ROAD TO ROMA 2025 (2° Tappa)

CESENA – ASSISI (195km +2300m)

Domenica 1 giugno 2025

A Cesena il sole sembra sorgere prima che ad Abano. Forse è solo l’eco delle voci venete nei corridoi dell’albergo a svegliarci all’alba: Valter è già operativo, armeggia sotto la mia finestra nel suo furgone, Pasquale e Luca arrivano carichi di entusiasmo e svegliano probabilmente anche i clienti del terzo piano chiamandoci dal cortile come se stessero cercando la partenza di una granfondo.
Valigia chiusa al volo, giù per la colazione alle 6:30. In condizioni normali ci basterebbe un caffè e un biscotto. Qui invece siamo finiti nel paese dei balocchi: uova e bacon, succhi, cereali, yogurt, brioche, affettati, formaggi, frutta, caffè e cappuccini a volontà. Una trappola ben architettata per ciclisti golosi. Ma noi siamo in “pellegrinaggio”, parola che, da sola, dovrebbe imporre qualche rinuncia.

Il gruppo oggi è al completo: si aggiungono Carlo e Monica da Bologna, Pasquale e Luca, e oggi anche Monica S. pedalerà con noi prima di alternarsi da domani con Luca suo marito alla guida del loro camper.
La tappa di oggi è sulla carta la più tosta: 195 km e oltre 2.300 metri di dislivello. Una roba da professionisti (in pensione).

Il percorso merita un plauso speciale. Studiato scrupolosamente da mesi nei minimi dettagli dal Presidente (cioè io), caricato nei navigatori, è il nostro filo di Arianna digitale. Basta seguirlo senza troppe domande, senza idee alternative, e si arriva sani e salvi. Fidarsi è bene, seguirlo è meglio.

Si parte da Cesena, si sale verso Verghereto, poi su ancora, attraverso l’Appennino, per sconfinare in Toscana e Umbria. La strada è bellissima, asfaltata da poco, ed è piena di ciclisti: c’è in corso una manifestazione ciclistica, a giudicare dal ritmo dei partecipanti che ci sfrecciano accanto ignorando i nostri tentativi di socializzazione.

Attraversiamo Borrello e Mercato Saraceno, dove qualcuno riconosce la temibile salita del Barbotto, già affrontata nella nostra recente Nove Colli. A San Piero in Bagno (alt. 467, km 50) ci concediamo la prima pausa: caffè e macchiatoni come se piovesse (sorprendendo il simpatico barista).

Si riparte in salita, sempre in salita. Il paesaggio diventa via via più montano, la strada danza tra le pieghe delle colline, serpeggiando sotto i piloni della superstrada Ravenna-Orte. Finalmente si arriva al Passo di Montecoronaro (865 m s.l.m.), dove ci ricompattiamo per la classica foto di rito sotto il cartello.

La discesa verso Ville di Montecoronaro è veloce, qualcuno sbaglia al bivio, lanciato come se avesse il traguardo del Tour davanti. Tocca tornare indietro, e in salita, con annessi commenti poco spirituali. Ma il tratto verso Balze è semplicemente magnifico: boschi, silenzio, natura incontaminata. Pochi notano il cartello che indica un ruscello fragoroso. Quello, signori, è il fiume Tevere, ancora in fasce, che ci ritroveremo maestoso a Roma. Dunque dopo Agide e Po abbiamo attraversato anche il terzo fiume più grande d’Italia. Curiosità storica: qui ora siamo in Romagna, ma nel 1923 Mussolini spostò il confine regionale della Toscana per fare in modo che le sorgenti del Tevere cadessero nella sua provincia natale. Ego geologico.

Si scende ancora velocemente, poi si attacca l’ultima salita della mattina: il temuto Valico di Viamaggio (km 93, alt. 983 m). E’ una bella salita con pendenze impegnative ma con un paesaggio mozzafiato. In cima ci attende Fabio, il nostro accompagnatore (ed ex carabiniere), che ha appena placato le ire della barista locale per il presunto abuso di parcheggio. Lei pretendeva clienti, noi… eravamo già stati conquistati dal bar ambulante di Valter, con il suo caffè irrinunciabile.

Dopo il pranzo, una lunga spettacolare discesa con vista sul lago di Montedoglio ci accompagna verso la valle. Si attraversano Sansepolcro, Città di Castello e poi Umbertide (km 150). Qui nessuno vuole caffè, ma gelati, bibite fresche.  

Ripartiamo ed in effetti la temperatura è abbondantemente sopra la media e una fresca salvifica fontanella individuata dall’occhio sempre attendo del nostro Tour Leader (sempre io) ci viene in soccorso. Giochiamo nell’acqua come bambini. Peccato che manchino ancora 50 km.

Con qualche brivido attraversiamo con coraggio Casa del Diavolo (nome poco rassicurante), poi saliamo a Piccione. Doveva essere una salita innocua, ma si rivela più ostica del previsto. I cartelli per Assisi si fanno sempre più frequenti, e ogni chilometro è un incoraggiamento. Fino a che, improvvisamente, la Basilica di San Francesco ci appare davanti, meravigliosa, maestosa, luminosa.

Ci siamo! O meglio… siamo ai piedi della salita che porta ad Assisi.

Arriviamo più tardi del previsto, niente visita prima di cena. La nostra struttura è una casa di preghiera: semplice, silenziosa, perfetta per chiudere questa giornata con uno spirito più… contemplativo. La cena è semplice ma abbondante, e subito dopo si decide: tutti a fare quattro passi in centro.

Assisi ci accoglie come una perla illuminata, affollata di turisti, viva. Una passeggiata, un gelato, una birra, tanti sorrisi. Una seconda giornata magnifica, intensa, condivisa con la nostra bicicletta… e i nostri amici.

Concluderei una citazione perfetta per descrivere l’impresa del giorno: quasi 200 km, 2300 metri di dislivello… ma insieme, passo dopo passo, l’impossibile si fa realtà.

“Cominciate col fare ciò che è necessario,
poi ciò che è possibile.
E all’improvviso vi sorprenderete
a fare l’impossibile.”
🌿 San Francesco d’Assisi

Continua…


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