Un altro giovedì spettacolare in bicicletta su un percorso incantevole alla scoperta delle meraviglie che le nostre montagne ci regalano.
Piccoli e grandi laghetti, simili a perle incastonate nel verde delle montagne, attirano bagnanti in cerca di sollievo dal caldo asfissiante. Queste aree tranquille e fresche offrono un rifugio ideale durante le torride giornate estive.
L’itinerario inizia a Levico in Valsugana, si arrampica a Vetriolo per poi scendere a Pergine Valsugana, sale nuovamente sul lato destro della Valle dei Mocheni, attraversa l’altopiano di Pinè e infine ritorna in Valsugana passando per Caldonazzo.
Dal punto di vista ciclistico la giornata si sviluppa su due impegnative salite. La prima da Levico Terme a Vetriolo, 10km con una pendenza media del 7,6%, e la seconda da Pergine Valsugana al Passo Redebus 17km con una pendenza del 7%.
Anche questa pedalata sarà ricordata per la sua bellezza e si ringraziano tutti i partecipanti che con la grande passione e simpatia l’hanno resa anco più piacevole.
Un’intera giornata dedicata a sua Maestà lo Stelvio.
La sveglia puntata nel cuore della notte alle ore 03:00. Fuori buio pesto. Un rapido controllo della borsa: dimenticato niente? Scarpe, manicotti, casco, computerino, borracce, tutto a posto.. Per colazione a quest’ora basta un espresso e un paio di biscotti. Esco di casa alle 03:45 con la bici sotto il braccio e saluto a bassa voce un coinquilino che rientra a quell’ora probabilmente dopo una serata di bagordi. Lui mi guarda stranito, ma ovviamente non può capire.
Fuori, nel buio più totale, mi aspetta già Valter con la sua macchina e bici già caricata. Passiamo anche da Sandro, carichiamo la bici in silenzio come dei ladri e partiamo. A quest’ora per strada quasi nessuno. Dal paninaro in tangenziale un gruppetto di attardati “guerrieri della notte” si stano facendo l’ultima birra e un paninazzo onto.
Il viaggio
Se tutto andrà bene, ci aspettano tre ore di viaggio abbondanti prima di essere al cospetto di sua Maestà lo Stelvio. Se tutto andrà bene, appunto … Sorvolo sulle difficoltà del viaggio e sul “mancamenti” della macchina del Valter che non voleva saperne di arrivare nel profondo Sudtirolo.
In qualche maniera alle ore 09:00 spaccate eravamo tutti in posa per la foto prima della partenza. Ormai ci vuole il grandangolo per farci stare tutti nella stessa foto. Il richiamo dell’iconica salita ha convinto 23 ciclisti, 2 motociclisti e 2 autisti a lasciare le accalorate terre venete per salire nell’aria frizzantina tra queste montagne ancora parzialmente innevate.
La scalata
Ed eccoci, come i più osannati professionisti a scalare la famosa cima Coppi del Giro d’Italia. Campioni del passato e del presente si sono dati battaglia su questa salita che non fa sconti a nessuno. Con i suoi tortuosi 24 chilometri di asfalto, distribuiti in 48 tornanti e una pendenza media del 7,6% diventa un bel test fisico ma soprattutto mentale. Imperativo è prenderla con la dovuta calma, gestire lo sforzo per non arrivare ad affrontare gli ultimi metri senza nessuna energia.
Si formano naturalmente più gruppetti che salgono a velocità diverse. Ognuno del suo passo? No, si cerca ti restare col passo di chi ti precede. Ognuno immerso nei suoi pensieri, ascoltando il respiro che diventa sempre più affannoso, il cuore che pompa incessantemente sangue e ossigeno ai muscoli che si contraggono liberando la loro energia sui pedali.
Il paesaggio tutt’attorno è incantevole, il verde intenso dei prati e dei bosci, le cime ancora innevate si stagliano nel blu intenso del cielo solcato qua e la da qualche nuvola bianca. La tentazione di fermarsi per scattare una foto è tanta ma il pensiero di perdere il ritmo ci fa decidere di memorizzare queste immagini nei nostri ricordi e di continuare la scalata.
Gli ultimi tornanti visti da sotto sono uno spettacolo spaventoso ma la loro vista non ci scoraggia, anzi ci sprona a proseguire.
La salita dello Stelvio è avvolta da un fascino particolare, la storia l’ha resa unica. Nei nostri ricordi sono presenti le immagini di campioni che salgono stravolti dalla fatica ma travolti dall’entusiasmo di un mare di folla che li incita a ogni pedalata. Per noi oggi non ci sono tifosi, siamo soli, noi in bicicletta e la montagna con la sua maestosità e il suo silenzio, interroto ogni tanto da un fiscio di marmotta da un verso di un uccello predatore o dal rombo assordante di una moto che passa.
Il Passo
L’arrivo ai 2758 metri del Passo dello Stelvio è una liberazione, un misto di felicità e fatica. Tra le tante moto parcheggiate si cercano i compagni che ci hanno preceduto per mostrare loro la nostra soddisfazione e ricevere i loro complimenti. Quando gli sguardi si incrociano non servono parole o pacche sulle spalle, siamo consapevoli di aver vissuto questa magnifica esperienza assieme e che le emozioni sono le stesse per tutti.
Pur essendo a metà luglio il termometro qui misura 10 gradi, fa freddo e siamo tutti sudati, bisogna coprirsi mentre si aspettano gli ultimi amici e prima di affrontare la lunga e veloce discesa sul lato svizzero della montagna. Ora abbiamo anche il tempo per un panino e per fare qualche foto e immortalare i nostri sorrisi.
Il rientro dalla Svizzera
Si riparte prudentemente in discesa in un paesaggio completamente diverso. Il lato svizzero sembra ancora più verde e la strada scende verso Santa Maria tra prati, boschi e impetuosi ruscelli. Salutiamo la nostra scorta in moto al bivio di Passo Umbrail, loro proseguono verso Bormio per rientrare a casa. Grazie Giovanni e Lorenzo a cui dobbiamo molte di queste foto. Ora siamo scortati dalle auto di Roberto e Marina dove abbiamo caricato tutti i nostri zaini.
Dopo aver ammirato il Monastero di San Giovanni, con il bel campanile, a Muestair, passiamo la dogana e torniamo in Italia. Ci fermiamo a Glorenza per una foto al centro della bellissima cittadina.
Non ci resta che arrivare al parcheggio dove le nostre macchine ci hanno aspettato pazientemente. Appuntamento per tutti in birreria a Forst dove chiudiamo in bellezza, da par nostro, questa fantastica esperienza.
Chiudo questo resoconto sorvolando sui preoccupanti problemi meccanici del rientro che ci hanno fatto pensare di dover abbandonare l’auto a bordo strada e rientrare a casa sulle nostre più affidabili biciclette.
Abbiamo accettato con grande entusiasmo l’invito degli amici del Pedale Bolognese per una pedalata sulle famose colline bolognesi, celebrate anche nella canzone “50 SPECIAL” del cantante Cremonini.
Una ventina di ciclisti veneti e altrettanti bolognesi si sono fusi per l’occasione in un vivace serpentone che ha attraversato le incantevoli colline che fanno da sfondo alla città felsinea. Il percorso ci ha condotti fino al Santuario di San Luca, per poi immergersi nella storicità del centro di Bologna con le sue splendide piazze, fontane, torri e le maestose chiese.
Anticipo del Tour de France
La città di Bologna si prepara con entusiasmo per l’attesissimo passaggio della grande manifestazione ciclistica di domani, colorandosi di giallo. Anche l’idea di piantare per l’occasione numerosi girasoli lungo le strade è stata geniale.
I nostri due gruppi hanno anticipato l’arrivo della carovana di ciclisti, percorrendo le stesse strade che per l’occasione sono state riasfaltate per dar modo al gruppo di sviluppare le alte velocità a cui sono abituati mentre noi abbiamo mantenuto una più tranquilla velocità di crociera anche per non essere scambiati per i più famosi professionisti.
San Luca
Il Santuario della Beata Vergine di San Luca è probabilmente uno dei monumenti più iconici di bologna.
Il Santuario sorge sul colle della Guardia a 280 metri sul livello del mare, dominando la città e risultando ben visibile da chilometri di distanza. La ripida salita che conduce al Santuario, celebre tra gli sportivi per essere stata teatro di numerosi arrivi di tappa del Giro d’Italia, domani sarà affrontata due volte dal Tour de France prima dell’arrivo previsto nel centro di Bologna.
Il Porticato
La salita al Santiario è caratterizzata da un lunghissimo porticato che consta oltre 650 archi e di 15 cappelle. Con i suoi 3.796 m. risulta essere il portico più lungo al mondo.
Fratelli di Pedale e Forchetta
L’incontro con gli amici del Pedale Bolognese ha avuto il suo epilogo sul terreno dove ci sentiamo indiscutibilmente più a nostro agio. L’ambiente è comunemente costituito da una serie di assi di legno in posizione orrizontale ad una altezza di cira 1 metro, coperte da un tessuto normalmente chiamato “tovaglia” (che più essere di materiali e colori comunque ininfluenti). Su queste tovaglie vengono deposti contenitori di liquidi e solidi, presto riempiti con prodotti commestibili che vengono assunti, senza alcuna costrizione, per via orale accompagnati da chiacchere, aneddoti, e tanti sorrisi. Per agevolare l’assunzione dei suddetti prodotti è usanza utilizzare degli appoggi, comunemente denominate “sedie” su cui ci si siede comodamente allungando le gambe sutto il tavolo per tutto il periodo della manifestazione “sportiva” a meno che non sia previsto un buffet per cui ci si deve alzare più volte per fare quei faticosi “quattro passi”.
Ecco, su questo terreno abbiamo capito di non essere soli. Nonostante la distanza anche culturale tra le nostre città, la separazione naturale del fiume Po tra le due regioni e le leggere differenze dialettali, possiamo considerare questi ciclisti bolognesi nostri fratelli di pedale e forchetta.
Ringraziamo tutti, Pedalini e Pedaline, ma in particolar modo il Presidente Gabriele per la simpatia, la generosità e per l’opitalità con cui hanno voluto ricambiare il nostro invito sui Colli Euganei. Nella speranza che questo sia solo il primo passo di una “fratellanza” che vorremmo far durare a lungo nel tempo, sempre all’insegna dell’amicizia, della condivisione e soprattutto alla passione per la bici.
Un viaggio è un’esperienza che germoglia nella mente molto prima di salire in sella, di salire in macchina o di chiudere a chiave la porta di casa. È un sogno che prende forma tra mappe, chiacchiere e aspettative. Ogni dettaglio, dall’immaginare il profilo di una salita al pregustare un brindisi con i compagni, è già un passo nel viaggio.
E quando finalmente parte, scopri che non è solo arrivare a una meta che conta, ma ogni pedalata, ogni sosta inaspettata, ogni risata che ti fa dimenticare la fatica. È fermarsi al bordo di una strada per osservare un panorama mozzafiato, è ritrovarsi con gli amici a condividere storie intorno a un tavolo.
Il viaggio, in fondo, è vivere un sogno ad occhi aperti, lasciarsi sorprendere, scoprire che le cose più belle sono quelle che non avevi pianificato. E quando il viaggio finisce, resta con te, come un bagaglio invisibile che ti rende più ricco. Quindi sì, il viaggio è il viaggio stesso, in ogni suo attimo.
E in questo Viaggio gli infaticabili viaggiatori sono stati: Paolo, Mauro, Sebastiano, Marco, Davide, Massimo, Simone, Flavio, Valter, Sandro ed Ermanno, insieme a due amici di Abano, anche se purtroppo non tutti hanno potuto usufruire dei quattro giorni.
Giorno 1: Val d’Ampezzo – Sulle Tracce degli Dei della Bici
L’alba accarezza dolcemente il paesaggio friulano mentre il nostro piccolo plotone di ciclisti, capeggiato da un Presidente appena arrivato da Abano con Sandro e Valter, si prepara per il primo giorno di pedalate. Dopo una colazione che sprizza energia da ogni cornetto e caffè, siamo pronti per affrontare i 140 km di puro ciclismo che ci attendono. La salita verso il Passo Mauria è un’opera di teatro, con i ciclisti a formare una colonna in movimento, come un corteo liturgico verso il cielo.
La fatica inizia a farsi sentire presto, ma la vista delle cime carniche ci ricorda perché abbiamo scelto questo percorso. Ogni pedalata è un tributo al panorama, ogni respiro un brindisi alla natura. Quando il Presidente, di solito una fucina di aneddoti e battute, rimane in silenzio a bocca aperta, capiamo che il Friuli ha già fatto breccia nei nostri cuori.
Dopo una discesa vertiginosa nel fondovalle del But, tra curve sinuose e folate di vento che sembrano raccontare storie di ciclisti d’altri tempi, rientriamo ad Arta Terme, dove una cena conviviale ci attendono come un meritato premio. Il Presidente ci lascia con un sorriso sognante e uno sguardo che dice più di mille parole.
Il Percorso
Giorno 2: Alla Scoperta di Paluzza e Paularo – Il Recupero che Non Recupera
Dopo la sfida epica del primo giorno, il secondo è annunciato come un giro di “recupero”. Tuttavia, un dislivello di 2000 metri non è esattamente il mio concetto di relax. Il percorso ci porta alla scoperta di Paluzza e Paularo, con salite che mettono alla prova anche i muscoli meno arrugginiti del gruppo.
La ciclabile Alpe-Adria rappresenta un miraggio di pace tra le fatiche, con una fermata obbligatoria al BIKE-GRILL di Chiusaforte, dove un caffè e un sorriso sono tutto ciò di cui abbiamo bisogno per riprendere vigore. L’arrivo a Tolmezzo è un tripudio di soddisfazione, con le gambe che cantano vittoria e il cuore che batte al ritmo delle emozioni.
Il Percorso
Giorno 3: Sauris e la Val Pesarina – L’Incanto della Meraviglia
Il terzo giorno ci regala un percorso che può essere descritto solo come “incanto allo stato puro”. Lasciamo l’albergo con il naso all’insù, pronti ad essere sorpresi dalla bellezza del lago di Sauris e della Val Pesarina, la Valle del Tempo. Ogni curva nasconde un segreto, ogni salita una promessa di panorami mozzafiato.
La fatica è costante compagna in questa giornata, ma lo spirito del gruppo è indomabile. Valichiamo il Passo del Pura e Sella Rioda, con la determinazione di chi sa che la ricompensa è scritta nel cielo azzurro (quasi) e nei sorrisi dei compagni di viaggio. Pesariis ci accoglie come un sogno, con i suoi orologi monumentali che scandiscono il tempo di un giorno che non vorremmo finisse mai.
Il Percorso
Giorno 4: Sulle Strade del Silenzio – Un Epilogo Perfetto
L’ultima tappa si snoda su ciclabili perfette, in un ambiente che sembra dipinto dal miglior paesaggista. Pedaliamo attraverso i boschi incantati della Carnia, dove i fiumi cantano sinfonie di acqua e roccia. Il gruppo è ormai una famiglia, unita da chilometri di storie e risate, di fatiche e conquiste.
Le salite si affrontano con uno spirito nuovo, quasi di festa, mentre l’asfalto impeccabile ci spinge a danzare con le biciclette come se fossimo su un immenso palco naturale. Verzegnis e Tramonti di Sotto ci salutano con il loro fascino antico, e il rientro verso l’hotel è intriso di malinconia e soddisfazione.
Concludendo
Quattro giorni di pedalate, 491km e 9046m di dislivello, quattro giorni di emozioni che nemmeno le belle parole del Presidente, o le incantevoli immagini caricate sul sito, riusciranno a descrivere pienamente. Ciascuno di noi conserverà impresse nella memoria, e per alcuni giorni anche nei muscoli, queste salite indimenticabili e questa terra ricca di storia. Ma, d’altronde, il ciclismo è questo: un viaggio che comincia nella mente, passa su due ruote e finisce nel cuore. E noi, non più giovani ma indomiti, sappiamo che ogni pedalata è una scommessa vinta contro il tempo.