L’Epopea del Montello e delle Prealpi Asolane

Prefazione
Ci sono giornate in sella che nascono sotto il segno dell’imprevisto, ma che proprio per questo si trasformano in imprese memorabili. Questo racconto non è la semplice cronaca di un’uscita sul Montello: è una vera e prodezza corale, nata dai dettagliati e millimetrici appunti del Dr. Ivano Zaghetto e poi plasmata dalla penna romanzesca del nostro Presidente Narratore.
Tra ruote che danno segni di ubriachezza, mitiche salite conquistate a ritmo di battute taglienti, clamorosi “gialli” d’alta velocità e insospettabili terapie intensive a base di birra e prosecco, vi invitiamo a salire in sella con noi. Perché il ciclismo, nel Team LE TERME, è prima di tutto una straordinaria storia di amicizia, goliardia e passioni condivise.
Buona lettura a tutti.
L’Adunata dei Diciotto e il Primo Presagio
Il sole del 21 maggio incendiava appena l’orizzonte quando diciotto anime e altrettante biciclette si diedero appuntamento nel piazzale dietro il Municipio di Volpago del Montello. I primi a prendere possesso dell’ampio parcheggio furono stranamente Valter e il suo “furgone delle meraviglie”. Uno alla volta arrivarono le altre auto e i rumorosi ciclisti a interrompere la quiete di questa bella mattinata ai piedi del Montello. Siamo pronti, foto di gruppo e via che si parte.

Prima di sfidare l’asfalto, però, la tradizione esigeva il rito propiziatorio del caffè. Fu lì, tra l’aroma delle tazzine e le chiacchiere del mattino, che una parrucchiera locale, già conosciuta l’anno scorso nella medesima occasione, rapita dal fascino magnetico delle nostre divise, pretese uno scatto fotografico: il Team LE TERME entrava così, ufficialmente, nella leggenda del luogo.

Ma gli dèi del ciclismo esigono sempre un tributo. Nemmeno il tempo di agganciare i pedali che il dramma si abbatté sul gruppo. Il buon Davide Buson (nomen omen), con lo sguardo gravato dal peso della sventura, annunciò il più amaro dei verdetti: «Torno a casa. La gomma anteriore, una ‘tubeless’ nuova di trinca, ha ceduto…». Il Buson ha un “buson” nella gomma.



Un brivido corse lungo la schiena del Presidente e dei compagni. Restare in diciassette? Mai. La superstizione ciclistica non lo avrebbe permesso. Fu così che, all’ombra protettrice di un panificio e ignorando i consigli di un passante che, mosso a compassione, indicava una vicina officina, cinque o sei prodi si fecero in quattro. Con la perizia di chirurghi e la forza della disperazione, domarono lo pneumatico ribelle. Il morale del Buson fu tratto in salvo e, finalmente, la flotta salpò col vento in poppa verso Selva del Montello.
La Conquista delle Prese e la ruota “ubriaca”
Il Montello non perdona, ma il Team non arretra. La prima vera sfida si materializzò sotto le sembianze della Presa 10, la mitica Via Murada. Guadagnata la dorsale con il cuore in gola e i polmoni in fiamme, piegammo a destra, per poi gettarci a capofitto verso Giavera lungo i tornanti della Presa 5, la Via degli Alpini.
Una rapida virata a sinistra ed eccoci su Via degli Arditi, in rotta verso Nervesa della Battaglia. Lassù, al cospetto del maestoso Ossario, ci concedemmo una tregua per immortalare il gruppo in una foto d’altri tempi.




Ma il destino bussò di nuovo: la ruota anteriore del buon Buson, maldestramente curata poco prima, aveva ripreso a sussultare vistosamente, preda di un’evidente “ubriachezza” da asfalto. Niente panico: ora i suggerimenti per risolvere il problema si sprecavano. Teorie di meccanici improvvisati e ciclisti di pluriennale esperienza hanno dato il loro apporto. Chi rimaneva ai margini della discussione approvava o disapprovava in silenzio con eloquenti espressioni facciali e minimi movimenti del capo. Grazie a uno sforzo corale e a un prodigioso intervento a più mani, la circonferenza del copertoncino tornò rotonda come il famoso cerchio di Giotto in un battibaleno. La dorsale del Montello era nostra: la percorremmo tutta, d’un fiato, fino a Ciano.


L’Inferno del Mostaccin e i Cavalieri di Asolo
Superate le insidiose e contorte geometrie di Crocetta, Nogarè e Cornuda, dove il mercato settimanale ha cercato di mandare fuori traccia il pur attento Presidente, l’orizzonte si restrinse ai piedi di Maser. Lì ci attendeva il giudice supremo della giornata: la mitica Forcella Mostaccin, affrontata da questo lato per la prima volta.
I rapporti si fecero corti, i muscoli tesi. Tra i battistrada, il monumentale Ivano Zaghetto strinse i denti ed ingaggiò una lotta d’altri tempi contro la gravità, arpionando una leggendaria, quanto inattesa, top ten (forse!) ed inseguendo come un’ombra il redivivo Davide Buson, ormai indistruttibile.



Navigando sulla traccia GPS e seguendo ciecamente la scia del nostro Presidente, la spedizione fece il suo ingresso trionfale ad Asolo. Alla storica e zampillante fontana del centro, il fiero Dr. Zaghetto, con il volto rigato di sudore ma il cuore colmo di gioia, raggiunse gli scalatori d’élite e, con finta nonchalance, domandò: «Da quanto tempo mi aspettate?». La replica del buon Claudio Crivellaro (lo Chef) risuonò come una sferzata d’arguzia: «Eh, abbiamo già fatto tre giri del paese!».







Il dramma a “Porchetta a Manetta” e il giallo di Monfumo
Incredibile ma vero, il Presidente chiede democraticamente se fermarci qui come tradizione o se si preferisse proseguire. Un coro unanime: proseguiamo. Nessun banchetto in piazza, solo un rigenerante sorso d’acqua gelida e via, di nuovo in sella.
Il lento passaggio della nostra imponente carovana davanti al mitico e consueto ritrovo “Porchetta a Manetta” ha scatenato lo sconforto più totale dei gestori: la solita cameriera, non appena ha riconosciuto le divise del Team LE TERME ed ha intuito che non ci saremmo fermati ai suoi tavoli, sopraffatta dall’emozione, si è sciolta in un pianto disperato togliendosi il grembiule!





A monte di Castelcucco la fatica si sciolse di fronte alla bellezza: ci fermammo a contemplare lo stupendo panorama del Tempio del Canova, immersi in un silenzio mistico interrotto solo dal cinguettio di invisibili volatili. Attraversammo poi il centro di Costalunga, un borgo dove il tempo sembrava essersi fermato, a differenza delle nostre ruote che continuavano a girare.



In località Forner di Monfumo, l’idillio rischiò di trasformarsi in un thriller. Il buon Claudio Crivellaro (lo Chef), rapito dal brivido della velocità, si involò in una discesa solitaria verso Monfumo sbagliando strada. «Claudiooooo, Claudioooooo!». Le urla e i richiami a squarciagola di Zaghetto si persero nel profondo della valle. Claudio non sentiva. Fu solo grazie alla prontezza tecnologica di Marco Molini, che lo raggiunse con una telefonata salvifica, che si riuscì a riportarlo all’ovile, mentre il resto della truppa incrociava le dita per scongiurare, di nuovo, lo spettro dei diciassette ciclisti.











La strada ci cullò verso Palazzo Neville e Ca’ Balbi, fino a regalarci il fresco abbraccio boschivo di via Bosco del Fagarè. Ripassate Cornuda e Nogarè, puntammo decisamente verso Ciano del Montello per affrontare l’ultima fatale asperità, l’ultimo “dentin”: la Presa 18, alias via Generale Vittorio Fiorone.
In cima alla dorsale, il conteggio degli uomini rivelò una dolorosa verità: eravamo sedici. Valter Gambarato e l’uomo di colore (il mitico Paolo Maron) erano svaniti nel nulla. Seguirono minuti di febbrile attesa, squilli di telefono e ansia crescente. Poi, come eroi che riemergono dalla nebbia della battaglia, i due desaparecidos riapparvero all’orizzonte. Il gruppo era compatto. Fu subito discesa, fu subito felicità.
L’Epilogo: Il Terzo Tempo


Il falsopiano finale fu una passerella trionfale. Costeggiando il canale che scorre impetuoso ai piedi del Montello giungemmo sereni, radiosi e uniti sul luogo sacro del mitico “Terzo Tempo”.
Qui l’assenza del VicePresidente Pasquale, sempre molto generoso nelle porzioni, ha dato modo al Presidente di essere più conservativo, risparmiando nelle quantità di panini, cubetti di mortadella, birre, bibite varie, prosecco, arachidi e colombe pasquali in aria di scadenza.







Il più provato del gruppo, l’amico Valter, in ritardo di preparazione, sdraiato in poltrona e amorevolmente assistito in “terapia intensiva” con flebo di birra e prosecco, è stato infine dichiarato fuori pericolo dal Primario Salmistraro.
È questo il momento in cui il gruppo da il meglio di se, si fonde tra sorrisi, pacche sulle spalle e tanta amicizia. Lì, tra calici sollevati e promesse di nuove imprese, si è suggellata una giornata che tutti noi del Team LE TERME custodiamo gelosamente nella mente, nel cuore e nell’anima, ma che ci fa immensamente piacere condividere qui con tutti voi.
P.S. Una nota di puro paradosso: proprio in questo giro, in cui non era presente nemmeno una bicicletta elettrica nel gruppo, abbiamo finito per incrociare e scalare così tante “Prese”… che a tutti noi è sembrata proprio una bella presa per il c..o!



Grazie Flavio il tuo racconto del giorno dopo è come vedere il film di cui siamo stati protagonisti.grazie ♂️♂️♂️
Grande Flavio, racconto semplicemente coinvolgente, ironico, puntuale che ci fa sentire parte di qualcosa di speciale