Pellegrinaggio al Santuario del Prosecco

Che il nostro gruppo avesse subito il fascino del Prosecco è cosa nota. Che però organizzasse addirittura un pellegrinaggio annuale al suo santuario, forse è un po’ troppo… eppure eccoci qua.
Il 4 settembre 2025 una ventina di devoti alle bollicine si sono dati appuntamento a Pieve di Soligo, cuore della zona diventata patrimonio dell’UNESCO.
Il cielo era terso, particolarmente luminoso, la temperatura perfetta da fine estate: giornata da cartolina.
Dopo l’investitura ufficiale al Garbato Carletto che da oggi porta orgogliosamente la nostra maglia, si parte in fila indiana, gambe fresche e muscoli pronti per le tante (brevi ma toste) salite che ci aspettano.

Navigazione creativa
Già dopo una decina di km, a Guja, il primo problema con il tracciato. Nonostante le tante raccomandazioni, chi si mette in testa al gruppo continua a seguire istinti primitivi a ogni bivio invece che la traccia GPS.
Ma come si sceglie se andare a destra o a sinistra?
- …a occhio,
- …a naso,
- …a cazzo di cane,
- …a volte con la classica monetina (testa per la destra o croce per la sinistra).
Per fortuna interviene il Presidente che, con qualche imprecazione, prende in mano la situazione e guida il plotone (fino a che non comincia una salita).
Valdobbiadene la Capitale del Prosecco
Entriamo festanti a Valdobbiadene, capitale indiscussa delle bollicine. Foto di rito, pose plastiche e pance nascoste e via di nuovo, direzione Miane e Combai. .






Attraversiamo chilometri di vigneti carichi di acini dorati, lucidi, quasi pronti alla raccolta. Valter Dal Furgon e il nostro uomo di colre (il Maron) si addentrano tra i filari per un bisogno impellente….. quale bisogno? ma assaggiare quel ben di dio direttamente dalla vigna!
Il nostro esperto del settore Paolo, “il sommelier che fa da tappo”, invece si attarda un po’ troppo in contemplazione: se avesse potuto, avrebbe stappato direttamente un grappolo.









Salite, borghi e leoni
Si sale verso Rolle, piccolo borgo incastonato sulla collina con il campanile che spunta dai vigneti, poi “Zoe de Qua e Zoel de Là” fino a Tarzo, dove qualcuno – senza il minimo senso di conservazione – decide di avvicinarsi a un enorme leone alato, simbolo del Veneto.




Leone alato di Martalar





Da lì nuova fatica: salita inedita verso Arfanta, che ci fa sbuffare tutti come una moka sul fuoco. Massimo, si è augurato di non lasciarci le penne proprio lì nel giorno del suo 61° compleanno. Certo sarebbe dispiaciuto a tutti ma, nel caso, i dolcetti per il festeggiamento, preparati dalla sua Signora, erano comunque già al sicuro nel furgone.
Luoghi simbolo
Tappa al Molinetto della Croda, purtroppo chiuso a causa di una frana. Qualche ardito del gruppo ha comunque varcato il divieto comunale, non per ribellione ma per documentare i danni… (almeno così dice).










Da Refrontolo in discesa fino a imboccare la mitica Ca’ del Poggio, salita leggendaria del Giro d’Italia. E lì, magia: il cartello alla base riportava gli auguri per il compleanno di Massimo. Coincidenze? Noi non crediamo.







Epilogo da intenditori















Ancora qualche strappetto, un passaggio davanti al Castello di San Salvatore a Susegana, e finalmente il rientro a Pieve, dove ci attendeva il terzo tempo. Non un brindisi qualsiasi, ma un rito laico con calici e cicchetti degno del nostro pellegrinaggio.





Conclusione
È stata una giornata da incorniciare: panorami verdi a perdita d’occhio, vigneti che profumavano di mosto, un cielo blu cobalto che ci ha accompagnati dall’inizio alla fine.
Con gli occhi abbiamo fatto scorta di bellezza, con le gambe tanta buona fatica e col cuore tante sincere risate.































































