
Venerdì 6 giugno 2025
PISTOIA – ABANO (220km – +1300m)
Il risveglio, questa volta, ha un sapore diverso. Questa sarà l’ultima tappa del nostro viaggio e, se da una parte c’è la soddisfazione di essere in vista del traguardo, dall’altra c’è la consapevolezza che sta per finire un bel sogno che non vorresti si concludesse. Anche Paolo sembra più taciturno del solito, ma forse è solo preoccupato per il volo programmato per domani mattina alle 5:00, che lo porterà a Londra per un’intensa settimana di visite alla città.
Oggi ci aspetta la tappa più lunga del viaggio: da Pistoia ad Abano sono circa 220 chilometri, e dovremo armarci di tanta pazienza. Una tappa lunga che sembra facile… ma non finisce mai (mi ricordo perfettamente dello stesso percorso fatto nel 2014 col dottor Ramin di rientro dalla Corsica).


Stesso albergo 11 anni dopo, e quasi gli stessi attori
Uno sguardo fuori dalla finestra. Il cielo è grigio, forse anche lui dispiaciuto che tutto finisca, e una serie di nuvole si addensa sulla montagna che dovremo scalare. “Mah”, penso, “sarà solo umidità del mattino, poi svanirà.”
Chiudo lentamente per l’ultima volta la lunga cerniera della valigia, e si scende a colazione. Le facce sono quelle affamate di sempre, ma è evidente che oggi è una giornata diversa per tutti.
Siamo pronti alla partenza. Arriva anche Monica Squarcina (oggi tocca a lei in bicicletta, mentre Luca, il marito, tornerà col camper). Mi aggiorno sulla situazione della malconcia bicicletta Pinarello di Pasquale: male. Il tecnico ha sostituito il forcellino del cambio, ma non è riuscito a completare il collegamento elettrico. Valter scende dal suo furgone: “Che problema c’è?” Guarda un tutorial su YouTube, telefona a Michael – il nostro meccanico di fiducia ad Abano – e si informa sul da farsi.
Prima di affrontare la salita, che inizia dopo appena 3km, facciamo una pedalata in centro cercando di individuare alla luce del sole i bei monumenti fotografati nella notte da Wolfgang.











Ok ora partiamo davvero, e come dicevo, subito in salita, percorrendo la Statale Porrettana che prevede 13 km circa di ascesa fino al Passo della Collina, a quota 900 m. Una salita pedalabile, costante ma lunga, da affrontare con il proprio ritmo. Monica di Bologna ha deciso di restare nel furgone con Valter, dice per non rallentare il gruppo, ma in realtà ha capito che Valter ha bisogno di un navigatore attento al suo fianco. Pasquale è nel furgone con Fabio, in attesa che Valter decida il destino della sua Pinarello.
C’è molta umidità e, man mano che si sale, le nuvole basse abbassano anche la temperatura. Strano ma vero: fa quasi freddo. La Monica in bicicletta, seguita come un’ombra dal teutonico Wolfgang, prende subito la testa del gruppo e sparisce all’orizzonte. Forse con qualcun altro, ma io sono troppo impegnato a tenere l’ultima posizione nel gruppo per sapere cosa succede davanti.




In salita, si sa, rimanendo da soli, si dà spazio ai pensieri più strani. E così, tra un respiro corto e uno sguardo al cielo, mi è venuto in mente che nel prossimo futuro forse anch’io dovrò chiedere un aiutino alla tecnologia per faticare un po’ meno in salita. Non una e-bike supertecnologia come Pasquale, sia chiaro, ma qualcosa di onesto, a basso costo, possibilmente ecosostenibile… magari anche con un po’ di stile.

Il panorama di Pistoia dall’alto è bellissimo, anche se la foschia ne smussa i contorni. La strada è ampia e l’asfalto accettabile. Si sbuffa e si sale fino ad arrivare alla galleria che ora, rispetto al 2014, è ben illuminata. All’uscita, fine della salita, il gruppo si ricompatta e inizia una lunga discesa verso Porretta Terme (ma questo è proprio il giro delle Terme!).
In discesa, io non ho nessuna difficoltà… sì, ma a rimanere in coda al gruppo. Gli altri si lanciano in quella che per me sarebbe una discesa libera, mentre io, a ogni curva, testo la tenuta dei freni mettendo a dura prova la durata delle pastiglie. Gli altri invece godono del vento in faccia e del brivido della velocità.
Mi è stato raccontato da Carlo di Bologna che Wolfgang scendeva a una velocità molto alta affrontando le curve in modo “temerario”, al punto che lui, pur conoscendo molto bene quel tratto di strada, non si è azzardato a seguirlo da vicino. La cosa che più l’ha stupito è come affrontava le curve: busto eretto, faccia alta e un gran sorriso stampato in volto, felice come un bambino su una giostra che va troppo veloce per i genitori, ma perfetta per chi ha ancora il cuore incosciente.

Tutti ci siamo meravigliati delle prestazioni di Wolfgang Ma forse abbiamo scoperto il segreto del ciclista teutonico. L’altro giorno, da un controllo a sorpresa nella sua camera (alla ricerca di qualche flaconcino sospetto), abbiamo trovato un “pizzino” con la formula segreta delle sue straordinarie prestazioni. Mangia la metà di noi, evitando tutto ciò di cui noi andiamo ghiotti e – per di più – niente birra! Quindi è chiaro che qualcosa di sospetto doveva esserci. Era scritto in tedesco, forse con qualche codice segreto… ma al rientro ad Abano prometto che lo decifrerò, smascherando l’illecito sportivo.

Arriviamo a Porretta Terme, al Bar Roma, ora gestito da una gentile signora di Pechino che parla un emiliano perfetto. Consumiamo il nostro elenco di macchiatoni, decaffeinati, caffè lunghi, corti, macchiati, ecc.
Nel frattempo Valter rompe gli indugi. Scende dal furgone, estrae un treppiedi da meccanico, generatore di corrente, saldatore a stagno e tutta una serie di chiavi e attrezzature – più per far scena (e far vedere che ce le ha) che per reale necessità. Inforca gli occhiali, mette sul tavolo operatorio la Pinarello di Pasquale, che passeggia nervosamente avanti e indietro come se stesse aspettando fuori dalla sala parto il suo primo figlio. Ad assistere Valter in sala operatoria, l’attrezzista Fabio: passa i ferri necessari e asciuga il sudore dalla fronte del “chirurgo”, come la più fidata delle infermiere.








Dopo qualche momento di apprensione – e una pausa teatrale per sottolineare l’attimo – Valter esplode in un più che esplicito:
“Ho finito. È fatta. Come nuova!”
Pasquale, a quelle parole, saltella dalla gioia e monta in sella alla Pinarello per provare il cambio.
FUNN-ZI-OO-NA (come in Franckenstein Junion) . Grande Valter!
Con il gruppo al gran completo, si riparte in direzione Bologna. Alla testa del gruppo Carlo, che conosce bene queste strade, ignorando che il mio percorso prevedeva di evitare la statale e restare nella vecchia Porrettana. Poco male, qui dovremmo guadagnare qualche minuto. Anche l’attraversamento di Bologna viene gestito da Carlo, che gioca in casa.



Stavo intonando la canzone di Lucio Dalla “Disperato erotico stomp”, proprio sulla strofa:
“Girando ancora un poco ho incontrato
Uno che si era perduto
Gli ho detto che nel centro di Bologna
Non si perde neanche un bambino
Mi guarda con la faccia un po’ stravolta
E mi dice ‘Sono di Berlino’”
quando, proprio in quel momento, mi accorgo che, a causa di un paio di semafori e rotonde, eravamo rimasti solo in tre (tre somari e tre…): io, l’alpino Mauro De Col e il garbato Carletto. Proseguiamo ancora un po’ verso Castel Maggiore, ma nessuna traccia del gruppo. Chiamo al telefono, ma non rispondono. Faccio il punto: la cosa migliore è rientrare nella traccia originaria che mi porterà sicuramente a Pegola (subito dopo Altedo), dove abbiamo previsto la pausa pranzo.
Mi chiama Carlo Peroni e gli spiego che siamo sulla Statale Porrettana. Mi risponde: “È impossibile! Non potete essere davanti a noi.”
Ci vediamo a Pegola. Chi arriva ultimo, paga da bere…
Arriviamo a Pegola prima noi e salutiamo Gabriele, il presidente del Pedale Bolognese, che per festeggiare i suoi ciclisti e la nostra gemellata amicizia ha portato ogni ben di Dio… bono!
Anguria fresca, meloni, bibite, prosecco e una mortadella tagliata rigorosamente a grandi cubetti (perché, come dicono i medici, gli affettati fanno malissimo). Dopo un’attesa “interminabile”, arriva anche il gruppo, che dovrà accontentarsi dei nostri “avanzi”. Naturalmente scherzo: roba da mangiare ce n’era fin troppa, ma l’attesa sì, quella è stata davvero “interminabile”😂.









Qui, a parte gli scherzi, dobbiamo veramente ringraziare la grande generosità di Gabriele e del suo Pedale Bolognese, per essere venuti a salutarci in questo modo non scontato e assolutamente molto gradito. Forse, nel caldo e nella stanchezza del momento, non l’abbiamo fatto nel modo dovuto, ma GRAZIE Gabriele, veramente grazie di cuore.
È ora di salutare e ringraziare anche Carlo Peroni per aver condiviso il nostro viaggio, e con un abbraccio quasi commosso salutiamo anche sua moglie Monica Zamboni, che ha dato a tutti una grande lezione affrontando il percorso sempre caparbiamente concentrata, sempre al massimo delle sue possibilità e decidendo di mettere il piede a terra più per non rallentare il gruppo che per una sua reale necessità. Conosciamo tutti personaggi che egoisticamente avrebbero continuato infischiandosene degli altri. Grazie Monica, sei fortissima! Da parte nostra, il massimo riconoscimento e rispetto.

Riprendiamo il cammino sotto il sole cocente. Le montagne sono alle nostre spalle e davanti a noi si estende la grande Pianura Padana, ricca di storie contadine, di lavoro e sudore. All’orizzonte, distorta dal calore che sale dall’asfalto, sembra di intravedere un ciclista con la nostra maglia. Man mano che ci avviciniamo, la figura si fa più nitida. È lui: Sandro Lazzaretto, che abbiamo lasciato da queste parti sette giorni fa quando ci ha accompagnato per un centinaio di chilometri. E’ ancora qui, probabilmente, ha girovagato tutto il tempo senza trovare la strada di casa.
Vieni, Sandro! Hai fame? Sete? Unisciti a noi, che ti riportiamo a casa.
Con Sandro, che per paura di rimanere indietro mantiene costantemente le prime posizioni, entriamo a Ferrara per ammirarne il centro storico, il Duomo, il Castello e il Palazzo dei Diamanti.








Attraversiamo il Po e la sua imponente portata d’acqua come si varca un confine abbandonato tra gli stati europei: senza caselli né dogane, senza niente da dichiarare (un fiorino), e rientriamo nel nostro amato Veneto.
Prossima tappa: Fratta Polesine, dove ammiriamo Villa Badoer, la bella villa palladiana che dà lustro al “triste” paesotto rodigino. Ci rinfreschiamo alla fontana di fianco alla villa e al bar del centro con una bibita fresca.



La meta si avvicina, ma – come sempre – gli ultimi chilometri sembrano dilatarsi. Non finiscono mai (come i famosi rotoloni…). A rincuorarci, ora, anche le sagome dei Colli Euganei che si stagliano all’orizzonte, alzandosi dalla pianura come vecchi amici che ci aspettano a braccia aperte, pronti a farci sudare nuovamente.
L’attraversamento dell’Adige è un altro bel passo avanti, ma abbiamo bisogno di una pausa a Vescovana per arrivare almeno presentabili.
Ecco Monselice, Battaglia Terme, Mezzavia… ci siamo: siamo tornati ad Abano Terme!
Qualcuno vuole che sia io il primo ad entrare in piazza mercato, dove parenti e amici sono venuti a festeggiarci. Uno speaker ci acclama, un interminabile applauso ci accoglie tra sorrisi e pacche sulle spalle. Tanti scatti, video di gruppo. Qualche impressione a caldo da comunicare al microfono, un po’ di imbarazzo per tante attenzioni. In fondo… cos’abbiamo fatto di così straordinario?
Un salto a Roma. E ritorno.







Abbracciamo le nostre signore, salutiamo gli amici rientrati da Roma in treno, a cui restituiamo le bici caricate nei furgoni e che sono curiosi di sapere com’è andata la seconda parte del viaggio (anche per loro ho scritto questo diario).
Oltre al gesto fisico e sportivo, questo lungo viaggio ha avuto una profonda componente spirituale e religiosa, che ognuno di noi ha sicuramente vissuto in modo personale e che custodirà gelosamente nel proprio cuore.
È finita. Siamo consapevoli di essere stati veramente fortunati, il meteo perfetto per tutta la settimana ma sopprattutto nessun incidente, nessuno che si sia fatto male. Il cuore è colmo di gioia e la soddisfazione di aver coronato un sogno è immensa.
Lo sguardo cerca quello dei compagni di viaggio: negli occhi degli altri leggiamo la stessa emozione che ci vibra dentro. Tra noi non servono parole, ci basta un sorriso, un cenno, perché abbiamo condiviso qualcosa che ci ha arricchiti dentro.
Un’esperienza indimenticabile, amplificata dalla consapevolezza della nostra maturità e della forza silenziosa del gruppo.

Grazie di cuore, davvero, a tutti.






Complimenti per l’impresa , ma soprattutto per questo diario che trasuda emozione e fa ben capire anche a chi non è potuto aggregarsi la meraviglia di questa avventura . Chapeau !!!