blog

San Valentino

Qualche informazione di servizio per tutti i romantici:

La festa del 14 febbraio ci fa risalire a Valentino, vescovo di Terni, giustiziato nel 273 perché aveva disobbedito all’imperatore Claudio II. Egli, nonostante il divieto, continuava a celebrare i matrimoni degli innamorati. Anche questa ricorrenza, come molte altre, sembra avere precedenti pagani. Ovidio ci racconta, quasi trecento anni prima, dei Lupercali, celebrazioni dedicate al fauno Lupercus, caratterizzate, per riferimenti espliciti e con festeggiamenti sfrenati, alla sessualità.

Lupercali, celebrazioni pagane dedicate al fauno Lupercus

Nel 496 papa Gelasio stabilì la festa di san Valentino in contrapposizione ai rituali pagani, rimodellando la ricorrenza e incentrandola esclusivamente sull’amore tenero, romantico e poetico. Ma, già nel Medioevo, il 14 febbraio era noto in Francia e Inghilterra: si sosteneva che il primo uomo che una fanciulla avesse incontrato quel giorno sarebbe divenuto suo marito. Con gli anni, poi, è diventata una festa quasi universale.

Noi, incalliti romanticoni, non possiamo dunque esimerci dal festeggiare San Valentino questa sera con nostri partner ma non possiamo nemmeno dimenticarci delle nostre amate biciclette, per cui ci siamo organizzati e abbiamo pedalato proprio in direzione di San Valentino. Proprio così, San Valentino è piccola frazione di Brendola ai piedi dei colli Berici occidentali famosa principalmente per la sua “Cantina”.

Altri componenti del Gruppo Ciclistico Le Terme, quelli con le MTB, notoriamente più “rudi” hanno avuto la sensibilità di ricordare il San Valentino mettendosi in posa incorniciati da un bel cuore come i più sdolcinati degli innamorati durante il loro giro mattutino tra Monselice e la dura salita di Monte Ricco. Qui sotto ammiriamo immagini straordinarie che fanno venire i Brividiiiiiii (come la famosa canzone di Blanco e Mahmood a Sanremo 2022)

Dunque, accontentate le nostre amanti a due ruote in mattinata non ci resta che concentrarci per la serata, dove sapremo dimostrare alle nostre compagne che il nostro amore per loro è immutato dai tempi dei primi baci e lo sarà ancora a lungo, a patto che ci permettano sempre di uscire la mattina in bicicletta.

Innamorarsi della bicicletta ma senza esagerare

E per rimanere in tema di innamorati, giovedì prossimo andremo a Montecchio Maggiore sui famosi Castelli di Giulietta e Romeo protagonisti della famosa tragedia di William Shakespeare. Se vorrai aggregarti al nostro gruppo non ci saranno problemi, anzi ne saremo felici.

Condividi:

Candelora

Ma cos’è la Candelora?

Il nome Candelora deriva dalla tradizione cristiana di benedire le candele che simboleggiano la luce e l’uscita dalle tenebre (l’inverno).

Si tratta di una festa che ha radici nella tradizione contadina e in quella religiosa. La Candelora cade esattamente 40 giorni dopo Natale ed è nota alla Chiesa come Presentazione di Gesù al Tempio, ma ha radici nella tradizione pagana precristiana.

Dal punto di vista meteorologico, dava importanti indicazioni ai contadini sui raccolti. Se il 2 febbraio il clima è mite e soleggiato, vuol dire infatti che la primavera è prossima, mentre pioggia e freddo indicano che l’inverno durerà almeno per altre sei settimane.

Si tratta della data di “inizio” della primavera e giorno che indica la riuscita dei raccolti.

E cosa c’entra la Candelora con i ciclisti del Gruppo LE TERME?

Anche per noi si tratta della fine dell’inverno, la fine delle uscite in incognito, di nascosto dagli amici, con Strava disattivato per non essere sgamati e tutto per mantenere o ritrovare una condizione che ci permetta di uscire col gruppo.

Da oggi in avanti la frase che più si sentirà dire è che sono mesi che non tocco la bicicletta e sono fuori forma e devo ancora smaltire panettoni e cotechini. Peccato che questa sia la bugia più gettonata e che tutti sono quasi pronti a ripartire.

Dunque per verificare se “dall’inverno sèmo fora” come recita la filastrocca abbiamo organizzato un bel giro sulle Colline Vicentine da non confondere con i Colli Berici.

Alla partenza la temperatura era vicinissima allo zero e l’attraversamento del “Regno delle Nebbie” (Maserà, Terradura e Mezzavia) avrebbe potuto scoraggiare il più intrepido dei cavalieri della tavola rotonda. Ma noi, ormai è noto, siamo fatti di altra pasta e all’arrivo al punto d’incontro di Abano siamo stati persino accolti da un scintillante sole che prometteva di riscaldarci a dovere per il resto della giornata.

Siamo partiti di buona lena in direzione Vicenza in silenziosa meditazione sul percorso che ci aspettava con l’aria fredda che ci sferzava le guance. Qualcuno mi chiama al telefono, anzi mi video chiama, e nell’intento di chiudere la comunicazione mi si è bloccato il telefono sulla suoneria e vibrazione che non sono riuscito a disattivare. Morale sono stato per tutte le 4 ore del giro con quel maledetto affare che mi vibrava continuamente dietro (sulla schiena cosa avete pensato).


Ben presto i meravigliosi paesaggi che questa zona del vicentino ci offre hanno smorzato la rabbia per il vibratore che mi portavo dietro. La salita a Creazzo è sempre spettacolare e la strada che, seguendo le sinuose linee della collina, porta a Monteviale vale sicuramente il biglietto. Siamo scesi da Monteviale e attaccato la dura salita di Montemezzo per riscendere a Sovizzo. Da qui non ci resta che salire a Valmarana ed a Arcugnano sulla Strada della Pilla e “correre” a casa, dove, dopo aver consultato un forum su internet alla voce “telefono vibratore” mi è stato proposto tutto un campionario di inquietanti aggeggi che non sto qui a descrivere…

Per fortuna un sito più serio mi ha indicato finalmente il modo di forzare la chiusura del telefono che grazie a Dio è tornato alla sua naturale immobilità.

Tornando alla nostra filastrocca e vista la tonalità di blu che il bel cielo terso di questa mattina possiamo veramente dire che dall’inverno sèmo fora?

Non lo so se ne siamo veramente fuori ma se il buongiorno si vede dal mattino… si può dire che siamo partiti col piede giusto oppure che chi ben comincia è a metà dell’opera (potrei aggiungere anche “tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino” ma questa non centra niente!!)

Comunque siamo tornati più agguerriti che mai e ne promettiamo delle belle ……


Condividi:

L’Artica incatramata

Mi è stato chiesto di spiegare la ratio di questo toponimo… lo farò dopo.

Il nostro amico Paolo, dopo aver partecipato con grande soddisfazione per quattro anni consecutivi all’ Eroica, corsa di biciclette e ciclisti d’epoca, che si corre in ottobre e si snoda su oltre 200km di strade prevalentemente sterrate, ha deciso di cimentarsi, dopo il 2022, anche quest’anno all’Artica che è l’equivalente veneta della manifestazione che si corre in Toscana.

La mitica maglia di Paolo

L’artica, lo si evince dal nome, si corre col freddo, a gennaio, sui Colli Berici con partenza da Lonigo. Anche qui solo biciclette rigorosamente d’epoca e su un percorso prevalentemente sterrato. Prerogativa molto interessante di questa corsa sono i ristori “rustici” con trippe, salsicce, croste di formaggio ai ferri e tanto vino anche “brulè”, solo per fare degli esempi, ed il decalogo recita espressamente: cerca di assumere più calorie di quelle che consumi.

Punto di ristoro all’Artica 2022

Ma torniamo a noi

Per far si che il nostro baldo Paolo si acclimatasse alle rigide temperature dei Berici, oggi gli abbiamo organizzato un giretto su misura proprio su quelle strade evitando però i tratti sterrati visto che eravamo tutti con la bici da strada. Ecco così spiegato il titolo L’Artica “incatramata”, perché solo su strade asfaltate.

Il meteo prometteva bel tempo e temperature accettabili per la stagione. Visto il chilometraggio ed il dislivello la preoccupazione alla partenza era tangibile ma il Presidente ha rassicurato i presenti con il suo solito “fidatevi di me“. Dopo un paio di occhiatacce facilmente interpretabili siamo partiti con una andatura tranquilla ma costante, superando il Cereo e Albettone fino ad arrivare a Villa del Ferro.

Qui inizia l’impegnativo strappo che in un paio di chilometri ci porta in quota, tra vigneti dormienti ma già accuratamente potati. Si scende velocemente verso Lonigo attraversando Monticello e una serie di bei tornantini a cui abbiamo dato appuntamento per rifarli in salita.

A Lonigo abbiamo fatto l’errore di non fermarci per il caffè (non abbiamo più trovato un bar aperto). Salita da Rocca Pisana fino all’incrocio col Buso della Giaretta e poi ancora una bella discesa fino a Sarcedo. Dalla statale dopo un paio di chilometri si svolta a destra, prima di Meledo, per salire dal prosciuttificio fino a Grancona dove speravamo di trovare il bar aperto. Tutto chiuso, altro che i megagalattici ristori promessi all’Artica. Da Grancona strappo su via Monte per scendere all’incrocio di bocca d’ascesa. In questo tratto di strada un incontro ravvicinato con due bellissimi esemplari di capriolo che con un elegante balzo hanno attraversato la strada dileguandosi indisturbati nella fitta boscaglia.

Altre dure salitelle

Da bocca d’ascesa si sale verso San Gottardo con il primo tratto sempre sopra al 15% poi si addolcisce ma sale quasi sempre. Da San Gottardo imbocchiamo la DorSale (da non confondere con la DorScende) salendo fino a San Giovanni in Monte, si scende a Soghe e giriamo a destra sulla stradina che sovrasta il Lago di Fimon vino a Villabalzana. Ancora in salita a destra per sbucare dopo un paio di duri strappetti alla famosa Fontana del Ciclista. Ci siamo quasi, ancora 500 metri (in salita) per prendere Via Monti che non si smentisce mai, neanche in discesa e sbucare a Mossano. Ormai è fatta, San Pancrazio e discesa sui tornantini che noi chiamiamo “il piccolo Stelvio” per arrivare Ponte di Barbarano, dove finalmente possiamo fiondarci in bar per un frugale ristoro.

Abbiamo inanellato 130km e 1700metri di dislivello, che per noi, a gennaio è un bell’andare. Il Presidente non potrà più chiedere la fiducia avendo dichiarato alla partenza almeno 400 metri di dislivello in meno. Nonostante qualche mugugno nelle retrovie per le tante salite siamo arrivati a casa con un bel bagaglio di soddisfazione e negli occhi una bella e soleggiata giornata invernale. Riteniamo il nostro Paolo pronto per ben figurare all’Artica ufficiale che si terrà domenica 29 gennaio.

Distanza 131,57 km – Tempo di movimento 6:04:04 – Dislivello 1.695m

Nonostante non siano stati pubblicati resoconti dei nostri giri in bicicletta possiamo confermare che nonostante il freddo il gruppo si è mosso regolarmente durante tutto il mese di gennaio, alcuni in MTB, altri in bici da corsa ma, come potrete vedere nelle foto qui sotto, non ci siamo mai fermati e ci stiamo preparando a puntino per la primavera.

Condividi:

Buon 2023 a tutti

Come da tradizione e da programma abbiamo iniziato il nostro 2023 ciclistico “scalando” il Monte della Madonna sui nostri Colli Euganei.

Siamo partiti con un leggero ritardo da Abano Terme a causa di un piccolo inconveniente meccanico che ha visto un gran numero di specializzandi meccanici impegnati nella sostituzione di una semplice camera d’aria e successivo rimontaggio della ruota. Il risultato è stato disastroso. Il malcapitato ciclista è dovuto addirittura rinunciare alla pedalata e ritornare a casa mentre tutto il gruppo ha accumulato un ritardi di almeno 10/15 minuti (che razza di meccanici!!).

A parte questo piccolo inconveniente dobbiamo invece ringraziare i tanti partecipanti alla nostra prima pedalata del 2023 a cui hanno partecipato 23 ciclisti assonnati ed appesantiti dalla notte appena trascorsa. Molti in bici da corsa altri invece in MTB e qualcuno con bici assistita. Tra i tanti amici ha fatto sicuramente piacere a tutti il rientro in gruppo dell’amico Silvano e Giuseppe.

La salita che da Villa di Teolo porta alla vetta del Monte della Madonna è normalmente poco frequentata per i suoi tratti impegnativi ma soprattutto perché la strada finisce al Santuario e bisogna ripercorrerla al ritorno. Ok, normalmente poco frequentata, ma questa mattina sembrava di essere sull’autostrada del sole il primo weekend di Agosto. Una carovana infinita di impegnati ciclisti che salivano sbuffando e altrettanti già lanciati in una velocissima discesa. Un bel traffico ma comunque una bella esperienza condivisa da tutti.

I dialoghi tra ciclisti questa mattina erano tutti imperniati sul ricco menù della sera precedente ed ognuno probabilmente esagerava per giustificare la pedalata poco “atletica”. Ho registrato racconti di sfiziosi antipasti, ricchi primi piatti per non parlare delle lenticchie e dei cotechini che sembrano aver avuto, assieme ai fiumi di vino, la parte da attori principali sulle nostre tavole.

Tra un rigurgito e l’altro siamo comunque arrivati in cima al Monte della Madonna, dove sarebbe stato persino opportuno piazzare un vigile per smistare in sicurezza i tanti ciclisti.

Al Santuario purtroppo non siamo potuti entrare proprio per il gran numero di ciclisti presenti e per non disturbare la Santa Messa che si stava celebrando proprio in quel momento.

Dopo le immancabili foto di rito siamo scesi (lentamente) per prendere un caffè al Rifugio Fiorine che è stato gentilmente offerto dal neo pensionato Vanni (dipendente INPS proprio da oggi). Auguri Vanni, non sai che vita infernale è quella del pensionato, soprattutto i primi mesi quando la nostalgia del lavoro è più difficile da sopportare.

Dopo il caffè qualcuno ha deciso di allungare un po’ il percorso passando prima da Castelnuovo e poi da Torreglia e Galzignano prima di rientrare ad Abano.

Direi che possiamo dire di essere partiti proprio col piede e, come si dice, se il buongiorno si vede dal mattino, quest’anno ne vedremo proprio delle belle.

Per cui chiudo con il sempre attuale:

Per LE TERME Hip Hip Hurrà

Condividi: