Ottobrate Emiliane (Mortadella Rock)

Il calendario al 9 ottobre propone una pedalata sull’Appennino emiliano-bolognese: un’occasione perfetta per rinnovare il nostro gemellaggio con gli amici del Pedale Bolognese.
L’appuntamento è fissato alle ore nove a Ponte Ronca, qualche chilometro fuori Bologna. Per noi significa una sola cosa: partire con il favore delle tenebre, alla chetichella, senza far rumore, per non svegliare le nostre Signore che potrebbero osteggiare il nostro progetto.

Una carovana di auto e furgone con una ventina di ciclisti a bordo cala verso sud, attraversando quel confine naturale che è il fiume Po, simbolico passaggio tra Veneto ed Emilia.
Il parcheggio a Ponte Ronca merita un bel 8 su 10, valutazione che tiene conto non solo della logistica… ma anche e soprattutto di ciò che promette il terzo tempo.

Subito dopo di noi arrivano anche gli amici bolognesi guidati da Carlo. Con lui la figlia Giorgia che è una fotocopia della mamma Monica, Gabriele (the big “Bears”), e altre due cicliste di cui non ricordo il nome.

La partenza è tranquilla, lungo una strada un po’ trafficata che punta verso Vignola. A Castiglione svoltiamo a sinistra e inizia la prima vera salita della giornata: bella, pedalabile, con il giusto ritmo per far conversare i più loquaci e zittire i chiacchieroni dopo il primo tornante.

Si dice salita “pedalabile” ma cosa vuol dire. Secondo me non ha senso rimarcarlo perchè tutte le salite sono “obbligatoriamente” pedalabili (o pedali o ti fermi) mentre solo le discese posso essere pedalabili ma anche non esserlo.

E pedale e pedala…. raggiungiamo Guiglia, dove una terrazza panoramica ci regala una vista magnifica sulla pianura padana. Un angolo perfetto per la foto di gruppo. Un cartello indica i rilievi visibili all’orizzonte, e con una punta di orgoglio scopriamo che tra quelli segnalati ci sono anche i nostri Colli Euganei. Purtroppo oggi la leggera foschia li nasconde, ma ci piace immaginare che da laggiù qualcuno stia guardando nella nostra direzione, chiedendosi: “Chissà dove sono finiti oggi quelli delle Terme…”

Da Guiglia ripartiamo in direzione di Zocca, paesotto montano adagiato sugli ottocento metri dell’Appennino modenese. La strada sale dolce, tra castagni e tornanti che sanno già di autunno. Entrando in paese, lungo il viale principale, ci accoglie una curiosa installazione: una serie di luminarie spente che riportano, parola per parola, il testo di “Alba Chiara”. Già questo basterebbe a far capire dove siamo: a Zocca, patria del Blasco. Qui Vasco Rossi non è solo un idolo, è un santo laico del rock : la sua faccia campeggia su manifesti, vetrine, murales, e persino sulla parete della scuola principale, dove una gigantografia di Vasco sorveglia l’ingresso.

Zocca conta circa 4800 abitanti la cui stragrande maggioranza deve essere di fede islamica, almeno a giudicare dal numero di mamme che aspettano i loro figli all’uscita da scuola. Sembrava di essere al souk di Marrakech, tra voci, colori e profumi che si intrecciano alla tranquilla quotidianità dei montanari emiliani.

E visto che siamo a Zocca non possiamo non fare un salto alla casa di Vasco che è diventata meta di tutti i suoi fans. Naturalmente non si trova in centro al paese, troppo facile, ma in una frazione poco distante, raggiungibile solo dopo aver scalato un paio di rampe assassine che mettono alla prova anche i più devoti.

Arrivati alla villetta, la riconosciamo subito: i murales che negli anni si sono sovrapposti formano ormai una composizione astratta e illeggibile, un mosaico di colori e dediche che raccontano l’amore dei fan più di qualsiasi targa commemorativa.
Davanti al cancello troviamo due coppie di Venezia, in evidente stato di adorazione. Uno scatta foto come fosse al Louvre, l’altro mormora versi di Siamo solo noi come fossero una preghiera.
Noi, un po’ sudati e un po’ divertiti, ci limitiamo a osservare in silenzio e a scattare qualche foto, quasi per non disturbare la liturgia del rock.

Ripartiamo da Zocca in direzione di Tolè, e il paesaggio cambia ancora una volta.
Gli alberi hanno indossato la loro migliore collezione autunnale, una sfilata di gialli, rossi e marroni che nulla ha da invidiare alle passerelle di Milano. Il sole di questa ottobrata generosa accende le chiome come fiammelle nel bosco, e ogni curva regala un quadro diverso: aceri infuocati, castagni ramati, querce che sembrano scolpite nella luce. Sullo sfondo, l’azzurro vivo del cielo fa da contrasto perfetto.

Da qui il tracciato si snoda in un bel sali e scendi facile da pedalare, immerso tra colline che sembrano fatte apposta per godersi la bella luce del pomeriggio.


Raggiungiamo il Passo Sella della Croce, da dove inizia una lunga e piacevole discesa che ci accompagna, tra paesaggi splendidi, verso il nostro parcheggio.

Ma, come in ogni giro che si rispetti, arriva la ciliegina sulla torta: il buon Carlo da Bologna propone un’ultima fatica, la salita a San Lorenzo in Collina.
E, incredibilmente, tutti accettano di buon grado la deviazione (forse perché nessuno ha osato dire di no). All’imbocco della salita, il Presidente decide che è il momento di scrivere la sua pagina epica: una sgassata degna del miglior Pogacar! Sarà stato San Lorenzo, santo protettore di Abano Terme, o magari il profumo della mortadella che già aleggiava dal parcheggio, fatto sta che il nostro “robusto” leader ha dato del filo da torcere ai più accreditati scalatori del gruppo. (Oppure, più verosibilmente, nessuno si era accorto che era in fuga).

A San Lorenzo scatta la strategia della mortadella: chi arriva primo prende la Coppa, tutti gli altri invece la Mortadella, e l’ultimo… niente. Il risultato? Nessuno voleva arrivare primo, per non perdere il gustoso premio portato al parcheggio dal Pedale Bologne. Ho visto Valter in surplace immobile, in precario equilibrio sulla bicicletta, pur di non arrivare primo, e Ivano che era in ultima posizione, con una serie di controscatti riesce a rientrare in gruppo sul filo di lana.

Ed eccoci finalmente al nostro terzo tempo.
Il magico furgone di Valter comincia a sfornare panini con mortadella, gentilmente offerta dagli amici bolognesi, insieme a olive, sottaceti, arachidi, birra, vino, crostini, crostate… e molto altro ancora.

L’atmosfera si tinge subito di rock quando dal furgone esce Valter con un paio di microfoni e un altoparlante da luna park, da cui iniziano a uscire le note delle più belle canzoni di Vasco: Alba Chiara, Siamo solo noi, Vivere, Vado al Massimo. Anche davanti ai microfoni, il nostro gemellaggio con il Pedale Bolognese trova il suo suggello… e qualche voce stonata viene perdonata per il piacere della compagnia.

Si conclude così un’altra bella escursione, l’ultima “fuoriporta” accompagnata dal magico furgone di Valter per il 2025. Ma seguiteci sempre perchè Le Terme non finiscono mai… come i famosi rotoloni!

Condividi:

3 thoughts on “Ottobrate Emiliane (Mortadella Rock)”

  1. E per l’ennesima volta tanti complimenti al presidente per il poetico resoconto; e un ringraziamento agli amici del Pedale Bolognese per il bel giro proposto, in particolare per il passaggio a Zocca, e per l’ottima mortadella!

Scrivi qui un tuo commento.. anonimamente senza alcuna registrazione..