24 Maggio 2026: Le Terme alla 1° Ciclostorica delle Terme

Oggi, 24 maggio, è una data che profuma di storia. Per l’Italia intera ricorda l’inizio della Prima Guerra Mondiale e quell’indimenticabile verso” Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio dei primi fanti il ventiquattro maggio; nella canzone del Piave (fu l’Inno Nazionale Provvisorio dal 1943 al 1946, dopo l’armistizio e prima dell’adozione dell’Inno di Mameli) ; per gli appassionati di ciclismo moderno è spesso il palcoscenico di una tappa cruciale del Giro d’Italia o proprio oggi il giorno della mitica e massacrante Nove Colli di Cesenatico, con migliaia di partenti al via.
Noi del Team LE TERME abbiamo il nostro impegnativo calendario sociale a cui non possiamo sottrarci, ma il 24 maggio era anche il giorno della 1° Ciclostorica delle Terme. Come potevamo noi, ciclisti vintage per definizione, mancare a questo appuntamento da giocare in casa? Impossibile!




Ed ecco che una nutrita rappresentanza del team ha deciso di rispondere all’appello, portando lustro a una manifestazione benefica organizzata in modo magistrale nel cuore del bacino Euganeo. Il regolamento, d’altronde, parla chiaro: per partecipare bisogna cavalcare una bicicletta rigorosamente antecedente al 1987 e indossare un abbigliamento adeguato all’epoca.
Per chi tra noi, come Paolo Maragotto, ha già masticato i polverosi percorsi di Eroiche, Artiche e altre ciclostoriche, è stato un gioco da ragazzi. Nessun problema nemmeno per Sandro Lazzaretto, di cui abbiamo già celebrato le gesta all’ultima Eroica. Per gli altri, invece, l’impresa è cominciata prima ancora di pedalare: rimettere in strada vecchie glorie d’acciaio con le levette del cambio sul telaio, tubolari da incollare o copertoncini strettissimi che sembravano persino affilati, è stato un vero grattacapo. Per non parlare del guardaroba: vecchie maglie di lana (che con il sole di maggio regalano un caldo infernale), berrettini colorati e quei simil-caschi a strisce di pelle che, se malauguratamente cadi, non ti garantiscono proprio nulla se non un brivido retrò.
Alla fine, però, ce l’abbiamo fatta. Abbiamo recuperato tutto il necessario, caricato il “furgone delle meraviglie” e siamo arrivati con largo anticipo al punto di ritrovo. E quale miglior scelta logistica potevano fare gli organizzatori se non fissare la partenza presso un immenso deposito di birre, vini e liquori? Un segno del destino.







Lì abbiamo dato sfoggio di una grandiosa capacità organizzativa nell’approntare il nostro quartier generale. Piazzato il furgone, abbiamo montato due gazebo, due grandi tavoli con relative panche per il dopocorsa, le bandierine d’ordinanza e l’immancabile striscione “LE TERME”. Senza falsa modestia, crediamo di essere stati il punto di riferimento e l’attrazione visiva per tutti i partecipanti, che ci ammiravano un po’ invidiosi.
Lo start viene dato “puntualmente” alle 08:36 e il variopinto serpentone di maglie di lana, telai cromati e baffi d’altri tempi si è mosso, dando vita a una splendida sfilata di nostalgia e passione. Mi è sembrato di rivedere la partenza della mitica Coppa Cobram nel film “Fantozzi contro tutti” del 1980.

L’attraversamento della Città Termale ha destato molta curiosità tra i “foresti”, incuriositi da questo improbabile gruppo di ciclisti non competitivi, ma con tanto di numero attaccato alla schiena e sulla bicicletta. A proposito di numeri, la sorte ha deciso che io avessi il 49, ma so di gente che ha pagato un profumato supplemento pur di accaparrarsi il numero 69 (Carlo Garbo, per fare nome e cognome).
Nemmeno il tempo di fare qualche chilometro ed è già ora del primo ristoro: caffè e fetta di dolce d’ordinanza. L’accalcamento ricordava molto il primo giorno di ritiro delle pensioni alle Poste, ma la calca ha favorito i contatti umani, permettendoci di legare anche con partecipanti arrivati da fuori regione. Su tutti, le più gettonate sono state due signore in perfetta tenuta anni ’80, con cortissimo gonnellino scozzese, provenienti dalla Franciacorta: il nostro Beppi Sattin ha tentato subito l’approccio, “fraternizzando” a modo suo e piazzandosi saldamente sulla loro scia per tutto il percorso.




Il paesaggio che scorreva davanti ai nostri occhi dev’essere stato di grande fascino per chi visitava la nostra zona per la prima volta; ma anche per noi, procedere a un’andatura così “turistica” è stato un modo per guardare quelle colline con più attenzione e meraviglia. A bordo strada la gente applaudiva, ci incitava (forse ad andare ancora più piano?) e soprattutto ci regalava sorrisi. Ho avuto la netta sensazione di aver strappato un sorriso persino a un albero solitamente triste: un salice piangente..








Ma torniamo alla competizione!! Il premio di “più competitivo del giorno” va senz’altro a Valter Gambarato. Evidentemente ferito nell’orgoglio dopo la debacle di giovedì scorso sul Montello, Valter si è letteralmente trasformato, calandosi nei panni del mai dimenticato Marco Pantani. Stessa bici e medesimi colori della Mercatone Uno, stessa maglia, pur con qualche generoso rigonfiamento all’altezza dell’addome, e bandana d’ordinanza a coprire la testa rasata a zero e lucidata col Sidol. Per non farsi mancare nulla: orecchino d’oro (taroccato) al lobo sinistro e, dulcis in fundo, il tipico pizzetto “alla Pantani” tinto di giallo-ocra-marron (abbiamo evitato di chiedere che prodotto avesse usato per la colorazione). Il tocco di classe? Nelle tasche posteriori un altoparlante trasmetteva a tutto volume il loop delle gesta del Pirata sul Galibier e il leggendario duello con Ullrich, con la radiocronaca dell’epoca di Davide Cassani.

I chilometri sono scivolati via tra il ticchettio dei vecchi rapporti, qualche cambiata ruvida e i paesaggi senza tempo dei nostri Colli Euganei. Il passaggio più impegnativo è stato un tratto piuttosto lungo ricoperto da uno strato di ben dieci centimetri di ghiaia, in cui le affilatissime coperture delle nostre ruote sprofondavano pericolosamente. Personalmente mi sono letteralmente impantanato in questa specie di “ghiaie mobili”: ho lottato furiosamente con la gabbietta dei pedali che non voleva saperne di liberare la scarpa presa in ostaggio e, fortunatamente, sono riuscito a mettere il piede a terra un attimo prima di finire a gambe all’aria. Risultato? Ho praticamente bloccato l’intero gruppo alle mie spalle, costringendo tutti i ciclisti a seguire il mio esempio tra un coro di colorite imprecazioni. Certo, gli organizzatori avrebbero dovuto segnalare meglio un passaggio così insidioso; e invece, con impeccabile tempismo, il cartello di pericolo lo hanno piazzato ben 5 o 6 chilometri dopo… ironia della sorte, proprio in località Giarre!
Ovviamente non sono mancati gli imprevisti tecnici. A un certo punto, uno del gruppo (mi pare fosse proprio il nr. 69 Garbo Carlo) ha rischiato letteralmente di perdere la sella e la verginità, evocando lo spettro fantozziano della Cobram “alla bersagliera”. A salvarlo dal tragico destino ci ha pensato il nostro “uomo di colore”, Paolo Maron: con la sua immancabile borsa degli attrezzi degna del mitico Ispettore Gadget (fumetti vintage), ha fatto magie e in un baleno ha risolto il problema, confermandosi il meccanico ufficiale (e provvidenziale) del team.


Merita una menzione speciale anche il nostro fotografo ufficiale, Mauro Stecca, presente in veste di “imbucato speciale”. Per immortalare l’evento ha deciso di affrontarlo in Mountain Bike, senza iscriversi formalmente alla pur benefica manifestazione. Mauro ci ha sorpassato e rimontato un’infinità di volte alla caccia dello scatto perfetto, trasformandosi però in un vero e proprio pericolo pubblico per noi ciclisti, già alle prese con i freni d’epoca e la guida precaria dei nostri mezzi storici.









L’arrivo e l’attraversamento dello striscione del traguardo è sempre un momento emozionante. Una sistemata alla maglia e al berrettino per essere ordinati nelle foto e poi alzare le braccia al cielo sulla riga è d’obbligo. Io però, per sicurezza e per la poca dimestichezza con la bici d’epoca prestatami da mio cugino Lorenzo Lazzaro (vero appassionato di queste manifestazioni), ho preferito alzare solo il braccio che mi serviva meno per governare la bici, optando saggiamente per il sinistro; proprio per questo, i ragazzi mi hanno affibbiato il simpatico nomignolo di ‘Presidente Previdente’!












Stanchi ma con gli occhi pieni di bellezza, è scattato il momento migliore: il “Terzo Tempo”. Al nostro campo base sono comparsi bibite, birre, prosecco, il piatto di pasta offerto dall’organizzazione, la “Birra degli Eroi” etichettata per l’occasione, la nostra immancabile soppressa, la crostata di frutta e i cubetti di mortadella che sparivano alla velocità della luce, proprio come il formaggio davanti ai topi.
Abbiamo letteralmente creato un angolo di festa nella Festa. Mentre lo speaker di turno continuava a ringraziare sponsor e organizzatori, alternando gli interventi di personaggi politici e imprenditori locali che hanno contribuito alla buona riuscita della manifestazione, la nostra massima concentrazione era tutta rivolta ai nostri tavoli.





L’arrivo degli amici del Team che avevano invece effettuato il classico giro domenicale, e che ci hanno raggiunto solo per il Terzo Tempo, è stata la ciliegina sulla torta. Abbiamo condiviso con loro tutto il buono che avevamo ancora a disposizione, a conclusione di una giornata di sport, amicizia e solidarietà che rimarrà scritta nella storia del nostro gruppo.
Poi, tra sorrisi e arrivederci, abbiamo visto il piazzale svuotarsi progressivamente: tutti i ciclisti se n’erano andati e gli organizzatori hanno cominciato a smontare le strutture, festeggiando il successo dell’evento. Ogni tanto guardavano verso di noi, rimasti gli ultimi baluardi, quasi a voler capire come mai non volessimo andarcene. Il motivo è semplice: le cose belle vanno assaporate e vissute fino all’ultimo minuto perché, come diciamo noi scaramanticamente, “potrebbe sempre essere l’ultima volta”.
Ora, sicuramente avrò dimenticato qualcosa o qualcuno in questo mio lungo resoconto e mi scuso, ma la stanchezza inizia a farsi sentire e mi fermo qui. Sono sicuro, però, che avremo presto altre occasioni per raccontarvi le nostre avventure sui pedali (e non solo). A partire da giovedì prossimo saremo infatti in trasferta per sei giorni sulle colline marchigiane e romagnole… e statene certi, ne avremo delle belle (e delle balle) da raccontare!
…. per Le Terme
HIP HIP HURRA’



