Solo 3 i temerari per questa impresa: Flavio Salmistraro – Paolo Maragotto -Simonetta Bernardi.
PERCORSO: Abano, Longare, Vicenza, Thiene, Arsiero, Pedescala, salita fino a Rotzo (14km al 4,9% medio), Roana, Asiago, discesa Val Rovina, Bassano, Cittadella, Limena e Abano.
Il gran caldo mi ha fuso tutti i negativi delle foto scattate.
Correva l’anno del Signore 1371. In una calda domenica mattina di agosto una piccola carovana di persone accompagnava lentamente un pesante ma signorile carro coperto, trainato da due potenti buoi bianchi, sulla polverosa strada che da Aponus raggiunge il piccolo borgo di Arquà sui colli Euganei. Il pesante avanzare del carro con le sue ruote in legno ed il rumoroso incedere tra i sassi dei sandali degli accompagnatori si fondeva con l’assordante frinito delle cicale che sembrava seguissero la silenziosa carovana.
Sono partiti alle prime luci dell’alba dalla casa che il Signore di Padova a messo a loro disposizione in Via Dietro Duomo 26/28 ed il percorso più veloce per raggiungere la nuova abitazione di Arquà è di circa 25 km, facilmente percorribili in 6 o 7 ore, ma il Signore, comodamente sdraiato sul carro e assorto tra i suoi libri, ha chiesto di passare per Aponus per vedere con i propri occhi le famose pozze termali che un Dottore suo amico, insegnante alla prestigiosa Università Patavina, descrive come miracolose anche per la sua ormai decennale dolorosa malattia.
Questa deviazione, che allunga il percorso di ulteriori 5 km e di altre 2 ore, prevede di inoltrarsi su sentieri ancor meno sicuri oltre Torreglia, Galzignano e Valsanzibio in una cornice naturale bellissima e probabilmente più pericolosa per incauti viaggiatori, ma gli accompagnatori al seguito avrebbero protetto il Signore con i loro bastoni e pugnali da eventuali attacchi di malintenzionati.
I rumori tra gli alberi, sempre più frequenti, possono essere di animali selvatici che si nascondono o scappano al loro arrivo ma anche di qualche balordo villano del posto venuto a curiosare tra i bassi cespugli per vedere, anche se solo di sfuggita, il famoso personaggio che ha deciso di venir vivere ad Arquà e che avrebbe cambiato il nome del piccolo borgo da Arquà in Arquà Petrarca.
8 Agosto 2021 (650 anni dopo)
Non temete per il mio stato mentale, lo giuro sto bene ma sono questi i pensieri che mi hanno accompagnato questa mattina, in un salto indietro nel tempo di 650 anni. Come potevano essere le stesse strade che oggi percorriamo in bicicletta 650 anni fa? Come vivevano allora i probabilmente pochi abitanti della zona? I profumi ed i rumori che oggi accompagnano i nostri giri sui Colli Euganei sono gli stessi di 650 anni fa?
Non potremmo mai avere delle risposte precise ma vivere queste emozioni durante un giro in bici ed immaginare un passato così lontano, immerso nel verde lussureggiante dei colli, nelle sensazioni, nei rumori del vento tra le foglie o di un uccello che vola via o, come stamattina, dell’assordante frinito delle cicale che ci accompagna durante una lunga, silenziosa e dura salita vale “il prezzo del biglietto” e ripaga della tanta fatica e del caldo sofferto.
Ma veniamo ora alla nuda cronaca della giornata.
Partenza puntuale da Abano alle ore 08:01 con un consistente numero di ciclisti (almeno una ventina) in direzione di Tramonte, Salita di Quota 101, passaggio a Luvigliano ammirando la famosissima Villa Vescovi (FAI), Torreglia, Galzignano, Valsanzibio con la veneziana Villa Barbarigo, immersa nel suo lussureggiante giardino, Monselice, Arquà Petrarca raggiunta seguendo la stradina sotto il Monte Ricco, Baone, Este, Salita di Calaone, vertiginosa discesa dalle “grate” fino a Valle San Giorgio, salita di Villa Beatrice (qui ho avuto le mistiche visioni descritte sopra), discesa verso Fontanafredda (qui abbiamo perso un componente del gruppo ma ritrovato sul finale), Boccon percorrendo la dorsale che costeggia la provinciale sopra Cortellà, quindi Passo del Vento con le sue impegnative rampe, Teolo, Via Bettone, Rovolon (qui abbiamo smarrito altre due pecorelle), Beppi alle scuole, Frassanelle e rientro ad Abano con aperitivo.
Il mio contachilometri indica 105km e 1150m di dislivello. (il Poeta Petrarca ha fatto meno fatica sdraiato sul suo carro).
Bellissima giornata di sport anche se oggi (chiusura dei giochi a Tokio) non ci è stata assegnata nessuna medaglia olimpica.
Appuntamento dunque a domenica prossima dove vi stupiremo con effetti speciali e una sorpresa per tutti…..
P.S. Se qualcuno volesse commentare o suggerirmi un buon dottore potrà farlo nell’apposito spazio dei COMMENTI in fondo a questa pagina e sarà per me un vero piacere leggervi.
Oggi dopo 8 giorni di forzata convalescenza, causata dalla rovinosa caduta della settimana scorsa, ho ripreso la bicicletta ed assieme al mio Amico Paolo ho fatto un giro sui Berici partendo, come spesso ci accade, senza nessun percorso dichiarato.
Arrivati a Torri di Arcugnano proseguiamo in direzione di Fimon per fare la salita del Raposso.
A metà strada la mia attenzione viene catturata da una stradina che sale ripidamente sulla destra con un cartello che ne indica il nome: Via Vegre.
Non era la prima volta per la verità che la vedevo ma ho sempre fatto finta di niente proseguendo, visto come si presenta.
Pensavo di conoscere tutte le salite dei Colli Berici ed invece questa mi manca per cui stavolta, senza esitazione, ci siamo avventurati su questa stradina che un cartello di pericolo indicava con una pendenza del 10%.
Già ad occhio nudo si capiva che la prima rampa superava abbondantemente questa percentuale e che il cartello poteva essere uno specchietto per allodole, ma la sorpresa arriva subito dopo la curva dove la rampa si trasforma, come per magia, in un vero e proprio muro.
Il fondo stradale è in cemento, abbastanza sconnesso e con una griglia di ferro che riaffiora di tanto in tanto per ricordarci che si tratta di cemento “armato”. Paolo fa subito notare che in caso di umidità su quel cemento e su quelle pendenze sarà difficile salire.
Tra una pedalata al limite dello stallo e un boccheggio a denti stretti per portare un po di ossigeno ai polmoni sono riuscito a mettere a fuoco i dati del mio computerino che, anche lui probabilmente in affanno, rilevava una pendenza del 24%.
24%??? diranno in coro i miei lettori
Ok, va bene, solo per un breve tratto ma sempre di un 24% si tratta (in caso di contestazioni prendetevela con la Garmin).
Quello che più preoccupava era che non conoscevamo minimamente quella salita (mai sentita nominare, nemmeno dai più esperti compagni ciclisti, frequentatori della zona) e non sapevamo cosa ci aspettasse al tornante successivo per cui non c’era modo di dosare le forze in modo razionale.
C’era come la sensazione che in quel preciso punto della Terra una misteriosa energia aumentasse a dismisura la forza di gravità, attirandoci verso il nucleo incandescente, e che salire ancora, solo di qualche metro, fosse un’impresa impossibile.
Poi finalmente il muro diventa più docile e si fa superare, sbucando sulla molto più famosa Dorsale Berica, dandoci modo di rifiatare e di recuperare un minimo di lucidità. All’incrocio con la dorsale incrociamo un ciclista che ci vede sbucare da quella stradina e, probabilmente conoscendola, sgrana gli occhi quasi a complimentarsi (ma questa è forse solo una mia aspettativa).
Ora ci sarà un coro di fenomeni che dirà che la conoscevano, che l’avevano già fatta, che conoscevano uno che saliva col 53 o che la faceva a “roda alta” o che in fondo si tratta solo km 1,230 con una pendenza media del 10% come riportato da Strava.
Per me è stata comunque una bella, nuova, dura salita che rifarò appena il tempo avrà cancellato dalla mia memoria la fatica che mi è costata evidenziando così solo la soddisfazione di averla superata.
Comunque per la cronaca il nostro giro è poi proseguito sulla Dorsale fino a Perarolo, scesi a Brendola, salita Toni Cucco (Antonio Nascondino in italiano) salita a Pozzolo, salita Villette, Barbarano, Sereo, Rovolon per un totale di 110 km e oltre 1000 metri di dislivello.
Flavio Salmistraro e Paolo Maragotto #CiclistiEuganeiBericiDOCG
P.S. Se volete far parte del “Coro di Fenomeni” leggerò con vero piacere i commenti che vorrete lasciare nell’apposito spazio in fondo a questa pagina.
Le previsioni meteo per questa mattina erano pessimo ed invece tutto si è risolto con qualche nuvolone all’orizzonte ma niente di più, dando la possibilità ad un bel gruppo di amici di effettuare il giro previsto per la prima domenica di agosto.
Percorso: Abano, Fossona, Longare, Longara, Pianezze (giro sotto monte), Torri di Arcugnano, salita Militare, Perarolo, discesa fino a bivio per San Valentino (giro sotto monte), San Vito, salita San Gaudenzio, salita a Pozzolo (pausa caffé), San Donato, Barbarano, Monticello, Sereo, Treponti, Abano. Totale km 92 e dislivello 670m.
Purtroppo i postumi della caduta di domenica scorsa non mi hanno permesso di essere presente ma le belle foto inviatemi da Massimo e Nicola documentano senza dubbio una bella giornata di ciclismo.
No stress, no agonismo ma rispetto delle regole e degli altri, voglia di stare assieme e divertirsi in sicurezza e….. per Le Terme Hip Hip Hurrà
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SERATA PAELLA
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