
GROSSETO – PISTOIA (185km +2.470m)
Giovedì 5 giugno 2025
Russare crea problemi alla coppia?
La preoccupazione maggiore di tutti i ciclisti “accoppiati” in camera doppia sembra essere una sola: riuscire a dormire se il compagno russa. Personalmente non ho questo problema: mi addormento ancor prima di appoggiare la testa sul cuscino. Russo? Mia moglie dice di sì, Paolo, il mio compagno di stanza non si esprime. Io, sinceramente, non mi sono mai sentito e di notte non mi svegliano neanche le cannonate. Per l’utilizzo del bagno si rispetta rigorosamente l’ordine alfabetico… a meno di necessità impellenti che non ammettono democrazia.
Ormai siamo abituati alla sveglia delle 06:00. L’affiatamento con il compagno di stanza è importante ed è fontamentale sincronizzarsi e muoversi alternativamente per non calpestare biancheria, valigie e zainetti disordinatamente sparsi ovunque. Cavetti di ogni genere, per ricaricare il navigatore, il cellulare, le luci, ecc. spuntano da ogni presa disponibile. La divisa lavata alla viva il parroco nel bidet penzola stancamente ormai asciutta dalla finestra. La stanza sembra un accampamento di nomadi dopo il passaggio di un tornado.
Ributtiamo tutto “ordinatamente” in valigia e scendiamo già in tenuta ciclistica per la colazione, che, come sempre, è abbondante. Pronti per la partenza, c’è ancora il tempo per qualche foto ricordo davanti all’albergo e noto che alla mattina siamo tutti sempre molto più sorridenti rispetto al resto della giornata.










Partiamo ordinatamente in direzione Siena su una bella ciclabile rossa che ci porta a Roselle, importante città commerciale etrusca conquistata poi dai romani ora frazione di Grosseto e sede di un famoso sito archeologico.
Ben presto la strada si inerpica tra boschi magnifici fino a Colombaio, Batignano e Paganico (24 km), che attraversiamo entrando dalla porta principale come un esercito vittorioso… o quasi.





Ora le salite si fanno più dure, e le medie previste dal navigatore vengono smentite da pendenze a doppia cifra. Si sbuffa e si sale su strade di collina semi-deserte, popolate solo da qualche trattore o furgoncino. Tutt’intorno, il paesaggio trasmette serenità: la vegetazione ricopre i monti fino all’orizzonte e, in lontananza, sulle sommità, si intravedono antichi borghi, probabilmente anch’essi poco abitati.









Sulla strada per Casal di Pari la natura chiama Pasquale a fermarsi per una goccia di pipì. Fermo a bordostrada, ammirando il paesaggio, si appoggia la bici alla schiena per avere entrambe le mani libere. Probabilmente scossa da un brivido di troppo del Pasquale l’amata Pinarello, nuova fiammante, cade rovinosamente a terra.
Disgrazia delle disgrazie, tragedia greca in piena Maremma toscana! Con un tonfo secco e un gemito metallico, la Pinarello nuova fiammante di Pasquale crolla al suolo come un cavallo ferito in battaglia con il forcellino del cambio … spezzato di netto. Se fosse davvero un cavallo dovremmo estrarre la pistola e dargli il colpo di grazia. Il silenzio cala tra i presenti come all’attraversamento della Porta Santa. Nessuno osa parlare. Gli sguardi vanno dalla bicicletta a Pasquale, poi di nuovo alla bicicletta. C’è chi trattiene le lacrime, chi cerca invano di ricomporre le frasi e chi già pensa a come raccontare l’episodio senza ridere troppo forte. Pasquale, da gran signore, non impreca, non piange, non si dispera. Resta immobile, come un monaco zen, fissando la sua bici ferita a morte.

Contattiamo Valter, che col furgone è già a Casciano ad attenderci per la pausa caffè. Ma ci dividono 17km, e tocca aspettare. Alcuni di noi intanto proseguono lentamente, mentre i più fedeli, tra cui il genero Luca che ha promesso alla moglie Veronica di non perderlo mai di vista, restano con lo sfortunato anziano ciclista per confortarlo. Il tempo passa tra chiacchiere e prese in giro (affettuose), con Pasquale che rimane impassibile. Si pensa anche di abbandonarlo a bordo strada con un paio di barrette e dei fiammiferi per accendere un fuoco nella notte (opzione subito scartata).
Scatta l’SOS: parte anche Fabio, che arriva prima di Valter, il quale nel tentativo di accorciare il tragitto si infila in una mulattiera degna dell’Eroica. Carichiamo Pasquale e bici, proprio in questo ordine nel furgone di Fabio e ripartiamo (naturalmente in salita) per ricongiungerci al gruppo che ci attendeva allo scollinamento.





Ancora colline, ancora salita, ancora boschi…
All’improvviso, un forte odore ci investe: ai bordi della strada, un paio di ragazzi “rasta” fumano un cannone (sarà quello l’odore?). Roulotte, auto parcheggiate, sembra un accampamento indiano: molti fumano il calumet della pace.
Dall’antico ponte in pietra vediamo, sul greto del fiume, gente a mollo, altri che camminano sull’acqua, uno pare proprio Gesù, e un altro in mutande impegnato in una sorta di rituale di arti marziali con movimenti fluidi e molto coordinati tipo Karate Kid ma probabilmente era Thai-Chi o Qi-Gong.



Insomma, un luogo mistico. Un cartello arrugginito (o corroso dallo zolfo) svela il mistero: siamo alle Terme di Petriolo. Noi di Terme ce ne intendiamo e l’avevamo capito subito e qui ci sentiremmo a casa. Ma la nostra (casa) è ancora lontana, meglio proseguire.
Lasciamo la strada principale e svoltiamo a destra verso Montepescini, sempre in salita. Dopo poco, arriva voce che Monica ha deciso di far compagnia a Valter nel furgone, per evitare che sbagli strada di nuovo.
A Casciano arriviamo alle 12:30, con un imbarazzante ritardo sulla tabella di marcia. Niente caffè, ma girano pizzette, panini e bibite fresche. Alla nostra pausa pranzo di Castellina Scalo mancano ancora 37km e di pianura nemmeno l’ombra.
E per fortuna non è pianura! Altrimenti non potremmo godere di questo patrimonio dell’umanità. Le Crete Senesi sono uno spettacolo che il mondo ci invidia. Le torri di Siena sullo sfondo impreziosiscono il quadro generale, colline ondulate dipinte di giallo dal da grano, di verde dei campi, casolari che sembrano principesche regge e cipressi che svettano come sentinelle a protezione di questo patrimonio.
Una tavolozza di colori che nemmeno Van Gogh saprebbe stato in grado imitare.
La fatica e il caldo? In mezzo a tanta bellezza si sentono meno, ma si sentono.









Passiamo a due passi da Siena e lasciamo il borgo murato di Monteriggioni sulla destra prima di arrivare esausti a Castellina Scalo (93km) per il pranzo e sono da poco passate le 14:00.
Ad accoglierci, oltre ai soliti furgoni, il festoso gazebo di Valter addobbato con bandierine e un cartello: “BUON COMPLEANNO MARON”.
Ahhh… ecco cos’era quel confabulare di stamattina! Tutto organizzato a mia insaputa.
Dal furgone di Valter spunta un altoparlante che intona “Happy Birthday to you…”.
Panini, frutta e oggi anche il dolce per Paolo, che compie i suoi primi 69 anni.
Qualcuno sceglie la birra, altri la Coca-Cola, ma c’è anche il prosecco di Paolo (l’acqua rimane sconsoltamente in disparte).
AUGURIIIII PAOLO

Nel frattempo Pasquale ha preso appuntamento telefonico con un meccanico Pinarello di Pistoia per rianimare la biciletta ferita a morte…. vedremo domani.
Si riparte. Fortunatamente niente più salite importanti (almeno sulla carta), ma a Pistoia mancano ancora 90 km, mica bruscolini.
Uscendo da Castellina Scalo, ci imbattiamo subito in un castello avvolto da ragnatele, tanto da sembrare abitato dal Conte Dracula… o forse da Spiderman, chissà. È il Castiglion Ghinibaldi, un’antica fortezza le cui origini risalgono all’XI secolo. Sorgeva lì per controllare la vicina via Francigena. (le so tutte!!)



Poi via, più veloci della luce… sì, però quella fioca delle candele nella notte, verso Poggibonsi, Certaldo e Castelfiorentino (129 km), dove una sosta gelato-bibita ci ridà vita.
Direzione Empoli, che lasciamo a destra, e poi via verso Vinci, patria di Leonardo l’italico genio e ancora fino a Monsummano Terme. Alla scritta Terme il Presidente, preso da non si sa quale impeto, si lancia in un allungo furioso (forse pensava di essere vicino ad Abano). Solo i più forti tengono la ruota. Risultato? Dopo qualche chilometro, batterie scariche, gambe molli e lingua che striscia sull’asfalto.
Ma il colpo di grazia deve ancora arrivare.
La strada scelta per scollinare a Pistoia si rivela massacrante. Una stradina stupenda, in mezzo al nulla… ma sempre in salita. E, come ciliegina, un cartello: “strada interrotta per lavori”.
Tornare indietro? Ma nemmeno per sogno. Viene mandato Beppi l’Alpino in avanscoperta. Dopo qualche minuto ci comunica, urlando ad alta voce dalla valle opposta, che si può passare: stanno rifacendo un ponticello, basta scavalcare la recinzione (che ci vuole?).
Superato l’ostacolo qualcuno si ferma a una fontanella mentre altri, preoccupati per l’orario, proseguono. Arriviamo a Pistoia in ordine sparso e con il gruppo diviso. Al Presidente si scarica tutto: gambe, fiato, telefono, navigatore. Senza il suo prezioso contributo individuare la posizione dell’albergo non è stato semplice, ma alla fine tutte le pecorelle entrano all’ovile. Non resta che avvisare il ristorante di non chiudere le cucine. Arriviamo, tardi ma arriviamo…
La trattoria prenotata era talmente anonima che la cercavamo con Google Maps ed eravamo davanti alla porta d’ingresso. Sembrava la sala di un patronato di parrocchiale anni 70, con tanto di perlinato alle pareti e un odore di ragù in sala che non saprei se definire invitante. La cena abbondante, semplice ma buona conferma le tante recenzioni positive visto anche il prezzo turistico proposto.
Dopo cena, Wolfgang e Fabio optano per una passeggiata scioglimuscoli al chiaro di luna nel centro città, regalandoci foto notturne da cartolina.











Nel cortile dell’albergo, i soliti irriducibili si raccolgono sotto le stelle. Chiedono birra al portiere. Non ce n’è. Ma c’è il furgone di Valter, da cui spunta un fustino da 5 litri di birra non filtrata, fresca fresca.
Spuntano anche noccioline e tarallucci, e propone di tagliare un salame ma scartiamo immediatamente l’idea. I primi tentativi di aprire il fustino di birra sono tragicomici, ma alla fine lo schiumoso nettare inizia a fluire, riempiendo bicchieri a profusione.
Ben presto, il tono del vociare cresce… e verso l’una, nel buio della notte si apre una persiana dell’albergo. Una voce che tuona in romanesco, che pare famigliare, una voce conosciuta, ma si, sembra proprio lui, Igor, er gnomo der Garage:
– “Aho, mo basta! La dovete smette’ co’ ‘sto casino, ve lo dico! Dio bono, ma che v’avete bevuto er cervello?! Domattina me devo da arza’ pe’ annà a lavorà! Ve lo giuro su mi madre, Dio bono, chiamo er capo… er CAPO dei carabinieri! E ve mando tutti a quer paese… ma pe’ davero, eh! Dio bono … mortacci vostra!”
Per il grande rispetto che tutti noi nutriamo per i lavoratori e per la tappa che ci aspetta domani mattina, alziamo silenziosamente i tacchi ed andiamo a dormire.
Buonanotte anche a voi.
Continua…




