Dopo aver fatto visita alle più famose Colline del Prosecco, ritorniamo a pedalare sulle strade del Durello dei Monti Lessini: il nostro Champagne.
Una delle ricchezze del Veneto è senza dubbio la grande quantità e qualità dei propri vini. Potrebbe sembrare che alla nostra incredibile regione possa mancare solo un grande Metodo Classico (o méthode champenoise), che a dire la verità esiste ma di cui nessuno (o pochissimi) hanno percezione: parliamo del Lessini Durello, il vino Doc prodotto storicamente con l’uva durella.
Di champagne naturalmente neanche l’ombra (in tutti i sensi) però possiamo confermare che il percorso è stato veramente “durello“. D’altronde Calvarina avrà pure qualcosa a che fare con Calvario, o no!.
Oggi le previsioni meteo non hanno purtroppo mantenuto le promesse, il cielo è stato sempre abbondantemente coperto, ma almeno non ha piovuto. La bassa temperatura è stata percepita maggiormente probabilmente anche a causa di un vento fastidioso e continuo che non ci ha mai abbandonato.
Partenza da AbanoRitz ore 09:01 con alcuni amici che ci hanno accompagnato per la prima parte del percorso. Abbiamo poi proseguito e completato il nostro giro del Durello in 8 ciclisti.
Percorso: Abano, Fossona, Longare, Longara, Strada Commenda, Monachelle, Sant’Agostino, Altavilla, Montecchio, Arzignano, salita Monte Calvarina, Ronca, Gambellara, Monticello di Fra, Meledo, salita Grancona, Pederiva, salita Pozzolo, Villaga, Barbarano, Bastia, Cereo, Treponti, Praglia, Abano. Totale 125 km 1500m di dislivello. Rientro previsto ore 15:30
Complimenti a tutti i partecipanti e percorso da riproporre annualmente
L’articolo che segue non è farina del mio sacco ma un bell’articolo che mi fa piacere condividere nel nostro blog e che spiega quali sono i motivi che ci spingono ad amare il nostro sport.
Ecco una delle domande più frequenti che fa un “sedentario” quando incontra un ciclista, o uno sportivo in generale. Inizialmente, quando ero più piccolo, questa domanda mi faceva irritare. Ora invece sorrido, sorvolo e cerco di evitare discussioni.
Perché in realtà non basta una semplice risposta: la bici non è solo uno sport, è uno stile di vita che in pochi riescono a comprendere fino in fondo. O meglio, solo chi lo pratica… Se state leggendo questo articolo vuol dire che un po’ vi interessa, quindi ora ve lo spiego: ecco “chi me lo fa fare” e cos’è per me la bici.
Scoperta
La bici è scoperta. Di posti nuovi, di se stessi, dei propri limiti e delle proprie paure. E nel concetto di scoperta voglio includere anche la libertà: tutti noi, sin da bambini, abbiamo desiderato una bici per fuggire, allontanarsi da casa per le prime volte e scoprire posti nuovi.
Oltre al lato più semplice della scoperta c’è anche quello interiore, perché la bici aiuta a conoscere lati del proprio carattere, fragilità e punti di forza che difficilmente emergono nella vita di tutti i giorni. Vale per (quasi) tutti gli sport, è vero, ma la bici è più figa. O no?
Benessere
La bici fa bene, è scontato. Come tutti gli sport di resistenza aiuta a controllare il peso, ad evitare alcune malattie e mantenere i parametri fisiologici in buono stato. La bici, praticata nel modo giusto, aiuta a restare giovani e tonici. Basta paragonare lo stato fisico di un sedentario e un assiduo pedalatore dopo i sessant’anni per rendersene conto…
Ma fa bene anche alla mente, perché mentre si pedala (e anche nelle ore successive) si vive in pace con se stessi e con tutto il mondo intorno. La bici fa bene, provare per credere.
Aggregazione
Conosco tante persone, sedentarie o sportive, ma le amicizie più sincere e di lunga data sono nate in bici o sui campi gara, almeno per me. E a mio avviso non è un caso: solo chi ha la tua stessa passione, o meglio la tua stessa “vocazione”, riesce a capire fino in fondo questa filosofia di vita e a mettersi nei tuoi panni senza giudicare. In fin dei conti, il vero amico è questo, gli altri sono conoscenti. La bici è vera aggregazione, perché ti fa sentire parte di un gruppo solido, che nemmeno gli anni o la lontananza possono sciogliere.
Una maestra di vita
Può sembrare un luogo comune, ma la bici è una metafora della vita e insegna davvero tanto. Insegna a non mollare quando il gioco si fa duro, a superare gli ostacoli invece di aggirarli, a guadagnarsi le ricompense senza barare, a fare sacrifici per qualcosa a cui si tiene… Insomma, chi ha pedalato (seriamente) da ragazzo, quasi sicuramente avrà una marcia in più nella vita lavorativa e sociale. La bici ti mette a nudo, cosa che non capita spesso in un mondo fatto di “filtri” e “maschere”, ma che è necessario per guardarsi dentro e farsi un esame di coscienza.
Una sfida con se stessi
La competizione è un lato molto bello del ciclismo, ma per competizione intendo quella contro se stessi. E’ così che tutti noi dovremmo approcciarci al ciclismo, strada o Mtb che sia, perché il valore aggiunto è la possibilità di mettersi in discussione, porsi degli obiettivi e cercare di superarli con le proprie forze.
Per alcuni può significare ottenere un buon risultato in una gara o migliorare il tempo dell’anno precedente, per altri semplicemente conquistare la vetta di una salita mitica o non perdere le ruote dell’amico più forte e allenato.
Tecnologia
Amo il ciclismo anche perché c’è sempre di mezzo la tecnologia: ogni anno, anzi quasi ogni mese, scopriamo una novità su bici e componenti, che può interessarci oppure no, ma di sicuro rende questo “gioco” ancora più interessante. La tecnologia aumenta il divertimento e ci mette in condizione di superare alcuni ostacoli che in passato sembravano insormontabili.
Grazie alla tecnologia alleniamo il cervello a non invecchiare e impariamo ad adattarci nel minor tempo possibile, Ah, impariamo anche a sognare, che non è poco…
Necessità
Vado in bici perché mi diverto e ne ho bisogno: senza andare in bici vivo lo stesso, sia chiaro, ma sto meno bene. Abbiamo parlato spesso delle endorfine e del loro ruolo nell’organismo (qui sotto trovate un articolo più approfondito in merito). Sono proprio questi “oppiacei naturali” a creare quella sana dipendenza che chi pedala conosce bene.
Per non parlare, per chi è abituato ad attaccare il numero sulla schiena, della scarica di adrenalina che ti può dare una gara. O anche solo l’attesa della gara stessa. In molti casi è una vera e propria “medicina”, che va somministrata con costanza per ottenere il massimo beneficio.
Ciao, sono Daniele Concordia, biker di nascita ma occasionalmente anche stradista. Corro in Mtb da molti anni, ma ho corso anche su strada da Juniores e U23. Scrivo prevalentemente su MtbCult.it, ma qui sotto troverete anche i miei articoli su BiciDaStrada.it. Qui tutti i miei articoli pubblicati su MtbCult: https://www.mtbcult.it/chi-siamo/daniele-concordia/
Continua l’ormai quasi secolare diatriba con i cugini francesi e con la Federazione Ciclistica Internazionale sulla paternità anche di questa corsa che evidentemente abbiamo tenuto a battesimo noi del Gruppo Ciclistico Le Terme. Unica differenza che loro l’hanno fatta diventare una corsa a tappe mentre per noi è tuttora una corsa in linea.
Al fascino di questa classica non sono riusciti a resistere i 27 ciclisti che questa mattina sono partiti puntualmente da Abano Terme, alcuni anche rinunciando alla prima uscita in MTB.
E cosa c’è di meglio contro il logorio della vita moderna di una spensierata pedalata la domenica mattina? La domenica mattina le strade sono poco trafficate, gli automobilisti non hanno la fretta imposta dagli impegni infrasettimanali. La domenica ci si può rilassare in un bel giro in bicicletta assieme agli amici che condividono la tua stessa passione.
Beh non è esattamente così, sulle nostre strade un gruppo di ciclisti, anche se di domenica mattina, non si può permettere la spensieratezza o la distrazione, bisogna essere assolutamente concentrati e attenti a ogni possibile pericolo che possa venire dal gruppo stesso o dalla strada.
Proprio per spiegare, anche ai non ciclisti, le regole da rispettare e le difficoltà da superare correndo in gruppo ho pensato di buttare giù queste due “brevi” considerazioni:
State a destra!!
Si certo si deve mantenere la destra per cui si corre nei pressi del ciglio stradale. Avete mai fatto attenzione allo stato pietoso del ciglio stradale su cui dovrebbe correre il gruppo di ciclisti? Spessissimo sconnesso, rovinato dal tempo, dall’incuria e dal passaggio di mezzi pesanti, con pericolose crepe, buche a cielo aperto o rattoppate alla “viva il parroco” che diventano forse ancor più insidiose. Dalla macchina queste difficoltà non si notano ma entrarci con le nostre strette ruote, vi assicuriamo è molto pericoloso.
I Motti della Briscola.
I segni sono importanti ma conoscere o peggio usare i segni usati nella briscola non aiuta certo chi ci segue per cui è indispensabile che chi guida il gruppo, che di seguito chiameremo “il conducente”, segnali il pericolo imminente con un gesto ben visibile della mano a indicare la buca o quantomeno la difficoltà in arrivo. Chi è in testa al gruppo ha la responsabilità di segnalare, magare in tempo utile a una reazione, ogni pericolo, ogni rallentamento, uno stop, un semaforo, un incrocio e ogni svolta a destra o sinistra. Per questo deve avere naturalmente ben chiaro il percorso che si è deciso di fare e deve conoscere i molti segnali convenzionali che vengono usati per comunicare con chi lo segue.
La Scopa
E dopo la briscola la scopa. Per gruppi come il nostro, dove non c’è competizione e comunque non si vuole lasciare nessuno per strada abbandonato al proprio destino, chi è in testa al gruppo dovrebbe avere la sensibilità di mantenere un’andatura costante e accessibile anche ai componenti meno preparati della comitiva. Dette delle già molte responsabilità del “conducente” ecco che qui dovrebbe venire in suo soccorso “la scopa”, l’ultimo della fila, che dal fondo del gruppo segnala l’eventuale difficoltà e lancia gentilmente la richiesta di abbassare la velocità. Non avendo a disposizione mezzi tecnologici, tipo le radioline dei professionisti, ed essendo inutili anche in questo caso i “motti della briscola”, si ricorre a più tradizionali ed irripetibili rimproveri urlati a squarciagola che non sempre sono però ascoltati dal “conducente”. Risolutivo in questi casi sembra essere il “fischio”, molto più udibile e convenzionalmente recepito come una richiesta urgente di rallentamento.
La Marmotta
MACCHINAAAA!!! è l’urlo terrorizzato che proviene dalla “sentinella” in coda al gruppo appena avverte il pericolo di una macchina in avvicinamento, come la marmotta che segnala alla sua comunità il pericoloso arrivo di un predatore. Per questo la sentinella che è in coda al gruppo deve possedere un buon radar e un buon udito (o quantomeno portare un buon apparecchio acustico). La minaccia annunciata si avvicina rombando e strombazzando istericamente, si affianca pericolosamente senza aspettare il momento più opportuno per superarci. Non importa se non c’è spazio, se siamo in prossimità di una curva o se non c’è la visibilità necessaria, la macchina deve stare a stretto contatto con il gruppo e tenterà comunque di superarci stringendoci sempre di più verso il pericoloso ciglio stradale. La categoria più pericolosa di automobilisti è sicuramente quella degli indecisi (senza differenze di genere) che non sa se continuare il sorpasso, accodarsi o unirsi fisicamente ai malcapitati ciclisti. Assicuro che i momenti di panico sono sempre più frequenti e che gli automobilisti raccolgono, spesso di buon grado, le raffinate espressioni di contrarietà dei ciclisti che, per comprensibili motivi di stile, non riporto.
I non vedenti
Descritti i ruoli del conducente, della scopa e della sentinella vorrei parlare ora dei “passeggeri”. I passeggeri sono quei ciclisti che rimangono nella pancia del gruppo, cioè tra il conducente e la scopa, rimanendo coperti dal vento e risparmiando, si calcola, almeno il 20% di energie rispetto al “conducente”. Essi non possono però dormire sonni tranquilli perché non vedono praticamente niente della strada. Pedalano praticamente alla cieca e il pericolo vi assicuro è sempre dietro l’angolo. Essendo a 20/30 cm dalla ruota di chi li precede devono “fidarsi ciecamente“, sicuri che questo gli segnalerà ogni buca e non frenerà improvvisamente. I tempi di reazione all’interno del gruppo sono praticamente pari a zero. Alla velocità di 35kmh i 30-50 cm di nostra visuale scorrono verso di noi letteralmente in una frazione di secondo. Per cui sceglietevi con cura e fidatevi ciecamente del ciclista che vorrete vi faccia da guida, come un addestrato cane per non vedenti.
Come avrete capito quello che noi spesso descriviamo come un bel giro spensierato in bici è in effetti un esercizio fisico impegnativo che prevede altresì un’attenzione e una concentrazione costanti. Concludo invitando tutti, ciclisti e automobilisti, a rispettare le regole della strada. Noi ciclisti evitando di correre in doppia fila o troppo al centro della strada e gli automobilisti considerando il ciclista, o un gruppo di ciclisti, non un ostacolo o un birillo ma un mezzo di trasporto da superare solo se lo spazio disponibile lo rende possibile.
Mi scuso se mi sono dilungato così tanto in questo “post” e ringrazio di cuore i miei pochi affezionati lettori a cui offrirò volentieri un caffè alla nostra prossima uscita.
La Parigi – Nizza
Percorso: Abano, Fossona, Bastia, Albettone, Sossano, Orgiano, Ponticelli, Agugliaro, Vò Vecchio, Teolo, Bresseo, Praglia, Abano. Totale circa 75 km e pochissimo dislivello. Roba che anche me cugin Mauro podaria (senza offesa😜) ma è impegnato in una gara di pesca in Senna.