
Ogni ciclista ha i suoi sogni, le sue sfide e i suoi traguardi. Ma poche esperienze sanno unire fatica, passione e storia come L’Eroica, la celebre corsa toscana su biciclette d’epoca e strade bianche.
In questo racconto, Sandro Lazzaretto ci porta con sé lungo un’avventura unica: dalla preparazione meticolosa, ai panorami mozzafiato del Chianti, fino alla soddisfazione del traguardo conquistato con cuore, gambe e tanta determinazione.
Immergetevi nella sua giornata indimenticabile e scoprite cos’è davvero l’Eroica.
L’Eroica di Sandro, l’eroico ciclista
di Sandro Lazzaretto – Ottobre 2025

Ogni bella storia ha un suo inizio, e la mia è cominciata lo scorso ottobre.
Eravamo a tavola io e mia moglie Lucia, con il televisore acceso sul notiziario. A un certo punto compare un servizio su una manifestazione ciclistica in Toscana: bici e abbigliamento d’epoca, strade bianche, fascino antico. Si chiama L’Eroica.
Alla mia esclamazione: “Che bella corsa!”, Lucia risponde serafica:
«E perché non la fai anche tu?»
Non si rese conto di quanto potere avessero quelle parole… per me (più allenamenti, più uscite, più bicicletta) e per lei (più pazienza, più lavatrici).
Detto fatto: Senza indugio ho preso la palla al balzo e prima che potesse cambiare idea accettai la sfida.
Comincia così un’avventura a dir poco esaltante.
Le tappe verso il sogno
Per arrivare a quel traguardo servivano alcuni passaggi fondamentali:
- registrarsi sul sito dell’organizzazione (cosa non banale, vista la marea di iscritti e il numero chiuso);
- rimettere in moto la bici “eroica” di papà, ferma da anni;
- ottenere il certificato medico agonistico (convincere il medico che me lo merito non dovrebbe essere un problema);
- procurarmi l’abbigliamento d’epoca. Rovistando in soffitta ho trovato tutto… tranne le scarpe, che ho faticato non poco a scovare;
- infine, arrivare al 4 ottobre 2025 con una condizione fisica che mi consenta di terminare vivo il percorso.
I primi 4 punti portati a termine brillantemente nei tempi previsti, mentre per il 5° aspetto il verdetto della strada.
Intanto la preparazione continuava, sostenuta dai meravigliosi amici del gruppo Le Terme: pedalate che, con il passare delle settimane e l’arrivo della bella stagione, si allungavano sempre di più, affrontando dislivelli che, almeno nelle intenzioni, potessero assomigliare a quelli della temibile Eroica.

La vigilia
Arriviamo finalmente al fatidico giorno… anzi, al giorno precedente: venerdì 3 ottobre 2025.
Dopo mesi di attesa, eccomi a Gaiole in Chianti, punto di partenza e di arrivo della corsa.

L’atmosfera è semplicemente contagiosa: tutto il paese è in festa, le strade brulicano di biciclette d’epoca, abbigliamento di lana, scarpe in cuoio rigide come zoccoli (quelle che io ho cercato per mesi e qui invece vendono a vagonate), accessori, gadget, vino e profumo di salsiccia e fiorentine alla brace.


È la fiera mondiale della bicicletta vintage, ma ciò che mi colpisce davvero è l’aria di passione sportiva che si respira ovunque.
Tra i vicoli incontro personaggi stravaganti provenienti da ogni parte del mondo, sorrisi e strette di mano che parlano la lingua universale della fatica e della felicità.


Perfino qualche volto noto: ex corridori come Davide Cassani, Roger De Vlaeminck, e altri miti dei tempi d’oro. Foto di rito, naturalmente, ma poi torno subito serio: sono qui per un motivo.


Mi dirigo all’organizzazione, controllo l’elenco e ci sono anch’io. Ritiro il mio numero di gara: il 5212.
È ufficiale, non si torna più indietro.

Il pomeriggio vola via, e arriva presto il momento di dirigermi verso l’albergo, a circa un’ora di macchina da Gaiole, più vicino, impossibile trovare un letto in questo periodo.
Una volta arrivato, il programma è chiaro: preparare la bicicletta, fare gli ultimi controlli rassicuranti, attaccare il numero 5212, mangiare qualcosa, telefonare a casa e andare a letto presto.
Sveglia puntata alle 02:30, visto che la partenza è fissata per le 05:00 in punto.

Mi corico verso le 22:30, ma so già che sarà difficile dormire. Infatti, all’una e mezza ho gli occhi spalancati. Alle due decido di alzarmi: meglio cominciare a prepararsi con calma.
Esco all’esterno, carico la bici e alzo lo sguardo.
Davanti a me, uno spettacolo mozzafiato: un cielo limpido, incredibilmente stellato, che sembra quasi incoraggiarmi. Fa freddo, però. Un freddo che punge e che promette di tenermi compagnia per un bel po’. Penso: “Vabbè, vedremo dopo.”
E così, con il cuore che batte più veloce del motore, parto alla volta di Gaiole.
Strada facendo, il termometro dell’auto oscilla tra i 6 e i 7 gradi. Freschetto, sì, ma penso: «Dai, quando esce il sole si scalderà un po’.» Poco prima di arrivare a Gaiole in Chianti, però, succede qualcosa di inquietante: la temperatura inizia a scendere.
Prima 5 gradi, poi 4, poi 3, poi 2, poi 1 (sembrava il conto alla rovescia della partenza) e nel giro di pochi chilometri… zero gradi. Mi esce spontaneo un “Casss…pita!” che appanna pure il parabrezza.
Incredibile per la stagione, ma ormai è chiaro: sarà un’Eroica artica.

La partenza
Arrivo a Gaiole in Chianti con largo anticipo e, colpo di fortuna, trovo pure un buon parcheggio. Posso quindi mangiare qualcosa con calma e fare un giro nella zona di partenza, giusto per dare un’occhiata all’ambiente. Nel buio della notte stellata qualcosa comincia a muoversi, oltre ai denti che battono per il freddo, s’intende.
Meglio tornare alla macchina: è ora della vestizione. Strato su strato, come un palombaro d’altri tempi. Finita l’operazione, in sella alla mia bicicletta, torno alla partenza. Supero il controllo bici e abbigliamento, tutto regolare, e mi infilo nella griglia e sono pronto alla partenza. Sono le 04:40, mancano ancora venti minuti al via.
Siamo già in tanti, fiato che si condensa nell’aria e mani che cercano calore sotto le ascelle. E lì, in quell’attesa gelida e silenziosa, nasce la magia: si solidarizza con i vicini, sconosciuti fino a un attimo prima, ma legati da un’unica passione, dalla stessa eccitazione e, diciamocelo, dalla stessa sana follia.

Finalmente ci siamo.
Nella notte toscana, un megafono gracchia l’attesa sequenza: “3… 2… 1… VIA!”

E così, nel buio ancora punteggiato di stelle, si parte.
Davanti a me, una distesa di biciclette d’altri tempi che sembrano uscite da un museo: tubi in acciaio, leve al telaio, manubri avvolti nel nastro cerato e qualche scricchiolio che sa di storia.
I polpacci, ancora un po’ intorpiditi dal gelo, spingono sui pedali, e da quel momento si solleva un sordo clangore di pedali d’epoca e di scarpe che non ne vogliono sapere di agganciarsi e chi non ha fatto un po’ di pratica in garage prima di partire… ora se ne pente amaramente.
Comunque ci si muove. Prima piano, con prudenza, tra luci tremolanti e scricchiolii d’ingranaggi antichi. Poi, man mano che il gruppo si sgrana, ognuno trova il proprio passo, il proprio respiro. E mentre il rumore delle ruote sullo sterrato si fa più regolare, mi attraversa un pensiero:
È passato un anno da quella trasmissione televisiva che ha dato il via a tutto.
E ora eccomi qui, nel cuore del Chianti, nel buio gelido di un’alba che ancora non si vede.
L’avventura è cominciata. Ci sono riuscito.
…Almeno a partire!
La prima salita e le difficoltà iniziali
Subito dopo la partenza, qualcosa non va.
Il manubrio vibra, la bici sembra impazzita, non riesco a tenerla dritta.
Penso subito al peggio: una foratura? un raggio rotto?
E invece no. Mi accorgo che sono io a tremare.
Le mani non rispondono, le braccia sembrano di legno e il freddo entra fin dentro le ossa.
Cerco di controllare i movimenti, ma ogni buca sullo sterrato sembra una prova di equilibrio.
Mi aggrappo a un pensiero: “Appena arriva la prima salita, mi scaldo un po’…”
Già, peccato che la prima salita sia ancora a dieci chilometri da qui.
Pazienza, dico tra i denti, tanto all’Eroica le salite arrivano, eccome se arrivano.

Finalmente si comincia a salire.
Finalmente? Sì… ma non illudiamoci: qui è dura, dura veramente.
La strada è sterrata, sconnessa, piena di buche, di un pericolosissimo ghiaino e tanta polvere, e i rapporti della mia vecchia bici, un 42/26 per chi sa cosa significa, sembrano fatti apposta per ricordarmi che sto eroicamente affrontando i miei limiti.
Pedalare al buio alle strade bianche
Ad ogni modo, pedalare al buio, in mezzo al nulla, è un’esperienza unica.
Davanti e dietro a me, un serpentone di biciclette che proietta fasci di luce attraverso il polverone bianco sollevato dalla strada sterrata.
Il rumore delle ruote sul ghiaino, il lieve scricchiolio dei telai, il respiro degli altri ciclisti: tutto insieme crea un’atmosfera che è difficile da descrivere, ma che rimarrà per sempre impressa nella mia memoria. È in quei momenti che capisci cos’è davvero questa “corsa”: fatica, silenzio e meraviglia fusi in un’unica emozione.

Andando avanti, gli imprevisti non mancano. Qualcuno fora e, imprecando in tutte le lingue del mondo, è costretto a fermarsi per sostituire la camera d’aria, aiutato dal volenteroso amico, chi ce l’ha, perché io, da solo, dovrei arrangiarmi.
Altri, per un attimo, fingono una “sosta idraulica”: scendono dalla bici e fanno qualche tratto a piedi, giusto per respirare e valutare la pendenza senza rischiare cadute.

Alle primissime luci dell’alba, il paesaggio mi regala un piccolo brivido: le auto parcheggiate lungo la strada sono coperte da un velo bianco di ghiaccio, segno inequivocabile che il freddo, quello vero, non è solo una sensazione: è qui, tra polvere, sterrato e respiri che si condensano nell’aria.
Siena e il primo ristoro
Finalmente arriviamo alla splendida Siena, dove ci attende il primo controllo e il timbro, ma soprattutto, il primo ristoro. Entriamo in Piazza del Campo proprio mentre il sole sorge, e i raggi illuminano il Palazzo Pubblico e la sua Torre, esaltando lo scenario unico della piazza. Per un attimo, la fantasia corre: mi vedo protagonista del Palio, in groppa alla mia bicicletta, lanciato a tutta velocità verso l’arrivo, acclamato dalla folla in festa. Ma presto torno alla realtà: non c’è tempo per sognare. L’Eroica chiama, e bisogna ripartire.

I panorami delle Crete Senesi
Usciti da Siena, con il sole finalmente alto, il paesaggio si apre in tutto il suo splendore.
Le Crete Senesi, avvolte da una leggera foschia mattutina, sembrano ancora più suggestive, con il loro ondulare continuo all’orizzonte, le delicate sfumature pastello e gli alti cipressi che tracciano le strade come sentinelle silenziose. Una scena così merita una breve sosta fotografica, giusto il tempo di catturare un ricordo prima di riprendere la strada.
Il percorso prosegue alternando lunghi tratti di sterrato a qualche breve tratto asfaltato, per poi tornare di nuovo allo sterrato, ecco perché si chiamano strade bianche. Pedalare sullo sterrato richiede massima concentrazione: non ci si può distrarre nemmeno un attimo, si deve scegliere con attenzione dove mettere la ruota. È decisamente più impegnativo che sull’asfalto: difficile in salita, ma forse ancora più insidioso in discesa, dove ogni buca o sasso può trasformarsi in una pericolosa trappola.

Si procede, alternando asfalto e sterrato, ancora asfalto, poi di nuovo sterrato… e così via.
Lungo il percorso si formano piccoli gruppi, quasi sempre composti dalle stesse persone, e ognuno con il proprio sogno da rincorrere, il proprio respiro, la propria fatica.
Tra loro, personaggi vestiti in modo improbabile, con biciclette di ogni tipo e epoca ma rigorosamente antecedenti al 1987, ognuno impegnato al massimo delle proprie possibilità. Tra una pedalata e l’altra ci scambiamo brevi sensazioni, incoraggiamenti e qualche battuta, piccoli momenti di complicità in una sfida lunga e intensa.
Montalcino e il richiamo della corsa
Arrivo a Montalcino, piccolo gioiello toscano, con le sue colline dolci, le mura antiche e i vigneti che si stendono a perdita d’occhio. È un luogo che meriterebbe una sosta lunga, una passeggiata tra le viuzze lastricate e una pausa per gustare un buon bicchiere di Brunello. Ma oggi non è il momento. La corsa chiama, il tempo stringe, e ogni minuto perso può pesare sulla riuscita dell’impresa. Così, mentre i miei occhi si riempiono di colori e panorami straordinari, devo accontentarmi di un rapido sguardo, ripromettendomi di tornare un giorno con calma, per assaporare davvero questi luoghi bellissimi.

Incontro con i “tifosi”
Poco prima del controllo, a Buonconvento, scorgo tra la folla l’amico Claudio, venuto a supportarmi insieme a sua moglie, e a Lucia, mia moglie, che mi sorride tra le transenne. Il cuore si riscalda. Vederli lì, con quell’entusiasmo contagioso, mi dà una forza inaspettata e un’iniezione di energia pura. L’abbraccio di mia moglie è un piccolo scudo contro la fatica, un segnale che posso farcela. Con i loro incoraggiamenti e un sorriso sulle labbra, mi ributto nella “corsa” più bella del mondo, promettendo mentalmente di rivederli al prossimo ristoro












Il Sante Marie e le salite eroiche
Alla ripartenza mi si para davanti il Sante Marie, salita leggendaria delle strade bianche. Pendenze oltre il 15%, su terreno sconnesso, dove i professionisti si dando battaglia alla ormai classica “Strade Bianche”.
Noi invece, con i nostri rapporti eroici, arranchiamo con fatica disumana. Avanziamo a 2-3 km/h, col rischio costante di dover togliere il piede “ingabbiato” dal pedale per non cadere. E guai a mettere il piede a terra: rimontare diventerebbe quasi impossibile. Così, come quasi tutti gli altri, qualche tratto lo devo percorrere a piedi, mal comune, mezzo gaudio.
Con tanta pazienza e determinazione, anche il Sante Marie viene superato. Ma l’Eroica non si ferma: continuano le salite, seguite da pericolosissime discese sterrate, tratti di asfalto e di nuovo strade bianche. La sensazione è che non finisca mai.

Ultimi chilometri e piccoli imprevisti
Ormai è pomeriggio inoltrato ma ci siamo quasi e all’ultimo controllo mi accorgo di aver perso la tessera con tutti i timbri. Panico? Per fortuna no: mi mettono il timbro direttamente sul numero 5212 attaccato alla maglia.

Subito dopo, un nuovo problema: potrei non poter arrivare al prossimo controllo in tempo utile prima della chiusura del cancello. Mi consigliano di deviare leggermente fuori percorso per tornare a Gaiole in Chianti in tempo. Decisione difficile. Vorrei continuare: mancano solo una ventina di chilometri, ma sono quasi le 19:00 e sono in bici da oltre 14 ore. OK, va bene così, per oggi può bastare e non me ne devo vergognare.
Il traguardo e la gioia dell’impresa
Arrivo a Gaiole in Chianti alle 19:00. Stanchissimo, ma felice, passo sotto lo striscione dell’arrivo dopo 191 km (ho perso solo 16 km) e 3600 m di dislivello. Un piccolo, grande momento di gloria che riempie l’anima.

Bravo Sandro, mi ripeto mentalmente. Devi essere fiero di te.
Un anno fa, quando questo progetto ha preso forma, sembrava difficile, forse impossibile.
E invece… ce l’ho fatta.
Grazie a Lucia, che mi ha spronato e supportato, e agli amici delle Terme, che mi hanno accompagnato nei lunghi allenamenti, ho vissuto una giornata indimenticabile, fatta di fatica, passione e pura gioia ciclistica.
Rientro in albergo e riflessioni finali
Con la fatica nelle gambe e una moltitudine di pensieri felici in testa, rientro in auto verso l’albergo.
Durante il tragitto incontro ancora ciclisti con i fanalini accesi, che arrancano lentamente verso il traguardo, come lucciole smarrite in una notte d’estate.
Sono appena scoccate le 22:00, e mentre li osservo, mi rendo conto che l’Eroica non si esaurisce con un traguardo, ma continua a vivere in ogni pedalata, in ogni respiro affannoso e in ogni sorriso stanco che illumina la notte sulle strade bianche.
Ogni ciclista porta con sé la propria piccola storia di fatica e gioia, e in quel silenzioso serpentone di luci tremolanti, capisco che l’Eroica è passione condivisa, memoria eterna e un invito a non smettere mai di inseguire le proprie sfide.
Conclusione
Se qualcuno mi chiedesse se la rifarei, non so se saprei rispondere subito di sì. Ma una cosa è certa: consiglierei a ogni vero ciclista di provarla almeno una volta nella vita. Perché l’Eroica non è solo una gara, è un’avventura che ti rimane dentro, tra fatica, emozioni e panorami che non dimenticherai mai.




Bravissimo Sandro e grazie molte Flavio per aver pubblicato questo entusiasmante racconto.
Bravo Sandro! Da vanaglorioso come sono mi ritrovo in quello che hai scritto, o meglio, vissuto. Ho provato quattro volte quelle sensazioni che ho cercato di trasmetterti prima della tua avventura, mi sembra che ci ritroviamo.
E bravo Sandro, tanti complimenti per la determinazione con cui hai affrontato un’impresa non per tutti, soprattutto a una certa età, e per il bellissimo e coinvolgente racconto; leggendolo mi sembrava di essere li con te. Preparati a raccontarci ancora qualche particolare al primo incontro.