Altro bel Giro del Zoba da raccontare!

Giovedì 26 giugno faceva molto caldo (era scoppiata l’afa)
20 anime in missione ciclistica: 18 incalliti pedalatori (di cui due quote rosa), un autista (per l’occasione il nostro uomo di colore che ci ha sopportato con pazienza olimpica), e un fotografo di fama internazionale che con queste temperature non dovrebbe avere difficoltà a metterci a “fuoco” (ed invece….). Al seguito, 9 auto e il mitico furgone di Valter.
Ore 06:00 – Partenza da Abano, occhi ancora impastati di sonno ma pensieri già proiettati alla salita.
Ore 08:00 – Arrivo al BiciGrill di Levico, dove una tazzina di caffè ha rimesso in moto uomini, donne e coronarie.
Ore 08:30 – Partenza in bicicletta verso una prima posa artistica: sosta fotografica sulle sponde del Lago, tutti schierati come alla partenza di una tappa del Giro d’Italia.



Costeggiamo il lago con l’eleganza di una scolaresca in gita, con il presidente, come una Maestra, a dettare l’andatura, poi giù verso Pergine Valsugana e ancora verso Civezzano. Una bella stradina interna individuata dal presidente ci fa entrare in Trento come i trentatre trentini tutti trentatre trotterellando. Sbuchiamo con nostro stupore proprio davanti al Castello del Buonconsiglio e, complice una fontanella d’acqua, ci fermiamo anche per un paio di foto.



Attraversiamo la città con attenzione, fino alla sosta tecnica al bar della funivia Trento-Sardagna che è proprio al ponte sull’Adige: caffè, brioche e toilette. Qualcuno era anche attratto dalla possibilità di utilizzare la telecabina per salire a Sardana evitando così il primo tratto di salita.







Finalmente si parte, ed è subito salita vera. La mitica salita Trento Bondone teatro di epiche battaglie al giro d’Italia ma conosciuta soprattutto per la famosa cronoscalata automobilistica.








17 km di ascesa costante, fortunatamente, vista la giornata bollente, intervallata da numerose fontanelle d’acqua fredda, vere oasi nel deserto d’asfalto. Sarebbero state il “paradiso” del nostro alpino Beppi che purtroppo oggi non è potuto essere presente.



La scalata è lunga e ci vuole pazienza. Naturalmente si sale ognuno del proprio passo. C’è chi preferisce affrontarla da solo in silenzio, altri invece trovano conforto nella compagnia e preferiscono salire ascoltando l’affanno dei compagni (mal comune mezzo gaudio)









In cima, al Passo, ci attende il sollievo del panino e della bibita fresca, consumati con calma quasi ad assaporare assieme al panino anche il magico momento.






Foto di gruppo e poi… giù in discesa verso Garniga Terme (le terme ci seguono ovunque) e Aldeno. Questa discesa è proprio bella, bellissima, lunga, fresca, silenziosa, emozionante. Da gustare, da assaporare con calma, come il primo sorso di birra fresca.
Man mano che si scende la temperatura sale, sale sempre di più, sembra che qualcuno abbia lasciato acceso il riscaldamento.
E infine… scendiamo a valle…l’inferno: la valle tra i meleti roventi è stata ribattezzata “Phon-do-valle”. Qui sudava anche il Garmin e le ruote sembrava fossero sciolte nell’asfalto.
Ma non è finita: attraversiamo il Phon-do-valle arrivando a Mattarello dove facciamo un po’ d’acquagym alla fontana del paese prima di affrontare un’altra salita assassina verso Vigolo Vattaro, dove il sole gioca a fare da microonde. Sono 7 km d’inferno, con un paio di strappetti iniziali mica da ridere, ma anche qui, la fontana d’acqua fredda verso la cima ci salva dal collasso nervoso.









Ok è fatta. Ultimo sforzo verso “Caldo…Nazzo” (sì, anche qui il gioco di parole calza a pennello) dove una discesa finale ci accompagna tra applausi e calore (reale e metaforico) alle nostre roventi auto.
Ed è lì che Valter apre il suo furgone magico: birre, salumi, angurie, panini, e una crostata che avrebbe fatto piangere di gioia (sicuramente) anche Igino Massari.
Insomma un terzo tempo da leoni, con brindisi, risate, racconti esagerati e una soddisfazione collettiva difficile da descrivere… ma che non dimenticheremo presto.




E il pensiero va già alla prossima settimana, dove affronteremo il Passo Fedaia da Caprile e il Passo Pordoi sperando di trovare temperature almeno un po’ più sopportabili.




