Rondò della Marmolada

Pordoi e San Pellegrino

Onorato anche questo impegno del calendario che prevedeva la partenza da Cencenighe per la circumnavigazione del massiccio della Marmolada, affrontando le impegnative salite di Passo Pordoi e Passo San Pellegrino.

La partenza in auto da Abano è stata fissata per le ore 06:00 per poter essere a Cencenighe verso le 08:30 e partire in bici dopo un caffè alle ore 09:00. Tutto proseguiva secondo i piani ma a pochi chilometri dall’arrivo, veniamo bloccati sulla SR 203 Agordina proprio nel momento in cui la strada veniva chiusa per un ora e mezza.

Tre macchine hanno fatto in tempo a passare mentre l’ultima macchina della nostra colonna ha dovuto subire una snervante attesa che scombussolava tutta la nostra cronotabella. Tutto il gruppo ha generosamente aspettato gli sfortunati ritardatari.

Non tutti i mali vengono per nuocere. Il ritardo ha permesso alla temperatura di alzarsi un po’ e rendere più piacevole la nostra pedalata.

Da Cencenighe passiamo da Alleghe ed arriviamo a Caprile dove scopriamo la seconda difficoltà di giornata. La strada provinciale 563 di Salesei è chiusa al traffico per poter essere messa in sicurezza dopo il violento temporale dei giorni scorsi che ha abbattuto molti alberi.

Modifichiamo dunque il percorso e da Caprile saliamo a destra in direzione di Colle Santa Lucia e quindi Cernadoi per riportarci successivamente sulla SR48 che ci porta ad Arabba. Da qui parte la bella salita di circa 10km che porta al Passo Pordoi.

Il panorama che ci accompagna in salita è stupendo ed il sipario che si schiude di fronte ai nostri occhi ci viene invidiato dal mondo intero. Saliamo alla spicciolata, ognuno del suo passo, come si dice, ed ognuno raccolato nei suoi pensieri, concentrato ed ammirato da tanta bellezza.

Stanchi ma evidentemente soddisfatti arriviamo in cima e subito ci congratuliamo l’un l’altro per la bella “impresa” che dobbiamo immediatamente immortalare con una serie di foto che fisseranno questo momento.

Siamo ora pronti per la discesa fino a Canazei e da li percorreremo tutta la Val di Fassa fino a Moena. Il ritardo accumulato in mattina ci mette fretta ma dobbiamo fermarci per mangiare qualcosa. Dopo essere stati rifiutati in un Grill per non rientrare probabilmente nel loro standard di clientela abbiamo trovato il nostro ambiente ideale in un capannone che esponeva tutta una serie di dolci, strudel, insaccati locali e non, speck, bibite e birre di ogni tipo che avrebbe potuto mettere in imbarazzo il più affamato dei ciclisti ma non noi.

Ripartiamo in direzione di Moena salutati da una coppia di giovani caprioli. In centro, dopo aver perso la nostra traccia ce ci avrebbe portato all’imbocco della salita del San Pellegrino, ci fermiamo nuovamente per ammirare la bella località e una ulteriore foto di gruppo.

Non ci resta che affrontare l’ultima asperità di giornata. Il San Pellegrino da Moena misura circa 12 km con una pendenza media del 7% ma con fastidiose punte del 14%. I più “forti” ci abbandonano quasi subito mentre per gli altri le fatiche di giornata si accumulano e le gambe cominciano a bruciare.

Il paesaggio su questo lato della montagna è un pò diverso. La strada segue per lunghi tratti il percorso di un vivacissimo torrente che scorre a valle saltando da una pietra e l’altra creando schiumosi mulinelli d’acqua che solo a guardarla si capisce che è ghiacciata. Anche qui le ultime perturbazioni hanno fatto danni importanti e una squadra di Vigili del Fuoco stanno mettendo in sicurezza strada e sentieri adiacenti anche con l’ausilio di un drone che li coordina dall’alto.

Seppur con queste evidenti cicatrici la montagna mantiene il suo fascino e la strada che ci divide dalla vetta diminuisce ormai pedalata dopo pedalata, respiro dopo respiro, battito dopo battito.

MARONMAN

I meno allenati sono purtroppo in difficoltà ma è proprio in questi momenti che il nostro uomo di colore si trasforma nel nostro supereroe preferito: Maronman, che attingendo alle sue segrete riserve di energia, nascoste chissà dove, aiuta i più deboli, i più provati dalla fatica, ci da una mano, una pacca sulla spalla, una parola di conforto e ci accompagna tutti al traguardo. Abbiamo però scoperto che la vera fonte della inesauribile energia profusa dal nostro supereroe non è un potere che viene dallo spazio o da un lontano pianeta ma è semplicemente la sua immensa generosità e noi grideremo sempre in coro:

GRAZIE MARONMAN

Dopo questa faticosa salita ci aspetta solo una lunga discesa e il cartello del passo ci riempie di gioia. Le smorfie di fatica sui nostri volti sono sostituite da sorrisi ed evidente soddisfazione.

Ora non ci resta che scendere con prudenza verso Falcade facendo molta attenzione all’asfalto molto rovinato che non permette di lanciare in sicurezze le nostre biciclette.

Rientriamo alle nostre macchine con evidente soddisfazione per la bella giornata passata assieme e per non aver avuto grossi problemi se non le due difficoltà ampiamente descritte in precedenza.

Non ci resta che ringraziare, come sempre, tutti i presenti per la partecipazione e dare appuntamento alla prossima uscita dei Giri del Zoba, del 10 agosto, dove tenteremo nuovamente di recuperare la “stregata” uscita sul Rolle, Valles e Cereda.

Per LE TERME HIP HIP HURRA’

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Marostica: Mare o Monte un bel Corno!

Cerbero o Caronte la fa da padrone


La torrida giornata di ieri si è conclusa con la rovinosa debacle di Pogacar al Tour de France e con un violento temporale che ha scaricato al suolo grossi chicchi di grandine provocando in alcuni casi anche ingenti danni e paura tra la popolazione padana.

Il pericolo temporali previsto anche per oggi sulle Pale di San Martino ci ha suggerito di annullare nuovamente il nostro giro sul Passo Rolle, Passo Valles e Passo Cereda costringendoci a riparare sull’immancabile “Piano B” di cui siamo stati assolutamente contenti.

Breve giro di messaggi e siamo pronti per sfidare sia Caronte che Cerbero cavalcando impavidi le nostre indomite biciclette.

Partenza da Marostica alle ore 08:00 per salire a San Leo e Crosara da dove scendiamo velocemente verso Laverda. La strada anche qui mostra i segni dell’impari lotta che il vento e la grandine deve aver sostenuto la notte scorsa con gli alberi che la costeggiano. A ricoprire l’asfalto uno strato di foglie e ramoscelli che possono rendere pericolosa la discesa. Sembra quasi che qualcuno sia passato con un grosso decespugliatore ed è stato un vero miracolo non aver mai forato. Ringraziamo volentieri i due anziani signori che si sono preoccupati di scopare il manto stradale. .

Questa strada, che per tutti noi è un’incognita, è molto bella e spesso ombreggiata. Con una serie di sinuosi tornanti ci accompagna dopo una breve salita a Salcedo. La temperatura comincia ad alzarsi ma rimane sempre abbastanza sopportabile a dimostrazione che Cerbero da queste parti, parte battuto.

Ancora una bella discesa fino a Fara Vicentino dove un elegante e probabilmente antico paracarro indica chiaramente la nostra direzione.

Da qui comincia la lunga salita di circa 27 km che ci porterà a Monte Corno con un paio di chilometri pianeggianti in prossimità di Mare, d’altronde il mare in salita è proprio improponibile. Saliamo e ci inoltriamo nel bosco dove incontriamo una bella fontana che sappiamo essere l’ultima fino alla cima e dunque facciamo tutti scorta d’acqua. L’acqua è diventato sicuramente un bene prezioso e qui viene distribuita con parsimonia e il filo del prezioso liquido sgorga lentissimo per cui ci abbiamo messo un po’ per fare il nostro riformamento.

Ripartiamo in salita e dopo qualche chilometro un altro cartello ci certifica adesso che il mare è lontano e che il Monte sarà il nostro prossimo elemento e la località che incontreremo.

Proseguendo su questa bella strada che sale costantemente al 7%, senza particolari strappi, arriviamo verso mezzogiorno sul Monte Corno dove avevamo previsto la nostra veloce pausa pranzo (fast-food).

Riposati, rifocillati e soddisfatti siamo ora pronti per scendere a Lusiana facendo in questo caso molta attenzione all’asfalto rovinato che incontriamo, e da Lusiana proseguire poi per Conco. Qui riusciamo persino a dimenticarci uno dei componenti del nostro piccolo gruppo in un bar. Regola da rispettare sempre quando si riparte da una sosta, fare sempre un veloce “appello” o almeno darsi una “contata”.

Risaliamo per pochi chilometri e svoltiamo a destra in Val Lastaro, direzione di Rubbio, da dove scendiamo per una stradina asfaltata ma probabilmente più adatta a una MTB o una Gravel che a una bicicletta da strada. La stradina è sconnessa ma molto suggestiva ed immersa nella vera natura di queste montagne, lontana da luoghi più turistici e frequentati.

Piccola sosta sulla Rosina per un rabbocco d’acqua davanti alla famosa Chiesetta del Ciclista e veloce discesa verso Marostica dove le nostre auto ci aspettano in quello che a noi, reduci dalla più fresca alta quota, sembrava un forno.

Devo ringraziare per la bella riuscita di questa nostra giornata in bicicletta, i miei compagni di viaggio che, come sempre, si sono distinti per la collaborazione e per la grande prova di generosità ed amicizia dimostrata anche oggi.

Dovrei ringraziare anche l’amico di Strava, di cui non ricordo il nome, a cui ho copiato il percorso permettendoci di percorrere senza problemi un bel giro che da soli non avremmo mai potuto programmare non conoscendo assolutamente tutte queste belle varianti alle strade più percorse.

E per LE TERME HIP HIP HURRA’

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Recoaro – Campogrosso – Pian delle Fugazze – Passo Xomo

Questo bel giro era stato programmato da molto tempo ma purtroppo mai realizzato. Si tratta di un percorso impegnativo se affrontato da Abano, difatti abbiamo inanellato circa 215 km e oltre 2000 metri di dislivello.

Partenza alle 6:30 da Abano, pausa caffè a Castelgomberto dopo una cinquantina di kilometri e arrivo a Recoaro Terme alle 9:30. Qualche foto per documentare il nostro passaggio e siamo pronti per la vera salita della giornata:

PASSO CAMPOGROSSO

Indicazioni generali
punto di partenza: Recoaro Terme, 446 mt
lunghezza: 11.930 km
dislivello: 1012 mt
pendenza media: 8.5%
pendenza max: 13.5%

Salita classica, dura, di lunghezza “giusta”, una delle più belle e impegnative del Vicentino, con le Piccole Dolomiti a fare da splendido contorno. Da Recoaro si risale verso ovest la sinistra orografica dell’Agno, parallelamente alla strada che sale alla Gazza sulla riva opposta. La vera salita comincia dopo quasi 2 km, in località Giorgetti, ma solo nell’ombra della Valle Frizzi, oltre una coppia di fontane della borgata, la strada si impenna veramente per affrontare il famoso strappo di Merendaore.

Dal km 2.5 al km 6.1 la pendenza media è del 10%, ma con 700 mt più duri nell’attraversamento del paesetto. Sopra Merendaore la strada sale senza tornanti ma con due ripidi curvoni nell’attraversamento di una valletta.

Una pausa di 300 mt in piano in corrispondenza di Mezzo Cason, poi l’ascesa riprende con 4 ampi tornanti (8-10%) fino al rifugio La Guardia. Ancora 300 mt di pausa (6.5%) poi, al km 8.5, ecco una serie di 10 tornanti senza respiro, in mezzo al bosco, con pendenze variabili dal 9 al 12%, dopo i quali con due brevi gallerie si supera una paretina rocciosa sotto la Cima Campogrosso.

Siamo al km 10.5 quando finalmente appare il verde dei primi pascoli: 2 tornanti ancora e giungiamo all’Alpe di Campogrosso. Al km 11.450 lasciamo a destra la strada del Re che sale ancora per 700 mt (quota 1482 mt), e deviamo invece a sinistra, per il rifugio Giuriolo e il passo Campogrosso, che raggiungiamo senza difficoltà dopo altri 500 mt.

Sembra di essere in montagna

Qui il paesaggio è veramente molto bello e ripaga ampiamente lo sforzo profuso per raggiugere il passo.

Da qui dopo circa 300m si gira a destra sulla Strada delle 7 fontane che è chiusa al traffico per cui l’immersione nell’atmosfera alpina è totale. La vista è spettacolare ma c’è da fare attenzione alle tante persona in passeggiata. La strada si immerge nel bosco e i profumi di pino, muschio, felci e di terra umida del sottobosco riempie le narici. Dopo circa 6 km si arriva Pian delle Fugazze che riconosciamo per essere passati di qui appena 10 giorni fa. Si scende in direzione Valli del Pasubio con l’attenzione necessaria per imboccare la strada delle 52 gallerie che porta a Passo Xomo.

Dopo un primo strappetto iniziale la strada spiana e fiancheggia il fianco della montagna con una serie di piacevoli curve e controcurve fino ad arrivare a Passo Xomo.

Ripartiamo in “picchiata” verso Posina e da li in direzione di Arsiero dove abbiamo previsto la nostra consueta pausa “toast” e coca cola.

Reidratati e correttamente rifocillati siamo pronti per rientrare. Mancano circa 80km sono le 14:00 e il caldo della vicina pianura si fa sentire. Approfittiamo di ogni fontanella incontrata per bagnarci e cambiare l’acqua delle borracce che diventa calda dopo qualche minuto.

Siamo di rientro ad Abano Terme attorno alle 16:30 perfettamente in linea con la nostra tabella di marcia di ultra sessantenni.

La cruda cronaca della nostra giornata non può testimoniare la grande soddisfazione per quella che per noi è pur sempre una piccola grande impresa, ci dispiace che in questa occasione non ci sia stata la consueta partecipazione di iscritti del Glorioso Gruppo Ciclistico Le Terme ma credo che questo bel percorso sarà riproposto in futuro eventualmente avvicinandoci in auto per ridurne il chilometraggio.

Non ci resta che chiudere con il nostro consueto motto:

PER LE TERME

HIP HIP HURRA’

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Rondò del Pasubio 2023

Arsiero, Posina, Passo della Borcola, Rovereto, Pian delle Fugazze, Ossario

Un’altra incredibile pedalata ci ha portato oggi ad affrontare l’impegnativo, ma allo stesso tempo entusiasmante, anello stradale che circumnaviga il maestoso massiccio del Pasubio. Come sempre, ci siamo organizzati con le nostre macchine per trasferirci da Abano a Piovene Rocchette, punto di partenza del nostro emozionante itinerario alla scoperta delle strade e delle montagne che hanno scritto la Storia dell’Italia durante la Grande Guerra.

In sostanza, l’itinerario consiste nell’affrontare due sfide: due lunghe salite che ci portano fino a 1200 metri s.l.m. La prima scalata ci conduce al Passo della Borcola, mentre la seconda ci porta al Pian delle Fugazze. Il meteo è stato a dir poco perfetto. Il cielo coperto ci ha protetto dai raggi del sole che su queste strade ci avrebbe abbrustolito e le temperature sono sempre state piacevoli.

Passo della Borcola

Ad Arsiero, lungo la strada che conduce a Tonezza del Cimone, si svolta a sinistra seguendo le indicazioni per Posina. Da qui, inizia una salita di 20 km verso il Passo, con alcuni falsipiani iniziali, ma sempre in salita. Il vero spettacolo inizia subito dopo Posina, quando la strada si inerpica attraverso un folto bosco di betulle, faggi e pini, con 10 tornanti a sinistra e 10 tornanti a destra (totale 19). La pendenza viene scandita passo dopo passo dagli audaci ciclisti, che sussurrano increduli i numeri con voce flebile: 12%, 13%, 15%, 18%, 19%, 21% (esagerato!!), sempre in crescendo, come in un’asta per aggiudicarsi una preziosa e imperdibile opera d’arte.

Arrivando al cartello del Passo della Borcola, che purtroppo è coperto da una miriade di adesivi che ne rendono l’iscrizione quasi illeggibile, i ciclisti giungono in gruppi separati, ognuno seguendo il proprio ritmo. Alcuni sono concentrati nel dare il massimo delle loro performance, mentre altri, più prudenti, si adattano al respiro affannato e ai battiti accelerati del cuore. La soddisfazione di tutti traspare nei sorrisi e negli occhi brillanti per l’eccitazione. Qualcuno sembra persino sorpreso di avercela fatta.

Incontri ravvicinati

Dopo aver inutilmente cercato di famigliarizzare con la fauna locale si inizia la lunga e veloce discesa di 20 km che ci porta a Rovereto lungo la quale il Presidente (sempre lui) apre le danze con la prima foratura di giornata.

A Rovereto breve pausa caffè e subito si risale in bici per la seconda difficoltà di giornata. Per raggiungere Pian delle Fugazze ci aspettano 25 km in salita, anche qui con qualche “risciacquo”.

Eremo di San Colombano

Dopo i primi 2 km, avevamo programmato una breve sosta per ammirare e fotografare lo spettacolare Eremo di San Colombano, che si erge maestoso sulla parete rocciosa. Anche per coloro che lo osservano per la prima volta, è sempre un’esperienza sbalorditiva.

Ci accorgiamo inoltre che la lapide sul punto panoramico riporta un’iscrizione di un grave incidente occorso proprio qui il 29 giugno 1871 (proprio la data odierna) di 152 anni fà. Dopo la breve pausa, ripartiamo sempre in salita sbuffando per la fatica ed ammirando il paesaggio.

Raccoglitori di puntine

Ci sono persone che vanno in montagna per camminare, sciare, pedalare o raccogliere funghi e mirtilli. E poi ci sono persone come noi del Gruppo Ciclistico Le Terme, che vanno a caccia di puntine da disegno. Questa particolare attività di raccolta potrebbe non essere molto diffusa, ma possiamo considerarci degli esperti in materia. La tecnica consiste nel individuare sul manto stradale, e raccoglierle utilizzando rigorosamente il copertoncino della ruota, le puntine che alcuni rappresentanti di articoli per cartolerie disseminano periodicamente lungo la strada per promuovere il turismo nella zona. Proprio come nella ricerca dei funghi, estrarre con le proprie mani quella preziosa puntina dal copertone della bici è un’esperienza unica e appagante.

Oggi, i fortunati cacciatori di queste preziose puntine sono stati Monica, Sebastiano, Nicola e Paolo, il nostro instancabile uomo di colore. Ma tutti gli altri non devono scoraggiarsi, perché arriverà anche per loro una giornata ricca di soddisfazioni di questo genere.

Le operazioni di cambio gomma sono state semplificate grazie alla presenza dell’ammiraglia guidata con maestria dal nostro amico Mauro Stecca, al quale va tutta la nostra gratitudine per la sua disponibilità. È stata un’ottima comodità poter contare su di lui, avendo sempre a disposizione dell’acqua, le nostre mantelline e persino una pompa professionale per gonfiare il fortunato pneumatico. Mauro ha portato per tutto il giorno la sua reflex al collo scattando oltre 100 fotografie dei ciclisti sulla strada che sono tuttora in fase di sviluppo

Sacrario del Pasubio

Commentando queste avventure, siamo giunti con grande soddisfazione al Pian delle Fugazze. Considerando che eravamo in anticipo rispetto alla nostra tabella di marcia, tutti hanno acconsentito alla proposta di prolungare il percorso di alcuni chilometri per visitare il famoso Ossario del Pasubio. La decisione è stata accolta con entusiasmo da parte di tutti, poiché ritrovarsi faccia a faccia con la storia della nostra nazione in un luogo sacro intriso di vita tribolata, sangue e morte di tanti giovani soldati, è un’esperienza unica. L’ossario, situato in una posizione militarmente strategica ma che, dall’alto della montagna, avvicina gli uomini alla sacralità del cielo, ci ha profondamente colpiti.

Birreria

Riprendiamo la discesa e percorriamo velocemente i circa trenta chilometri che ci separano dalle nostre auto, che ci aspettano ansiose alla birreria. Riusciamo persino a perdere contatto con l’ammiraglia e con un membro del gruppo, che ci raggiungeranno al parcheggio con qualche minuto di ritardo.

Prendiamo una birra prima di ripartire? Terrore tra i ciclisti. La birreria è ancora chiusa. Sventura delle sventure, altro che puntine da disegno. Tutto succede nel giro di pochi minuti, cerchiamo un’altra birreria? No fermi tutti, questa riapre alle 16:00. Che ore sono? Sono le 15:58.

Scampato pericolo. Dobbiamo festeggiare anche con una seconda birra. Non ci saremmo più rialzati. Il terzo tempo è sempre la parte più bella di queste nostre escursioni.

Alcuni dei protagonisti in primo piano

Concludiamo questo resoconto complimentandoci a vicenda per questa bella esperienza che vorremmo ripetere fra 15 giorni. Diamo pertanto appuntamento a tutti gli amici ciclisti al Giro dei Passi Rolle, Valles, Forcella Aurine e Cereda.

E per LE TERME Hip Hip Hurrà

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