Giro delle Fiandre

Quando la Storia è scritta sulle pietre … di porfido dei Colli Euganei

Oggi si corre un’altra epica corsa ideata dai nostri Padri Fondatori che si sviluppava tra i “muri” più duri dei Colli Euganei e dei Colli Berici e che l’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) ci ha copiato riproponendola in una regione del nord Europa conosciuta come Le Fiandre.

Le Origini del Giro delle Fiandre | Gioco Pulito
Rivendichiamo orgogliosamente la paternità di questa antica corsa.

Le Fiandre è una regione del Belgio notoriamente piatta, per cui gli organizzatori, per poter far disputare la corsa con un minimo di difficoltà e per farla assomigliare ai nostri amati Colli, sembra abbiano fatto costruire delle collinette dai tanti migranti presenti, utilizzando il materiale recuperato nelle molte miniere di carbone, sui cui far salire i corridori. Quelle dolci salitelle artificiali divennero per tutti i famosi “Muri della Fiandre“.

Nella foto c’è la classica scena che si vedeva una volta al Giro delle Fiandre, dove non essendoci la gamma di rapporti di oggi, i primissimi, riuscivano a scalare i muri e quelli dietro causa il tappo di concorrenti, i più erano costretti al piede a terra e spesso anche alle cadute

La vera corsa si tenne qui da noi in Veneto già dal 1905 (data da verificare) mentre nelle Fiandre per la prima volta il 25 maggio 1913: quella loro prima edizione prevedeva un percorso di 330 chilometri che passava in tutte le più caratteristiche località del Belgio, come Gand e Bruges, nel cuore delle Fiandre.

Dario Bottaro
Il nostro tesserato Bottaro Dario

Nonostante la corsa sia “emigrata” in Belgio ormai da molti anni, alcuni dei nostri migliori ciclisti non hanno mai smesso di tentare di riconquistarla e riportarla in patria. Il nostro gruppo ciclistico può vantarsi di poter dire che uno dei nostri più illustri attuali tesserati si è qualificato al terzo posto nell’ormai lontano 1993 (vedi fonte Wikipedia). Stiamo parlando del nostro grandissimo BOTTARIO DARIO.

Rocca Pisana

Oggi per celebrare degnamente questa ricorrenza abbiamo orgogliosamente ripercorso il nostro vecchio tracciato, ora meglio conosciuto come il Giro di Rocca Pisana, con lo stesso spirito dei nostri antichi predecessori.

Un nutrito numero di partecipanti si presentano scalpitanti alla partenza da Abano Terme alle ore 08:31 sotto un cielo prevalentemente coperto e temperatura attorno ai 5/6 gradi. Si inizia con un avvicinamento tranquillo, per una decina di chilometri, al primo duro “Muro del Cereo“, uno strappo di poche centinaia di metri che i ciclisti, ancora freschi e pimpanti, hanno superato con quattro veloci pedalate. Dopo la salita, evidentemente, inizia una discesa tecnica che porta alla prima deviazione a sinistra, nel tratto che fino a qualche anno fa era ancora sterrato e che seguendo le sinuose curve del Col Cereo porta a Bastia.

Da qui di nuovo tutti in fila indiana per arrivare alla seconda asperità: il mitico “Muro di Albettone” dove notoriamente il gruppo si da battaglia e mette in chiaro subito quelle che sono le forze in campo e indica chiaramente quali sono i ciclisti da tener d’occhio.

Ma proprio ai piedi della salita succede che la staffetta sbaglia strada e mantiene la destra evitando così la mitica salita. A niente sono servite le urla del gruppo che richiamava la testa del gruppo a fare inversione a “U” per cui abbiamo abbandonato il tracciato che con tanta cura avevo preparato in settimana.
“Perle ai porci“. Mi son detto che è inutile studiare un percorso così dettagliato con traccia gpx e descrizione di tutti i passaggi e poi pubblicarlo on-line se poi nessuno lo legge.

Saltato il famoso muro continuiamo il lungo tratto pianeggiante che porta ai piedi dei Colli Berici attraversando Sossano, Orgiano, Alonte e Lonigo da dove parte la dura ascesa del “Muro di Rocca Pisana

Rocca Pisana • Sito storico » outdooractive.com
Rocca Pisana

Da qui per qualche chilometro si percorre una strada panoramica sulle rigogliose colline vicentine che ci conduce a Grancona dove abbiamo previsto la pausa caffè.

Qui succede l’irreparabile, l’ammutinamento del Bounty. Tra le fila dei ciclisti serpeggia l’idea di abbandonare la corsa e ritirarsi raggiungendo Abano seguendo il percorso più facile e breve. Il Presidente, sprezzante della confusione che si stava generando, decide di proseguire sul percorso ufficiale e seguito da una decina di fedeli ciclisti, conceda con disonore il gruppo degli ammutinati che come sua consuetudine non nomina per motivi di privacy.

L’ammutinamento del Bounty

Dopo la bella discesa da Grancona arriviamo a Brendola dove abbiamo la prova che il “furto” della nostra corsa da parte dell’Unione Ciclistica Internazionale ha creato ingenti danni economici all’economia locale tanto da interrompere drasticamente i lavori di costruzione di una grande cattedrale che doveva celebrare magnificamente la corsa che passava proprio li davanti, lasciando la struttura incompleta come la possiamo “ammirare” ancora oggi.

Lo Scatto delle Meraviglie: il Duomo di Brendola, detto "L'Incompiuta"
L’incompiuta di Brendola dedicata al Ciclista Ignoto (quello che dopo lo sforzo non sa più nemmeno come si chiama).

Da Brendola parte l’ultima difficoltà di giornata, il “Muro della Brendola“, circa 3,5 chilometri dove notoriamente il gruppo si sgrana (dal latino “destegoeare” termine che visualizza bene i ciclisti che si staccano dalla testa della corsa come i grani si staccano dalla pannocchia sotto le mani esperte di una vecchia contadina per cadere nel bidone che li raccoglie). E come sempre, anche oggi siamo arrivati alla spicciolata alla Chiesa di Perarolo da dove inizia poi la lunga discesa che ci riporta a Torri di Arcugnano.

Ad ogni modo, sapendo di dover affrontare tutti questi muri, ci siamo premuniti di avere in gruppo il nostro amico Luca, grande imprenditore edile, che di muri (e altro) se ne intende.

Da qui in avanti una trentina di chilometri di pianura dove le squadre dei pochi velocisti rimasti in gruppo cominciano a darsi battaglia per guadagnare la posizione migliore che permetta loro i lanciare a folle velocità il proprio campione sulla linea del traguardo.

Questa è la cruda cronaca della nostra corsa odierna e lascio al lettore il compito di commentare il comportamento del gruppo nello spazio dedicato in fondo a questa pagina.

Ed ora non ci resta che aspettare e vedere in TV se i nostri più giovani colleghi in Belgio sapranno interpretare la corsa (magari senza modificarne il percorso a piacimento) onorando con impegno, coraggio e grande sacrificio una gara che è entrata con tutti gli onori tra le Classiche Monumento e che ha fatto parte in passato della gloriosa storia del nostro Gruppo Ciclistico LE TERME.

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