Garda Tour 2023

Eccitante Pedalata Autunnale sul Garda

Anche in autunno, il Lago di Garda è una meta affollata di turisti, principalmente stranieri, che riempiono le gelaterie e i ristoranti lungo la riva. Molti di loro indossano costumi da bagno per godersi gli ultimi raggi di sole, mentre alcuni più coraggiosi si tuffano in una rinfrescante nuotata.

Anche noi, ciclisti d’età matura, non possiamo resistere al fascino del Lago e siamo tornati per la seconda volta quest’anno per esplorare nuovamente la sua panoramica bellezza, pedalando lungo le strade che seguono il suo contorno.

Come potete notare dal grafico generato dal GPS sulla bicicletta, qualcuno ha deviato un po’ dal “contorno”, attratto dalle acque cristalline del lago, ma, richiamato, ha prontamente fatto ritorno sulla strada giusta.

Le condizioni meteorologiche ancora piuttosto miti in questi giorni ci hanno permesso di affrontare il Giro del Garda indossando la nostra tenuta estiva, anche se alcuni tra noi più sensibili al freddo hanno preferito utilizzare almeno i manicotti per la prima ora di pedalata.

Il panorama

Sorvoliamo sui dettagli tecnici e competitivi dei partecipanti, che comunque si sono dimostrati all’altezza del compito, mantenendo una costante e tranquilla velocità di crociera. Ciò ci ha consentito di concentrarci sulla strada e di ammirare appieno la bellezza del panorama circostante.

Il coffee break

Come sempre, le pause per scattare foto, concedersi una sceneggiata al bar per ordinare caffè e macchiatoni, il momento del pranzo e i festeggiamenti all’arrivo sono le nostre specialità di sempre. In questi momenti, sappiamo davvero esprimere appieno il nostro spirito e il nostro potenziale.

La soppressa di Cesare

Oggi, con l’eccezionale soppressa di Cesare, le numerose bottiglie di prosecco e le prelibate focacce casarecce, il terzo tempo è stato ancor più gustoso e ha fatto la gioia di tutta la compagnia. Abbiamo abbondantemente reintegrato le calorie consumate durante la pedalata e, anzi, ne abbiamo accumulate molte di più nel nostro “magazzino” di energia.

I calzini di Maurizio

Degni di nota ed autentica attrazione della giornata sono stati gli stravaganti calzini di Maurizio. Molti sono sembrati interessati all’acquisto e anche altri ciclisti e turisti li indicavano con il dito e urlavano a squarciagola “varda che bei calzeti, chissà dove li gà comprà?” oppure “chissà se i fa’ anche da omo“

Per chi fosse interessato li può trovare da MG-Sport a Villa di Teolo (chiedere di Maurizio)

Archiviamo anche questa bella giornata tra quelle da ricordare. Ci siamo divertiti, è andato tutto bene, nessuna foratura e abbiamo rafforzato, se ce ne fosse bisogno, la nostra amicizia.


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La Dieci Colli Bolognesi

A volte ritornano

Ebbene si, siamo tornati con entusiasmo a percorrere le strade delle Colline Bolognesi che tanto ci erano piaciute, non più tardi di due settimane fa.

I magnifici sette (The Magnificent Seven)

A causa di qualche imprevisto di fine stagione le adesioni alla bella trasferta in terra Emiliana sono state solo sette, ma si è trattato di un magnifico gruppetto di qualità. All’anagrafe: da sinistra a destra Paolo, Lorenzo, Marco, Monica, Simone, Flavio, e dietro la macchina fotografica Mauro.

Il Percorso

Per il percorso ci siamo ispirati alla famosa GranFondo Dieci Colli di Bologna con qualche nostra piccola interpretazione, eliminando qualche km di pianura ma mantenendo la stessa difficoltà ed altimetria dell’originale.

Parcheggio sempre ad Ozzano Emilia, un caffè allo stesso bar “da Laura” dove veniamo riconosciuti dalla cameriera probabilmente dalla confusione nell’ordinare brioches, caffè e macchiatoni in modo sempre approssimativo.

Pronti via e si va subito in salita verso Settefonti, le gambe non ancora a regime si fanno sentire e il fiato corto fa sembrare questa salitella di 300m di dislivello una succursale dello Stelvio. Scendiamo a Mercatale e prendiamo la strada che sale dolcemente verso Noce e Pizzano. Dopo qualche km ancora una bella ed impegnativa salita, via Cà di Gennaro per passare nella valle adiacente e scendere a Zena. Qui ripercorriamo la strada che porta a Fornace per deviare poi, sempre in salita, verso Quinzano e Loiano.

Da Loiano percorriamo la bella e veloce discesa ci porta da Bibulano fino all’incrocio con la nostra variante. Invece di girare a sinistra per Fondovalle Savena, saliamo verso Monzuno costeggiando un campo da golf con le buche tutte in discesa (o in salita dipende dal punto di vista). Poco prima di Monzuno, e sempre in salita, giriamo a sinistra verso Trasasso per seguire con dei bei saliscendi la dorsale che attraversa il bel borgo La Villa prima di ridiscendere in Fondovalle Savena.

Anche da qui subito una impegnativa salita verso Fradusto e la famosa Monghidoro.

Monghidoro (già Scaricalasino)

Gianni Morandi non c’era? No, abbiamo anche chiesto ma sembra l’avessero mandato a prendere il latte suonando la fisarmonica e cantando in ginocchio da te.

Questo cartello ci ha subito incuriosito. Invece di celebrare il famoso cantante degli anni ’60, il paese ricorda un strano antico nome della cittadina. Il toponimo di Scaricalasino risale al momento in cui i bolognesi decisero, nel 1264, di costruire un presidio di confine fra il loro territorio e quello fiorentino. Questo nome deriva dal fatto che il luogo era una stazione doganale dove gli animali da soma erano temporaneamente scaricati dal peso delle merci trasportate, onde poter eseguire i controlli di frontiera. L’utilizzo di questo toponimo è comunque rimasto fino ai giorni nostri nel dialetto bolognese, dove il paese è chiamato Dscargalèsen.

Il confine

Arriviamo dunque al confine che separa la provincia di Bologna da quella di Firenze e dunque l’Emilia Romagna dalla Toscana. E qui è l’asino a dover scendere dalla bici per una foto celebrativa.

Si prosegue dunque in direzione Firenze seguendo la Strada della Futa fino ad arrivare al Passo della Riticosa (alt. 968 slm). Ormai a poche pedalate da Firenze, solo 58km, qualcuno azzarda l’idea di proseguire ma credo si sia trattato o di uno scherzo o di poca lucidità.

Ed eccoci pronti per il giro di boa, pronti per ritornare alle nostre auto. Abbiamo percorso fino a qui circa 70km ma con 2.200m di dislivello e ora ci aspetta una bella e lunga discesa di 30/35km per tornare in pianura padana, non prima però del classico selfie di Paolo che ci ritrae tutti e sette (i magnifici) con lui in primo piano a sfoggiare il suo nuovo look (il baffo che conquista).

Foto

Conclusioni

Siamo tornati e abbiamo riconosciuto i profumi, i colori e i paesaggi della nostra prima visita, descritti nel precedente articolo “Nuovi Orizzonti“, abbiamo trovato e respirato su queste strade una sorta di importante storicità, strade vissute, attraversate nei secoli da gente comune, cacciatori, viandanti, commercianti, religiosi, militari che hanno fatto su queste montagne, in questi boschi, tra queste colline, la storia che ora conosciamo come Italia.

Dal punto di vista atletico sportivo cosa dire di questi sette indomiti ciclisti?
Credo che possiamo riassumere tutto in un unica parola: GRANDI


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Vendemmia a Soave e Monte Calvarina

Oggi sarò di poche parole

Grappoli d’uva matura

Foto di gruppo Le Terme a Lonigo

Visita al Santuario S. Maria dei Miracoli (Lonigo)

Ingresso trionfale a Soave (con musica)

Braccianti improvvisati alla vendemmia o esperti agronomi?

L’analisi sensoriale dell’uva consiste nell’assaggio degli acini al fine di valutarne la maturità e decidere la data di vendemmia

Continua la maledizione del Presidente

Senza Parole (#*$@*%+!)

Riepilogo del bel giro


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Il Granchio Blu Termale

Una nuova specie di granchio blu ha invaso la laguna di Venezia

E’ ufficiale, un numeroso gruppo di granchi blu è stato visto questa mattina a Chioggia e Sottomarina.

Si tratta quasi sicuramente di una mutazione di questo particolare granchio che la comunità scientifica non riesce a spiegare. Difficile identificarne la provenienza, ma sembra possa provenire direttamente dalla Zona Termale di Abano e Montegrotto anche se qualche avvistamento era stato fatto nei giorni scorsi sulle Colline Bolognesi.

La mutazione potrebbe essere stata causata dai vapori solfurei che si sprigionano dalle vasche termali e per questo è stato attribuito loro il nome scientifico di “Cancer caeruleus thermalis“.

Eccone alcuni stravaganti esemplari sul molo di Chioggia.

Ora, veniamo alle caratteristiche più divertenti di questi granchi blu.

Non si tratta di crostacei comuni: questi instancabili divoratori di cozze e vongole sono molto fashion. Sul petto sfoggiano con orgoglio due strisce di colore arancione e azzurro, rendendo tutti gli altri granchi verdi d’invidia.

Gli esemplari si differenziano tra di loro per avere sul capo una specie di protezione di vari colori che i ricercatori hanno denominato “caschetto” mentre su due delle otto zampe portano una specie di calzatura che però sembra non dare molta stabilità sulla terraferma.

Si pensa che il colore di queste “scarpette” sia indicativo delle preferenze sessuali degli esemplari. Le femmine, per esempio, sembrano prediligere il bianco, mentre i maschi optano per il nero. Per quanto riguarda gli altri colori, beh, sembrerebbe che anche nella vita sottomarina ci sia spazio per qualche ambiguità!

Sono instancabili e particolarmente veloci se montati su una specie di bicicletta perché riescono a mulinare velocissimamente le loro otto zampette che possono alternare ai pedali. Quindi, se vi trovate a Chioggia e Sottomarina, non sorprendetevi se vedete questi eccentrici crostacei sfrecciare lungo la pista ciclabile locale.

In conclusione, la laguna di Venezia è stata sorpresa da un’invasione insolita ma divertente, grazie a questi granchi blu che hanno portato un tocco di colore e originalità nella vita sottomarina (ma anche a quella di Chioggia).

Chi l’avrebbe mai detto che il mondo dei granchi potesse essere così interessante e sorprendente? La natura, come al solito, continua a stupirci con le sue stranezze e i suoi capricci, e noi non possiamo fare altro che ammirare la bellezza di queste creature eccentriche ma a quanto pare molto socievoli.

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