
Mercoledì 4 giugno 2025
ROMA – GROSSETO (206km – +1600m)
La prima cosa che ti viene in mente appena apri gli occhi: Ok, oggi comincia il ritorno e ci aspettano altre tre giornate mica da ridere. Oggi da Roma a Grosseto, domani Grosseto-Pistoia e poi Pistoia-Abano.
Ma procediamo con ordine.
Colazione.
Questa è la nostra seconda prima colazione all’Hotel La Pergola di Roma, per cui sappiamo bene come muoverci e soprattutto cosa arraffare di più.
Usciamo per andare a recuperare le nostre biciclette dal garage, quando arriva Valter incazzato come una iena a cui hanno rubato l’osso. Altro che Roma Ladrona. Arriva anche Fabio, anche lui visibilmente alterato.
Cos’è successo?
Hanno rubato carburante dai serbatoi dei furgoni, lasciati in garage con quasi il pieno: ora sono entrambi sotto la metà.
— Ma siete assolutamente sicuri?
— E come lo dimostriamo?
Andiamo all’autorimessa e oltrepassato il portone suona l’allarme
— Aò, ve levate dar c…. portone?! Dio bono, me sona l’allarmeee, me fate venì ‘n colpo secco!
Mi avvicino e con calma affronto “Er gnomo der garage“, quello lo strano personaggio vestito di nero con la cuffietta, simile alla mia in testa, che zampetta tra le macchine e assomiglia tanto a Igor di Frankenstein Junio, e spiego l’accaduto.

Risposta:
— A bello, ma che stai a scherzà? Qui nun se fanno ‘ste cose, ma che te sei messo in testa? Io so’ qua da quarant’anni, quaranta, capito?! E ‘na cosa così nun s’è mai vista, Dio bono! Mo’ chiamo er capo, vedi un po’ te!
E a uno così, che je dici? E soprattutto che je fai?
Recuperiamo le biciclette e, con soppressi propositi vendicativi, usciamo da Roma dopo aver salutato Mauro Stecca (er Fotografo de fama) e Davide Mingardi che rientreranno in treno come previsto.
Uscire da Roma in bicicletta per arrivare alla costa tirrenica era la mia preoccupazione più grande nel tracciare il percorso. La via più breve sarebbe stata attraversarla… ma con tempi biblici e rischi inimmaginabili. Ho deciso invece di tornare sulla Salaria, puntando verso nord-ovest in direzione Prima Porta.

Scelta azzeccatissima: dopo i primi 6/7 chilometri nel traffico cittadino, ci ritroviamo a percorrere una strada periferica con continui su e giù, ma trafficata in modo “normale”.
L’Olgiata, famoso quartiere periferico di Roma, si rivela un paesotto collinare con viali di pini marittimi, belle villette nascoste dalle sterpaglie e campi coltivati a grano… che fanno tanto paesaggio da Roma Antica.









Proseguiamo in direzione La Giustiniana, Storta, Osteria, Tagliatella. Prendiamo una stradina interna che si addentra nella campagna, tra allevamenti di pecore e piccole aziende agricole. Qualcuno mi fa notare che probabilmente neppure i ciclisti della zona la conoscono.
— Ciò, ma dove ea gheto tirà fora sta stradea
L’asfalto è effettivamente molto rovinato e datato, con buche a profusione. Ho pensato fosse quello originale prodotto dall’incendio di Roma e steso dallo stesso Nerone per proteggere il prezioso selciato in pietra.
Dopo una curva, nascosto da alti canneti, intravediamo il mare. Il Tirreno.
Pochi chilometri ed eccoci a Cerveteri (km 60), dove abbiamo previsto la pausa caffè.
Il Maron ne approfitta per comprare un gratta e vinci. In caso di vincita, giura che sarebbe tornato a casa comodamente seduto sulla slitta di Babbo Natale trainata dalle favolose renne volanti. Poi l’ho visto ancora in bicicletta… quindi presumo non abbia vinto niente.
A Cerveteri Marina imbocchiamo la famosa Via Aurelia, che da Roma risale lo stivale seguendo il profilo della costa occidentale.
In certi punti il mare è proprio lì, accanto a noi. E’ diverso dal nostro Adriatico, ma si muove costantemente con lo stesso moto ondulatorio. Il colore è simile anche se noi siamo abituati alle trasparenze di Sottomarina o a quelle di Rimini (quelli di Bologna).
Arriviamo a Santa Marinella (80km) e ci fermiamo per un paio di foto.


























Qui, senza volerlo, scambio la mia bici con quella di Pasquale, che, scoperto il “furto”, ha un momento di mancamento (preludio di quanto sarebbe accaduto il giorno dopo).



Proseguiamo verso Civitavecchia (km 90), dove su uno svincolo un po’ complicato sbaglio strada… e non era possibile rientrare perché in contromano.
Dal gruppo parte una voce:
— “Maron, va avanti ti che te conossi e strade!”
Da non credere.
Con un po’ di pazienza e qualche parolaccia soppressa in gola (soppressa in questo caso non è l’insaccato veneto), rientriamo in traccia e ci lanciamo verso Sant’Agostino (km 98) per la pausa pranzo in uno spazio che all’imbrunire diventa meta di scambisti.




Alla ripartenza ancora qualche chilometro di strade tranquille e dimenticate da Dio… bono, eccoci arrivati all’incubo preannunciato di tutto il viaggio.
La nostra stradina si immette senza preavviso nell’Appia SS1 (E80), che è a tutti gli effetti una superstrada.
Dovremo restarci per circa 20 km.
Qualche giorno prima avevo anche telefonato al comando di polizia del comune di Montalto di Castro per chiedere informazioni su strade alternative o se fosse possibile entrare in E80 con le biciclette.
La gentile operatrice mi ha risposto in modo sibillino (probabilmente era originaria dei qui vicini Monti Sibillini):
— “Non ci sono strade alternative… e ufficialmente non le posso dire che potete entrarci, però mi capisca…”
E allora? Che facciamo? La sorvoliamo richiamando la slitta di Babbo Natale rimasta inattiva dopo il mancato gratta e vinci del Maron?


Entriamo.
Dopo mille raccomandazioni: in fila indiana, mantenendo rigorosamente la destra.
Qualche camion, superandoci, ci saluta con il fragoroso clacson e noi rispondiamo al gentile saluto con un signolile ed ondulato gesto della mano come la Regina Elisabetta.
Dai, tutto bene…. Potrebbe andare peggio.
Come? Potrebbe piovere come nel film “Frankenstein Junior” di Mel Brooks?
No protrebbero esserci dei lavori in corso!
Infatti: per lavori le due carreggiate si uniscono e anche chi viene in senso contrario entra nella nostra!
I nostri autisti, come angeli custodi, ci proteggono a turno mettendosi dietro al gruppo con le quattro frecce lampeggianti come una chioccia con i propri pulcini impauriti.
Credo che il rallentamento che abbiamo causato sia stato menzionato al TG1 delle 20:00.
Finalmente usciamo indenni verso Pescia Fiorentina (km 145).
Siamo in Toscana, e lo si capisce subito dal cambio di vegetazione, ma soprattutto dalle continue salitelle che ci accompagneranno fino a Grosseto.
Dopo lo scampato pericolo in autostrada, ci si ferma per uno Piss-Stop.
Nicola, la new entry (n°95 dei nostri tesserati), è costretto a cambiare il copertoncino posteriore (era nuovo… due anni fa, appena montato), prontamente recuperato dal Maron tra la nostra scorta di materiale di scorta. Carlo, non da meno, rompe il filo del cambio e rimane appiedato. Sale in furgone fino a Capalbio (km 150), che si pavoneggia tra le colline toscale e dove ci aspetta un bel gelato e — su consiglio del garbato Carletto — anche un fresco chinotto che non bevevo dal lontano 1965 (il prossimo, tra altri 60 anni).




Carlo riparte con la bicicletta in furgone di Fabio per cercare a Grosseto un meccanico che ripari il cambio, lasciandoci in ostaggio la moglie Monica (che non vedeva l’ora di liberarsi della zavorra del marito).
Ora la nostra signora bolognese, libera da legami coniugali, si trasforma, pedale in allegria con grande potenza, tanto che pochi di noi riuscivano a tenerne il passo in salita.
Ne è dimostrazione la foto, che diventerà iconica, che ritrae Monica mentre traina in salita tre ciclisti affaticati aggrappati alla sua gloriosa maglia (anche se c’è chi è pronto a scommettere che sia il Presidente a spingere i tre stanchi compagni, ma si sbaglia).

Ammiriamo in “rapida” successione tre bellezze toscane: Marsiliana (km 165), Magliano in Toscana (km 175), e Montiano (km 184).






Vista l’ora modifichiamo leggermente il percorso sul finale, una piccola deviazione per evitare cinque chilometri di statale. Il Maron invece, ligio nel seguire la traccia, la percorre risultando alla fine 200 metri davanti al gruppo che entra in Grosseto.
Entriamo da eroi nella cittadina maremmana, e all’albergo ci aspettano i furgoni… e soprattutto Carlo, preoccupato per la sorte della moglie.
A lui abbiamo raccontato di averla spinta su ogni salita, e come prova portiamo la foto dove effettivamente sembra che siamo noi a spingere… mentre in realtà siamo noi ad essere trainati da lei.
(Piccole bugie… per salvare un matrimonio.)






Il resto è storia: doccia, cena e birra davanti all’albergo.
Fusto di birra finito! Tragedia greca! Game over? Neppure per sogno!
Ho spiegato allo sprovveduto portiere di notte dove avevo visto delle bottiglie di birra nel frigo dei vini in ristorante durante la cena. Risolto!!
Tutto è bene ciò che finisce bene.
Vorrei chiudere con una citazione perché in questa quarta tappa, più che pedalare verso casa, ci siamo lasciati trasformare dal viaggio: dalla pazienza di fronte ai guai, alla solidarietà tra compagni, fino alla mitica maglia di Monica che traina tre uomini in salita. È la strada che ci sta scrivendo addosso la nostra epica personale.
“Non si fa un viaggio. Il viaggio ci fa e ci disfa, ci inventa.”
David Le Breton
A domani. Buonanotte.
Continua…




