Giro del Zoba – Edizione Primavera 2025
Colline Asolane, pensionati allo sbaraglio e una tartaruga in fuga
di Flavio Salmistraro – reporter di strada

Il Meteo
La primavera ha deciso di farci un regalo, e noi del Gruppo Ciclistico Le Terme l’abbiamo scartato velocemente come l’ultimo uovo di Pasqua. Dopo giorni di previsioni più inquietanti di una puntata di “Quarto Grado”, giovedì 24 aprile il cielo si è svegliato con il buon umore: qualche nuvola innocua, giusto per la coreografia, e quel venticello contrario all’andata che fa subito “epica”.
La Destinazione
Ore 8:30, partenza da Abano. Una ventina di eroi, in assetto da lunga distanza, meglio noti come “Pensionati allo sbaraglio” (solo un paio di diversamente anziani col vizio del lavoro che si sono probabilmente presi un giorno di permesso). Destinazione le Colline Asolane, alias Colline Silenziose. Un nome poetico che è tradizionalmente attribuito a Gabriele D’Annunzio, il Vate per eccellenza, che descrisse questi luoghi con toni ispirati e contemplativi.
Il Coffee Breack
A San Martino di Lupari, prima sosta caffè: un’oasi di ristoro… fino all’arrivo della cameriera che ci ha ricordato, con tono deciso, che “se ordinate tutti insieme bene, altrimenti… ”. E noi, ligi come al solito, abbiamo scelto la terza opzione: il caos.

Il Percorso
Rinvigoriti dal caffè ripartiamo verso i famosi colli.
Il percorso, rivisitato con qualche stradina alternativa tra Oné di Fonte e Paderno, si è rivelato una scelta da intenditori: saliscendi sinuosi, paesaggi da cartolina e quella sensazione di pedalare dentro un quadro impressionista. A bordo strada, il verde lussureggiante, i filari di vigne ordinati e la primavera che, armata di pennelli, ha deciso di farsi notare.






Scalatori puri?
Ma il cuore del giro è là, sulle Colline Asolane. Da Collalto a Forcella Mostaccin, le pendenze hanno messo alla prova anche i più coriacei. E mentre ciascuno saliva al proprio ritmo, siamo stati sorpassati – con beffarda eleganza – da un cucciolo di tartaruga, che pare abbia anche lanciato uno sguardo di scherno. L’umiliazione è stata collettiva, quindi sopportabile.





Due gocce d’acqua






Ad Asolo, una delle nubi decorative ha avuto un colpo di orgoglio e ha deciso di esibirsi in un acquazzone improvviso. Per fortuna eravamo già al riparo, in attesa dei panini alla porchetta, gestiti dal cameriere più lento dell’emisfero boreale. Fortunatamente la cronotabella del Presidente ha previsto anche tutto questo e alla fine è risultata perfetta.





Il Ritorno
Il ritorno? Una sinfonia. Vento a favore, leggera discesa fino a Limena, e gambe che sembravano rinate (o forse solo ansiose di finire). Perfino la tartaruga, stavolta, ha mollato. Ma non tutto è filato liscio: Crivellaro, con la sua terza foratura, è ormai in pole position per succedere al Presidente nel prestigioso titolo di “Sfigato dell’anno”. Il Maron, il nostro uomo di colore, ormai cambia una camerdaria in un batter di ciglia, quasi come un Pit Stop di Formula1, e merita tutti i nostri applausi e il monumento arboreo “W Maron” creato per l’occasione sul monte Grappa.

A Tencarola ci siamo fermati da FINOTTO Moda, il nostro nuovo sponsor, dove non sono mancate alcune foto con la titolare a sugellare la partnership.




Monumento ai Caduti

Nota meno allegra, purtroppo, la caduta nel gruppo che ha coinvolto la nostra infaticabile Simonetta e l’amico Cestaro. Per la nostra “quota rosa” solo una piccola escoriazione e un po’ di paura mentre Fabio ha stretto i denti fino ad Asolo prima di arrendersi alla frattura di un paio di costole e altre due sono state riscontrate dalle radiografie (sembra siano state procurate dalle legnate della moglie, quando è venuta a recuperarlo in auto e si dice anche che la Signora non sia nuova all’uso di sanzioni domestiche). A lui vanno i nostri auguri di pronta guarigione… e alla moglie tutto il nostro rispetto.
Conclusioni
In definitiva, 160/170 chilometri di bellezza, fatica, ironia e spirito di gruppo: quel mix inimitabile che rende ogni nostra uscita qualcosa da ricordare, anche quando a raccontarla ci vuole un pizzico di fantasia e un buon impasto di amicizia vera.














“Perché scrivo questi resoconti?“ – vi chiederete.
Perché condividere la gioia di pedalare, per chi quel giorno non c’era, è il modo migliore per farli sentire comunque parte del gruppo.
E perché, in fondo, ogni giro è una piccola storia che merita di essere ricordata e raccontata. Pedaliamo con le gambe, si, ma soprattutto con il cuore.


