Sua Maestà LO STELVIO

Stilfser Joch (in tedesco), 2758 m s.l.m.

La sveglia

Un’intera giornata dedicata a sua Maestà lo Stelvio.

La sveglia puntata nel cuore della notte alle ore 03:00. Fuori buio pesto. Un rapido controllo della borsa: dimenticato niente? Scarpe, manicotti, casco, computerino, borracce, tutto a posto.. Per colazione a quest’ora basta un espresso e un paio di biscotti. Esco di casa alle 03:45 con la bici sotto il braccio e saluto a bassa voce un coinquilino che rientra a quell’ora probabilmente dopo una serata di bagordi. Lui mi guarda stranito, ma ovviamente non può capire.

Fuori, nel buio più totale, mi aspetta già Valter con la sua macchina e bici già caricata. Passiamo anche da Sandro, carichiamo la bici in silenzio come dei ladri e partiamo. A quest’ora per strada quasi nessuno. Dal paninaro in tangenziale un gruppetto di attardati “guerrieri della notte” si stano facendo l’ultima birra e un paninazzo onto.

Il viaggio

Se tutto andrà bene, ci aspettano tre ore di viaggio abbondanti prima di essere al cospetto di sua Maestà lo Stelvio. Se tutto andrà bene, appunto … Sorvolo sulle difficoltà del viaggio e sul “mancamenti” della macchina del Valter che non voleva saperne di arrivare nel profondo Sudtirolo.

In qualche maniera alle ore 09:00 spaccate eravamo tutti in posa per la foto prima della partenza. Ormai ci vuole il grandangolo per farci stare tutti nella stessa foto. Il richiamo dell’iconica salita ha convinto 23 ciclisti, 2 motociclisti e 2 autisti a lasciare le accalorate terre venete per salire nell’aria frizzantina tra queste montagne ancora parzialmente innevate.

La scalata

Ed eccoci, come i più osannati professionisti a scalare la famosa cima Coppi del Giro d’Italia. Campioni del passato e del presente si sono dati battaglia su questa salita che non fa sconti a nessuno. Con i suoi tortuosi 24 chilometri di asfalto, distribuiti in 48 tornanti e una pendenza media del 7,6% diventa un bel test fisico ma soprattutto mentale. Imperativo è prenderla con la dovuta calma, gestire lo sforzo per non arrivare ad affrontare gli ultimi metri senza nessuna energia.

Si formano naturalmente più gruppetti che salgono a velocità diverse. Ognuno del suo passo? No, si cerca ti restare col passo di chi ti precede. Ognuno immerso nei suoi pensieri, ascoltando il respiro che diventa sempre più affannoso, il cuore che pompa incessantemente sangue e ossigeno ai muscoli che si contraggono liberando la loro energia sui pedali.

Il paesaggio tutt’attorno è incantevole, il verde intenso dei prati e dei bosci, le cime ancora innevate si stagliano nel blu intenso del cielo solcato qua e la da qualche nuvola bianca. La tentazione di fermarsi per scattare una foto è tanta ma il pensiero di perdere il ritmo ci fa decidere di memorizzare queste immagini nei nostri ricordi e di continuare la scalata.

Gli ultimi tornanti visti da sotto sono uno spettacolo spaventoso ma la loro vista non ci scoraggia, anzi ci sprona a proseguire.

La salita dello Stelvio è avvolta da un fascino particolare, la storia l’ha resa unica. Nei nostri ricordi sono presenti le immagini di campioni che salgono stravolti dalla fatica ma travolti dall’entusiasmo di un mare di folla che li incita a ogni pedalata. Per noi oggi non ci sono tifosi, siamo soli, noi in bicicletta e la montagna con la sua maestosità e il suo silenzio, interroto ogni tanto da un fiscio di marmotta da un verso di un uccello predatore o dal rombo assordante di una moto che passa.

Il Passo

L’arrivo ai 2758 metri del Passo dello Stelvio è una liberazione, un misto di felicità e fatica. Tra le tante moto parcheggiate si cercano i compagni che ci hanno preceduto per mostrare loro la nostra soddisfazione e ricevere i loro complimenti. Quando gli sguardi si incrociano non servono parole o pacche sulle spalle, siamo consapevoli di aver vissuto questa magnifica esperienza assieme e che le emozioni sono le stesse per tutti.

Pur essendo a metà luglio il termometro qui misura 10 gradi, fa freddo e siamo tutti sudati, bisogna coprirsi mentre si aspettano gli ultimi amici e prima di affrontare la lunga e veloce discesa sul lato svizzero della montagna. Ora abbiamo anche il tempo per un panino e per fare qualche foto e immortalare i nostri sorrisi.

Il rientro dalla Svizzera

Si riparte prudentemente in discesa in un paesaggio completamente diverso. Il lato svizzero sembra ancora più verde e la strada scende verso Santa Maria tra prati, boschi e impetuosi ruscelli. Salutiamo la nostra scorta in moto al bivio di Passo Umbrail, loro proseguono verso Bormio per rientrare a casa. Grazie Giovanni e Lorenzo a cui dobbiamo molte di queste foto. Ora siamo scortati dalle auto di Roberto e Marina dove abbiamo caricato tutti i nostri zaini.

Dopo aver ammirato il Monastero di San Giovanni, con il bel campanile, a Muestair, passiamo la dogana e torniamo in Italia. Ci fermiamo a Glorenza per una foto al centro della bellissima cittadina.

Non ci resta che arrivare al parcheggio dove le nostre macchine ci hanno aspettato pazientemente. Appuntamento per tutti in birreria a Forst dove chiudiamo in bellezza, da par nostro, questa fantastica esperienza.

Chiudo questo resoconto sorvolando sui preoccupanti problemi meccanici del rientro che ci hanno fatto pensare di dover abbandonare l’auto a bordo strada e rientrare a casa sulle nostre più affidabili biciclette.

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