Euganei & Felsinei: quando l’amicizia corre su due ruote

Sabato 27 settembre i Monti Berici sono stati il palcoscenico di una nuova pedalata in compagnia degli amici del Pedale Bolognese.
Il nostro gemellaggio non è mai stato ufficializzato da pergamene o timbri, ma l’amicizia nata un paio d’anni fa, per puro caso, durante un nostro giro sulle colline bolognesi, è diventata una consuetudine che parla di esperienze condivise, risate e fatica ben spesa.

La partenza da Abano Terme è avvenuta sotto un cielo che, contrariamente alle previsioni, ci ha regalato luce limpida e aria frizzante. Direzione Vicenza, dove la prima sosta non poteva che essere davanti a Villa Almerico Capra, meglio conosciuta come La Rotonda. Capolavoro di Andrea Palladio, costruita a partire dal 1566, questa villa è un inno alla simmetria e all’armonia rinascimentale: quattro facciate identiche e una pianta centrale ispirata ai templi classici. Insomma, una bellezza che fa quasi dimenticare di avere le gambe già calde dalla pedalata.

Dopo la breve lezione di storia dell’arte, via alla vera salita della giornata: quella che conduce al Santuario della Madonna di Monte Berico, che domina Vicenza dall’alto. Con il suo elegante porticato lungo quasi 700 metri e 150 arcate, ricorda non poco il celebre San Luca di Bologna, casa spirituale dei nostri ospiti felsinei.

Foto di rito sulla terrazza che domina Vicenza, sorrisi a 32 denti e qualche battuta campanilistica (più dura la salita di San Luca o questa?) prima di lanciarsi sulla spettacolare dorsale berica, un susseguirsi di saliscendi che ci ha portati fino alla discesa di Toara.

Alcuni passaggi nei boschi e la divertente picchiata della Costabella verso Pozzolo hanno strappato applausi e qualche “ohhh!” di pura gioia agli amici bolognesi, che hanno apprezzato il nostro lato più selvaggio.

Ritornati in pianura, il rientro verso Abano è stato minacciato da qualche nuvolone scuro, quasi a voler dare ragione alle previsioni, ma la pioggia ha avuto la decenza di lasciarci il tempo per un ultimo brindisi (per poi, dopo i saluti, abbattersi senza alcun riguardo sul presidente in fuga verso casa).

Come da tradizione, l’arrivo al nostro baretto della domenica è stato un tripudio di foto, spritz e risate, un perfetto epilogo per una giornata che ha mescolato sudore, storia e amicizia.

Un grazie di cuore va a Gabriele, presidente del Pedale Bolognese, a Ferdinando, e agli altri amici con cui mi scuso per non ricordarne i nomi, ma soprattutto a Carlo e Monica, con i quali abbiamo condiviso anche l’avventura del pellegrinaggio a Roma. Ogni incontro con loro ci ricorda che pedalare insieme non è solo sport: è condivisione e un modo per guardare i nostri percorsi con occhi nuovi, e amarli ancora di più.

E adesso, preparate le gambe e affilate le battute: mercoledì 9 ottobre toccherà a noi sconfinare sulle colline bolognesi, partendo da Zola Predosa per salire fino a Zocca in un giro che si preannuncia già molto… simpatico.

Che i Berici abbiano fatto da prova generale: a Bologna ci aspetta un’altra giornata di ciclismo, amicizia e, inutile dirlo, immancabile convivialità assicurata anche dal furgone di Valter per l’utima volta per quest’anno.

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MONTELLO E COLLINE ASOLANE

Quando organizziamo le nostre escursioni fuoriporta del giovedì, la vera discriminante non è mai la gamba… ma il meteo. Anche questa settimana le previsioni erano da far tremare i polsi: temporali forti tra mercoledì e giovedì. Dopo aver controllato innumerevoli volte le nostre app meteo, abbiamo deciso comunque di confermare la pedalata sul Montello e le Colline Asolane.

Alle 7:00 di giovedì 25 settembre, caricato sul furgone un quantitativo di derrate alimentari degno di sfamare un reggimento (oltre ai classici 50 panini), puntiamo il navigatore verso Volpago del Montello, dove allestiamo il nostro “campo base” proprio vicino al tranquillo “camposanto”. Un inizio… di buon auspicio.

Prima di mettere le ruote sull’asfalto, ci concediamo un caffè nella pasticceria del paese. Qui, un’esuberante parrucchiera, tra un complimento e l’altro, ci chiede addirittura una foto per i suoi social. Tanta socialità è merce rara, e questo incontro ci mette subito di ottimo umore.

Il percorso tracciato dal nostro infaticabile disegnatore di itinerari, a vederlo sulla mappa, sembra un labirinto: incroci che si intersecano, salite che ritornano su se stesse, deviazioni strategiche per non perdere quella salita o quel borgo imperdibile. L’importante è non distrarsi e restare in “traccia”.

Si parte subito in salita, su una delle celebri “prese” del Montello, la nr. 10, per salire in dorsale e poi scendere a Nervesa della Battaglia, da dove risaliamo per la foto di rito davanti al Sacrario del Montello, uno dei principali ossari della Grande Guerra.

Da qui percorriamo la dorsale ammirando i boschi che ci accompagnano, ricordando che proprio su queste strade si è corso il Mondiale di Ciclismo 1985, vinto dall’olandese Joop Zoetemelk, davanti a Greg LeMond e Moreno Argentin. (Nota di servizio: il Super Mondiale 2031 è stato assegnato al Trentino… e qualcuno tra noi ha fatto i conti per capire se tra sei anni sarà ancora in bici per andare a vederlo!).

Archiviata momentaneamente la pratica Montello, scendiamo verso Cornuda per risalire le Colline Asolane in direzione Castelli di Monfumo e Castelcucco. Qui capiamo che i timori di acquazzoni non erano del tutto infondati: nella notte forti temporali e grandinate hanno lasciato a bordo strada grumi di ghiaccio, mentre il manto stradale è spesso coperto da foglie e rami. Risultato: fondo scivoloso e adrenalina a mille.

Attraversiamo l’Itinerario Arte e Cultura, un vero museo a cielo aperto, nel Borgo di Costalunga, tra Cavaso del Tomba e Castelciés: due chilometri di opere che ci lasciano letteralmente a bocca aperta, più delle salite.

Scendiamo da Castelcucco e Monfumo riconoscendo strade che normalmente abbiamo percorso in senso contrario. Ci allunghiamo fino alla piazzetta sopra ad Asolo, salendo da Pagnano e scendendo, dopo la classica foto, da Cassonetto.

Restano due fatiche prima del gran finale: la celebre Forcella Mostaccin, che scende verso Maser, e il ritorno sul Montello percorrendo la Presa 17, fino alla bellissima ciclabile Stradòn del Bosco, accompagnata dalla sua elegante canaletta d’acqua, che ci riporta al nostro Campo Base il Camposanto

Il terzo tempo è, come da tradizione, un tripudio: birre, battute, panini, sopressa, mortadella, bocconcini di formaggio, crostata e, novità del giorno, castagne alla griglia, raccolte e cucinate dal mitico Valter nel il suo furgone magico. Dopo aver svuotato la cambusa e testato i presenti con l’etilometro (altra diavoleria di Valter), siamo pronti a rientrare a casa, archiviando un giro che, senza timore di smentita, mettiamo tra i primi tre più belli dell’anno.

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Lago d’Iseo 2025

Ognuno di noi, nel grande palcoscenico della vita, interpreta un ruolo e spesso indossa una maschera che nasconde la propria vera identità.
Ma quando sali in bicicletta e inizi a pedalare, da solo o in compagnia, ti liberi di ogni travestimento. Resti tu, nudo di artifici: il tuo respiro, i tuoi muscoli, il battito del cuore, l’anima che si riscopre leggera e felice.
È in quel momento che guardi chi ti pedala accanto e li riconosci: non più semplici compagni di strada, ma amici, gruppo, squadra. Diventano LE TERME

E proprio con questo spirito vogliamo raccontarvi la nostra ultima avventura: la splendida escursione al Lago d’Iseo.
La giornata era una di quelle che ti fanno dimenticare le previsioni meteo e gli oroscopi: cielo blu smaltato, aria frizzante e il sole che faceva brillare l’acqua in mille sfumature cangianti.
Pedalare a filo d’acqua è stato un piacere per le gambe e per gli occhi; salire poi più in alto e ammirare il lago nella sua interezza… quasi emozionante.
Quasi, perché l’emozione vera era guardare i compagni sorridere, ognuno con la sua fatica e la sua felicità, mentre la strada ci regalava curve, panorami e qualche scusa in più per fermarci a fare foto e battute.

Houston, abbiamo un problema.

Così è iniziato il nostro viaggio verso il Lago d’Iseo, con il nostro Davide “Big Hole” (Buson) che annuncia, serafico: «Ragazzi… la batteria del cambio elettronico è morta. Zero rapporti disponibili.»
Traduzione: salite comprese, un solo rapporto per tutto il giro.
Davide decide di provare comunque. Missione impossibile? Per chiunque sì, ma nel nostro gruppo non esiste il verbo “provare”: esiste solo fare.
E così Davide, con gambe d’acciaio e faccia da “chi me l’ha fatto fare”, ha affrontato ogni pendenza come se fosse pianura, portando a casa il giro tra gli applausi e qualche risata liberatoria.
Ma il colpo di scena vero arriva da Valter “Del Furgon”, che per pura solidarietà (o forse un filo di incoscienza) decide di affrontare tutto il percorso con lo stesso rapporto.
Se questa non è fratellanza allora ditemi voi cos’è. 🚴‍♂️💪

Unico inconveniente?

Naturalmente no. Con un peloton così numeroso, le probabilità di una foratura salgono più veloci delle bollicine di un Franciacorta.
E infatti il titolo di Principe del Foro va, manco a dirlo, al nostro Beppi “Locomotiva”, che ha pensato bene di replicare la foratura dello scorso anno… proprio sulle stesse strade!
Un déjà-vu così preciso che stiamo valutando di piazzare una targa commemorativa sul punto esatto del crimine.

Divieto di……?

Sosta obbligata per la foto di gruppo sulle sponde del Lago di Endine, proprio di fronte alla chiesetta di San Michele Arcangelo a San Felice.
Ma a rubare la scena non è stato il bellissimo panorama, bensì un cartello di divieto che ha messo in crisi l’intero gruppo.
Ognuno ci vedeva qualcosa di diverso: chi un divieto di balneazione con costume, chi pensa siano vietati i pantaloncini imbottiti da ciclista… 🚴‍♀️
L’interpretazione più creativa, e al tempo stesso più improbabile, è stata però questa:
🚫 “Vietato abbassare le braghe per fare pipì nel lago e divieto di portare mascherina e occhiali da sole.”

Ora, noi ci abbiamo riso sopra per mezz’ora… ma la domanda resta: voi che ci vedete?
Aspettiamo le vostre interpretazioni, purché siano degne della fantasia ciclistica! 😄📸

La Ciclabile

Come non menzionare la bellezza della ciclabile che da Pisogne porta a Marone (non confondetela con Maron, il nostro “uomo di colore”)?
Pedalare a filo d’acqua, con la montagna che da sinistra si immerge nelle profonde acque del lago che luccica alla nostra destra, lasciando uno stretto ma curatissimo lembo di terra da percorrere, è un’esperienza che lascia gli occhi spalancati e la bocca aperta per la meraviglia.
Ogni curva regala panorami che sembrano dipinti, e anche chi pedalava concentrato sulla bicicletta non può fare a meno di fermarsi a contemplare lo spettacolo del Lago d’Iseo.

Happy Hours

E per concludere, il nostro mitico terzo tempo.
Niente di ciclistico o sportivo, ma quanto mai fondamentale per cementare la nostra unione: un bel brindisi, un panino, una fetta di torta e una cascata di sorrisi che valgono più di qualsiasi medaglia.
Anche questa volta il tutto è stato accompagnato da una colonna sonora che sembrava uscita da un juke-box d’oro: i mitici anni ’60-’70-’80, selezionati e mixati con maestria dal nostro DJ Marco, che riesce sempre a trasformare ogni trasferta in una piccola festa itinerante.

Perché alla fine, tra salite, forature e rapporti bloccati, è proprio questo il segreto del gruppo LE TERME:
pedali insieme, ridi insieme… e chiudi sempre con un brindisi che sa di amicizia vera. 🍷🚴‍♂️🎶

Effetti collaterali

Emozioni a pedali

Ho chiesto ai partecipanti di scrivere un commento da condividere nel blog ed ecco cosa mi hanno risposto:

Simonetta (turbo infermiera):

Chiare, dolci e fresche acque di Iseo mai ci fu tanta bellezza. E grazie della splendida giornata trascorsa in allegria con gli amici a cui voglio veramente tanto bene 💖

Sadro (l’eroico ciclista):

La partenza al buio sotto un cielo limpido ricamato in modo impareggiabile da stelle incredibili. Solo questo sarebbe bastato per definire una giornata bellissima. Ma…..giro del lago d’Iseo: un panorama impagabile, un paesaggio da favola un percorso unico, una compagnia fortissima (nel terzo tempo). Conclusione: una giornata unica.

Luca (l’oste):

Giornata meravigliosa con una salita panoramica e padalabile a tal fine da poter ridere e scherzare. Complessivamento una giornata organizzata sempre al meglio. Terzo tempo ricco di coesione tra tutti noi. Grazie Flavio

Davide (Big Hole):

Anche di fronte alle difficoltà trovo il piacere di stare in questo gruppo meraviglioso e sono molto orgoglioso di farne parte.Grazie a te e a tutti.😉

Francesco (te l’assicuro):

Oggi per me è stata la prima volta all’Iseo.
A parte la bellissima giornata di sole ho apprezzato la prima salita pedalabile con stupendi scorci sul lago; i tratti di strada dove si costeggiava il lago e soprattutto la pista ciclabile sul lago: meravigliosa!
E per finire…il 3° tempo: momento dove apprezzo lo stare insieme, scherzare, mangiare dei buoni panini e non solo.  Grazie Flavio!

Monica (Tirolesa):

Paesaggi che ho visto per la prima volta. A rendere la giornata splendida i colori e la temperatura perfetta, assieme a una squadra instancabile.

Super Mario:

É stata una di quelle giornate che ti restano dentro. Il sole che ti scalda la pelle, la fatica che si trasforma in un piacere puro e il vento che ti porta via i pensieri. E la compagnia, che rende ogni pedalata un’esperienza da condividere.
​Abbiamo percorso quelle strade come se fossero le nostre, con la mente sgombra e il cuore pieno. Il lago, uno specchio che rifletteva il cielo e le nostre biciclette. Ogni salita era una sfida, ogni discesa una ricompensa. Eravamo un tutt’uno, con le nostre ruote che macinavano chilometri.
​Poi, la fine del giro, e la gioia di ritrovarsi, di sedersi per brindare a questa giornata fatta di cose semplici e, proprio pet questo, ancora più speciali.

Maxximo:

Giro spettacolare per il paesaggio, sopratutto kilometri e dislivello ottimi, a portata di tutti e lo conferma l’affluenza delle persone 20, grazie per l’impeccabile organizzazione.

Mauro (Il Signore degli Anelli):

Se vuoi un po’ di pepe nella prossima gita in bici, se cerchi avventura, storia e alla fine relax, dovete fare un’escursione giornaliera con le TERME.
Anche oggi un’esperienza che toglie il fiato, paesi, paesaggi che ti lasciano a bocca aperta.
Grazie al Gruppo, a Paolo, a Valter, a Flavio, anche oggi un’avventura perfetta. GRAZIE !

Paolo (l’uomo di colore):

Il giro io personalmente lo conoscevo perché fatto l’anno scorso, comunque rimane sempre un bel giro paesaggi sia dall’alto che a pelo d’acqua, io personalmente quando esco con il gruppo le Terme mi sento bene mi sento protetto dalle persone che mi circondano. Comunque lo stare in gruppo mi da sicurezza che poi ricambio con chi ha bisogno.
A mio avviso nel gruppo le Terme ho trovato oltre alla fatica sportiva una grande famiglia pronta a condividere piaceri e dolori… a questo punto non mi resta che ringraziare chi ne fa parte e soprattutto il nostro presidente che con il suo lavoro rende a noi tutto più facile….grazie gruppo..grazie presidente.

Marco (l’elegante DJ):

Scrivere qualcosa su uno dei nostri (tuoi) giri, dopo aver letto gli innumerevoli resoconti che hai scritto tu, è arduo; che dire, come sempre anche oggi mi sono gustato un percorso stupendo, che ho rifatto volentieri ricordando alcuni momenti del giro dello scorso anno. Preferisco il lago d’Iseo al Garda perché è più raccolto e da la possibilità di renderti conto meglio che gli stai girando intorno, da ogni punto del percorso ne puoi vedere gran parte e te lo godi veramente. Il gruppo del giovedì, perché ormai è quasi sempre lo stesso, è sempre più affiatato e questo mi infonde sicurezza e serenità durante i giri, sembriamo un tutt’uno con i paesaggi che attraversiamo. Ecco cosa mi sento di scrivere… grazie per tutto l’impegno che ci metti. 

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Lessini orientali

Da bambino mi dicevano che avrei fatto molta strada nella vita.
Nessuno, però, aveva specificato che l’avrei fatta in bicicletta… e per di più in salita.
Robusto dalla nascita, pigro per vocazione, impiegato alla reception di un albero per quarant’anni, cioè allenato a sgambettare solo tra la scrivania e il bancone, mi sono ritrovato a innamorarmi della bici alla soglia della pensione. E se me l’avessero detto solo qualche anno prima non ci avrei mai creduto.

Impressioni di settembre

C’è chi a settembre pensa alla vendemmia, chi alle ferie appena finite,
chi al cambio di stagione, chi ai nipotini da riportare a scuola.
Io, invece, mi sveglio all’alba dei miei quasi settant’anni con un pensiero fisso:
pedalare finché le gambe non inviano un messaggio all’INPS per chiedere la sospensione della pensione.

Era il Giro del Durello ma si è trasformato in un Giro Duro.

E oggi è proprio una di quelle giornate.
Prima nebbia settembrina, temperatura che invita più alla copertina a letto che alla tutina da ciclista. E io mi ritrovo in sella con un programma che suona come una condanna:
Lessini orientali, circa 180 km, 2300 metri di dislivello con rampe che sfiorano il 20%.
Roba che se lo racconti a un medico ti misura la pressione tre volte e ti manda da uno specialista.
E la cosa peggiore? Non posso nemmeno prendermela con nessuno: l’idea è tutta mia.

Ma perché?

Domanda da un milione di dollari.
La risposta non sta nel cronometro, né nella classifica, né, evidentemente, nella ragione.
È qualcosa che vibra sotto la pelle, una specie di follia organizzata:

  • il gusto di sfidare il tempo che passa, come a dire: “Eh, già, io sono ancora qua” (come canta Vasco)
  • l’ebbrezza della fatica pura, quella che brucia i polmoni ma pulisce i pensieri meglio di una seduta dallo psicologo
  • il piacere sottile, sì, quasi masochista, di sentire il corpo urlare mentre la mente bisbiglia: “Ancora un po’, dai…non mollare proprio adesso, dopo la curva vedrai che spiana (bugia clamorosa)”
  • e, ammettiamolo, l’orgoglio di poter raccontare a cena: “oggi ho fatto un giro memorabile”, vedendo gli amici sgranare gli occhi.

C’è qualcosa di infantile in tutto questo.
Pedalare in salita è come giocare con la gravità:
lei spinge giù, tu spingi su.
Lei ha la forza della natura, tu la cocciutaggine dell’uomo che non ha ancora capito come funziona il suo Shimano Di2.
Ogni tornante è un duello con te stesso, ogni respiro una conquista… o un pensiero sommesso rivolto al Garmin che per questione di stile non posso riportare.

E quando finalmente arrivi in cima, sudato, infreddolito e svuotato da ogni briciolo di energia, capisci che il vero premio non è il panorama o lo sguardo complice dei tuoi compagni.
È quella strana gioia che solo la sofferenza volontaria sa regalare:
un miscuglio di stanchezza e gratitudine che non si compra, non si spiega e, soprattutto, non si racconta a chi non va in bicicletta perchè non potrebbe capire. Bisogna salirci sopra, alla bici, lasciarsi mordere i polpacci dalla salita per capirlo appieno.

La cronaca

A questo giro che si preannunciava impegnativo hanno partecipato solo nove ciclisti che meritano di essere menzionati:
Flavio Salmistraro: Il tour leader (lo scrivente)
Valter Gambarato: Valter del Furgon
Paolo Maragotto: Il sommelier che fa da tappo
Mauro Baldan: Il Signore degli Anelli
Mauro De Col: La penna nera
Paolo Maron: L’uomo di colore
Sandro Lazzaretto: L’eroico ciclista
Nicola Doni: #95 (l’ultimo tesserato 2025)
Claudio Crivellaro: The Master Chef

Il percorso si sviluppa, per chi parte da Abano, in circa 165km e 2300m di dislivello in sette salite che, sommate, hanno messo a dura prova la determinazione dei partecipanti.

  • Da Longara la salita di Via Commenda che porta in dorsale
  • Da Sovizzo a Sant’Urbano
  • Da Tezze a Nogarole Vicentino
  • Da Chiampo a Passo Vignaga
  • Da San Giovanni Ilarione a Cattignano
  • Da Costeggiola a Fittà
  • Da Zovon a Teolo

Allontanandoci verso ovest, dalle Prealpi Vicentine fino ai Lessini orientali, ci siamo ritrovati immersi in un mosaico di colline e vigneti. Filari a perdita d’occhio, grappoli gonfi di settembre, un profumo d’uva che ti rincuora più di un gel energetico.

La vendemmia

Qui sono entrati in azione i nostri “agronomi di turno”:
Valter del Furgon e il Maron, l’uomo di colore.
Il gruppo li ha ufficialmente nominati verificatori di maturazione.
Missione compiuta con metodo scientifico:
si assaggia, si commenta, si prende un altro grappolo “per confermare il dato”.
A giudicare dalle facce sorridenti, possiamo affermare che la vendemmia 2025 promette bene.
E poco importa se non era proprio a km zero: casa era a 80 km di distanza, ma il sapore… quello sì, era autentico.

Eroici?

Naturalmente, ogni pedalata ha sempre un retroscena non dichiarato, una specie di “missione segreta” che dà sapore alla fatica.
Questa volta l’obiettivo era nobile: allenare il nostro amico Sandro, già ribattezzato “l’eroico ciclista”, in vista della sua partecipazione alla mitica Granfondo L’Eroica, in programma il prossimo 4 ottobre a Gaiole in Chianti.

Sandro, che di eroico non ha solo le gambe ma anche il cuore, ci ha rassicurati con una promessa che ha immediatamente risollevato il morale del gruppo:

«Ragazzi, se vinco, dividerò i premi, anche quelli in denaro, con tutti voi».

Un gesto generoso, certo…
Peccato che all’Eroica i premi in denaro non esistano e le uniche “ricompense” siano polvere, strade bianche e bicchieri di Chianti.
Ma noi abbiamo deciso di credergli lo stesso: del resto, quando pedali a settembre con le gambe in fiamme, sognare un assegno a fine salita fa sempre bene al cuore.

Epilogo

E stato un giro assolutamente impegnativo che sicuramente ci lascerà un segno sulle gambe per i prossimi 2/3 giorni ma anche un indelebile ricordo nel cuore.

E se qualcuno ci chiederà “ma chi ve lo fa fare?”, sorrideremo.
Perché la risposta, in fondo, è semplice: la fatica è libertà.
E a settembre, quando l’aria profuma di fine estate, quella libertà sa di brina, di sudore e di pura, meravigliosa follia.

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