Occhiobello

Tanta acqua… e un Po di prosecco

Giornata epica su due ruote: “Tranquilli, non piove!”

Sabato 26 ottobre, ore 7:00: le previsioni meteo erano da “Arca di Noè”, con diluvi e venti sferzanti previsti a qualsiasi orario. Si aprono le finestre ma è ancora buio pesto, e, come previsto, piove a dirotto. Alle 8:00, però, nella miglior tradizione ciclistica, qualcuno (inguaribile ottimista) proclama: “Tranquilli, qui a casa mia, non piove più! Si parte!”. E così, in silenzio e pronti a tutto, alle 08:30 ci troviamo a Mezzavia, ciascuno con la sua dose di speranza e un po’ di rassegnazione.

Gli amici di Bologna, intanto, ci chiamano: “Ma voi siete partiti?”. “Certo, voi?”. “Sì, sotto l’acqua!”. La conferma che non siamo soli a giocare con il destino ci rasserena, e ci avviamo risoluti verso Occhiobello. Appuntamento fissato per le 11:30.

Il Duce ci conduce

Con il vento a favore, il presidente, notoriamente amante delle luci della ribalta, non si lascia sfuggire l’occasione di tirare il gruppo, godendosi il suo momento di gloria. Prende il comando con piglio deciso, mulinando vorticosamente le sue tozze gambette, mentre il gruppo lo segue, zitti e un po’ rassegnati a un ritmo più spinto del previsto. Il “Duce” ci guida con sicurezza, facendo sembrare persino il vento a favore come una sua decisione strategica! Il Valter, nel frattempo, cerca di cambiare il percorso almeno tre volte, ma viene prontamente richiamato all’ordine: nessuno può permettersi di variare il percorso tracciato dal Presidente!

L’andatura è buona e siamo addirittura in anticipo sulla tabella di marcia. Decidiamo di fare una breve sosta a Fratta Polesine, giusto il tempo di disturbare un inglese, che pareva proprio trovarsi lì per caso, per scattare due foto. Cosa ci facesse un britannico in mezzo alla desolazione del Polesine in una giornata prettamente londinese è tuttora un mistero.

Arriviamo a Occhiobello e attendiamo gli amici bolognesi proprio sul ponte che collega le due Regioni. Arrivano puntuali, ci passano davanti, salutandoci ma senza riconoscerci. Un secondo e ci guardiamo: “Ma hanno appena tirato dritto?! Ma che cazz…”. Parte la caccia: li inseguiamo ma li raggiungiamo solo al “Dolce Segreto” il locale scelto per il rinfresco.

La disfida del buffet

Ok, finalmente, il momento dei saluti, delle foto di rito per suggellare il gemellaggio… e delle mascelle rotanti che iniziano a lavorare. Spritziamo gioia da tutti i pori mentre l’acqua e la bevande analcoliche rimangono desolatamente abbandonate in un angolo. Al buffet i bolognesi ci danno battaglia ma essendo in evidente inferiorità numerica sono presto sopraffatti. Dopo un contenzioso per il conto “più salato che dolce” e con il buffet saccheggiato, possiamo ripartire, sazi, appesantiti ma contenti.

Costeggiamo per un pò il Po.

Pedaliamo per 15 km sull’argine del grande fiume da Occhiobello a Polesella. Il Po, dopo le abbondanti piogge degli ultimi giorni, è gonfio e imponente ed è uscito dal suo alveo naturale allagando le golene e i pioppeti. Sembra un grande lago in movimento. La quantità d’acqua è tale da impressionare: durante la piena, questo gigante può raggiungere i 10.000 metri cubi al secondo. Che cosa vuol dire? In pratica, il fiume scarica nell’Adriatico l’equivalente di 200.000 fusti di birra ogni secondo! Giusto per dare l’idea…

Il vento contrario che ci sferza ci costringe però a concentrarci più sulla pedalata che a difficili calcoli matematici.

Il rientro

Da Polesella prendiamo la SS16 (conosciuta dalle nostre parti come Strada Battaglia) che ci porterà direttamente al Midway Bridge (conosciuto dalle nostre parti come il ponte di Mezzavia). Come dei gatti in tangenziale superiamo Rovigo e dopo aver attraversato anche il fiume Adige rientriamo in provincia di Padova.

A Stanghella incontriamo il nostro fotografo che, pentito per aver rinunciato alla pedalata, ci ha raggiunto in scooter al rientro. Attraversiamo velocemente Solesino (nomen omen), dove il nome è un enigma meteorologico costante (Sole? Sì? No?) L’incertezza regna sovrana.

L’arrivo a Mezzavia è la degna chiusura della giornata… peccato che il bar “dea tosa” sia chiuso! Ma nulla ci ferma: una tanica di prosecco e bicchieri di plastica appaiono dal nulla (il Valter è un uomo dalle mille risorse), e il brindisi si trasforma in un atto di pura determinazione ciclistica. Festeggiamo alla grande inneggiando con un HIP HIP Hurrà al Gruppo LE TERME.

Un brindisi finale a questa giornata epica, con il sole che solo ora cerca di fare capolino dietro le nubi, ricordandoci che, in fin dei conti, basta una bici, un paio di amici e un po’ di prosecco per rendere perfetta anche la più improbabile delle pedalate!

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Il giorno della Memoria



Oggi ci siamo riuniti al cimitero, in un posto triste, in una giornata grigia e piovosa, per ricordare invece momenti felici con persone che, con la passione per il ciclismo, hanno percorso un pezzo di vita insieme a noi.

Con loro abbiamo percorso migliaia di chilometri, affrontato le salite più dure e le discese più veloci, con loro abbiamo scambiato emozioni, battute e sorrisi.

Ogni pedalata, ogni respiro, ogni curva ci ricorda ora quanto siano stati importanti per noi, non solo come compagni di viaggio, ma come persone, amici, fratelli.

Se oggi ci siamo ritrovati è perché ci sentiamo parte di un gruppo, di una famiglia. Con loro abbiamo condiviso momenti che solo chi pedala può davvero comprendere. Le sfide superate insieme, il vento in faccia, il sole, il caldo, la pioggia, il freddo, la fatica che ci rende più forti: tutto questo ci unisce, ci rende fratelli.

C’è chi pensa che una persona vive finché viene ricordata. E noi, oggi, con questo gesto, li manteniamo vivi nei nostri cuori e nelle nostre menti. Anche se ora sono assenti fisicamente, il loro spirito vive in ogni pedalata che facciamo, in ogni paesaggio che ammiriamo, in ogni sforzo che dedichiamo alle nostre uscite.

Noi abbiamo ereditato il loro progetto, il loro sogno, che è diventato nostro: quello di
mantenere unito questo gruppo con impegno, con passione e con lo stesso spirito di amicizia dei primi giorni.

Siamo consapevoli che un giorno li raggiungeremo, ma fino ad allora, se avremo la possibilità, continueremo a pedalare anche per loro, portando avanti la loro memoria e il loro amore per la bicicletta.

Il ciclismo è un viaggio, e ogni viaggio ha le sue tappe. Loro hanno concluso la loro, ma noi continueremo a portare con noi la loro memoria, affinché non siano mai dimenticati.

Pedalando insieme, oggi e sempre, con tutti loro.

Ciao Santino, Carlo, Vasco, Sandro, Vittorio e tutti gli altri…

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Colli Bolognesi

Ultime parole famose: Da qui tutta discesa fino a Limena…

Quarta splendida pedalata sulle colline bolognesi, che ci hanno affascinato fin dalla nostra prima volta l’anno scorso.

Abbiamo dovuto cambiare il nostro itinerario a causa degli smottamenti provocati dalle recenti piogge intense ma fortunatamente, gli amici del “Pedale Bolognese” ci hanno fornito preziosi consigli e ci hanno accompagnato per la prima parte del nostro percorso.

Alla partenza da San Lazzaro di Savena alle 08:30 ci attendevano i membri del “Pedalini”, incluso il Presidente Gabriele (sfortunatamente in stampelle) e Carlo, che abbiamo scoperto essere il responsabile dei percorsi e delle foto.

Al bar del Circolo ARCI Benassi abbiamo gustato un buon caffè e una brioche e dopo aver scattato alcune foto siamo partiti.

La mattina era piuttosto fresca, ma la promessa di un miglioramento verso mezzogiorno è stata mantenuta, rendendo l’intero giro molto piacevole.

Dopo una decina di km dalla partenza, saliamo da Botteghino di Zocca a Pianoro per raggiungere la SS65 delle Futa, che seguiamo fino a Loiano e Mondigoro. La salita è costante e priva di strappi significativi. Il traffico non è particolarmente problematico, a meno di non considerare i numerosi motociclisti che accelerano come in MotoGP e affrontano le curve come al Mugello.

La vista sulle colline è avvolgente, con dolci rilievi e vallate coltivate che si estendono a 360°. Sembra un quadro impressionista, con infinite tonalità di verde e marrone su uno sfondo azzurro di un cielo punteggiato da nuvole bianche.

A Monghidoro salutiamo gli amici bolognesi e ci dirigiamo verso Madonna dei Fornelli, dove facciamo una sosta per un panino e un caffè, prima di proseguire in discesa verso San Benedetto Val di Sambro.

Qui la strada diventa veramente un campo di patate, costellata di buche e crepe che ci costringono a continui slalom per evitarle.

Saliamo a Gabbiano, un incantevole e dimenticato borgo in collina, lungo una strada secondaria che si rivela impegnativa ma meno dissestata rispetto alla discesa appena terminata.

Proseguiamo dopo Gabbiamo in direzione di Monzuno, attraversando rapidamente questo splendido paese in collina ma senza soffermarci sulle sue bellezze.

Prima di scendere a Pianoro, ci attende un’ultima difficoltà tutt’altro che banale. Sulla mappa appare come un semplice dentino, ma ha messo a dura prova la nostra determinazione e le nostre residue forze, con una pendenza che si aggira intorno ai 19% -20%.

Pasquale, il Vice-Presidente, che oggi è in locomozione elettrica, “cogliona” il Presidente oggi in evidente difficoltà, ma questo fa parte del gioco.

Da Pianoro (Vecchio e Nuovo) a San Lazzaro di Savena è tutta discesa (tutta discesa fino a Limena diremmo noi) ma un attimo di distrazione del Presidente ci porta fuori percorso. Prontamente richiamato all’ordine dal sempre attento uomo di colore (il Maron) rientriamo in traccia e ci lanciamo (a velocità controllata) verso il parcheggio dove le nostre auto ci stanno aspettando da questa mattina.

Felici per la bella pedalata, entriamo al Circolo ARCI per celebrare la giornata con una birra, mettendo a dura prova la struttura che esaurisce presto i bicchieri per servirla. Il barista, con grande ingegno, ha pensato di servire la fresca e schiumosa bevanda direttamente in caraffe da litro. Un grande… (Evviva l’Emilia Romagna e i Bolognesi).

Detto tra noi…. mi sa che torniamo!!

Il Percorso

… e per LE TERME
HIP HIP HURRA”!!

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SOAVE e CALVARINA

Pedalando tra le nuvole… senza una goccia!

… e non serve portarsi l’ombrello da casa.

La destinazione del nostro giro era Soave, con le sue dolci colline verdi, pronte per la vendemmia. Naturalmente, noi non potevamo esimerci dal dare un “contributo” alla causa, fermandoci tra i filari per assaporare il dolce nettare dell’uva direttamente dalla vite. Eh sì, da ciclisti a “vendemmiatori” il passo è breve!

Il meteo? Beh, le previsioni dicevano pioggia. Ma quando mai questo ha fermato i più intrepidi tra noi? Soprattutto se ad accompagnarci c’è Wolfgang, il nostro amico tedesco dai polpacci d’acciaio che, nonostante i soggiorni rilassanti ad Abano, non riesce a resistere a una buona pedalata con il gruppo.

La partenza da Abano è stata, come sempre, puntuale. Sopra di noi, nuvole scure incombevano, cariche di pioggia… proprio nella direzione verso cui stavamo pedalando. Ma siamo partiti lo stesso, perché la pioggia ferma i più deboli (o almeno, è quello che ci diciamo per convincerci). Prima tappa a Lonigo, dove abbiamo mostrato con orgoglio il Santuario di S.Maria dei Miracoli risalente al X secolo (ma forse anche prima) al nostro amico Wolfgang, che ha esclamato “wunderschon” con quel tipico entusiasmo teutonico.

Poi, via a tutta velocità verso Soave, sempre sotto la minaccia costante delle nuvole. La splendida città murata era pronta a proteggerci anche dalla pioggia dispiegando sopra le nostre teste tutta una serie di ombrelli colorati. Sosta caffè, foto, foratura (da fermi!) di Beppi, e di nuovo in sella, questa volta in salita verso Castelcerino.

La discesa sinuosa verso Alpone è stata una vera delizia, ma non ci siamo rilassati troppo: ci attendeva la salita da Roncà fino al Monte Calvarina. Una strada larga e deserta, quasi dimenticata, tanto che la natura ha deciso di riprendersi ciò che è suo, con arbusti ed erbacce che spuntavano ai lati di un malridotto asfalto come per dire: “Qui la strada è nostra!”. La vetta? Una ex base militare abbandonata, con un bar/rifugio che apre… quando gli gira. Per nostra fortuna, oggi era uno di quei giorni, e qualcuno ha approfittato per una bibita e un panino. Rifornimenti meritati!

La discesa dal Monte Calvarina, con il suo panorama mozzafiato sulla pianura padana, ci ha regalato qualche attimo di tranquillità (oltre che di riposo per le gambe), mentre seguivamo la dorsale delle colline verso Selva. Ma non ci facciamo illusioni: c’era ancora da scavalcare i Monti Berici, con quella salita “sempre indigesta” che da Pederiva sale fino a Pozzolo. L’abbiamo affrontata come sempre, con imprecazioni silenziose e sguardi d’intesa, sapendo che una volta in cima, il rientro a casa sarebbe stato su strade ben conosciute e molto più tranquille.

E come non concludere con il nostro amato monte Sereo per poter dire ancora una volta:

“il giro no ze beo, se non femo anca el Sereo“

Alla fine, oltre 150 km, e quasi sette ore di bicicletta ma, incredibile ma vero, non una goccia d’acqua che possa essere definita pioggia. Un applauso dunque ai nostri arditi ciclisti, che nonostante le difficoltà (e qualche imprecazione per l’impegnativo percorso) hanno risposto alla grande alla chiamata in sella del Presidente.

E ora, si riparte… pronti per la prossima avventura! (se non piove!!) 🚴‍♂️

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