Dopo l’ottima esperienza della prima edizione, del 21 luglio scorso, abbiamo proposto ai nostri amici di rifare la nostra Gran Fondo denominata la Dieci Colli delle Terme.
La proposta è scattata solo nel pomeriggio di ieri per cui non c’è stato il tempo di metabolizzare il percorso o di organizzarci per bene ma comunque hanno aderito 6 indomiti ciclisti del nostro Gruppo.
Dopo essere stati accompagnati da Abano all’imbocco del Cereo dal gruppone principale i 6 arditi hanno imboccato con entusiasmo l’immancabile Cereo per dare inizio alla loro impresa.
Giornata luminosissima e temperatura a dir poco ideale per pedalare e a confronto con l’edizione di luglio, ottobre vince 2-0!!.
Le varie salite sono state affrontate con il dovuto rispetto una dopo l’altra, come spesso diciamo “un passo alla volta“.
Per un guasto tecnico all’impianto frenante la nostra “quota rosa” ha dovuto abbondonare con grande dispiacere di tutti, pensiamo però che la più dispiaciuta sia stata proprio Simonetta che, a suo dire, oggi era proprio in forma. Dunque meglio così perché altrimenti ci avrebbe fatto soffrire tutti con la sua andatura in salita.
Pausa panino con soppressa e coca a Valle San Giorgio dove eravamo a circa metà del giro. Per salire a Calaone abbiamo preferito la più dura variante da Rivadolmo ma per il resto il percorso è stato rispettato alla lettera.
Le valutazioni sulla qualità di un ciclista, o su un gruppo di ciclisti, vanno fatte, a mio parere, sempre per categoria/tipologia, dove l’età e la modalità di intendere il ciclismo o il cicloturismo fanno effettivamente la differenza. Nel nostro caso abbiamo difficoltà a catalogarci in modo preciso (pensionati ultra sessantenni) ma riteniamo che il giro di oggi per il nostro “andare in bicicletta” e per il nostro “modo di vivere la natura“, possa essere considerato un giro importante, spettacolare nei panorami ed impegnativo dal punto di vista fisico/sportivo. E poi, si sa, ci sono ciclisti e … ciclisti!!
Questo in bicicletta va proprio da … DIO
Per questo motivo ci auto-complimentiamo con noi stessi per i nostri traguardi, senza con questo voler essere narcisi o vanitosi.
Doveva essere un sabato mattina qualunque ed invece eccoci qua a commentare una bella pedalata di circa 80km attorno alla città di Padova seguendo gli argini dei corsi d’acqua che la circondano.
La magnifica Villa Pisani di Stra venne costruita a partire dal 1721 (300 anni fa) su progetto di Gerolamo Frigimelica e Francesco Maria Preti per la nobile famiglia veneziana dei Pisani di Santo Stefano.
Complice una bella giornata di sole, un nutrito manipolo* dei nostri attempati ciclisti, a cavallo delle loro biciclette adatte a un percorso sterrato (qualcuna anche assistita elettricamente), si sono dati appuntamento ad Abano alle ore 09:00 ed hanno affrontato con l’entusiasmo dei giorni migliori la bella pedalata in compagnia.
Come si evince dalle belle foto il comune denominatore di oggi è stato un bel sorriso che tutti i partecipanti hanno sfoggiato in favore della macchina fotografica.
Purtroppo non è mancato neanche un piccolo incidente che però sembra non abbia compromesso l’ottima riuscita della giornata. Ci vuole ben altro per fermare il mitico Franco (pettorale nr. 78).
Purtroppo, per un imprevisto impegno famigliare, il Presidente non ha potuto partecipare alla bella manifestazione e se ne dispiace molto, ma sembra che la sua assenza non abbia pregiudicato il buon esito della pedalata e anzi sembra non essere stata notata dai più.
Il momento clou si è avuto naturalmente all’arrivo a Villa Pisani dove la magnificenza della villa si è fusa con l’entusiasmo dei ciclisti ed immortalata in queste belle foto.
I 300 anni di storia trasudano dalle mura dell’antica nobile dimora, ma non è nulla al confronto con la storia dei 455 anni che trasuda dalla selezione dei nostri atleti migliori.
Da sinistra a destra: Claudio (65) Roberto (75) Giorgio (81) Alfio (77) Piero (85) Gianfranco (72) Totale 455e sullo sfondo Monica ma fuori competizione.
Mettiamo orgogliosamente in archivio anche questa bella giornata di metà ottobre e concludiamo con il nostro immancabile motto:
Per Le Terme HIP HIP HURRA’
Pillole di saggezza:
Il Manipolo era formato da due Centurie, comandato da un centurione detto Prior e composto da 120 legionari Hastati della prima linea, altrettanti Principes che formavano la seconda linea e da 60 Triari (della terza fila della legione).
Secondo la tradizione, la tattica manipolare fu introdotta nell’esercito romano dall’eroe romano Marco Furio Camillo. Il manipolo rimase l’unità base dell’esercito fino alla II guerra punica, fino alla riforma di Gaio Mario che creò una nuova unità detta cohors cioè la coorte ovvero l’unione di tre manipoli.
I superstiziosi di tutto il mondo troveranno difficile trovarsi d’accordo su una connotazione positiva o negativa di questo numero. Esistono infatti, anche a seconda della latitudine, varie teorie in base alle quali pensare che il 13 porti fortuna o sfortuna. La sua reputazione dipende in primis dall’essere un numero primo, quindi non divisibile, e per questo tenuto lontano dagli altri numeri. Per i cristiani è associato direttamente all’ultima cena di Cristo (erano 13 a tavola e non finì benissimo), mentre nella mitologia scandinava ritroviamo dei legami tra il 13 e Loki, il tredicesimo semidio particolarmente malvagio con gli uomini. In alcune culture, come quella anglosassone, il 13 è quasi una fobia al punto da non inserire il tredicesimo piano nei palazzi o la tredicesima fila di posti in aereo. Ma se per alcuni il 13 porta male, per altri porta bene. E’ questo il caso della famosa smorfia napoletana, dove il numero corrisponde a Sant’Antonio che a Padova viene festeggiato il 13 giugno. Ma è soprattutto in Tibet dove è considerato particolarmente di buon auspicio, essendo simbolo di prosperità. Quale che sia la scelta, è utile però ricordare che ai tempi del Totocalcio tutti hanno sognato di fare 13!
13 ciclisti padovani sul Garda il 13 ottobre
Il caso specifico dei 13 ciclisti e il giro del Garda organizzato il giorno 13 ha due possibili letture e può sicuramente essere considerato sia come un giorno sfortunato ma anche come un giorno fortunatissimo per come sarebbe potuto finire.
Mi spiego meglio, sfortunatamente dobbiamo registrare una rovinosa caduta di un componente del nostro gruppo. Durante una veloce discesa, nei pressi di Salò, probabilmente a causa di un rigonfiamento dell’asfalto, la ruota anteriore ha subito un cedimento strutturale. Immaginatevi un volo a 50km orari e un brusco atterraggio ma che fortunatamente non ha causato i grossi danni fisici che un volo come questo avrebbe potuto causare al nostro amico. Sicuramente anche grazie al casco solo qualche escoriazione, qualche ammaccatura che si farà sentire probabilmente di più nei prossimi giorni e soprattutto tanto, tanto spavento per tutti.
Dobbiamo veramente ringraziare di cuore i due compagni Paolo e Davide che hanno rinunciato a concludere il giro rimanendo con lo sfortunato amico e riaccompagnandolo a casa, dando così a tutti gli altri 10 ciclisti la possibilità di concludere il giro. GRAZIE
Non tutte le ciambelle riescono col buco
Effettivamente non tutte le ciambelle riescono con il loro bel buco in mezzo mentre la ruota posteriore del nostro “membro anziano” propone quasi sistematicamente, e dunque anche oggi, un bel buco che fa uscire l’aria dal suo interno, sgonfiando la ruota e mandando su tutte le furie il nostro buon Pasquale.
Può centrare il numero 13? Mah chi può dirlo… comunque al momento della foratura il gruppo era ridotto a 10 unità mentre il calendario segnava ancora il giorno 13. Si sapeva però che quella strada portava sfortuna, ma evidentemente la Pro Loco di Tremosine per richiamare sempre più cicloturisti sulla famosa Strada della Forra ne ha deliberatamente modificato il nome, che come è risaputo, in origine era “La strada della Forratura”
Che la giornata del 13 ottobre non fosse partita con i migliori auspici l’abbiamo capito quasi subito, quando all’arrivo abbiamo trovato il “nostro” parcheggio già al completo, quando il Presidente ha accusato un imbarazzante ritardo all’appuntamento (strano per uno come lui), quando il nostro “Selfie made man“, Mr. Paul Brawn (Paolo Maron) è dovuto ritornare alla macchina dove aveva dimenticato i suoi ferri del mestiere (il cellulare) e quando anche in centro a Riva il nostro solito bar, dove bastava dire “portaci il solito“, era chiuso per cessata attività.
Considerando tutte queste premesse abbiamo comunque concluso questo nostro quarto passaggio annuale sul Garda, con piena soddisfazione dei 10 ciclisti che hanno completato il giro. Guidati dalla nostra infaticabile locomotiva, abbiamo toccato le tre regioni che si affacciano sul grande lago, deviando sulla famosissima strada della Forra, fino a Tremosine e proseguendo sulla bella salita che porta a Semerio e Vesio prima di ridiscendere a Limone.
A tutti un grazie per la bella compagnia e tanti complimenti per la passione che trasmettete col vostro andare in bicicletta. Un ringraziamento particolare per essersi uniti a noi ai tre non iscritti (ancora per poco?) Davide, Raffaele e Luigino.
E a tutti voi che ci leggete oggi
BUONA FORTUNA
perché il 13 non porterà benissimo ma non è che tutti gli altri giorni sono sto
Il basculante del garage si è chiuso fragorosamente alle mie spalle con un rumoroso sferragliare di catene come un massiccio e borchiato portone sul ponte levatoio dell’antico maniero. Fuori dalle mura amiche è la desolazione più assoluta ed un raccapricciante silenzio impregna l’area circostante.
Il sole stamattina deve aver avuto qualche impedimento e non si è presentato all’appuntamento con il giorno, al suo posto una fitta coltre di nebbia avvolge Maserà e dintorni, dando credito l’appellativo affibbiato nei secoli a questa pericolosa zona del pianeta: IL REGNO DELLE NEBBIE.
Dopo aver acceso le lanterne di segnalazione anteriore e posteriore della mia bicicletta e dopo il quanto mai necessario e propiziatorio segno della croce, mi inoltro titubante nel muro di nebbia come un coltello caldo entra nel burro. Per sicurezza attivo il fido navigatore che mi permetterà di non perdermi anche nelle condizioni più buie e pericolose.
Ai lati della strada le inquietanti sagome seminascoste degli alberi indicano il percorso ma ho come la sensazione di essere osservato. Di fronte a me, in lontananza, due occhi infuocati, probabilmente di un lupo, compaiono e scompaiono avvolti dalla nebbia sempre più fitta. Con un sospiro di sollievo scopro che si tratta delle rosse lanterne di segnalazione posteriore di due ciclisti che mi precedono. Tento di raggiungerli ma le loro luci si affievoliscono sempre di più e spariscono nel nulla. Evidentemente hanno più paura di me e sono in fuga dai loro incubi.
Sembra d’essere sul set de Il Signore degli Anelli, strane immagini sembrano sbucare da un momento all’altro dal fossato che costeggia la strada, i quattro cavalieri neri dell’apocalisse, orde di abominevoli orchi al servizio del perfido Saurus, persino Gullum il grigio con il suo “tesssoooro..” che mi echeggia nelle orecchie mentre dall’alto il passaggio di un incauto piccione mi sembra un pericoloso drago che mi sta dando la caccia.
Sono momenti dove il tempo sembra fermarsi, il cuore va a mille e tutti i sensi sono vigili a percepire il minimo rumore che possa anticipare il pericolo, che comunque sembra incombere ineluttabile. Proseguo lentamente ascoltandomi il respiro che si fa sempre più affannato, cercando di rimanere nel tracciato suggeritomi dal Garmin.
Dopo l’ennesima improvvisa curva succede l’inaspettato, il muro di nebbia si dissolve improvvisamente aprendosi e accumulandosi ai lati della strada come le acque del Mar Rosso aperte dal bastone di Mosè, liberando alla vista il cartello che ora, illuminato da un sole potente, indica che sono uscito dai miei incubi, che ho concluso incolume l’attraversamento del Regno delle Nebbie e dopo cinque allucinanti chilometri sono arrivato alla tanto agognata Mezzavia.
Potrebbe sembrare un incubo, un sogno, un allucinazione ed invece ti rendi conto che era tutto vero ma che fortunatamente è tutto finito.
Midway Bridge
Superato il famoso “Midway Bridge” (il ponte di Mezzavia, punto di confine del Regno delle Nebbie) il sole sembra sia arrivato puntualmente ed illumina da par suo tutto il paesaggio dando a tutta la zona termale un senso di tranquillità e sicurezza. Sollevato dallo scapato pericolo potrei fermarmi qui e godermi il resto della giornata magari per fare un po’ di sano relax alle terme ma ho un appuntamento con il gruppo dei mitici ciclisti de Le Terme che anche oggi hanno previsto un bel percorso sui colli Berici.
Mi accoderò a loro, sicuro di non avere altri incubi e che le pur potenti forze del male non potranno nulla contro una trentina di forti ciclisti intenzionati a divertirsi e darsi battaglia per tutta la mattinata.
Il resto è pura cronaca e non credo interessi i miei tre lettori come la descrizione dei miei primi cinque chilometri, per cui mi limito a indicare il percorso ed allegare le poche foto scattate nell’unico momento di pausa della mattinata, ma senza dimenticare di concludere con il tradizionale:
Per LE TERME Hip Hip Hurrà
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SERATA PAELLA
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