Il giorno della Memoria

Muore solo chi viene dimenticato

Come consuetudine nel nostro gruppo ciclistico, chi arriva per primo alla fine della salita aspetta con pazienza gli altri. Oggi ci piace immaginare che i nostri amici, che ci hanno preceduto nella Pace del Signore, siano ora lì, sorridenti, appoggiati alle loro biciclette, a raccontarsi le storie del loro lungo, faticoso ma felice percorso. Ci aspettano alla fine della salita, ci guardano dall’alto arrancare nel nostro ancora tortuoso percorso, pronti a proseguire insieme il viaggio verso la Casa del Padre.

A tutti loro oggi abbiamo dedicato un pensiero, un ricordo e una preghiera.

Ciao ragazzi

Facco Santino                                   

Moro Giuseppino                              

Lazzarin Vasco                                 

Barbiero Gabriella in Zanetti            

Lupi Carlo                                         

Pescante Alessandro                         

Visentin Vittorio                                

Mario Gianni

Gastaldello Paolo

Paiusco Dino

Rizzo Gianni

Rigoni Gilberto

Borgato Alice

Bertan Severino

Pozza Pieluigi

Pozza Ferruccio

Coletti Guido

Pasquini Guido

Marivo Severino

Vottorello adriano

Beghini Basilio

Minelle Mario

Torresin Albano

Rizzo Elvira in Foralosso

Bassan Paolo

Squarcina Alcide

Collari Enzo

Ciao ragazzi

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Una gita sul Po (in bianco e nero)

In una grigia giornata di fine ottobre abbiamo deciso di dirigere le nostre biciclette verso sud alla ricerca di un po’ d’azzurro. Di azzurro non ne abbiamo trovato neanche un po’, ma in compenso abbiamo trovato il Po.

Partiti dal Ponte di Mezzavia alle 09:00 del mattino abbiamo attraversato un banco di nebbia nei pressi di Monselice ma per il resto del nostro viaggio siamo stati accompagnati da un anonimo cielo coperto e un po’ di foschia.

Dopo aver smarrito uno dei nostri compagni più indisciplinati lungo la strada, ma non a causa della nebbia, abbiamo fatto tappa a Rovigo per compiere il nostro rituale di caffè e macchiatoni nella centralissima e vivace Piazza Vittorio Emanuele II, oggi sede del mercatino.

Recuperato telefonicamente il “disperso” siamo ripartititi sempre in direzione Sud fino ad incrociare il più lungo fiume d’Italia che per ironia della sorte ha il nome più corto: Il Po

Pedalare lungo l’argine, con gli imponenti pioppeti che fanno da cornice al fiume, in un’atmosfera in bianco e nero, evoca i ricordi dei film della nostra infanzia, come quelli con Don Camillo e Peppone. Questi film erano ambientati a Brescello, un po’ più a ovest rispetto a noi, e venivano interpretati dagli indimenticabili attori Cervi e Fernandel.

Il Po

E così ci siamo trovati a Pontelagoscuro (evviva la tavolozza di colori) ad attraversare il vasto fiume sul ponte di ferro, che, come era prevedibile, era dipinto in un vivacissimo grigio, perfettamente in sintonia con il grigiore della giornata.

L’imponente corso d’acqua torbida, maestoso e imponente, scorreva alto sulle sue rive, trasportando con vigore una vasta quantità di tronchi, arbusti e molti detriti galleggianti verso il mare. Questo inquietante spettacolo era la conseguenza delle abbondanti piogge degli ultimi giorni nella pianura padana. Tutto quel prezioso liquido, raccolto dai fossi, confluito nei torrenti e nei fiumi che si gettano nel grande fiume che si fa carico di trasportarlo inesorabilmente verso le sue foce e infine verso il vasto mare Adriatico.

Ferrara

Lasciatoci il Po alle spalle, entriamo pedalando trionfalmente a Ferrara, non come i trentatré trentini che entravano in Trento tutti e trentatré trotterellando, e ci imbattiamo nel cartello che proclamava “Ferrara la città delle biciclette”.

Arriviamo nel cuore di Ferrara e ammiriamo il Castello Estense, l’emblema più rappresentativo della città. Questo maestoso castello venne eretto nel 1385 con l’obiettivo di fungere da fortezza per il controllo politico e militare del territorio e per la protezione della famiglia Estense. La posa della prima pietra, avvenuta simbolicamente il 29 settembre, in occasione del giorno di San Michele, gli conferisce anche il nome di Castello di San Michele.

Continuiamo a circumnavigare il Castello per raggiungere la suggestiva piazza della Cattedrale, costantemente “avvolta” in impalcature per nascondere i lavori in corso. Procediamo davanti al Palazzo del Municipio e notiamo la statua minacciosa di Girolamo Savonarola, conosciuto come “Il fustigatore”.

Egli si distinse per il suo ruolo di accusatore della corruzione e della decadenza all’interno della Chiesa, predicando la penitenza come unico cammino verso la salvezza. Savonarola era contrario a ogni forma di lusso, che riteneva causa di depravazione, e promosse processi contro coloro che riteneva immorali, organizzando i famigerati “roghi delle vanità”, durante i quali venivano bruciate opere d’arte, libri e strumenti musicali. Il frate domenicano, originario di Ferrara, fu impiccato e poi arso sul rogo dalla Chiesa a Firenze insieme ai confratelli Domenico e Silvestro, con l’accusa di eresia.

Dopo aver effettuato la nostra rapida visita alla città (cosa che richiederebbe giorni ad altri), decidiamo di metterci nuovamente in sella e dirigere le nostre biciclette verso Nord. Modifichiamo il nostro percorso rispetto all’andata, attraversando ampie campagne e campi perfettamente coltivati che testimoniano l’abilità dell’uomo nell’opera di coltivazione. Attraversiamo Pescara (non quella in Abruzzo) e giungiamo a Ro (non quella vicino a Milano), dove abbiamo programmato una sosta per gustare toast, panini e birra.

Ricaricati di energia, riprendiamo il nostro viaggio verso casa. Ci restano circa 50 chilometri e impostiamo la nostra consueta velocità di crociera, che ci permette di avanzare rapidamente senza esagerare e, soprattutto, in totale sicurezza.

Così, mentre percorriamo gli ultimi chilometri di questa bella e lunga pedalata, riflettiamo sulla meravigliosa giornata trascorsa in compagnia. Abbiamo attraversato paesaggi suggestivi e visitato luoghi storici. Le biciclette ci hanno portato in giro attraverso città e campagne, offrendoci una prospettiva unica sulla bellezza del nostro territorio.

Ma ciò che rende questa giornata davvero speciale è stata la compagnia dei nostri amici, condividendo risate, storie e la gioia di esplorare insieme. È in momenti come questi che ci rendiamo conto di quanto sia preziosa l’amicizia. Mentre ci avviciniamo a casa, portiamo con noi il calore di questa esperienza e il ricordo di una giornata perfetta, anche se grigia, passata in compagnia.

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Garda Tour 2023

Eccitante Pedalata Autunnale sul Garda

Anche in autunno, il Lago di Garda è una meta affollata di turisti, principalmente stranieri, che riempiono le gelaterie e i ristoranti lungo la riva. Molti di loro indossano costumi da bagno per godersi gli ultimi raggi di sole, mentre alcuni più coraggiosi si tuffano in una rinfrescante nuotata.

Anche noi, ciclisti d’età matura, non possiamo resistere al fascino del Lago e siamo tornati per la seconda volta quest’anno per esplorare nuovamente la sua panoramica bellezza, pedalando lungo le strade che seguono il suo contorno.

Come potete notare dal grafico generato dal GPS sulla bicicletta, qualcuno ha deviato un po’ dal “contorno”, attratto dalle acque cristalline del lago, ma, richiamato, ha prontamente fatto ritorno sulla strada giusta.

Le condizioni meteorologiche ancora piuttosto miti in questi giorni ci hanno permesso di affrontare il Giro del Garda indossando la nostra tenuta estiva, anche se alcuni tra noi più sensibili al freddo hanno preferito utilizzare almeno i manicotti per la prima ora di pedalata.

Il panorama

Sorvoliamo sui dettagli tecnici e competitivi dei partecipanti, che comunque si sono dimostrati all’altezza del compito, mantenendo una costante e tranquilla velocità di crociera. Ciò ci ha consentito di concentrarci sulla strada e di ammirare appieno la bellezza del panorama circostante.

Il coffee break

Come sempre, le pause per scattare foto, concedersi una sceneggiata al bar per ordinare caffè e macchiatoni, il momento del pranzo e i festeggiamenti all’arrivo sono le nostre specialità di sempre. In questi momenti, sappiamo davvero esprimere appieno il nostro spirito e il nostro potenziale.

La soppressa di Cesare

Oggi, con l’eccezionale soppressa di Cesare, le numerose bottiglie di prosecco e le prelibate focacce casarecce, il terzo tempo è stato ancor più gustoso e ha fatto la gioia di tutta la compagnia. Abbiamo abbondantemente reintegrato le calorie consumate durante la pedalata e, anzi, ne abbiamo accumulate molte di più nel nostro “magazzino” di energia.

I calzini di Maurizio

Degni di nota ed autentica attrazione della giornata sono stati gli stravaganti calzini di Maurizio. Molti sono sembrati interessati all’acquisto e anche altri ciclisti e turisti li indicavano con il dito e urlavano a squarciagola “varda che bei calzeti, chissà dove li gà comprà?” oppure “chissà se i fa’ anche da omo“

Per chi fosse interessato li può trovare da MG-Sport a Villa di Teolo (chiedere di Maurizio)

Archiviamo anche questa bella giornata tra quelle da ricordare. Ci siamo divertiti, è andato tutto bene, nessuna foratura e abbiamo rafforzato, se ce ne fosse bisogno, la nostra amicizia.


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La Dieci Colli Bolognesi

A volte ritornano

Ebbene si, siamo tornati con entusiasmo a percorrere le strade delle Colline Bolognesi che tanto ci erano piaciute, non più tardi di due settimane fa.

I magnifici sette (The Magnificent Seven)

A causa di qualche imprevisto di fine stagione le adesioni alla bella trasferta in terra Emiliana sono state solo sette, ma si è trattato di un magnifico gruppetto di qualità. All’anagrafe: da sinistra a destra Paolo, Lorenzo, Marco, Monica, Simone, Flavio, e dietro la macchina fotografica Mauro.

Il Percorso

Per il percorso ci siamo ispirati alla famosa GranFondo Dieci Colli di Bologna con qualche nostra piccola interpretazione, eliminando qualche km di pianura ma mantenendo la stessa difficoltà ed altimetria dell’originale.

Parcheggio sempre ad Ozzano Emilia, un caffè allo stesso bar “da Laura” dove veniamo riconosciuti dalla cameriera probabilmente dalla confusione nell’ordinare brioches, caffè e macchiatoni in modo sempre approssimativo.

Pronti via e si va subito in salita verso Settefonti, le gambe non ancora a regime si fanno sentire e il fiato corto fa sembrare questa salitella di 300m di dislivello una succursale dello Stelvio. Scendiamo a Mercatale e prendiamo la strada che sale dolcemente verso Noce e Pizzano. Dopo qualche km ancora una bella ed impegnativa salita, via Cà di Gennaro per passare nella valle adiacente e scendere a Zena. Qui ripercorriamo la strada che porta a Fornace per deviare poi, sempre in salita, verso Quinzano e Loiano.

Da Loiano percorriamo la bella e veloce discesa ci porta da Bibulano fino all’incrocio con la nostra variante. Invece di girare a sinistra per Fondovalle Savena, saliamo verso Monzuno costeggiando un campo da golf con le buche tutte in discesa (o in salita dipende dal punto di vista). Poco prima di Monzuno, e sempre in salita, giriamo a sinistra verso Trasasso per seguire con dei bei saliscendi la dorsale che attraversa il bel borgo La Villa prima di ridiscendere in Fondovalle Savena.

Anche da qui subito una impegnativa salita verso Fradusto e la famosa Monghidoro.

Monghidoro (già Scaricalasino)

Gianni Morandi non c’era? No, abbiamo anche chiesto ma sembra l’avessero mandato a prendere il latte suonando la fisarmonica e cantando in ginocchio da te.

Questo cartello ci ha subito incuriosito. Invece di celebrare il famoso cantante degli anni ’60, il paese ricorda un strano antico nome della cittadina. Il toponimo di Scaricalasino risale al momento in cui i bolognesi decisero, nel 1264, di costruire un presidio di confine fra il loro territorio e quello fiorentino. Questo nome deriva dal fatto che il luogo era una stazione doganale dove gli animali da soma erano temporaneamente scaricati dal peso delle merci trasportate, onde poter eseguire i controlli di frontiera. L’utilizzo di questo toponimo è comunque rimasto fino ai giorni nostri nel dialetto bolognese, dove il paese è chiamato Dscargalèsen.

Il confine

Arriviamo dunque al confine che separa la provincia di Bologna da quella di Firenze e dunque l’Emilia Romagna dalla Toscana. E qui è l’asino a dover scendere dalla bici per una foto celebrativa.

Si prosegue dunque in direzione Firenze seguendo la Strada della Futa fino ad arrivare al Passo della Riticosa (alt. 968 slm). Ormai a poche pedalate da Firenze, solo 58km, qualcuno azzarda l’idea di proseguire ma credo si sia trattato o di uno scherzo o di poca lucidità.

Ed eccoci pronti per il giro di boa, pronti per ritornare alle nostre auto. Abbiamo percorso fino a qui circa 70km ma con 2.200m di dislivello e ora ci aspetta una bella e lunga discesa di 30/35km per tornare in pianura padana, non prima però del classico selfie di Paolo che ci ritrae tutti e sette (i magnifici) con lui in primo piano a sfoggiare il suo nuovo look (il baffo che conquista).

Foto

Conclusioni

Siamo tornati e abbiamo riconosciuto i profumi, i colori e i paesaggi della nostra prima visita, descritti nel precedente articolo “Nuovi Orizzonti“, abbiamo trovato e respirato su queste strade una sorta di importante storicità, strade vissute, attraversate nei secoli da gente comune, cacciatori, viandanti, commercianti, religiosi, militari che hanno fatto su queste montagne, in questi boschi, tra queste colline, la storia che ora conosciamo come Italia.

Dal punto di vista atletico sportivo cosa dire di questi sette indomiti ciclisti?
Credo che possiamo riassumere tutto in un unica parola: GRANDI


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