Era ora, si era proprio ora. E’ stata questa la prima sensazione che si è avuta ieri sera arrivando all’appuntamento per la pizza presso il ristorante Passaparola.
All’arrivo, all’esterno della pizzeria, capannelli di persone, parzialmente nascosti dalla ormai immancabile mascherina anticovid, parlavano tra di loro separati in due o addirittura tre gruppetti. Si guardavano attorno cercando di riconoscere tra i presenti i vecchi o i nuovi compagni di tante biciclettate. È difficile riconoscere anche gli amici in abiti civili, senza casco e senza i larghi occhiali da ciclista e Piero, il decano del gruppo con i suoi 85 anni, mi confessa che lui molti non li ha mai conosciuti.
In attesa della pizza
Dopo essere entrati ed aver preso possesso della sala e del lungo tavolo a noi riservato abbiamo preso d’assalto come se non ci fosse un domani, i vari taglieri di pizza che arrivavano da tutte le parti, sfidando il pur veloce pizzaiolo a chi avesse ceduto prima.
In attesa della pizza
La serata è trascorsa in serenità tra battute varie, aneddoti dei nostri giri raccontati con enfasi e in qualche caso anche con R.A. (realtà aumentata) per amplificarne il quoziente di difficoltà.
Dopo oltre due anni ci si è ritrovati attorno ad un tavolo per esprimere con gioia l’appartenenza al Gruppo Ciclistico LE TERME. Una bella festa, un bel gruppo di ciclisti, molti dei quali sono venuti accompagnati dalle rispettive Signore.
Il momento clou della serata è stato il riconoscimento, fatto dal gruppo al Presidente Narratore, per le sue pubblicazioni ormai famose in tutto il web. Superato il primo momento di imbarazzo ed evidente delusione del Presidente, che probabilmente ambiva veramente al più prestigioso premio Pulitzer 2022, il cingere il capo con la corona d’alloro, come un vero grande poeta, ha fatto partire un grande applauso che ha emozionato nel profondo il bravo Presidente.
Presidente Incoronato
Una bella festa, un bel modo di stare assieme, di cui sentivamo sicuramente tutti la mancanza e per questo ci siamo ripromessi di ripeterlo più spesso.
Il giro pizza, per molti una novità, è stato molto ben curato ed abbondante e credo abbia soddisfatto appieno tutti i commensali.
Non mi resta che concludere ringraziando tutti i partecipanti per la bella sera e intonare il tradizionale:
Oggi come da programma abbiamo recuperato il bel giro previsto la settimana scorsa ma purtroppo rinviato per pioggia.
Stamattina invece il meteo è stato clemente e la temperatura è aumentata gradualmente dai 9 gradi alla partenza fino ai 20 gradi al rientro.
Villa Da Schio a Castelgomberto
Il percorso, che per la parte centrale era inedito per tutti, ha rispettato le attese. 140 Chilometri partendo da Abano e 1500 metri di dislivello. La parte più interessante è stata la salita che da Tomasoni (Cornedo Vicentino) saliva ad Altissimo. Si tratta di circa 8 chilometri di una bella stradina che si inerpica sul monte sopra Valdagno fino agli 800 metri di Campanella. La salita ha una pendenza media dell’8% (non capirò mai come viene calcolata) con molti tratti dal 15% al 20% ed è proprio in questi tratti che se si ha fede si può entrare in contatto con l’Altissimo.
So di qualcuno che in queste situazioni prega per avere la forza, qualcun altro perché la salita finisca presto, altri invocano anche l’aiuto della Maria, altri ancora, nominano il nome di Dio invano ripetendo con un filo di voce: Dio bon, Dio beo, Dio santo.
Visioni mistiche
Oltre all’avvicinamento a Dio e al suo mistero, oggi ho avuto la risposta definitiva, di un altro mio grande dubbio: riguardo alla una nuova scuola di pensiero, che ultimamente fa molto discutere e che trova sempre più persone che la sostengono: I TERRAPIATTISTI
Voglio dire a queste persone che si sbagliano (ma come si fa a credere a una cosa del genere, è così evidente) e che devono ricredersi anche sul fatto che il Covid è reale e che la guerra non è una fiction cinematografica. Oggi posso assolutamente confermare, senza possibilità di essere smentito, che la Terra non è tutta piatta e che le salite esistono, eccome, e posso testimoniarlo e dimostrarlo con foto e dati altimetrici scaricabili dal mio profilo Strava.
Tralascio con piacere la noiosa cronaca della giornata che ci ha visto pedalare per circa 6 ore, ma mi rieccheggiano ancora nelle orecchie i vari: gira a destra, poi a sinistra, no è sbagliato, attento sei fuori traccia, qui comincia la salita, un altra?, basta, dai ma non doveva essere l’ultima, và pian, ocio ea machina, ma dove vai sti mona in machina col celulare, ecc. ecc. Degni di nota invece i vari: go caldo, go fredo, go le man giassà, me so vestio massa, jera tanto che non suavo cossì, bea saida ma dura, se la conosci la eviti, ecc. ecc).
El giro no xe beo, se no femo anca el Cereo
Rientrando ad Abano un brivido mi fa gelare il sangue: qualcuno si domanda se rientriamo per Frassanelle o facciamo anche il Cereo. Robe dell’altro mondo, certo che facciamo anche il Cereo e se no che giro sarebbe e lo affrontiamo con convinzione cantando tutti in coro: El giro no xe beo, se no femo anca el Cereo….
E con questa frase in rima baciata, e con i tanti riconoscimenti ricevuti dai miei lettori per gli ultimi articoli pubblicati, sono ufficialmente in corsa per il premio Pulizer 2022
La Mesopotamia (dal greco -ma forse più verosimilmente dal veneto antico- mésos– ‘che sta in mezzo’, e potamós, ‘fiume’, con il suffisso -ia, ‘landa’; quindi ‘terra fra i fiumi‘, Brenta, Bacchiglione e Adige) è una regione del Veneto e più precisamente della Bassa Padovana.
La conoscenza della storia delle grandi culture della Mesopotamia è relativamente recente. All’inizio del XVIII secolo, dopo il fortuito ritrovamento e la traduzione della famosa tavola “Imboressarse dal ridar” scritta in Lingua Venetica (da non confondere con l’attuale lingua veneta) provocò un rinnovato interesse per questa terra, considerata misteriosa e ostile. Numerosi studiosi intrapresero viaggi, dai quali solo alcuni riuscirono a tornare carichi di osservazioni e reperti archeologici relativi alle antiche civiltà mesopotamiche altri invece sembra abbiano aperto cantine ed enoteche.
Il culto del Dio Keno (Friularo) venerato dagli antichi veneti
Si è cosi scoperto che a partire dal 2022 a.C. (strana la coincidenza della data che merita però una più attenta verifica) da queste fertili terre, la nascente ma ancora primitiva forma di cultura, si è poi propagata fino alle vicine spiagge di Chioggia, Sottomarina (ma solo zona Orti), Isola Verde, Rosolina, Scardovari per poi raggiungere la costa della penisola ellenica ed inseminare così la civiltà dell’antica Grecia che è stata poi la culla di tutta la cultura moderna. Filosofia, il teatro, la medicina, l’arte, la democrazia e lo sport (soprattutto il ciclismo) tramandati dalla Grecia antica costituiscono ancora la base culturale di tutto l’occidente e ancora oggi la sua storia è racchiusa nella nostra quotidianità.
Per i non anglofoni: Alla scoperta delle nostre Radici Venete.
Il nostro viaggio in bicicletta alla scoperta delle nostre radici in Mesopotamia comincia, in una fresca ma splendida giornata di sole, dal “Canale Battaglia” (Battle Chanel) di Mezzavia (Midway) da dove partiamo per raggiungere Pontemanco (Lackbridge), bellissimo borgo medioevale, dove facciamo la nostra prima sosta per una foto all’antico ponte sul mulino e visita al suggestivo Oratorio dell’Annunziata.
L’oratorio dell’Annunziata (1595) a Pontemanco (Lackbridge)
Proseguiamo costeggiando il “Canale Vigenzone” fino a Bovolenta (Bovolenta anche in inglese) dove il canale incontra il fiume Bacchiglione proveniente da Padova (Padua), Ponte del Bassanello (Bassanello Bridge), Ponte San Nicolò (Saint Nicholò Bridge) e Roncaiette.
BACINO IDROGRAFICO BRENTA BACCHIGLIONE
Proseguiamo, sempre seguendo l’argine del Fiume, fino a Pontelongo (Longbridge) dove giriamo a destra lasciando definitivamente il Bacchiglione al suo lento scorrere verso Chioggia ed il Mare Adriatico. Il nostro viaggio prevede invece di scendere verso sud in direzione Pegolotte, fino a incrociare prima il “Canale dei Cuori” (Hearts Chanal) e poi il “Canale Gorzone” (Gorzon Chanal) che anticipano il grande “Fiume Adige” in località Cavarzere.
Da qui risaliremo l’Adige, che con i suoi 410 km è il secondo fiume italiano dopo il Po, il terzo per ampiezza di bacino dopo Po e Tevere, il quarto per volume d’acque dopo Po, Ticino e Tevere, con 235 m³/s di portata media annua presso la foce (Fonte SuperQuark di Piero e Alberto Angela).
La strada segue docile il corso del Canale Gorzone (Gorzon Chanal), rispettandone ogni curva, fino a Borgoforte (Strong Village). Qui abbandoniamo il canale per incontrare il grande Adige e risalirne il corso fino ad Anguillara Veneta.
Proprio in questo tratto succede che il nostro uomo di colore (Paolo Maron) fora e dopo un cambio gomma con assistenza risolto nel tempo record di 9’32” si riparte verso Anguillara Veneta dove, stando alle ricerche araldiche effettuate, ha avuto origine molti secoli fa la mia titolata famiglia prima di trasferirsi nella zona termale.
Siamo a metà circa del nostro percorso e, dopo una breve pausa “macchiatone” al simpatico Bar Francy, lasciamo i miei antichi possedimenti terrieri di Anguillara per risalire verso nord in direzione di Bagnoli di Sopra (non esiste un Bagnoli di Sotto per cui penso che serva per differenziarlo da Bagnoli in provincia di Napoli che è effettivamente più sotto rispetto al Veneto).
Qui sopra una foto aerea di Bagnoli di Sopra e la Villa Widmann e sotto la Cantina del Friularo
Villa Widmann. Cantina del Dominio di Bagnoli
Ci lasciamo alle spalle Bagnoli con la villa e il famoso “Stradon Friularo“, dal nome del vino prodotto in queste zone. Varietà autoctona della famiglia del Raboso già adorato dagli antichi veneti, talmente buono da essere decantato addirittura dal Ruzante e da Carlo Goldoni.
Proseguiamo quindi di buona lena la nostra pedalata in direzione di Tribano, Vanzo e Pernumia (località dove nacque appunto il famoso drammaturgo, attore e scrittore italiano Angelo Beolco detto il Ruzante, nel 1496).
Siamo quasi alla fine della nostra pedalata nella Storia, e da Pernumia ci dirigiamo in direzione Battaglia e per ritornare a costeggiare l’omonimo canale (Battle Chanel), chiudendo così l’anello fluviale e il nostro viaggio alla scoperta della Mesopotamia Veneta.
Il Gruppo Le Terme non può però tornare ad Abano Terme senza neanche una salitella, per cui a Battaglia Terme si gira in direzione Galzignano Terme e poi superate le famose “bisse” da Torreglia verso Tramonte (frazione di Teolo Terme) e arrivare finalmente ad Abano Terme. Capito perché ci siamo chiamati Le Terme?
Anche questo post fa parte della serie “Pillole di Conoscenza” (forse più supposte che pillole)
Concludo consigliando ai miei lettori di diffidare sempre delle false informazioni non verificate che si trovano in internet (Fake news) ma considerate assolutamente attendibili le mie.
Quando la Storia è scritta sulle pietre … di porfido dei Colli Euganei
Oggi si corre un’altra epica corsa ideata dai nostri Padri Fondatori che si sviluppava tra i “muri” più duri dei Colli Euganei e dei Colli Berici e che l’UCI (Unione Ciclistica Internazionale) ci ha copiato riproponendola in una regione del nord Europa conosciuta come Le Fiandre.
Rivendichiamo orgogliosamente la paternità di questa antica corsa.
Le Fiandre è una regione del Belgio notoriamente piatta, per cui gli organizzatori, per poter far disputare la corsa con un minimo di difficoltà e per farla assomigliare ai nostri amati Colli, sembra abbiano fatto costruire delle collinette dai tanti migranti presenti, utilizzando il materiale recuperato nelle molte miniere di carbone, sui cui far salire i corridori. Quelle dolci salitelle artificiali divennero per tutti i famosi “Muri della Fiandre“.
Nella foto c’è la classica scena che si vedeva una volta al Giro delle Fiandre, dove non essendoci la gamma di rapporti di oggi, i primissimi, riuscivano a scalare i muri e quelli dietro causa il tappo di concorrenti, i più erano costretti al piede a terra e spesso anche alle cadute
La vera corsa si tenne qui da noi in Veneto già dal 1905 (data da verificare) mentre nelle Fiandre per la prima volta il 25 maggio 1913: quella loro prima edizione prevedeva un percorso di 330 chilometri che passava in tutte le più caratteristiche località del Belgio, come Gand e Bruges, nel cuore delle Fiandre.
Il nostro tesserato Bottaro Dario
Nonostante la corsa sia “emigrata” in Belgio ormai da molti anni, alcuni dei nostri migliori ciclisti non hanno mai smesso di tentare di riconquistarla e riportarla in patria. Il nostro gruppo ciclistico può vantarsi di poter dire che uno dei nostri più illustri attuali tesserati si è qualificato al terzo posto nell’ormai lontano 1993 (vedi fonte Wikipedia). Stiamo parlando del nostro grandissimo BOTTARIO DARIO.
Rocca Pisana
Oggi per celebrare degnamente questa ricorrenza abbiamo orgogliosamente ripercorso il nostro vecchio tracciato, ora meglio conosciuto come il Giro di RoccaPisana, con lo stesso spirito dei nostri antichi predecessori.
Un nutrito numero di partecipanti si presentano scalpitanti alla partenza da Abano Terme alle ore 08:31 sotto un cielo prevalentemente coperto e temperatura attorno ai 5/6 gradi. Si inizia con un avvicinamento tranquillo, per una decina di chilometri, al primo duro “Muro del Cereo“, uno strappo di poche centinaia di metri che i ciclisti, ancora freschi e pimpanti, hanno superato con quattro veloci pedalate. Dopo la salita, evidentemente, inizia una discesa tecnica che porta alla prima deviazione a sinistra, nel tratto che fino a qualche anno fa era ancora sterrato e che seguendo le sinuose curve del Col Cereo porta a Bastia.
Da qui di nuovo tutti in fila indiana per arrivare alla seconda asperità: il mitico “Muro di Albettone” dove notoriamente il gruppo si da battaglia e mette in chiaro subito quelle che sono le forze in campo e indica chiaramente quali sono i ciclisti da tener d’occhio.
Ma proprio ai piedi della salita succede che la staffetta sbaglia strada e mantiene la destra evitando così la mitica salita. A niente sono servite le urla del gruppo che richiamava la testa del gruppo a fare inversione a “U” per cui abbiamo abbandonato il tracciato che con tanta cura avevo preparato in settimana. “Perle ai porci“. Mi son detto che è inutile studiare un percorso così dettagliato con traccia gpx e descrizione di tutti i passaggi e poi pubblicarlo on-line se poi nessuno lo legge.
Saltato il famoso muro continuiamo il lungo tratto pianeggiante che porta ai piedi dei Colli Berici attraversando Sossano, Orgiano, Alonte e Lonigo da dove parte la dura ascesa del “Muro di Rocca Pisana”
Rocca Pisana
Da qui per qualche chilometro si percorre una strada panoramica sulle rigogliose colline vicentine che ci conduce a Grancona dove abbiamo previsto la pausa caffè.
Qui succede l’irreparabile, l’ammutinamento del Bounty. Tra le fila dei ciclisti serpeggia l’idea di abbandonare la corsa e ritirarsi raggiungendo Abano seguendo il percorso più facile e breve. Il Presidente, sprezzante della confusione che si stava generando, decide di proseguire sul percorso ufficiale e seguito da una decina di fedeli ciclisti, conceda con disonore il gruppo degli ammutinati che come sua consuetudine non nomina per motivi di privacy.
L’ammutinamento del Bounty
Dopo la bella discesa da Grancona arriviamo a Brendola dove abbiamo la prova che il “furto” della nostra corsa da parte dell’Unione Ciclistica Internazionale ha creato ingenti danni economici all’economia locale tanto da interrompere drasticamente i lavori di costruzione di una grande cattedrale che doveva celebrare magnificamente la corsa che passava proprio li davanti, lasciando la struttura incompleta come la possiamo “ammirare” ancora oggi.
L’incompiuta di Brendola dedicata al Ciclista Ignoto (quello che dopo lo sforzo non sa più nemmeno come si chiama).
Da Brendola parte l’ultima difficoltà di giornata, il “Muro della Brendola“, circa 3,5 chilometri dove notoriamente il gruppo si sgrana (dal latino “destegoeare” termine che visualizza bene i ciclisti che si staccano dalla testa della corsa come i grani si staccano dalla pannocchia sotto le mani esperte di una vecchia contadina per cadere nel bidone che li raccoglie). E come sempre, anche oggi siamo arrivati alla spicciolata alla Chiesa di Perarolo da dove inizia poi la lunga discesa che ci riporta a Torri di Arcugnano.
Ad ogni modo, sapendo di dover affrontare tutti questi muri, ci siamo premuniti di avere in gruppo il nostro amico Luca, grande imprenditore edile, che di muri (e altro) se ne intende.
Da qui in avanti una trentina di chilometri di pianura dove le squadre dei pochi velocisti rimasti in gruppo cominciano a darsi battaglia per guadagnare la posizione migliore che permetta loro i lanciare a folle velocità il proprio campione sulla linea del traguardo.
Questa è la cruda cronaca della nostra corsa odierna e lascio al lettore il compito di commentare il comportamento del gruppo nello spazio dedicato in fondo a questa pagina.
Ed ora non ci resta che aspettare e vedere in TV se i nostri più giovani colleghi in Belgio sapranno interpretare la corsa (magari senza modificarne il percorso a piacimento) onorando con impegno, coraggio e grande sacrificio una gara che è entrata con tutti gli onori tra le Classiche Monumento e che ha fatto parte in passato della gloriosa storia del nostro Gruppo Ciclistico LE TERME.
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SERATA PAELLA
Ristorante Passaparola a Tramonte
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Aperitivo di benvenuto Antipasto di mare PAELLA Sorbetto Vino-Acqua-Caffè