina memorabile della sua storia. E mentre le ombre del tramonto (e non solo quelle ombre) allungavano i profili delle colline, una sola certezza rimaneva scolpita nella roccia: la caccia non è finita, il prossimo capitello ci sta già aspettando!



















































































