Il rito del Grappa

LE TERME – Missione Grappa: 14 pazzi, un forno e una montagna da scalare

Partenza all’alba

Abano Terme, ore 6:30. In un’ora in cui i comuni mortali stanno ancora combattendo con la sveglia, 10 elementi selezionati del Gruppo Ciclistico LE TERME si sono radunati come un commando segreto.
Le ombre della notte hanno appena lasciato spazio ai raggi di sole, che oggi non promettono clemenza.
Al telegiornale raccomandano agli anziani di uscire di casa solo se necessario e nelle ore più fresche.
Ok, noi siamo usciti col fresco, ma difficilmente rientreremo prima della graticola.
Temperatura prevista per il primo pomeriggio: 37°-39°, roba da cottura della porchetta a bassa temperatura.

L’obiettivo e il percorso

Obiettivo dei temerari: Monte Grappa.
Percorso: oltre 170 km, con un’unica salita — la Strada Cadorna — lunga 27 km e con un dislivello positivo di 1.800 metri.
Previste almeno 6/7 ore di sella rovente.

Per i ciclisti Euganei, salire il Grappa una volta all’anno è come timbrare il cartellino della fede: per i cattolici comunicarsi almeno a Pasqua, noi abbiamo il Grappa.
L’unica differenza? L’ostia non ti fa venire i crampi.

Verso la salita

La carovana parte compatta per il lungo tratto in pianura, con qualche tentativo malriuscito di darsi cambi regolari.
Dopo 45 km arriviamo a Cusinati, dove ci aspettano altri 4 componenti del nostro gruppo, decisi a concentrarsi solo sulla salita, che comincerà tra una quindicina di chilometri.

Il gruppo si spezza

Poi, appena la strada comincia a impennarsi, il gruppo si sgretola.
Avrei voluto raccontare di come siamo saliti in compagnia, confortandoci a vicenda e descrivendo tentativi di scatto prontamente ricuciti… ed invece sono rimasto quasi subito invischiato nelle retrovie, rivedendo il gruppo solo dopo due ore di silenzi introspettivi e lente pedalate “slow motion”.

Siamo rimasti in quattro:

  • Io, il “Buon Pastore”, che dovrei invece essere in testa al gruppo.
  • Il nostro “Uomo di colore” (il Maron).
  • Lucio “Cuore Infranto”, con la sua bicicletta assistita che ci faceva l’andatura.
  • Mauro “l’Alpino”, che come spesso succede rimane volontariamente nelle retrovie per dare sostegno morale ai ritardatari.

L’impresa degli altri

E gli altri dieci eroi?
Ciascuno con la propria missione: scalare il Grappa e sopravvivere fino al Sacrario senza mai mettere il piede sull’asfalto rovente.

Le borracce evaporano, il sudore diventa condensa atmosferica, e qualcuno inizia a sognare la birra fresca del rifugio e una fetta di strudel.
Ma il Grappa è lì, con le sue curve cattive e le rampe che sembrano fatte per mettere alla prova la fede ciclistica di tutti.

L’arrivo in vetta

Finalmente, tra un sorso d’acqua calda e una bestemmia poetica, appare il Sacrario.
I 14 temerari si ritrovano in cima: abbracci, foto e quel silenzio carico di rispetto che si prova solo davanti alla montagna.

Discesa e calura

Scendiamo verso Semonzo.
La strada è bella, veloce e il panorama da quassù è spettacolare.
Man mano che si scende, la temperatura sale fino a diventare preoccupantemente calda, con qualche folata da forno aperto.
Fortunatamente, a Semonzo, l’incontro ravvicinato con una fresca fontana d’acqua ci permette di abbassare la temperatura corporea.
Il “Garbato Carletto” tenta perfino un’immersione, ma è troppo basso per scavalcare il bordo della piscina.

Il rientro

Sono le 13:30 (forse l’ora più calda) e i nostri coetanei più “timorati di Dio” a quest’ora fanno una pennichella sul divano al fresco dell’aria condizionata, mentre noi, più “furbi”, siamo in bicicletta a 40 km da casa a 40° sotto il sole.

Rientriamo ad Abano, dove ci regaliamo un po’ di refrigerio con una bella birra fresca.

Conclusione

Il Grappa non perdona, ma nemmeno il Gruppo Ciclistico LE TERME: appuntamento al Grappa del prossimo anno, con la stessa follia, un anno in più e, speriamo… due gradi in meno.

Perché, diciamolo: il Grappa non si scala, si conquista. E ogni volta si lascia lassù un “pezzo ’e core”.

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One thought on “Il rito del Grappa”

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