Giro dei Santi

Mistero della fede

Questa mattina il sole ha fatto puntualmente capolino verso le 5:25 illuminando un bel cielo azzurro macchiato solo qua e la con qualche innocua nuvola bianca. Nulla che potesse far presagire a quanto successo solo qualche ora dopo. Ma andiamo con ordine…

Il programma dei Gloriosi Cacciatori di Capitelli, ora conosciuti anche come G.C. Le Terme, prevedeva per oggi un’interessante pedalata attraverso i paesi circostanti, che portano il nome di alcuni Santi, con lo scopo di verificare la perdurante fede degli abitanti nel corso dei secoli, nel loro Santo patrono.

Gloriosi Cacciatori di Capitelli

Con questo spirito si sono radunanti alla partenza una trentina di ciclisti pronti a seguire le direttive del Gran Maestro in persona, che aveva preparato un percorso ad hoc per raggiungere i paesi di San Biagio, San Germano dei Berici, il borgo con il Capitello di Santa Barbara, San Donato, San Giovanni (in Monte), San Pancrazio per ritornare alle Terme con San Pietro (Montagnon) ora conosciuto come Montegrotto.

Santi

Superato l’abitato di Bastia e scalata la lieve asperità di Albettone, raggiungiamo la Riviera Berica, dove accade qualcosa di assolutamente inspiegabile alla mente umana. Ci voltiamo per aspettare eventuali ritardatari, ma con il terrore negli occhi ci rendiamo drammaticamente conto che dei trenta ciclisti partiti da Abano, ne sono rimasti solo quindici.

Cosa può essere successo, spariti nel nulla senza lasciare traccia, volatilizzati, un attimo fa erano dietro di noi, un Mistero della Fede, per restare in tema con il Giro dei Santi, un miracolo al contrario? (di solito nei miracoli però si moltiplica qualcosa non si dimezza), forse hanno semplicemente cambiato percorso? Questa ultima ipotesi viene scartata immediatamente, non è da loro, andarsene senza salutare? senza avvisare i compagni di viaggio? Mai successo!! IMPOSSIBILE

Qualcuno è preoccupato. Dovremmo chiamare le autorità competenti? Avvisare i familiari? Forse sarebbe meglio contattare la famosa trasmissione televisiva “Chi l’ha visto?”.

No, dobbiamo rimanere calmi e razionali. Qualcosa deve essere successo e dovremmo cercare di capire cosa.

Il Triangolo delle Bermude? Dove scompaiono navi, aerei e sottomarini, non ha nulla a che fare con questa situazione. Stiamo parlando di ciclisti su biciclette e siamo tra Sossano, Albettone e Campiglia, un’area dove non sparisce neanche uno spillo che non voglia l’ndrangheta del Nord.

Ad unanimità si decide di proseguire con fiducia nel nostro percorso e nella Fede nei santi del giorno, che pregheremo in ogni paese, convinti che così i nostri compagni, come sono scomparsi, possano materializzarsi, magari tra qualche chilometro o in qualche angolo sperduto del pianeta Terra, tra qualche giorno.

Con un peso nel cuore, continuiamo il nostro percorso che include diverse salite particolarmente difficili da superare, dove potremo fare la nostra penitenza per favorire il ritorno dei nostri “amati” compagni.

Dobbiamo purtroppo segnalare che ad ora nessuna notizia ci è pervenuta dai poveri amici scomparsi e che anche i tanti ciclisti interrogati durante il nostro giro non sono stati in grado di darci nessun indizio.

Ci auguriamo che questa sconvolgente avventura possa avere un lieto epilogo cosi che possiamo riabbracciare i nostri amati compagni al più presto. Ne siamo sicuri perché riteniamo che quanto accaduto oggi possa assolutamente rientrare nei tanti misteri che la fede ci sottopone tutti i giorni.

I Misteri della Fede sono considerati oggetti di adorazione e riflessione per noi Gloriosi Cacciatori di Capitelli. Spesso richiedono una fede profonda e una disposizione a credere anche in assenza di prove empiriche o logiche. Per molti di noi, questi misteri rappresentano la dimensione spirituale e trascendente della nostra religione, offrendoci una base per la devozione e il culto.

Il Giro dei Santi

Chi l’ha Visto

Altri dispersi nel Week End?

Nel nostro gruppo WhatsApp sono apparse ieri delle foto corredate da criptici messaggi di richiesta d’aiuto da parte di alcuni nostri iscritti. Chi avesse loro notizie è pregato di contattare le rispettive famiglie.

Aiuto dal Monte Grappa
Aiuto da Passo San Boldo

Aiuto da Cima Larici

Ecco il telegrafico messaggio ricevuto ieri:

Oggi gran bel giro ben organizzato dall’amico Eros: Arsiero – Pedescala – Roana – Canove – Camporovere – cima Larici – Val Formica – Passo di Vezzena – Costalta – Luserna – Lavarone – Arsiero. 107 km – 5 ore – 2000m. dislivello + – 11 intrepidi – ottima compagnia.
Giornata FAVOLOSA … cielo terso – temperatura ottimale x pedalare. Bella mangiata a Luserna (consigliatissimi i canederli cimbri con verza e Puzone di Moena).
Unico imprevisto di giornata…. abbiamo dovuto attivare il Soccorso Alpino x rintracciare Simone ….. non appena la strada cominciava a salire, spariva dalla nostra vista. Sembrava Chris Froome al Tour de France, l’anno che fece da gregario a Wiggins. Buona serata a tutti. 🚴‍♀🚴‍♀🚴‍♀🚴‍♀🚴‍♀

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Este Calaone 2023

La Este-Calaone non ha bisogno di presentazioni

Oggi il calendario ci regala una delle giornate sportive più importanti della stagione! La mitica salita di Este-Calaone, che ha scritto pagine di storia della bicicletta, è pronta ad accogliere i nostri coraggiosi ciclisti.

Questa competizione è stata creata e fortemente voluta dal grande e compianto Gastaldello, a cui ancora oggi è dedicata con tutto il rispetto e l’ammirazione che merita.

Ecco dunque a voi una cronaca avvincente di una epica salita in bicicletta, dove il valore della squadra è stato messo alla prova in ogni pedalata!

Il sole sorge all’orizzonte mentre i ciclisti si radunano ad Este ai piedi della maestosa montagna. C’è un’atmosfera di eccitazione e determinazione nell’aria, perché oggi si affronterà una delle salite più impegnative che il ciclismo possa offrire.

La squadra si prepara con cura, le biciclette scintillano sotto i raggi del sole, e gli occhi dei corridori, nascosti dagli immancabili occhiali, brillano con la fame di sfida. Ogni membro della squadra è consapevole del ruolo cruciale che dovrà svolgere in questa grande prova.

Il segnale di partenza viene dato, e i ciclisti si lanciano in avanti con una determinazione incrollabile. Le prime rampe sono ripide e tortuose, ma la squadra rimane unita, pedalando all’unisono. Il capitano guida il gruppo, tracciando la strada e imponendo un ritmo costante.

I chilometri passano, e la strada diventa sempre più impegnativa. La pendenza aumenta, ma l’energia della squadra non vacilla. C’è un senso di cameratismo e sostegno reciproco mentre i ciclisti si danno una mano, spingendosi l’un l’altro oltre i propri limiti.

Le fatiche cominciano a farsi sentire, ma il morale rimane alto. Ogni membro della squadra si impegna al massimo, tirando fuori tutto ciò che ha nel cuore e nelle gambe. C’è un senso di sincronia perfetta, come se i ciclisti fossero parte di un’unica entità che si muove fluidamente lungo la salita.

Un corridore si avvicina al compagno di squadra che mostra segni di stanchezza. Senza esitazione, lo incoraggia e gli offre un sostegno prezioso passandogli la sua borraccia. Insieme, lavorano in simbiosi, prendendosi cura l’uno dell’altro e dimostrando il vero spirito della squadra.

E finalmente, dopo una lotta epica, la vetta appare all’orizzonte. I ciclisti tirano fuori le ultime risorse, spingendo ancora più forte i pedali. Uno dopo l’altro, raggiungono la cima, celebrando una conquista che va oltre la semplice salita in bicicletta.

Ma le loro fatiche non sono ancora finite, perché un’altra prova di forza li attende. Un ricco buffet con saporiti salumi affettati, profumati formaggi, appetitose e ammiccanti bruschette, olive condite e cipollotti grigliati si presenta davanti agli esausti ciclisti. Se all’inizio della giornata gli occhi dei corridori brillavano di sfida, ora è la fame a determinare una nuova battaglia.

Ogni membro della squadra si lancia con sorprendente velocità sulla appetitosa proposta gastronomica ed anche in questo caso il gioco di squadra diventa fondamentale. Appena si vede un compagno in leggera difficoltà si cerca di anticiparlo per fregarli il boccone migliore.

Se prima era la borraccia a passare di mano in mano ora sono le fresche frizzanti caraffe di prosecco a diventare mira dei ciclisti. E in men che non si dica anche questa faticosa prova è stata brillantemente superata.

Si abbracciano, sorridendo soddisfatti mentre ammirano il tavolo del buffet devastato al loro passaggio. In quel momento, sanno che sono diventati una squadra ancora più forte, che ha superato le sfide che la impegnativa giornata ha loro proposto.

All’improvviso qualcuno intona il motto, prima timidamente ma poi urlato a squarciagola da tutta la squadra:

Per le Terme Hip Hip Hurrà.

Questa salita rimarrà scolpita nei loro ricordi come un testamento alla potenza di una grande prova di squadra. Il ciclismo non è solo una sfida individuale, ma anche un’opportunità per scoprire il potere dell’unione e dell’aiuto reciproco, anche a tavola.

E mentre scendono dalla montagna con il vento che accarezza i loro visi sudati, sanno che sono cresciuti insieme, che fanno parte di una squadra con una grande storia fatta di amicizia e complicità e che nulla potrà mai spegnere la fiamma che brucia nel loro cuore di ciclisti.

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La Gloriosa Confraternita dei Cacciatori dei Capitelli di Sant’Antonio.

La vera storia della Gloriosa Confraternita dei Cacciatori dei Capitelli di Sant’Antonio.

Sono sicuro che i miei lettori sapranno mantenere un segreto che così a lungo è stato custodito tra le pagine della Storia e che mossi da una irrefrenabile curiosità leggeranno questo “breve” racconto fino alla fine.

Era il lontano anno 1231, appena dopo la morte di Sant’Antonio da Padova, quando un gruppo di Templari per sfuggire alle sempre più aspre tensioni con il re di Francia, decise di trasferirsi sui Colli Euganei presso l’allora fiorente Monastero degli Olivetani sul Monte Venda, non solo per sfuggire alle persecuzioni ma anche per preservare e proteggere i tesori spirituali che erano stati eretti in onore del Santo morto nelle vicinanze di Padova 13 giugno 1231.

In una nicchia nascosta nelle segrete dell’antico monastero venne ritrovata una pergamena con lo Statuto che sanciva la nascita della Confraternita dei Gloriosi Cacciatori di Capitelli di Sant’Antonio, un’organizzazione dedicata a individuare, catalogare e proteggere i capitelli che erano stati eretti in tutto il mondo per perpetuare la memoria di uno dei santi più venerati dell’epoca.

I membri della confraternita erano guidati da un profondo senso di devozione e rispetto per Sant’Antonio e la sua eredità. Erano convinti che i capitelli fossero molto più di semplici monumenti di pietra; erano delle testimonianze vive del potere miracoloso del Santo e rappresentavano un legame tangibile tra la comunità e il suo patrono celeste.

Si narra inoltre che la Confraternita avesse nascosto all’interno di alcuni Capitelli criptici indizi per arrivare all’individuazione del nascondiglio segreto dove si celava l’immenso tesoro fatto d’oro, d’argento e pietre preziose accumulato dai Templari durante le tante Crociate in Terra Santa.

I Gloriosi Cacciatori di Capitelli si muovevano di città in città, da Abano a Monterosso, da Maserà a Mezzavia, spesso a piedi, alla ricerca di queste testimonianze sacre. Portavano con sé dei registri speciali per annotare i dettagli di ciascun capitello scoperto, comprese le sue dimensioni, il materiale di costruzione e le decorazioni presenti. Spesso i capitelli venivano eretti presso chiese, cappelle, incroci di strade e luoghi di preghiera, ma ogni tanto si potevano trovare anche in luoghi remoti o insoliti, come fitti boschi o impervie e inaccessibili montagne.

I membri della confraternita non erano solo degli studiosi appassionati, ma anche abili artigiani. Quando incontravano un capitello in cattive condizioni o minacciato da fattori esterni, si davano da fare per ripararlo o restaurarlo, preservando così il suo valore spirituale e storico per le future generazioni. Il loro impegno andava oltre la semplice documentazione e protezione: in molti casi, si offrivano volontariamente per condurre riti di benedizione o organizzare celebrazioni speciali presso i capitelli, rendendo omaggio a Sant’Antonio e alimentando la devozione popolare.

Attraverso i secoli, la confraternita resistette alle sfide del tempo e si adattò ai mutamenti sociali. Dal Medioevo al Rinascimento, dalla Riforma protestante all’Illuminismo, i cacciatori di capitelli continuarono a operare in silenzio, mantenendo viva la fiamma della fede e della tradizione.

Nel corso del XIX secolo, con l’invenzione e l’evoluzione della bicicletta la Confraternita decise di abbandonare sandali e cavallo e di adottare la bicicletta come unico e insostituibile mezzo di trasporto da utilizzare per le ricerche che sacri Capitelli.

Nel mondo contemporaneo, la confraternita si è dotata di strumenti tecnologici e di un vasto archivio digitale, che permette loro di documentare e condividere le informazioni sui capitelli in modo più ampio e accessibile.

Per mantenere segreta l’organizzazione e i loro membri hanno fondato un un Gruppo Ciclistico che serve loro solamente da copertura per non essere scoperti. Questo gruppo è denominato G.C. Le Terme dove la “G” sta per Gloriosi, la “C” sta per Cacciatori e la “T” naturalmente per ricordare l’ordine dei Templari.

Il Gran Maestro della Congregazione, il Duca Marchese dei Salmistraro

Nel giorno in cui si festeggia di Santo di Padova, il 13 giugno di ogni anno, i Gloriosi Cacciatori dei Capitelli percorrono un tragitto che ripercorre i sentieri dei loro antichi predecessori rendendo omaggio al Santo e verificando lo stato di conservazione dei Capitelli.

Oggi purtroppo il Gran Maestro della Congregazione, il Duca Marchese dei Salmistraro, non ha potuto presenziare alla annuale cerimonia lasciando il compito di sostituirlo al Nobile Cavaliere Don Scopino da Pietraferrazzana ed al prode Conte Paolo dai Maroni Maron che hanno assolto allo storico compito guidando i Gloriosi Cacciatori dei Capitelli di Sant’Antionio per 80 km attorno ai Colli Euganei su cui si erge l’antica sede del Monastero degli Olivetani, raccogliendosi in antichi e misteriosi cerimoniali davanti ad ogni capitello con l’immagine del Santo.

Nel corso della cerimonia odierna si è tenuta l’iniziazione di alcuni nuovi adepti che hanno giurato, di fronte a ogni capitello, l’assoluta fedeltà alla Congregazione nei secoli dei secoli: Madama Simona della Nobile Famiglia dei Bernardi, il Conte Paolo della Casada dei Maragotto, il Nobile Condottiero Don Giuseppe dei Sattin e il Don Mauro della prestigiosa famiglia dei De Col.

Chi volesse in futuro far parte della Gloriosa Confraternita è pregato di contattare direttamente, con la massima riservatezza e una borsa di monete d’oro, il Gran Maestro della Congregazione, il Duca Marchese dei Salmistraro.

Chi avrà letto questo testo fino alla fine è tenuto a non divulgarne il contenuto e soprattutto di non nominare mai in pubblico i nomi dei confratelli menzionati nell’articolo. Per confermare l’accordo di riservatezza (non disclosure agreements, NDA) si prega di mettere un like in fondo a questo articolo.

e per la

Gloriosa Confraternita dei Cacciatori di Capitelli di Sant’Antonio

HIP HIP HURRA’

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In giro col Giro

Il Giro d’Italia

25 maggio 2023

18° tappa: Oderzo – Val di Zoldo


Il Giro d’Italia, una delle competizioni ciclistiche più prestigiose al mondo, non è solo un evento sportivo di grande importanza, ma anche una festa popolare che coinvolge milioni di persone lungo tutto il percorso. Le strade addobbate di rosa, il colore simbolo della corsa, diventano un richiamo irresistibile per gli appassionati di ciclismo e per i semplici curiosi che vogliono vivere da vicino l’atmosfera unica di questa competizione.

Oggi si correva la 18° tappa da Oderzo a Val di Zoldo e parte del nostro gruppo non ha saputo resistere all’occasione di poter applaudire tutta la variopinta carovana.

Abbiamo pensato di salire sul Cansiglio partendo da Vittorio Veneto ed affrontando la bella salita che porta a Passo della Crosetta. Arrivati sull’altopiano ci si apre un sipario magnifico fatto di verdi prati e fitti boschi che sembrano usciti da una fiaba.

Pian del Cansiglio

Qui ci si rende conto che il Giro d’Italia è una manifestazione sportiva che va oltre la semplice competizione ciclistica. Le strade sono addobbate con tanti palloncini e fiocchi rigorosamente rosa da non confondere con un lavoro straordinario della cicogna (sarebbe comunque strano, tutte bambine?).
Il pubblico, sempre numeroso, attende con impazienza e tanta fantasia di striscioni il passaggio dei beniamini. C’è una festa in ogni paese contrada.

Un saluto al Giro

L’energia e l’entusiasmo che si respirano sono contagiosi, creando un’atmosfera di festa che coinvolge tutti, sia i fan accaniti che i semplici spettatori e noi “ciclisti della domenica” ci immaginiamo su queste strade tutti “CAMPIONI” dandoci battaglia per i 40 punti previsti sul GPM.

Anticipiamo i professionisti, tanto non ci prendono, seguendo il percorso fino a Tambre per poi deviare a destra seguendo la strada in direzione di Pianon che si inerpica sul fianco della montagna con uno scenario di salite e falsi piani affacciati sull’Alpago. Uno spettacolo da far accapponar la pelle.

Dopo la salita ci aspetta puntuale una lunga discesa che ci accompagna ai piedi della salita di Pian D’Alpago dove abbiamo previsto il nostro “campo base” in attesa del passaggio dei corridori e dove ci siamo ripromessi di dare “spettacolo”

Campioni d’Italia

Campioni ci dimostriamo sicuramente alla pausa pranzo, dove riusciamo a dare sempre il meglio di noi azzannando gustosi paninozzi farciti con “pastin” (tipica prelibatezza bellunese tra l’hamburgher e la salsiccia) accompagnati da una salsa fatta di cipolla e peperoni (tutt’altro che vegana). Il tutto naturalmente abbondantemente annaffiato da una birretta fresca. L’attesa dei ciclisti si prolunga per cui qualcuno fa un secondo giro di “pastin e birretta”. Poi si brinda col prosecco e si conclude con un buon caffè. Per fortuna dopo un po’ passano i ciclisti altrimenti non non so come sarebbe andata a finire.

Eccoli!!

Anticipati da un lungo carosello di auto pubblicitarie, furgoni che vendono gadget, originali autorizzati ma anche taroccati, moto della polizia, clacson strombazzanti, elicottero sopra la testa, eccoli che arrivano. I primi, i fuggitivi, impegnati a non farsi raggiungere e gli inseguitori impegnati per riprenderli. Più dietro i velocisti che si godono lo spettacolo e che probabilmente si sarebbero fermati volentieri per una dose di “pastin e birretta”.

Vai Alberto

Con l’emozione negli occhi, come dei bambini davanti ad un negozio di giocattoli, applaudiamo indistintamente tutti i ciclisti ma al momento del passaggio del nostro campione aponense, Alberto Dainese, vincitore proprio ieri di una volata spettacolare, il tifo è salito alle stelle e l’urlo “VAI ALBERTO” credo stia ancora echeggiando per tutta la valle.

L’Aponense Alberto Dainese

La festa è finita e dopo aver accuratamente evitato il controllo antidoping riservato agli spettatori, non ci resta che lanciarci in una lunga e veloce discesa che ci porta a Farra d’Alpago e poi, seguendo il lato orientale del Lago di Santa Croce, a Fadalto per raggiungere le auto parcheggiate e Vittorio Veneto.

Appuntamento all’anno prossimo sulle strade della Corsa Rosa

Dal vostro inviato, al seguito del Giro, è tutto, a voi la linea …

A momenti dimenticavo:

Per Le Terme HIP HIP HURRA’

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