Altra bella settimana all’orizzonte per il Gruppo Le Terme. Si inizia martedì 24 con un classico giro sciogli muscoli sui Colli Euganei e poi da evidenziare la bella pedalata di giovedì 26 maggio a Valdobbiadene e dintorni dove acclameremo al passaggio del Giro d’Italia che passerà a tutta velocità sulle colline del Prosecco patrimonio dell’Unesco per terminare poi la nostra settimana con la salita a Marostica di domenica 29 Maggio.
E mi pare che anche questa settimana i ragazzi del gruppo LE TERME non si facciamo mancare niente ….
In questa settimana festeggiano il loro compleanno 2 nostri compagni:
26 MaggioBellucco Elisabetta 28 MaggioGambarato Valter
Tanti auguri da tutto il Gruppo le Terme per tante altre pedalate in compagnia.
Partenza da AbanoRitzore 07:00 Partenza da Refrontoloore 09:00
Per applaudire il passaggio del giro d’Italia arriveremo in macchina a Refrontolo dove ho individuato un bel parcheggio in piazza di fianco al comune con un bel sevizio di bar ecc. .
In auto da Abano, Castelfranco, Caerano San Marco, Vidor, Pieve di Soligo Refrontolo sono 95km circa 1h30min.)
Faremo il nostro giro in bici di circa 90km e ritorniamo a Refoscolo verso le 14:30 e qui aspetteremo il passaggio del Giro atteso verso le ore 16:00 e poi potremmo ripartire direttamente. Nel caso ci rendessimo conto di essere in ritardo, ma non credo, potremmo saltare il bel circuito di Rolle.
Percorso: Refrontolo, San Pietro di Feletto, Rua, Santa Maria, Pieve di Soligo, Soligo, Colbertaldo, Bigolino, Valdobbiadene, Salita Pianezze (14km 6,8%), Guia, Campea, Guarda, Farrò, Farro, Rolle, (circuito 10 km) Zuel di Qua, Zuel di Là, Resera, Arfante, Costa di Là, Rolle, Molinetto del Croda, Refrontolo.
Oggi, 21 maggio 1918, dal quartier generale di Bassano arriva la conferma che i vitali rifornimenti per le truppe trincerate a difesa del confine italiano sulla cima del Grappa possano utilizzare la nuova strada appena scavata dagli uomini del Gen. Gaetano Giardino sul lato della montagna meno esposta al tiro avversario. L’ex tortuosa mulattiera che parte da Semonzo, frazione di Borso del Grappa e passa da Campo Croce, costituisce ora un accesso a Cima Grappa più diretto ma più ripido rispetto alla strada Cadorna.
Dopo la clamorosa disfatta di Caporetto che ha provocato la morte di migliaia di soldati italiani il Gen. Cadorna è stato destituito e il comando delle truppe è passato al Generale Diaz. Il fronte durante l’inverno si è spostato dall’Isonzo al Piave e la linea di confine si è trasferita nelle trincee scavate nel fango e nella neve sul massiccio del Monte Grappa.
La IV armata delle Dolomiti, che qualcuno comincia a chiamare l’armata del Grappa, viene incaricata a difendere il settore del Grappa. Dopo la ritirata dal Cadore, le forze austro-tedesche entrano a Belluno, a nord, e a Feltre, a sud, trovando il monte Grappa come sbarramento naturale.
Tra il 24 ottobre e il 9 novembre 1917 l’esercito italiano ha perso 350mila uomini tra morti, feriti e prigionieri, 3000 pezzi d’artiglieria, 1800 bombarde, 3000 mitragliatrici, 300mila fucili, 1600 autocarri, 22 aeroporti con 220 velivoli persi su 420. L’esercito italiano si è ridotto a 700mila unità con poco più di 3000 pezzi d’artiglieria.
Durante il freddo inverno del 1917 a oltre 1600 metri di altitudine e con immense difficoltà vengono rafforzate le misere infrastrutture esistenti e scavate nuove trincee sul massiccio del monte Grappa, considerato ormai l’ultimo baluardo prima di uno sfondamento del nemico nella pianura veneta.
Alle prime ore del mattino, al campo base di Semonzo, migliaia di uomini lavorano a smontare bombarde e cannoni dalle ruote per caricarli a dorso dei muli. Altri caricano su carri, che saranno trainati a fatica sulle pendici della montagna, ogni genere di armi e munizioni, mitragliatrici, moschetti, granate. Dagli sguardi assenti degli animali traspare tutta la loro incredulità per tanta inutile stupidità umana.
Ordini scanditi dagli ufficiali in un italiano stentato. Fanti, alpini, tanti alpini, giovani italiani, anche i ragazzi del ’99, soldati stanchi, dai visi scavati dalla fatica e dalla paura, tanti accenti diversi, dialetti quasi incomprensibili tra di loro.
Oggi il sole splende in cielo ma la pioggia caduta abbondante nei giorni scorsi rende tutte le operazioni più difficili e faticose ed il fango in alcuni casi rende irriconoscibili i volti dei compagni e i gradi dei superiori.
Nonostante le bella giornata di sole dei tuoni rimbombano cupi dalla montagna, sono le bombe che squarciano il silenzio luoghi alpini. I giovani soldati convivono ormai da mesi con questi rumori di guerra e continuano sempre più preoccupati nelle mansioni loro assegnate.
Una lunga interminabile colonna di uomini stremati e rifornimenti bellici risale lentamente i fianchi della grande montagna e negli sguardi dei giovani si legge la preoccupazione che quella lunga e lenta ascesa non preveda un ritorno. Il pensiero si sgancia da quel ripido e sassoso percorso e vola a casa alle carezze della morosa lasciata al paese, dalla moglie e dagli abbracci festosi dei figli o tra le forti braccia della mamma in lacrime che ti aspetta ormai da mesi. Ogni tanto si incontra un drappello di uomini che scende dal fronte accompagnando feriti medicati frettolosamente e tanti corpi dilaniati di soldati caduti.
Per nascondere la paura e la nostalgia qualcuno intona sottovoce un canto imparato nella fredda camerata della caserma riscaldata solo a un sorso di Cordiale. Alla prima timida voce se ne aggiunge un’altra e poi un’altra ancora fino a diventare un coro che riecheggia sulla montagna, un coro che sa di vita, di vittoria, un coro che sa d’Italia da creare e da difendere.
Qualcuno la chiama “La Grande Guerra” solo perché sono coinvolte molte nazioni del mondo ma qui tra i sassi e i prati del Grappa la guerra si fa conquistando la trincea nemica a 100 metri davanti a loro, e uccideranno o moriranno per quei 100 metri riuscendo a leggere negli occhi dei nemici, che piangono e urlano, le loro stesse paure.
Clicca per riascoltare qui il canto dei soltati sul Monte Grappa
Un salto in avanti nel tempo ai giorni nostri
Semonzo, Sabato 21 maggio 2022: oggi
Sono le ore 08:30 e dal quartier Generale di Bassano viene dato il via libera. La lunga colonna si mette in movimento tra sorrisi e incitamenti, lo spirito è quello gioioso di un giorno di festa. A Semonzo il Campo Base è già brulicante di tanti uomini e donne. I muli sono stati sostituiti da migliaia di costosissime biciclette. Le pesanti divise grigioverdi dei soldati si sono trasformate in colorate tutine attillatissime, ognuna con stampato il nome del proprio “reggimento”. Al posto dell’ingombrante elmetto ora c’è un più leggero e colorato casco che non riparerà da pallottole o schegge vaganti ma neppure dalla pioggia se ci fosse. Tutti hanno nelle tasche posteriori della maglia ogni sorta di genere di sostentamento per sostituire il vecchio “Cordiale” oltre alla immancabile mantelline e ai manicotti, come se si dovesse stare in trincea per tutto un inverno. Fortunatamente non si vedono armi in giro ma sono sicuro che qualcuno di questi “fanatici” farà uso di qualche “bomba” durante il percorso. A questo proposito ho notato il nostro Valter che sniffava ogni sorta di boccettina e la proponeva anche agli altri (indagheremo sul contenuto delle strane boccettine e prenderemo eventuali provvedimenti).
Comincia la salita ed il lungo serpentone di ciclisti si incolonna verso Cima Grappa. Le facce gioiose di poco fa si fanno più cupe. Ognuno rimane solo nei suoi pensieri, a nudo con se stesso senza possibilità di bleffare, la montagna e la bicicletta non te lo permettono. La tua preparazione, il tuo spirito di sacrificio, la tua capacità di soffrire e di accettare la fatica saranno le tue compagne per le prossime due ore.
La strada del Gen. Giardino ora è ben asfaltata e sicura ma a bordo strada, lungo tutto il percorso, ti accompagneranno i sassi che sono stati testimoni di tante sofferenze, paure e speranze, quegli stessi sassi che hanno accompagnato anche i giovani soldati su questa stessa strada 104 anni fa.
Saliamo in silenzio, rispettiamo questi luoghi sacri che sono così impregnati di storia, di gloria e di morte, luoghi dove si è fatta l’Italia così come la conosciamo noi, con tutti i suoi difetti ma anche con tutti i suoi grandi pregi ed è stato il sacrificio di quei giovani soldati che ci ha permesso di essere quello che siamo ora: un grande popolo unito.
Da un punto sportivo invece la nostra giornata, che prevedeva oltre 200 chilometri di bicicletta con una salita impegnativa sulla Strada Gen. Giardino da Semonzo a Cima Grappa, è cominciata prestissimo con la partenza da Abano alle ore 06:30 in 20 ciclisti a cui se ne sono aggiunti altri 4 da Cusinati.
Appena entrati a Bassano ci siamo immersi nel fiume di biciclette (di tutti i tipi) che si avviavano verso Semonzo. Da li si sale, ognuno del proprio passo, con migliaia di altri ciclisti, ognuno a controllare i propri battiti, il proprio respiro cercando di centellinare le forze per arrivare “lucidi” alla vetta. Dopo oltre due ore di sofferenza siamo arrivati a Cima Grappa orgogliosi e soddisfatti della nostra prestazione e felici per aver condiviso tutte queste emozioni con tanti amici.
Dopo le immancabili foto ripartiamo in direzione Caupo e un problema meccanico ci blocca per qualche minuto. Probabilmente una botta ha piegato la ruota posteriore di una bicicletta mentre era appoggiata a una staccionata a Cima Grappa. La pronta assistenza dei più tecnici tra noi permette al malcapitato uomo di colore (Maron) di riprendere la corsa.
A Caupo come previsto ci fermiamo per una birretta, un panino e un caffè prima di ripartire in direzione Valsugana attraversando Arsiè e Primolano.
Scesi a valle imbocchiamo la bella ciclabile del Brenta che ci porterà a Bassano del Grappa. Il caldo e la stanchezza cominciamo a farsi sentire e per un tratto viaggiamo in due gruppetti distinti e a velocità differenti. Ricompattato il gruppo a Bassano affrontiamo con la necessaria tranquillità i circa 60 chilometri che ci dividono ancora da Abano Terme.
Devo chiudere questo lunghissimo post ringraziando chi ha avuto il coraggio di leggerlo fino a questo punto (spero di non avervi annoiato troppo) ma soprattutto devo ringraziare e complimentarmi con tutti i miei compagni di viaggio dal primo all’ultimo BRAVISSIMI TUTTI .
Questa volta, e non l’ho mai fatto finora, vorrei fare un grande applauso soprattutto alle nostre tre cicliste che con tanto impegno e determinazione ci seguono, ma in molti casi ci superano, nelle nostre escursioni, anche le più impegnative. Per cui BRAVISSIME, senza fare nomi e cognomi, a Monica Squarcina, Simonetta Bernardi e Monica Buson.
E per LE TERME Hip, Hip Hurrà
Anche tutte queste foto sono disponibili nel nostro archivio di maggio a questo link.
Ad ogni stagione il suo frutto seguendo il ciclo vitale della natura
Il giro a Soave viene programmato due volte l’anno per apprezzare i frutti che questa generosa terra veronese ci regala. Forse “regala” non è proprio il termine giusto e sarà meglio non approfondire, ad ogni modo a maggio veniamo per assaggiare le ciliegie e a settembre l’uva.
Il premio vale certamente il viaggio e quest’anno, “dicono”, che le ciliegie erano buonissime.
Ma andiamo con ordine. Siamo partiti in 11 determinati ciclisti da Abano Terme puntualmente alle 08:31. Lungo il percorso abbiamo incontrato qualche amico che ci ha accompagnato fino a Lonigo dove avevamo previsto la prima sosta per documentare fotograficamente il passaggio.
Lonigo (centro)
Uscendo da Lonigo ci siamo fermati per visitare nuovamente l’antichissimo Santuario S. Maria dei Miracoli che come potete leggere sullo schema cronologico ha origine antichissime.
Continuando la nostra pedalata siamo arrivati dopo una sessantina di chilometri a Soave che con merito è stata dichiarata il Borgo più bello d’Italia 2022.
A Soave avevamo programmato la nostra abituale sceneggiata napoletana per l’ordinazione dei soliti caffè e macchiatone e per completare l’opera abbiamo scelto, tra i moltissimi bar del corso, l’unico che offriva solo costosi calici di vino e che per scoraggiare gli sprovveduti passanti come noi aveva depennato la scritta “colazioni” dalla propria proposta (vedere la foto della lavagna esposta all’ingresso).
Macchiatone e caffè all’enoteca a Soave
Dopo il corroborante caffè comincia la salita che da Soave che ci condurrà a Castelcerino attraversando il “Giardino dell’Eden” che in questa stagione è pieno di alberi del “Frutto Proibito“: le ciliegie.
“Serpente tentatore”
Nonostante i molti cartelli che vietavano di rubare raccogliere i preziosi frutti, i novelli Adamo ed Eva, non hanno resistito e sono caduti in tentazione. A nulla sono valsi i richiami del Presidente che cercando di dare il buon esempio si è limitato solamente a fotografare il bellissimo paesaggio e le piante traboccanti dei bei frutti rossi.
Nemmeno il passaggio di una macchina delle forze dell’ordine, probabilmente allertata dai proprietari, ha distolto i ciclisti dal loro ignobile atto vandalico.
Naturalmente il Presidente e tutto il Direttivo si dissociano e promettono di infliggere le giuste punizioni ai trasgressori e di prendere le dovute precauzioni perché questi riprovevoli atti non si debbano verificare più in futuro.
Trasgredendo i divieti venuti dall’Alto, i ciclisti peccatori furono così cacciati dal “Giardino dell’Eden” e la condanna comporta una vita che per loro, da ora in poi, sarà piena di dolori e fatiche improbe. Le “maledizioni” di 3:14-20 del libro della Genesi spiegano così perché i ciclisti devono sopportare dolori ovunque, fatiche disumane e venti sempre contrari.
Con questo fardello sulle spalle e con un evidente senso di colpa è cominciato il nostro ancora lungo viaggio di ritorno sul cui andamento stendo un velo pietoso.
Con queste premesse vi do appuntamento al prossimo post dove vi racconterò, con dovizia di particolari, la nostra avventura al Monte Grappa Bike Day di Sabato 21 Maggio dove la condanna ricevuta di dolori e fatiche improbe sarà sicuramente mantenuta.