L’Artica Asfaltata

Le linee guida dell’I.N.P.S. suggeriscono ai pensionati ultra-sessantacinquenni, soprattutto se in sovrappeso e se in passato sono stati impiegati sedentari trascorrendo una vita intera dietro una scrivania, di non uscire in giornate fredde e umide come quella di oggi. Consigliano invece di leggere il giornale in pantofole, seguire una serie televisiva o al massimo fare un giro di tombola al Circolo Anziani del paese.

Ma noi del Team “LE TERME” (omettiamo i nomi dei presenti per motivi di privacy) non siamo tipi da seguire le istruzioni alla lettera! Così eccoci qui, con le nostre bici, a sfidare il meteo e raccontare un’epica uscita di fine gennaio.

Il percorso è stato disegnato, come quasi sempre, da quel sant’uomo del presidente che non riesce a resistere alla tentazione di infilare salite arcigne ovunque. Considerando il periodo, le condizioni meteorologiche e la coincidenza con “L’Artica” – la celebre rievocazione ciclistica di bici d’epoca a Lonigo – ha battezzato il nostro giro “L’Artica Asfaltata“. Un nome che gioca sulla differenza tra il nostro itinerario, interamente su strada, e quello dell’evento ufficiale che include tratti di sterrato.

Alla partenza, una coltrina di nebbia (i veri veneti ricorderanno il significato di coltrina in dialetto) e nuvole basse avvolgeva tutto, creando un’atmosfera grigia e umida che sembrava più pioggia che condensa. Ma noi, impavidi ciclisti pensionati, siamo partiti lo stesso. Il nostro uomo di colore (il Maron) sfoggiava i suoi nuovi guanti termici -ciclisti Le Terme con i quanti termici (appunto)- e oggi anche una cassa acustica che diffondeva musica anni ’70. Sembrava il passaggio dell’arrotino in apecar con la sua musica a palla e mancava solo che gridasse “donne è arrivato l’arrotinooo”.

Il percorso prevedeva lo svalicamento del mitico Sereo, per poi affrontare Albettone e raggiungere i piedi dei Berici in località Villa del Ferro. E qui, cari lettori, l’affare si è fatto serio: la salita sfiora il 20% di pendenza in alcuni tratti! Gli indomiti pensionati del Team LE TERME sbuffavano come locomotive a vapore e arrancavano, attenti a non alzarsi sui pedali per evitare di scivolare sull’asfalto viscido.

Superata questa prima sfida, un falsopiano ci ha accompagnati tra le colline beriche fino a Lonigo, dove ci siamo concessi un meritato ristoro (cioccalata con panna, caffè e macchiatoni). Ma è stata una pausa breve, perché subito dopo ci attendeva la lunga salita a Rocca Pisana e arrivati al capitello, giù nella discesa tecnica e umidiccia verso Sarego. Dopo solo qualche metro di pianura, è iniziata una nuova serie di salite: prima quella del “prosciuttificio” fino a Grancona, poi il muro di via Monte per scendere nel tratto boschivo fino a Bocca d’Ascesa.

“Ascesa”, già, non avevamo dubbi. Una dura salita che ha messo a dura prova le gambe di tutti, anche qui con pendenze che sfioravano il 20% verso Toni Cucco. A San Gottardo ci siamo immessi sulla dorsale Berica, per poi imboccare un’altra stradina forestale che conduce ai piedi della salita (ancora?!) di San Giovanni. Dopo un breve falsopiano e una discesa verso Soghe, ci siamo trovati a Villabalzana. Girando a destra, ma mai in piano, verso la Torretta, seguita dalla lunga picchiata degli Ulivi verso Nanto.

E come se non bastasse, il Sereo ci aspettava di nuovo per il ritorno! Dopotutto, come diciamo sempre: “Il Giro non ze beo se non femo anca el Sereo!” e oggi l’abbiamo fatto sia all’andata che al ritorno.

E qui, un po’ di cronaca locale: per chi non lo sapesse, il Sereo è in salita iconica dei Colli Euganei, balzata agli onori della cronaca e dei social per una rovinosa caduta nel bosco di una ragazza aponense in bici, con il fidanzato che da buon veneto invocava l’aiuto del buon Dio (“Dove veto ‘more, Dio Buono di Santo, Dio Tutto!”). Un episodio che ci ha regalato uno slogan involontario, ormai parte del folklore locale.

Siamo rientrati ad Abano dopo circa 110 km e, udite udite, oltre 1.500 metri di dislivello. Roba da professionisti no da vecchi pensionati!! Siamo rientrati stanchi? Sì. Infreddoliti? Anche.
Ma eravamo soprattutto soddisfatti e fieri della nostra bella, dura, e lunghissima pedalata.

E così, tra salite proibitive, discese vertiginose e un buon mix di umorismo e fatica (un po’ di fantasia dell’autore), anche oggi abbiamo scritto un’altra pagina epica del nostro ciclismo amatoriale.

Alla prossima avventura!

Nota finale:

Pare che il nostro motto “Il Giro non ze beo se non femo anca el Sereo!” sia arrivato all’orecchio del dottor Urbano Cairo, il boss della Gazzetta dello Sport che organizza il Giro d’Italia, perchè qualche tempo fa’ ci ha contattato chiedendoci il permesso di includere il Sereo nel percorso del Giro d’Italia. Ovviamente abbiamo detto di NO, perché il Sereo è esclusiva del Team “LE TERME”! Gli abbiamo però consigliato di ripiegare sulla Cingolina salendo da Galzignano… non sarà iconica come il Sereo, ma per quest’anno se la faranno bastare. Ah, pare abbia abboccato.


Condividi:

Scrivi qui un tuo commento.. anonimamente senza alcuna registrazione..