Equinozio, vento e la grande paura…

Cronache ciclistiche di una intesa settimana

Martedì 18 marzo – Il mare di Padova e la burrasca contraria

Non serve una tempesta perfetta per mettere alla prova la tempra di un ciclista, basta un vento impetuoso deciso a farti guadagnare ogni singolo metro con il sudore della fronte. Destinazione: il “mare di Padova“, ovvero la poco conosciuta spiaggia della Boschettona, un angolo nascosto che pochi frequentano ma che merita il viaggio. L’andata è stata una lotta epica, roba che Ulisse avrebbe mollato la barca per tornare a Itaca in bici, mentre il ritorno? Beh, il ritorno è stato puro godimento: spinti da Eolo in persona, abbiamo sperimentato la rara e piacevole sensazione di essere ciclisti professionisti senza il fastidio di allenamenti estenuanti (altro che Tadej Pogacar, Matieu Van der Pael o Filippo Ganna).

Giovedì 20 marzo – Asolo e l’ultimo giorno d’inverno

Ci fu un tempo in cui gli inverni erano rigidi, le nebbie così fitte che dovevi chiedere al ciclista vicino se per caso stavi ancora pedalando sulla strada o se eri finito in un campo di “formenton”. Oggi invece, l’inverno sembra più un ospite timido che si presenta con qualche spruzzata di freddo e poi si ritira con discrezione. Perfetto per una lunga pedalata fino ad Asolo: 130 km, una ventina di ciclisti e quel sottile piacere di sapere che, anche se tecnicamente era ancora inverno, il sole e le temperature miti ci stavano già facendo assaporare la primavera.

Asolo, tanto bella da stregare i nobili veneziani e la mitica Eleonora Duse. D’Annunzio? Lui preferiva il Vittoriale, ma forse un salto qui l’avrebbe fatto per la “porchetta” della Duse. Anche per noi, la vera meta è la porchetta. Sì, la mitica “porchetta a manetta” della solita osteria in centro. Ok, un sacrilegio ciclistico, mitigato però da un rigido autocontrollo: stavolta nessuna birra è arrivata al tavolo, solo qualche bibita light. Siamo tutti a dieta in preparazione del viaggio a Roma, e ogni grammo risparmiato ora è un grammo in meno da spingere sui pedali. Qualcuno, ricordandosi di essere ancora in inverno, ha pensato bene anche di coprirsi a dovere per evitare di raffrreddare i muscoli.

L’equinozio di primavera e l’ora della luce

Il 20 marzo segna l’equinozio di primavera, quel momento magico in cui il giorno e la notte si dividono equamente le 24 ore a disposizione. Da qui in avanti, la luce prenderà il sopravvento e noi ciclisti sappiamo bene cosa significa: uscite sempre più anticipate e pedalate all’alba. Da aprile, il nostro gruppo inizierà a partire alle 08:30, sfruttando ogni minuto di sole in più per accumulare chilometri e prepararsi alle sfide future. È il ciclo della natura che si ripete, è il ciclo della bicicletta.

23 marzo – La pioggia notturna, il gregge di ciclisti stoici

Domenica mattina, il cielo si presenta indeciso come un cameriere alle prime armi: qualche nuvola, qualche sprazzo di azzurro, una minaccia di pioggia. La notte aveva versato qualche lacrima, e alcuni compagni di squadra hanno preso la scusa al volo per restare sotto le coperte. Ma noi, la solita banda di irriducibili, siamo partiti lo stesso. Il gruppetto si riduce, ma la pedalata resta sacra, anche se le pozzanghere sembrano fatte apposta per testare la resistenza dei nostri completini.

Come si può facilemte notare dalla foto il gregge di pecore e montoni è più ordinato di noi ciclisti in strada.

L’impresa romana e la paura che non si dice (ma si sente)

Tra una pedalata e l’altra, c’è un pensiero che inizia a insinuarsi nelle menti del gruppo: Roma. L’impresa epica di fine maggio, 1200 km in sei giorni, una sfida da affrontare con la serietà che merita. Ogni uscita ora non è più solo un giro di piacere, ma un mattoncino verso l’obiettivo. E se le gambe iniziano a rispondere bene, c’è un altro timore che aleggia nel gruppo, un sussurro che nessuno osa dire troppo forte: il sedere. Otto, nove ore al giorno in sella, per sei giorni di fila… un pensiero che fa tremare più delle salite appenniniche. I rimedi? Creme miracolose, pantaloncini super imbottiti, e un pellegrinaggio anticipato per chiedere la grazia al Santo Protettore dei Fondelli Roventi.

Ma si sa, i veri ciclisti non si fermano davanti a nulla e poi Roma è un pellegrinaggio e un minimo di penitenza, di espiazione e di sofferenza ci stà. Ci aspettano altre uscite, altri mattoncini da mettere sulla strada verso Roma. E chissà, magari scopriremo che il dolore al lato B è solo una questione di abitudine… di rassegnazione o come dice il re del gossip ciclistico: fa più male quando va via la “broza”😂.

Alla prossima pedalata!


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