blog

La Dieci Colli Euganea

La GranFondo del Gruppo Ciclistico LE TERME


Il programma settimanale prevedeva per oggi la nostra personalizzata NOVE COLLI con partenza da Cesena che, purtroppo, a causa dei ben noti avvenimenti meteo, siamo stati costretti ad annullare.

Il countdown era cominciato già da lunedì e l’avvicinamento, fisico e psicologico, al giovedì ciclistico delle Terme ormai era lanciato per cui non potevamo annullare e basta, bisognava trovare una alternativa credibile.

Quale miglior modo di sostituire una GranFondo con un’altra? Siamo subito passati da una più famosa Nove Colli ad una altrettanto impegnativa e spettacolare DIECI COLLI proprio qui, sui nostri colli Euganei. Il percorso, già collaudato un paio di volte l’anno scorso, si è rivelato quello ideale per l’occasione.

Alla partenza da Abano abbiamo contato una trentina di “attempati” ciclisti, alcuni dei quali ci avrebbero però accompagnati solamente per la prima parte del percorso.

Dieci Colli

Lo dice la parola stessa. Si tratta di dieci salite incastonate in un impegnativo circuito di circa 100 km che possono mettere alla prova ogni tipo di ciclista e noi, come sempre, le affrontiamo al massimo delle nostre possibilità, che forse per qualcuno potrà pur voler dire piano o pianissimo, ma per noi rimane, al massimo delle nostre possibilità ma anche per aver il tempo di godere del paesaggio.

  1. Monte Cereo
  2. Villa – Teolo – Rovolon
  3. Carbonara – Bagnara Alta
  4. Zovon – Passo del Vento – Castelnuovo
  5. Cortelà – Via San Silvestro – Monte Versa
  6. Fontana Fredda – Villa Beatrice D’Este
  7. Este – Calaone
  8. Baone – Tre Croci – Sassonero
  9. Arquà – Valpomaro – Passo Roverello – Roccolo
  10. Luvigliano – Quota 101

Il paesaggio

Il paesaggio meriterebbe davvero un capitolo a parte, avendone però davvero la capacità di saperlo descrivere.

Correndo in casa, ed essendo quasi tutti nati e vissuti nei dintorni, queste colline ci sono talmente famigliari che probabilmente non sappiamo apprezzarle come dovremmo. Se, con un piccolo sforzo mentale, facessimo però finta di essere qui per la prima volta ne rimarremmo estasiati e ci fermeremmo ad ogni curva per fotografare angoli di una meravigliosa natura da mostrare poi, entusiasti, a parenti ed amici.

Questo singolari colline, che spuntano improvvisamente dalla Pianura Padana ad anticipare le più grandi montagne che si intravvedono a nord, sembrano bolle di un terreno vulcanico in ebollizione e magicamente immortalate e ricoperte di una lussureggiante vegetazione. Uno skyline riconoscibilissimo che alterna fianchi ricoperti di fitta boscaglia a dolci pendii che le sapienti mani dell’uomo hanno modellato nei secoli per la coltivazione di una bacca che dona un succo prezioso e qui molto apprezzato: Il vino

Tornando invece alla nostra pedalata dobbiamo congratularci con tutti i partecipanti per la passione dimostrata anche in questa occasione. Lo spirito di gruppo che ci contraddistingue ha fatto anche oggi la differenza e la buona riuscita del giro è merito sicuramente di ognuno di noi.

Soddisfazioni

Alla fine di una giornata come questa ti rimane sempre qualcosa addosso. E’ difficile darle un nome perché è una sensazione di benessere, di felicità, di contentezza che traspare dalle facce, dagli occhi. Una somma di emozioni vissute, di fatica, di dure salite, di tanti colpi di pedale, tantissimi battiti del cuore, e respiri e a volte di propri limiti superati.

Rientrando qualcuno da dietro oggi ha esclamato: però sono soddisfazioni. Si, possiamo riassumere il tutto in “soddisfazioni”.

Anche la seconda parte del gruppo ha voluto condividere le foto del loro bel giro euganeo che a quanto pare si è concluso, come spesso accade, nel migliore dei modi: un bell’aperitivo in compagnia. E anche questo è ciclismo e partecipazione.

Dunque per LE TERME sempre ….. Hip Hip Hurra

E per il prossimo giovedì abbiamo in programma di andare ad applaudire il Giro d’Italia sul Cansiglio. Sarà un’altra bella giornata di ciclismo (quello vero!!!).

Condividi:

Il Diluvio Universale

Il diluvio universale di 40 giorni descritto nella Bibbia potrebbe essere stato un evento epico, ma i ciclisti di oggi stanno vivendo un evento meteorologico altrettanto drammatico.

Sì, stiamo parlando dei 40 giorni di pioggia che sembrano aver preso d’assalto le nostre città e le nostre strade.

Nella Bibbia, la famiglia di Noè è composta da lui, sua moglie e i loro tre figli: Sem, Cam e Jafet. Quando Dio decise di distruggere la terra con un diluvio a causa della malvagità dell’umanità, Dio disse a Noè di costruire un’arca e di portare sua moglie, i suoi figli e le loro mogli, insieme a coppie di ogni specie di animali sulla terra, per salvarli dal diluvio.

Nella Bibbia, la moglie di Noè non viene mai nominata. Non viene menzionato il suo nome né alcuna informazione sulla sua vita o personalità. La Bibbia si concentra principalmente sulla costruzione dell’arca, il salvataggio degli animali e la sopravvivenza della famiglia di Noè durante il diluvio. Verrebbe da pensare che la signora a bordo potesse non essere la moglie ma l’amante e che la vera moglie sia stata lasciata volutamente a terra. Secondo la tradizione tradizione biblica, Noè e i presenti nell’arca furono gli unici sopravvissuti al diluvio universale.

Mentre Noè navigava sull’Arca con la suddetta Signora, i figli Sem, Cam e Jafet e una coppia di tutti gli animali, i ciclisti moderni sono costretti a navigare su le strade inondate e tempestose, sperando di non cadere in profonde pozzanghere o di essere investiti da un’onde d’acqua anomale schizzate da incivili auto di passaggio.

Ma non perdete la speranza, amici ciclisti! Come Noè, siamo resilienti e possiamo sopravvivere a questo diluvio. Potremmo non avere un’Arca, ma abbiamo le nostre bici e il nostro spirito di squadra. Possiamo trovare rifugio sotto un ponte o in un bar con caffè e macchiatone per poi continuare a pedalare.

Il prossimo giro del Garda

E se pensi che la pioggia sia il tuo peggior nemico, pensaci di nuovo. La pioggia può diventare la tua alleata, allenando la tua resistenza mentale e fisica e migliorando le tue capacità di guida. I ciclisti che sono in grado di cavalcare sotto la pioggia saranno pronti per qualsiasi condizione atmosferica, mentre i ciclisti fair-weather (quelli che vanno solo con il bel tempo) saranno costretti a rimanere al chiuso.

Inoltre, se la pioggia dovesse continuare, potremmo assistere alla nascita di nuove competizioni ciclistiche, come la “Giro del Veneto in pedalò”, dove i ciclisti pedaleranno su barche al posto delle loro bici. Sì, potrebbe sembrare folle, ma in tempi di crisi, dobbiamo pensare fuori dagli schemi.

Giro del Veneto 2024

Quindi, amici ciclisti, non perdete la speranza. Non importa quanto possa sembrare avversa la condizione meteo, siamo in grado di superare qualsiasi cosa. Prendiamo spunto da Noè, dai suoi sforzi per salvare la sua famiglia, l’amante e gli animali dall’imminente diluvio. E pedaliamo verso un futuro più luminoso, anche sotto la pioggia.

Condividi:

‘Ndemo al marcà de Vicénsa?

Oggi abbiamo pensato di indirizzare le nostre biciclette verso il centro di Vicenza per poter verificare di persona l’eventuale differenza tra il famosissimo mercatino del mercoledì di Abano e quello del martedì a Vicenza.

Per l’eleganza e la signorilità della piazza dobbiamo assolutamente aggiudicare la vittoria a Vicenza

La Rotonda del Palladio

Villa Almerico Capra detta La Rotonda (conosciuta anche come Villa Capra) è una villa veneta a pianta centrale situata a ridosso della città di Vicenza, poco discosta dalla strada della Riviera Berica. Fatta costruire da Paolo Almerico, che la commissionò ad Andrea Palladio nel 1566-1567, fu completata da Vincenzo Scamozzi nel 1605 per i due fratelli Capra, che avevano acquisito l’edificio nel 1591.

La Rotonda, come divenne nota in seguito, è uno dei più celebri ed imitati edifici della storia dell’architettura dell’epoca moderna; è senza dubbio la villa più famosa del Palladio e, probabilmente, di tutte le ville venete. Fa parte dal 1994 dei patrimoni dell’umanità dell’UNESCO.

Ma a Vicénsa fai el macchiatone come a Abano?

No eo sò, mi bevo sempre el caffé

Il macchiatone (un’alternativa al caffellatte) è una bevanda calda di origine italiana che consiste in due strati: crema di latte e caffè espresso oppure latte, crema di latte e un po’ di caffè (non più d 20 cl) quanto basta a macchiare la panna che si trova in alto ma senza arrivare al latte che si trova sotto.

Per la preparazione si versa in un bicchiere alto il latte montato e, dopo qualche attimo, si unisce il caffè espresso.

Santuario Monte Berico

Il santuario della Madonna di Monte Berico è un luogo di culto cattolico di Vicenza, situato a 124 metri s.l.m., sulla sommità dell’omonimo colle che domina la città.

È il risultato dell’integrazione di due chiese: la prima quattrocentesca in stile gotico, la seconda, della seconda metà del Seicento, è una basilica in forme barocche. Nel maggio del 1904 papa Pio X l’ha elevata al rango di basilica minore.

Tornemo casa?

Vegnime drio a mi che conosso na scorciatoia

Ma come c…o parlito uncò, ostrogoto?

No, austriaco pa farme capire anca da Klaus!!

Condividi:

Orizzonti del Garda

Il Giro del Lago di Garda è una esperienza che ogni ciclista dovrebbe fare prima o poi. Il percorso che fiancheggia per intero il grande specchio d’acqua misura 143km che noi normalmente affrontiamo partendo da Peschiera in senso orario.

In questa occasione abbiamo previsto una incognita deviazione sul Tignale che porterà a una distanza totale di 160km con un dislivello di oltre 1600m.

Anche oggi abbandonato il tepore delle nostre lenzuola ben prima del sorgere del sole e organizzati in gruppetti siamo saliti sulle auto che ci avrebbero trasportati a Peschiera con un carico di bicilette, attrezzature varie e soprattutto tanto sano entusiasmo.

Da subito abbiamo capito che le previsioni meteo con ci avrebbero tradito. Sul lago splendeva un bel sole che riscaldava la fresca aria mattutina. Ora tutto è pronto per la partenza e dunque il lungo serpentone di 18 ciclisti, quasi tutti iscritti al nostro gruppo, inizia la lunga pedalata attorno al Lago di Garda.

Peschiera, Sirmione, Desenzano in rapida successione e Lido di Manerba dove scendiamo al porticciolo per la prima delle tante foto della giornata.

Le calme acque del lago ora si mostrano in tutta la loro tranquilla eleganza dando un senso di pace e rilassatezza a tutto il paesaggio. Nessuna brezza in acqua, per cui nessuna vela ne poteva sfruttare la forza per la navigazione. Un signore con una tavola da surf elettrica sfiorava il pelo dell’acqua con la stessa naturalezza con la quale Gesù camminò sulle acque del lago di Tiberiade. Roba da non credere…

Ripartiamo attraversando la bella nobile Salò e ci ributtiamo sulla Gardesana, attraversando con prudenza qualche galleria fino allo svincolo per Tignale.

Qui comincia la salita di circa 6km con punti panoramici mozzafiato sul lago che visto dall’alto si mostra in tutta la sua naturale maestosità. Sul lato opposto si specchiano civettuole le cime del Monte Baldo con ancora qualche spruzzata di neve.

Dopo le foto ripartiamo, ancora in salita, fino a raggiungere la deviazione che porta al Santuario di Maria di Montecastello che si erge su uno spuntone di roccia che domina tutto il grande lago come una silenziosa e rassicurante sentinella.

Il breve tratto di salita, solo 900 metri, era un’incognita per tutti e la scalata in processione si è rivelata subito un calvario (testimoniato anche dalle 14 tradizionali stazioni della via Crucis che accompagnavano il percorso). Abbiamo resistito il più possibile prima di mettere il piede a terra ma appena uno di noi ha staccato il pedale tutti gli alti hanno preso la palla al balzo scendendo dalle biciclette senza vergogna.

Anche a piedi diventava difficile spingere la bici senza scivolare con le nostre scarpette e qualcuno ha pensato bene di togliere anche quelle per agevolare la scalata e per dare ancor più senso penitenziale al pellegrinaggio (l’ideale sarebbe stato farlo salendo in ginocchio, ma sembrava troppo).

Arrivati sul piazzale della chiesa però siamo stati sopraffatti, non dalla fatica, ma dalla magnificenza di quella magnifica e antica struttura che dava solennità a tutto il paesaggio.

Dopo la prudente discesa dal Santuario lo scenario cambia decisamente. Ci troviamo a pedalare verso l’interno sulle montagne bresciane in un paesaggio decisamente montanaro, con verdi prati ben curati, mucche al pascolo e fitti boschi di betulle. La discesa è bella e sinuosa e a tratti avvolta dai lunghi rami degli alberi che da entrambi i lati della strada nascondono completamente il cielo formando una galleria verde trafitta solo a tratti da qualche bel raggio di sole.

Il problema di quella strada era che continuava a scendere sempre di più e sapendo che poi avremmo dovuto risalire sull’altro lato della montagna questo ci preoccupava un po’. E la salita inizia inevitabile in fondo al canalone con un secco tornante a destra che trova impreparato qualche ciclista distratto dal paesaggio.

La salita, di circa 3km, è quasi sempre su pendenze a due cifre, come direbbe un bravo cronista, e mette a dura prova i provati ciclisti padani. Si arriva alla spicciolata su un altopiano che sovrasta Tremosine con il lago riapparso ora sullo sfondo. Da qui inizia la lunga e veloce discesa di circa 10km che ci porterà a Limone.

Ritornati sulla Gardesana in direzione Riva attraversiamo altre gallerie. Ora il lago ha cambiato veste, non più calmo e tranquillo come in mattinata ma sferzato da un vento teso che spira da sud. Le vele che stamattina erano raccolte sulle barche ora sono tese al vento e si rincorrono sul lago punteggiandolo di tante macchioline bianche come una notte stellata senza luna.

A Riva abbiamo previsto la nostra pausa pranzo (toast, coca e caffè) e come sempre ci esibiamo nella solita confusionaria sceneggiata dell’ordinazione selvaggia. Mentre siamo a riparo con il nostro meritato toast tra i denti, notiamo che il vento si sta rinforzando scuotendo ombrelloni, sventolando bandiere e facendo persino cadere la bicicletta del Presidente (la mitica Air force One). Sapendo che quelle raffiche le avremmo avute in faccia durante il ritorno sulla riva veneta del lago ci siamo preoccupati ma contavamo sulla benevola assistenza della Beata Maria di Montecastello.

Alla ripartenza il vento non ha disatteso le nostre preoccupazioni sferzando le guance dei ciclisti come quelle dei paracadutisti in caduta libera. Il lago mostra una nuova faccia di se. Ora è ricoperto di onde che si alzano dalla superfice formando schiumose ochette bianche che i tanti serfisti cavalcano con evidente soddisfazione. Con in mano le loro vele tese e piegate dal vento ne sfruttano la forza per lanciarsi ad alta velocità in tutte le direzioni con la stessa agilità dei ciclisti lanciati in tortuose e divertenti discese.

Noi invece stavamo combattendo una lotta impari ed il Presidente, che aveva preso malauguratamente la testa del convoglio, si trovava a dover verificare che il suo “CX” (coefficiente di penetrazione aerodinamica) era praticamente pari a zero essendo notoriamente “robusto dalla nascita”. In suo soccorso arriva ben presto il nostro uomo di colore (il Paolo Maron) che probabilmente ha ricevuto una benedizione diversa al Santuario o più semplicemente era “assistito” da una forza nascosta tra le pieghe della sua bicicletta. L’intervento del Maron è stato provvidenziale e ha accompagnato ad una velocità costante e tranquilla tutto il gruppo.

Il vento fortunatamente è un po’ calato nel finale per cui abbiamo potuto riammirare il lago che si era un po’ calmato preparandosi alle passeggiate serali dei tanti turisti tedeschi ed olandesi che aspettavano l’ora del gelato e dello spritz. Un’altra faccia di questo magnifico lago che nell’arco di una giornata ha cambiato più volte fisionomia mostrando sempre il meglio di se.

Siamo rientrati al parcheggio per recuperare le nostre auto lasciandoci alle spalle una bella, e credo “indimenticabile”, giornata di sport, amicizia, natura, esperienze ed emozioni. Qualcuno non vede l’ora di mettere in mostra i gioielli di famiglia con una doccia improvvisata in mezzo al piazzale mentre altri, per non dimenticare nessun particolare, preferiscono portare a casa ogni singola goccia di puzzolente sudore a ricordo di questa bella pedalata.

Per concludere sbuca, grazie all’amico Luciano, una bella ma soprattutto buonissima torta che abbiamo diviso consumato in un batter d’occhio.

Vorremmo ringraziare tutti i partecipanti per lo spirito di collaborazione dimostrato durante tutto il giorno e complimentarci con tutti i ciclisti per la tenacia e la caparbietà dimostrata in ogni occasione, con una menzione speciale per la nostra quota rosa. Bravissime Simonetta e Monica!!

Non ci resta che concludere questo “brevissimo” resoconto con il nostro solito motto gridando a squarciagola HIP HIP HURRA‘ per LE TERME dando appuntamento al prossimo Giro del Zoba giovedì 18 maggio che ci vedrà protagonisti sulle strade della famosa NoveColli scalando il Polenta, il Ciola, il Barbotto ecc. ecc. ecc.

Condividi: