Recoaro – Passo Xon

Per non dimenticare

Torno a scrivere la cronaca di una nostra uscita dopo un po’ di tempo, e non è solo per il gusto del racconto. È per non dimenticare.

Per non dimenticare il percorso meraviglioso, i paesaggi che ti tolgono il fiato (e non solo per la salita), i profumi di primavera che accarezzavano le narici e i colori che ci illuminavano l’anima. Ma soprattutto, per non dimenticare l’entusiasmo contagioso di tanti compagni di viaggio.

La pedalata a Recoaro Terme e Passo Xon era in programma da tempo, e si vede: alla partenza ci siamo trovati in ben 24! Un numero da record per un’uscita infrasettimanale con questo livello di difficoltà (160 km per chi partiva da Abano).

Complice una splendida giornata di sole, qualcuno si è tolto dalle gambe i gambali, dalle braccia le maniche lunghe, e il sorriso… be’, quello non ce lo toglie mai nessuno.

Partenza puntuale dal parcheggio di Abano, come da tabella del nostro Presidente, che per l’occasione si è calato nei panni del direttore sportivo in stile Giro d’Italia.
Ma 24 biciclette in fila sulle strade del mattino fanno effetto. E non solo a noi. Le auto ci guardano con curiosità mista a impazienza, così il gruppo viene saggiamente diviso in due tronconi, per alleggerire il traffico e salvare la pazienza altrui (e la nostra pelle).

Prima sfida di giornata: la salita di Torri di Arcugnano, la mitica “Michelangelo” che ci scolpisce le gambe fin da subito, fino a Sant’Agostino. Attraversiamo la SS11 e dopo poche pedalate e arriviamo a Sovizzo.
Qui inizia il tratto magico: la salita verso Sant’Urbano, tra prati verde smeraldo e bianchi alberi di ciliegio in fiore che sembrano dipinti. I profumi della primavera si fanno strada tra i respiri affannati – un contrasto perfetto tra poesia e fatica.

Svoltiamo a destra lasciandoci alle spalle i celebri “Castelli di Giulietta e Romeo” e restiamo incantati davanti a un giardino tutto fiori, con tulipani che sembrano urlare: “L’Olanda? Vutto mettare el Veneto!”

Ci lanciamo sul falsopiano verso Beruffi e giù a Castelgomberto. Le due valli serpeggianio a destra e a sinistra accompagnadoci sulla dorsale. Tutti incantati. Chi percorre questa strada per la prima volta resta senza parole… e qualcuno, già in riserva, anche senza fiato.

A Castelgomberto è prevista la sosta caffè. Una breve pausa prima di entrare nel cuore industriale del Veneto. Il traffico si fa sentire, ma il Presidente – esperto conoscitore del percorso – detta l’andatura.
Superata Valdagno, la strada comincia a salire dolcemente in modo costante. Il gruppo segue compatto la voluminosa ma ipnotica sagoma presidenziale, che mulina le sue tozze gambette con una frequenza degna di nota. E udite udite… sembra perfino aver fatto selezione! (Anche se alcuni giurano di essere stati colti in un momento di distrazione.)

Recoaro Terme ci accoglie con i suoi ricordi termali e una meritata foto di gruppo.


Poi via verso il Passo Xon: 3-4 km di salita al 5-6%, perfetta per chi vuol farsi notare o per chi ama soffrire in silenzio. Il Presidente e il Vice si prendono la salita con filosofia, chiacchierando del futuro e di come sarà bello, un giorno, non dimenticare giornate così, quando le bici saranno appese al chiodo e le ginocchia scricchioleranno anche sul divano. Ed è anche per questo che lo scriviamo, per non dimenticare.

Qualcuno rispolvera i ricordi: “Questa l’ho fatta trent’anni fa… in metà tempo!” – “Sì, ma allora la salita era più corta!” – “E i rapporti delle biciclette erano metà di quelli di adesso….”
Tra una battuta, una risata, un riflesso sulle cime innevate e lo sguardo fisso sull’asfalto, ecco il cartello: Passo Xon, 671 m s.l.m. – applausi, sudore e foto ricordo! (per non dimenticare)

Poi giù in discesa, lunga e goduriosa, verso Valli del Pasubio, dove ci aspetta la mitica “Farmacia dei Sani”. Un bar super attrezzato per ciclisti affamati come orsi. La barista, inizialmente fiduciosa, cede presto al panico organizzativo e chiede l’aiuto da casa: arriva il marito. A quel punto, anche la pausa prevista di 30 minuti si allunga notevolmente mandando in crisi il presidente e la sua tabella.

Ripartiamo in leggera discesa, guidati ancora una volta dal nostro impavido Presidente. Attraversiamo in scioltezza i comuni vicentini come un’orda di barbari che scendono dalle alpi per conquistare l’Italia: Torrebelvicino, Schio, Magrè, San Vito, Malo, Isola, Motta… e finalmente Vicenza.

Da qui si entra in “zona comfort”: la ciclabile ai piedi del Monte Berico ci costringe a rallentare e ci accompagna verso Longare, e poi via, verso Abano, lungo quel tratto che conosciamo come le nostre tasche (con tutte le buche annesse… e magari anche battezzate per nome).

160 km – anzi, 180 per chi scrive – non sono uno scherzo. Sono fatica, costanza, concentrazione… ma anche introspezione. La bici ti mette a nudo. Ti fa ascoltare il battito, il respiro, i pensieri.
E ti fa apprezzare – ogni volta di più – la compagnia di chi pedala con te. Alla fine restano solo un leggero indolenzimento al soprasella e un senso di euforia che ti accompagna fino a casa.

E in fondo, questo è solo un altro mattoncino. Un altro passo nella preparazione per il grande viaggio a Roma, con le gambe sempre più forti e la testa sempre più pronta.

Per non dimenticare, appunto.


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